Denuncia

Pronto Soccorso al collasso in Campania. Medici di base: 150mila cittadini senza cure

Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso in Campania non è un fatto episodico né un’emergenza improvvisa. È il risultato di anni di scelte politiche sbagliate e di ritardi amministrativi che oggi presentano un conto pesantissimo ai cittadini.

A denunciarlo è Rossella Solombrino, segretario nazionale del Movimento Equità Territoriale, che punta il dito contro una situazione ormai fuori controllo, soprattutto a Napoli e provincia.

Pronto soccorso senza posti letto e cittadini che rinunciano alle cure

Nelle ultime settimane, nel territorio napoletano, non è stato disponibile alcun posto letto di rianimazione per giorni. Al Santobono si registrano circa 350 accessi al giorno, con conseguenze drammatiche. A Napoli così i pazienti che rinunciano alle cure, ambulanze insufficienti e persino furti ai danni dei degenti.

Un quadro che descrive una sanità al limite della tenuta, nonostante i dati ufficiali raccontino tutt’altro. Secondo AGENAS, infatti, la Campania risulta tra le prime regioni per efficienza e pianificazione ospedaliera, un dato che stride con la realtà quotidiana vissuta nei pronto soccorso.

Carenze strutturali e divario Nord-Sud

Il problema, chiarisce Solombrino, non è la gestione quotidiana degli operatori sanitari, ma una carenza strutturale di risorse. Al Nord ci sono in media 4 posti letto ogni mille abitanti, mentre in Campania se ne contano solo 2, con una cronica mancanza di medici, infermieri e OSS nei turni di emergenza.

Questo squilibrio alimenta il sovraffollamento e rende ingestibile l’afflusso nei pronto soccorso, trasformando ogni accesso in un’odissea per pazienti e operatori.

Medici di base reclutati ma bloccati dalla burocrazia

A peggiorare la situazione c’è un fatto definito gravissimo: a Napoli circa 150.000 cittadini sono senza medico di base. Eppure, a dicembre, sono stati reclutati 400 medici di medicina generale per coprire circa 700 carenze regionali.

Quei medici, però, non possono entrare in servizio perché manca il decreto regionale di assegnazione delle zone. Senza quell’atto non possono aprire lo studio né prendere in carico i pazienti, con un effetto diretto sul sovraccarico dei pronto soccorso, che potrebbero essere alleggeriti dalla sanità territoriale.

Domande senza risposta

Rossella Solombrino chiede chiarezza immediata e ripercorre l’iter burocratico che risulta ancora bloccato, ponendo interrogativi precisi: i dirigenti delle ASL hanno trasmesso i fabbisogni? La Direzione Generale della Sanità ha predisposto e firmato il decreto? Le strutture regionali competenti hanno completato gli atti necessari?

Mentre la sanità territoriale resta ferma, i Pronto Soccorso collassano e la salute dei cittadini viene messa seriamente a rischio. Da qui l’accusa finale: “Chi sta dormendo nelle istituzioni e dovrebbe essere vigile nel gestire un’emergenza?”. Una domanda che, al momento, resta senza risposta.