Cultura

Museo Archeologico di Pithecusae: Ischia dalla preistoria all’età romana

Anche Ischia ha il suo museo archeologico: si trova a Lacco Ameno nella cornice di Villa Arbusto, situata in posizione panoramica sull’altura che affaccia su piazza Santa Restituta, di fronte al promontorio di Monte di Vico, il sito dell’acropoli di Pithecusae. Il museo prende il nome proprio dall’antica nomenclatura dell’isola: si parla, dunque, del Museo Archeologico di Pithecusae.

La masseria dell’Arbusto che ospita il museo fu acquistata nel 1785 da don Carlo Aquaviva, duca di Atri, facente parte di un’antica famiglia nobile abruzzese, che vi costruì l’attuale villa. La villa cambiò diversi proprietari finché nel 1952 fu acquistata dal noto editore e produttore cinematografico Angelo Rizzoli (in un piccolo edificio nei pressi del museo archeologico, infatti, è situato il Museo Angelo Rizzoli). Soltanto nel 1999, nonostante se ne fosse parlato per anni, la villa divenne il luogo ospitante il Museo Archeologico di Pithecusae.

II museo, dunque, illustra la storia dell’isola d’Ischia dalla preistoria all’età romana e occupa il primo piano del plesso principale di Villa Arbusto di cui è giusto ricordare anche il ricco giardino. Al piano terra è previsto anche l’allestimento di una sezione geologica del museo, destinata a illustrare in che misura, in un’isola vulcanica quale è Ischia, i fenomeni vulcano-tettonici abbiano influito sulla vita degli abitanti.

Per l’età preistorica la conoscenza degli insediamenti è lacunosa: appartengono al Neolitico medio-superiore i materiali ceramici e litici rinvenuti presso il cimitero di Ischia, mentre un villaggio databile dalla media età del Bronzo all’età del Ferro è stato individuato sulla collina del Castiglione, presso Casamicciola. Numerosi, invece, sono i reperti relativi all’insediamento greco di Pithecusae, recuperati durante gli scavi condotti da Giorgio Buchner a partire dal 1952.

Dopo una sezione destinata a illustrare la rete delle relazioni commerciali sviluppate dai Pithecusani, l’esposizione prosegue presentando parte dei corredi funerari della necropoli ubicata nella valle di San Montano e usata come luogo di sepoltura per un millennio, a partire dalla metà dell’VIII secolo a.C.

Provengono dalla necropoli i più celebri vasi pithecusani, dal cratere tardo-geometrico di produzione locale decorato con scena di naufragio, alla famosa tazza da Rodi sulla quale fu inciso dopo la cottura in alfabeto euboico: un epigramma in tre versi che allude alla celebre coppa di Nestore descritta nell’Iliade.

Già agli inizi del VII secolo a.C., per motivi politici legati allo sviluppo della colonia di Cuma sulla terraferma, si registra un progressivo declino dell’importanza della colonia di Pithecusae. Nonostante il progressivo declino della zona, dei templi che dovevano sorgere sull’acropoli del Monte di Vico rendono comunque testimonianza alcune terrecotte architettoniche.

Dallo stesso deposito in cui sono conservate le terrecotte sopracitate, proviene un’ingente quantità di ceramica da mensa, tutta verniciata di nero, del tipo detto “Campana A”, che in età ellenistica veniva prodotta a Ischia ed esportata in Africa, Spagna e Francia meridionale. In età romana l’isola assunse il nome di Aenaria. In quel periodo subì numerose eruzioni vulcaniche, tanto che i romani non vi si stabilirono così massicciamente come, ad esempio, nei vicini Campi Flegrei.

Le principali attestazioni di questo periodo consistono, quindi, non solo nelle pur numerose ma povere tombe romane delle quali è esposta una selezione all’interno del museo, ma soprattutto nei rilievi votivi in marmo dal santuario delle Ninfe, presso Nitrodi (Barano), e nei lingotti in piombo e stagno della fonderia sommersa di Carta Romana (Ischia), dove si lavorava il piombo importato dalle miniere spagnole di Cartagena.

Dal momento che in zona gialla è possibile tornare a visitare tutti i musei campani, il Museo Archeologico di Pithecusae è aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 17:00 ad eccezione del lunedì. Non è richiesta la prenotazione è il biglietto d’ingresso ha il costo unico di 5,00 euro.