Cancro. Identificate molecole per limitare la diffusione di metastasi

La Campania è la regione italiana con il tasso di mortalità per tumori più elevato. Nella “Terra dei fuochi”, la zona in cui sono sepolti inquantificabili tonnellate di rifiuti tossici e cancerogeni, i decessi per cancro sono ormai all’ordine del giorno. Ma ci sono importanti novità nell’ambito della scienza e della medicina per combattere questo male ancora così oscuro. Novità tutte italiane, che si devono al lavoro di un’equipe di ricercatori capitanata da Giorgio Scita, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano e dell’Istituto Firc di oncologia molecolare, impegnato nella lotta contro il cancro, che ha scelto di concentrare i propri studi sui meccanismi di migrazione delle cellule tumorali, che generano metastasi.

Il dott. Scita, durante un’intervista a Ilfattoquotidiano.it ha descritto i risultati della propria ricerca, sottolineando come “la malignità di un tumore dipende dalla sua capacità di generare metastasi, che sono la principale causa delle morti da cancro e rimangono la sfida terapeutica più ostica da affrontare. Per acquisire questa proprietà, le cellule tumorali, in particolare quelle più agressive, hanno imparato a utilizzare diverse strategie per spostarsi nei nostri tessuti. Una delle più efficaci è muoversi non come cellule singole, ma come gruppi di cellule tenute insieme da legami fisici e in costante comunicazione le une con le altre. In questo modo un gruppo di cellule tumorali si orienta in modo coordinato verso uno stimolo esterno, ad esempio una chemochina. La capacità dell’intero gruppo di ruotare consente, ad esempio, di monitorare costantemente la provenienza dello stimolo, e aggiustare il percorso in maniera accurata.”

La sorprendente novità è che Scita e colleghi hanno identificato alcune molecole in grado di bloccare la capacità delle cellule di comunicare e la motilità del gruppo di cellule tumorali.

“Interferire con questi processi di aggregazione”, secondo il ricercatore, “potrebbe fornire una strategia per limitare la diffusione delle metastasi”.