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La Porta di San Gennaro, la più antica di Napoli. Perché si chiama così?

È la più antica Porta di Napoli risalente, probabilmente, all’VIII secolo d. C. Inizialmente la Porta di San Gennaro era situata dietro la Chiesa del Gesù, ma poi per volere di don Pedro de Toledo fu spostata nel 1573 in via Foria, non lontana da piazza Cavour. Era l’unico punto di accesso per coloro che provenivano dalla parte settentrionale della città e per un certo tempo fu chiamata anche Porta del Tufo poiché forniva i blocchi di tufo utilizzati per costruire la maggior parte degli edifici della Sanità. Ma allora come mai è conosciuta con il nome di Porta di San Gennaro? Semplicemente perché era sull’unica strada che portava i pellegrini alle catacombe del patrono di Napoli.

 

Al suo interno vi è una statua di san Gaetano posta nel 1656 per chiedere la grazia e salvare la città dalla peste. All’esterno vi è invece una statuetta che benedice che, grazie al motto “Divo Januario – apotropaco – sospes Neapolis“, fa capire che rappresenta san Gennaro. Ma in realtà questa Porta può essere considerata una vera e propria matriosca. Essendo già essa stessa un’opera d’arte e di architettura, di inestimabile valore storico, custodisce un tesoro quasi ancora più prezioso: un dipinto di Mattia Preti. Una leggenda narra che il cosiddetto Cavalier Calabrese si trovò a Napoli nel 1653 per sfuggire alla cattura dopo che aveva ucciso un uomo a Roma. Arrivato nel capoluogo campano riuscì a riscattare la propria vita solo dopo aver acconsentito di dipingere tutte le Porte presenti a Napoli. Per prima affrescò la Porta Capuana dove rappresentò san Gennaro, sant’Agnello Abate, san Michele e san Rocco nell’atto di pregare la Vergine. In seguito dipinse sulla Porta dello Spirito Santo, detta anche Porta Reale, la Beata Vergine con san Gennaro e altri santi che chiedono misericordia al Signore mentre un Angelo ripone la spada nel fodero. Sulla Porta di Costantinopoli dipinse san Gennaro e san Gaetano mentre ricevono l’apparizione dell’Immacolata con il Bambino Gesù in braccio. Affrescò una scena simile anche sulla Porta Nolana che però vede san Gennaro in compagnia di san Francesco e santa Rosalia. Stessi personaggi anche sulla Porta di Chiaia. Su quella del Carmine dipinse invece solo scene di persone morte, falcidiate dalla peste. In tutte le Porte l’elemento comune sono proprio i corpi senza vita dei cittadini che, o sullo sfondo, o in basso, sono portati al cimitero oppure sono dilaniati dagli animali.

Sfortunatamente però tutte queste opere d’arte sono andate perse, l’unica a essersi salvata è stata proprio quella dipinta sulla Porta di San Gennaro. Ancora una volta la Madonna, con in braccio Gesù, è protagonista dell’affresco. È lei l’unica figura illuminata insieme con un cartiglio che porta la scritta a rovescio “Satis est Domine”. Ai lati vi sono san Gennaro, con la fiala di sangue in mano, e san Francesco con il dito puntato verso un’altra pergamena che presenta la frase “S. Franciscus xave… patronus”. In basso ancora una volta scene di disperati e una donna, piena di piaghe e con i cenci in testa, che seduta su alcuni gradini morde se stessa. È lei la rappresentazione, l’incarnazione e l’allegoria finale, più significativa, della Peste.

Fonti: Vincenzo Napolillo, “Mattia Preti: Artefice del Seicento”, Cosenza, Edizioni Orizzonti Meridionali, 2013

Giovanni Antonio Summonte, “Historia della città e regno di Napoli”, Napoli, Carlino, 1602

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