Calcio

Petardo contro Audero, l’Inter se la cava con poco più di una ramanzina: cosa succederà

L’episodio del petardo esploso a pochi passi da Emil Audero durante Cremonese-Inter apre ora il fronte disciplinare per il club nerazzurro. Tutto passa dalle decisioni del Giudice Sportivo, chiamato a valutare responsabilità e conseguenze dopo quanto accaduto nel secondo tempo della gara.

Il punto centrale riguarda l’omologazione del risultato, che non è in discussione. La partita si è conclusa regolarmente e il portiere della Cremonese, pur stordito dall’esplosione, ha proseguito l’incontro fino al termine. Se il giocatore fosse uscito dal campo o se il match non fosse giunto al triplice fischio, la situazione sarebbe mutata completamente.

Petardo contro Audero: perché non si parla di sconfitta a tavolino

Uno degli scenari più temuti, quello della perdita della gara per 3-0, non rientra tra le ipotesi concrete. Questa eventualità sarebbe stata presa in considerazione solo se il portiere fosse stato costretto ad abbandonare il campo, creando un presupposto formale per un eventuale reclamo della società di casa.

La permanenza in campo di Audero e la regolare conclusione del match escludono dunque l’applicazione della sanzione sportiva più grave, lasciando il caso confinato nell’ambito delle sanzioni disciplinari.

Le sanzioni più probabili: multa e chiusure

Il ventaglio delle possibili decisioni riguarda principalmente sanzioni economiche e limitazioni all’accesso del pubblico. L’Inter rischia una multa significativa e, soprattutto, la chiusura di uno o più settori dello stadio per una o più giornate.

Non è esclusa l’ipotesi di una gara da disputare a porte chiuse. Si tratta di provvedimenti che rientrano nella prassi disciplinare per episodi legati al lancio di materiale pirotecnico in campo, anche quando non vi sia stato un contatto diretto con l’atleta coinvolto.

Nessuna penalizzazione di punti in classifica

Tra le sanzioni considerate non figura la penalizzazione in classifica. Questo tipo di provvedimento non è previsto in un caso come quello verificatosi a Cremona, dove l’evento ha avuto conseguenze rilevanti ma non tali da compromettere lo svolgimento della gara.

Resta invece aperto il tema della responsabilità oggettiva del club per il comportamento dei propri sostenitori, principio che comporta sanzioni anche quando la società non ha un controllo diretto sugli episodi avvenuti sugli spalti.

Poco più di una ramanzina: così non si elimina la violenza

L’Inter se la cava dunque alla grande. Un episodio di questa gravità, che ha comunque provocato un danno fisico per il giocatore – seppur non tale da provocare l’uscita dal campo – viene punito solo in maniera leggera. Il messaggio inviato indirettamente ai tifosi è quindi: fate ciò che volete, a patto che rispettiate la distanza di sicurezza di 1 centimetro dai calciatori. Ovviamente non vale per i sostenitori di squadre meridionali: per loro le regole sono più dure.