Calcio

Franco Gabrielli

Franco GabrielliPer quanto riguardo lo stop partite in caso di episodi di razzismo sembrano essersi espressi tutti. Anzi no, mancava all’appello il capo della Polizia, Franco Gabrielli. Ricordiamo le dichiarazioni del mister del Napoli, Carlo Ancelotti, e del suo appello ai giocatori della sua squadra di smettere di giocare qualora vi si ripresenti una situazione come quella del Meazza.

Queste le sue dichiarazioni ai microfoni del Corriere del Mezzogiorno:

“E’ indubbio che sospendere una partita e immaginare che ci sia un deflusso regolato quando ci sono decine di migliai di spettatori, si sospende la partita ed è tutto fatto. Non è così semplice, ogni decisione porta a delle conseguenze.

Io stimo l’allenatore del Napoli per la persona che è, ma non decide lui, bisogna semplicemente pensare alle conseguenze. Una volta uscita dal campo, il problema per quella squadra è finito là. Al contrario per chi sta fuori a gestire migliaia e miglia di decine di flussi di spettatori, il loro problema non è finito ma è appena iniziato.

Maradona “scomparso”, sparito, non si hanno più sue notizie. Tutta la società in cui sta allenando era preoccupata perché a pochi giorni dall’inizio del campionato di clausura non si avevano notizie di Diego. El pibe de oro lo scorso dicembre è stato ad un passo dalla promozione con i suoi Dorados, squadra di Serie B messicana di cui è allenatore. La doppia sconfitta nei playoff contro l’Atletico San Luis gli è valsa la permanenza nella Serie B messicana.

Vari screzi e l’allontanamento dalla società di un suo collaboratore avevano messo in dubbio la sua permanenza con il club messicano; soprattutto perché Maradona non era ancora tornato in Messico a pochi giorni dalla ripresa del campionato. Per calmare le acque, come rivela Il Messaggero, uno dei legali di DiegoMatias Morla, ha rassicurato tutti sottolineando che sarà ancora allenatore dei Dorados di Sinaloa:

“Diego Maradona ha raggiunto l’accordo per continuare con i Dorados e continuerà ad essere l’allenatore della squadra. Riprenderà a dirigere gli allenamenti non appena avrà completato degli esami medici qui in Argentina.Purtroppo Diego non riuscirà a sostenere la squadra nella prima partita del campionato di clausura, che comincia domenica, quella contro il Celaya.

Attacco alla Juventus e, indirettamente, agli arbitri italiani (visto che si parla di VAR), da parte di Carlo Freccero. Il neo direttore di Rai2 nel corso, ieri, della conferenza stampa per il suo insediamento a Viale Mazzini, ha trovato il tempo anche per parlare di calcio: “Io ormai vedo il campionato inglese, perché in Italia la Juventus vince sempre. Vince perché hanno occupato tutto il Var possibile, è una cosa dell’altro mondo. Tutti i Var sono loro. Manovrano, fanno. Fanno una cosa indisponente.

Le sue parole hanno subito scatenato un’ondata di polemiche via social, con tanti utenti che ne hanno chiesto le immediate dimissioni e invocato querele. Intanto, la redazione di Rai Sport, via Twitter, fa sapere che questa sera (dalle ore 23) il direttore Freccero sarà ospite di “Calcio e Mercato” per chiarire le sue parole. Parole che, come detto, non sono passate inascoltate e che sono arrivate dopo l’annuncio di riportare in Rai il satiro Daniele Luttazzi e l’attacco al PD (per il suo passato a Rai 4).

Di seguito il video con le parole di Carlo Freccero:

Dopo la mancata sospensione da parte dell’arbitro di Inter – Napoli per cori razzisti nei confronti di Koulibaly è tornato in auge il nome di Claudio Gavilucci. Tutti i tifosi partenopei ricordano lo scorso 13 maggio, quando a Marassi, nella gara in trasferta contro la Sampdoria, l’arbitro di Latina sospese la partita per cori discriminatori nei confronti dei napoletani.

Ebbene Gavilucci alla fine della stagione arbitrale, che l’ha visto protagonista con quell’episodio che finì su tutti i giornali per più settimane, è stato dismesso dall’Aia per “motivate ragioni tecniche”. Come riferisce Sky Sport, l’arbitro di Latina ora si trova ad arbitrare categorie nettamente inferiori.

Gavilucci dopo aver effettuato il ricorso contro questa decisione presa dalla Commissione arbitrale di Serie A è ancora in attesa della pronuncia dei giudici federali. Dalla Serie A agli Allievi. Claudio Gavillucci da un paio di mesi a questa parte sta disputando varie gare della categoria Allievi.

Sette mesi dopo quel Sampdoria-Napoli la sua storia sta facendo il giro di giornali e siti web, soprattutto dopo le polemiche che stanno investendo Mazzoleni, l’arbitro di Inter-Napoli accusato di non aver sospeso l’incontro di San Siro.

Si chiuderà il prossimo 14 gennaio a Madrid il contenzioso tributario tra Cristiano Ronaldo e la giustizia spagnola che ha già condannato, nel giugno scorso, l’asso portoghese a due anni, con la condizionale, ed a una multa milionaria. Per quel giorno infatti CR7 è stato convocato dal tribunale spagnolo a comparire per sigillare l’accordo con il Tesoro iberico. Lo scrive oggi ‘AS’.

Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo, i legali di Ronaldo avrebbero avanzato la proposta di patteggiamento dove si dichiarerebbe colpevole di quattro reati fiscali commessi ai tempi della sua tappa nel Real Madrid, e accetta una pena di due anni di carcere.

Ronaldo ha già versato la multa al Tesoro (la maggior parte pagata il 6 agosto, pari a 13,4 milioni) ma deve ancora comparire in Tribunale e davanti al Procuratore, come prescrive la legge. Il suo avvocato, José Antonio Choclán, cercherà di convertire i due anni con la ‘condizionale’ pagando un’ulteriore ammenda aggiuntiva di 375.000 euro, ma in questo caso la giustizia spagnola non ha ancora dato risposta.

Astori

AstoriDue medici indagati per la morte di Davide Astori. La Procura di Firenze, che ha avviato le indagini in seguito alla morte del calciatore, ha emesso due avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti medici. Sono entrambi indagati per omicidio colposo.

Dalle prime notizie emerse, si tratterebbe di due professionisti che lavorano in strutture pubbliche di Firenze e Cagliari. È in quelle strutture che Davide Astori era stato giudicato idoneo all’attività agonistica.

Astori è stato trovato morto il 7 marzo 2018 a Udine, nella sua camera di albergo. Il capitano della Fiorentina si trovava lì, insieme ai compagni, perché dovevano affrontare l’Udinese in trasferta.

Foto di repertorio

I cori razzisti contro i napoletani prodotti dai tifosi di Juventus, Udinese e Roma, nello scorso turno di campionato, sono stati puniti soltanto con delle ammende. Lascia perplessi la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastandrea che, invece di chiudere le curve incriminate, ha solo comminato una serie di multe. La decisione è giustificata dal fatto che al giudice sia pervenuta la segnalazione per “un solo coro insultante di matrice territoriale“, come riporta un comunicato della Lega di Serie A. La chiusura delle curve, invece, scatta nel momento in cui i cori sono ripetuti e numerosi.

Proprio il numero dei cori, quindi, sembra la discriminante che ha portato il giudice a graziare le tifoserie citate, tra l’altro anche recidive. Davanti a tutto ciò sorge una domanda: ma un solo coro razzista non è grave quanto una serie di cori? Eppure, i napoletani si aspettavano altro, soprattutto dopo le dure parole di condanna, che Gabriele Gravina, presidente Figc, ha pronunciato contro i cori discriminatori: “Ci sarà l’esatta applicazione di quanto prevedono le norme. Ho parlato con il presidente Aia Nicchi e il designatore di A Rizzoli invitandoli all’applicazione rigida del protocollo previsto. Le norme sono chiare: c’è il primo annuncio, nel secondo si riuniscono le squadre a centrocampo. Se si continua si va nello spogliatoio e poi si annuncia la sospensione“.


Hanno decisamente lasciato il segno le dichiarazioni rilasciate da Gianluca Vialli al Corriere della Sera. L’ex attaccante di Samp e Juve ha spiazzato tutti, rivelando di essere malato di cancro, contro il quale combatte da circa un anno. In vista dell’uscita del suo nuovo libro, Vialli ha raccontato alcuni retroscena della sua vita, da calciatore e da uomo.

Nel corso dell’intervista, si è parlato anche di alcune pagine poco chiare della storia bianconera: lo scandalo di Calciopoli e l’uso di doping da parte dei calciatori bianconeri. “Quella Juve avrebbe potuto vincere 6 o 7 scudetti su 10, rispettando le regole. Ma poi la gola spiega Vialli – ha fatto sì che tentasse di vincerli tutti, non rispettando le regole“.

Favoritismi arbitrali all’epoca dello scandalo? l’ex bianconero nega: “No. Ne ho anche discusso con i colleghi. Vede, un calciatore tende sempre a pensare che gli arbitri stiano complottando contro la sua squadra. A volte diventa uno sprone a reagire e dare il meglio“.

Sull’uso di farmaci: “Posso parlare per me. Avrei potuto vivere più serenamente quella vicenda, come altri colleghi. Non ce l’ho fatta. Fu un’ingiustizia. Se prendevamo la creatina? Per qualche mese. Come tutti. Lecitamente“.

Inter Juve espulsione Vecino

Inter Juve espulsione Vecino
Il rapporto fra Juventus ed arbitri è una delle questioni più discusse del calcio italiano. Anche volendo escludere il baratro “Calciopoli” e considerare solo gli ultimi anni sono tante le volte in cui decisioni arbitrali hanno aiutato il team bianconero. Alcuni sostengono addirittura che il Campionato risulti falsato da tali decisioni e che, spesso, queste risultino ingiuste o “di parte”. Tutto questo, ovviamente, è solo speculazione non essendo avvalorato da prove o indagini concrete.

Per questo motivo fa stupore la pubblicazione di un libro che evidenzia e denuncia tutti questi episodi. “Campionato di calcio e stato di diritto” è un testo che raccoglie tutti gli interventi del convegno tenutosi l’11 giugno scorso all’università Luigi Vanvitelli. L’argomento del convegno erano proprio gli errori arbitrali in favore della Juve, il maggior “peso” delle squadre del nord Italia e l’utilizzo improprio del var che avrebbe falsato lo scorso Campionato.

Il libro verrà presentato a Napoli all’Università Suor Orsola Benincasa. L’appuntamento è venerdì 23, alle 15:30. Alla presentazione parteciperanno anche il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, del presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, docenti di diritto e lo scrittore Maurizio De Giovanni.

Davanti a certe storie, anche la fede calcistica e i colori che da sempre infuocano i cuori dei tifosi si devono piegare e zittire.

Un ragazzino di 14 anni non sta bene, da mesi vive in un letto di ospedale a causa di una diagnosi abbastanza grave al cuore, che attualmente non gli permette di vivere come “un ragazzino della sua età”. La sua vita si svolge nelle quattro mura della sua stanza d’ospedale, perché è in attesa di un cuore. Solo un trapianto potrà riaprire le speranze del ragazzo e staccarlo dal cuore meccanico che lo tiene in via.

Per tale motivo e in occasione della sfida di stasera contro il PSG, il ragazzino ha scritto una breve ma emozionante lettera al suo idolo Gigi Buffon. Lui da sempre tifoso della Juventus ha espresso il desiderio di incontrarlo, con lui altri “due amici di viaggio” che ha incontrato in ospedale.

Un desiderio, un piccolo sogno che conferma quanto il calcio non è solo un gioco. Sperando che l’attuale portiere del PSG, che ha scritto in passato la storia della Juve, possa realizzare il suo sogno.

In bocca al lupo.

La lettera sta facendo il giro del web grazie al suo medico che lo cura al Monaldi, il dottor Andrea Petraio.

Ieri è andata in onda la seconda puntata di Report, incentrata sul caso Juventus e dei rapporti controversi tra la società bianconera e tifosi legati alla ‘Ndrangheta. La redazione del programma in onda su Rai 3 ha deciso di ritornare sulla vicenda, dopo le dichiarazioni di Andrea Agnelli sul primo servizio andato in onda. Il presidente ha cercato di difendere non solo il suo security manager Alessandro D’Angelo, burattinaio di diverse contorte vicende illegali, essendo l’uomo l’unico gancio con i tifosi, ma ha voluto sottolineare la piena estraneità riguardo “gli striscioni canaglia” che inneggiavano alla strage di Superga, esposta dalla tifoseria bianconera durante il derby contro il Torino del 2014.

Così, nella puntata di ieri Report ha mostrato ben tre prove e testimonianze schiaccianti che lasciano davvero poco, o addirittura nullo, margine di dubbio.

In primo luogo la testimonianza dell’ex compagna di Raffaello Bucci, ha dichiarato ai microfoni di Report che non solo il suo ex compagno aveva realizzato uno striscione, ma che era certo che nessuno gli avrebbe fatto problemi in quanto aveva l’appoggio di Alessandro D’angelo: “Che come al solito gli avrebbe fatto entrare anche quello striscione lì”.

Seconda conferma della piena colpevolezza e complicità di D’Angelo, nella triste vicenda degli striscioni di Superga, sono le intercettazioni telefoniche. Un lungo scambio di battute tra il security manager e il Bucci, in cui discutono sul come fare entrare questi striscioni all’interno dello stadio (dando già per scontato che si trattassero di striscioni già di per se illegali e antisportivi, che i dovuti controlli all’esterno dello stadio, avrebbero vietato l’ingresso). Eppure nonostante il rischio, D’Angelo ha aiutato la tifoseria a far entrare gli striscioni, azione confermata anche dalle immagine delle telecamere in cui si vede D’Angelo che consegna lo zaino. E Agnelli? Sapeva. Infatti come confermato da un’ intercettazione telefonica con Bucci, D’angelo dirà: “Sono arrivato su dal Presidente, m’han detto Ale sei un ciuccio t’hann beccato, c’era il Direttore allo stadio, gli ho detto Francesco non te la prendere. Lui mi ha detto no a me va benissimo, tu puoi fare il c…che vuoi, se me lo dici ti aiuto. Io non volevo coinvolgere nessuno visto che è una porcheria assurda quella che ho fatto”.

In ultimo, cosa ancora più sconcertante, sono gli atti della sentenza della Corte di Appello, incompleti in quanto non hanno tenuto conto né dei video né delle varie intercettazioni. Infatti anche ammettendo la complicità di D’Angelo, vengono condannati solo tre ultras. Quindi non solo la Procura non ha tenuto conto del video che incastra D’Angelo durante la consegna dello zaino contenete gli striscioni, ma fa passare per vero che un ultras condannato al Daspo, fosse stato capace di far entrare 10 metri di striscione nascondendolo sotto la felpa. Ed è possibile che gli uomini addetti ai controlli non avessero notato tutto questo?

Tutti elementi che lasciano pensare quanto questa vicenda continui ad essere avvolta dal mistero e che troppe prove schiaccianti non siano state tenute conto.

Ecco gli atti incompleti della Procura, mostrati da Report:

La testimonianza dell’ex compagna di Bucci:

La puntata di Report, programma in onda su Rai 3, incentrato sui rapporti tra Juventus, tifosi e ‘Ndrangheta, andata in onda lo scorso lunedì aveva mostrato delle verità scomode e che hanno sconvolto e inasprito l’opinione pubblica. Un rapporto malato, illegale e a tratti violento, se si pensa al suicidio de Raffaello Bucci, ultras legato a gruppi di delinquenza calabrese, che sembra non aver ancora esaurito testimonianze che confermano la concreta esistenza di questa realtà malavitosa legata al club bianconero.

Così stasera andrà in onda una seconda puntata incentrata su questo argomento, soprattutto dopo le dichiarazioni di Andrea Agnelli che aveva difeso a spada tratta il suo security manager Alessandro D’Angelo, affermando che l’uomo era estraneo alla vicenda che nel derby contro il Torino del 2014, aveva visto i tifosi della Juventus esporre striscioni che inneggiavano alla strage di Superga.

Per tale motivo, dopo che il presidente aveva messo in dubbio la veridicità dell’inchiesta condotta, si è deciso di mandare in onda ulteriori intercettazioni telefoniche tra D’Angelo e ultras che confermano la complicità del security manager, sostenute anche dalla testimonianza dell’ex moglie di Raffaello Bucci. E proprio nelle intercettazioni telefoniche che andranno in onda stasera non solo si confermerà che anche D’Angelo aveva richiesto di: “zittiri i bovini”, i tifosi del Toro ma soprattutto conferma la sua disponibilità: “se hai bisogno io sono qua”.

Ecco il video anticipazione di Report:

Non si placa il botta e risposta tra la Juventus e la redazione di Report, dopo lo scandaloso servizio inchiesta incentrato sui rapporti tra la società bianconera e ‘Ndrangheta. Un servizio che ha svelato tante verità scomode sia sulla morte del tifoso Raffaello Bucci che sui rapporti insani tra gruppi di tifosi e società.

Agnelli proprio questa mattina ha rilasciato alcune dichiarazioni nella quale, riassumendo, ha voluto sottolineare che la Juventus ha già pagato le sue colpe con la giustizia sportiva e che alcune cose rivelate non sono reali.

E a rispondere a queste ultime battute è stato proprio Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione Report, su Radio RMC Sport:

Agnelli ha tutto il diritto di dire quello che vuole. Noi mostreremo ulteriori elementi su questa vicenda, avremmo evitato volentieri ma visto che ci hanno accusato faremo ulteriore chiarezza con testimonianze. Gli striscioni su Superga erano due. I due ragazzi accusati sono stati fermati all’ingresso, perquisiti dalle forze dell’ordine e non avevano questi striscioni”.

Per quanto concerne la figura di Alessandro D’Angelo, ha espresso il suo giudizio: “Security manager? D’Angelo è una persona onesta, ascoltando le intercettazioni è l’unica persona della Juventus che ha provato vero dolore per la morte di Bucci. Credo sia una persona sensibile”

Il servizio di Report, andato in onda lunedì scorso, ha svelato delle verità scomode quanto atroci sui rapporti esistenti tra Juventus e ‘Ndrangheta, approfondendo anche il caso della misteriosa morte del tifoso Raffaello Bucci e mandando in onda delle intercettazioni telefoniche, le quali hanno svelato la complicità della Vecchia Signora nell’introdurre nello stadio degli striscioni che inneggiavano alla tragedia di Superga.

Argomenti scottanti che hanno toccato la sensibilità di tutti, non risparmiando critiche verso la società bianconera. Per tale motivo il presidente Andrea Agnelli, durante l’assemblea dedicata agli azionisti dello Juventus Stadium, ha deciso di chiarire alcuni punti che, a suo dire, Report ha enfatizzato in maniera errata, riportati da Sport Mediaset.

Sul caso Superga ha detto:Alessandro D’Angelo non ha favorito l’ingresso di striscioni canaglia su Superga, come già li avevo definiti. Non lo dico io, lo prova la sentenza della Corte Federale d’Appello e gli autori di quello striscione furono individuati grazie alle tecnologie messe a disposizione della Juventus, consegnati alla giustizia e sono rei confessi. Ogni altra affermazione è falsa e infondata e sarebbe ora che chi si esprime su questi fatti tenesse conto dei fatti, delle prove e delle sentenze”.

Sul bagarinaggio perpetrato dai tifosi legati ad associazioni malavitosi: “È doveroso un chiarimento: dopo i fatti in questione, oggi la Juventus rispetta alla lettera le procedure di vendita previste e non può consentire che si insinui ancora il dubbio che la nostra società possa essere associata al fenomeno del bagarinaggio. Basta insinuazioni sul bagarinaggio, la Juve è stata sanzionata dalla giustizia sportiva per aver venduto biglietti in numero superiore rispetto a quanto previsto dalla legge Pisanu, che ne prevede un massimo di quattro a persona”.

Gaffe o provocazione? Questo non è chiaro. Resta certo solo il fatto che sul sito del Manchester United, stasera rivale in Champions League contro la Juventus, è comparso il termine “Rubentus”. All’Old Trafford è di casa quel Josè Mourinho che tanto bene conosce le vicende di Calciopoli che hanno coinvolto la società bianconera, a discapito (tra le altre) della sua ex Inter. Ma questa volta il portoghese “lingua lunga” non c’entra e la colpa sembra ricadere tutta sui curatori del sito che tra i tanti soprannomi hanno scelto proprio di approfondire quello che crea più polemiche. La questione, però, è stata prontamente risolta, qualcuno ha cancellato la pagina, ma la notizia ha fatto in poco tempo il giro del mondo, mettendo ulteriore pepe sulla sfida di stasera.

Uno dei soprannomi più dispregiativi dati alla Vecchia Signora – si poteva leggere sul sito dei Red Devils – dai tifosi delle squadre italiane avversarie, come Fiorentina, Inter e Napoli, è ‘Rubentus’. Deriva dall’italiano rubare e dalla torbida reputazione dei bianconeri, culminata nello scandalo di Calciopoli che punì la Juventus con la revoca dello scudetto e la retrocessione in Serie B. Prima che il canale Football Italia desse alla Serie A un nuovo look negli anni ’90 – rimodellando il Paese come un paesaggio da sogno felliniano di incantevoli piazze e accoglienti caffè, dove il gelato non si scioglie mai – i tifosi inglesi guardavano con sospetto le squadre italiane. La loro abilità non veniva mai messa in questione, ma alcune delle loro altre tattiche lo erano, eccome.

Ieri nell’attesissima puntata di Report, sul triangolo tra Juventus- Ndrangheta e ultras, sono emerse delle presunte verità sconvolgenti. Una società, quella della Juventus, ostaggio e complice di una parte della tifoseria mafiosa, che è riuscita da sempre non solo a dettare legge ma a spuntarla sempre per ogni capriccio e per ogni personale imposizione. E anche se i dirigenti dei piani alti non trattavano direttamente con questi tifosi, sarebbero stati a conoscenza delle loro subdole, meschine e sporche magagne e non avrebbe mai fatto niente né per mettere freno a tutto questo, né per denunciare una situazione ormai incontrollabile.

Tra i tanti argomenti emersi ieri, dalla tifoseria macchiata e infiltrata da gruppi di tifosi legali alla malavita, alla misteriosa morte dell’ultras, il cui suicidio è stato presentato, con sostegno di prove, come o un’istigazione o una “copertura” di un vero omicidio, si è parlato anche di uno degli atti più spregevoli e inumani che la tifoseria bianconera si sia macchiata: l’esposizione di striscioni indegni che inneggiavano alla strage di Superga, durante il derby contro il Torino del 23 febbraio 2014.

Ma come è possibile che questi striscioni vergogna sia riusciti ad entrare nello stadio? Report ha spiegato come è stato possibile tutto ciò.

Figura di spicco che appare nelle trattative è il manager della security Alessandro D’Angelo, il quale era a conoscenza dell’affronto che gli ultras stavano pianificando di compiere con quegli striscioni vergognosi. E lo ha permesso, anzi li ha agevolati.

Il tutto emerge da alcune intercettazioni telefoniche tra il manager e il tifoso morto, Raffaello Bucci. Il manager palesa la sua disponibilità ad aiutare la tifoseria e anche a pagare la sicura multa per quegli striscioni offensivi, anche se durante la chiamata dice: “No ti prego, no Superga”. Ma il capo della sicurezza è così sotto scacco che non può trattare. E alla fine Superga fu. Con due striscioni: “Quando volo penso al Toro” e “Solo uno schianto”

E come riescono a  svincolarsi dalla sicurezza? Facendo entrare gli striscioni, chiusi in due zaini, attraverso il camion del cibo e delle bevande, che non venne controllato dalla sicurezza. E per evitare problemi è il capo della sicurezza che si assicura anche la complicità del capo del ristoro.

Andrea Agnelli, solo successivamente, ne venne a conoscenza. Anche se non si è sporcato le mani direttamente nella trattativa, il presidente della Juventus seppe chi fece entrare striscioni non leciti allo stadio. Eppure nonostante le telecamere di sicurezza avessero immortalato il capo della sicurezza che contrattava con gli ultras, Andrea Agnelli non denunciò. Fece solo un blando rimprovero a D’Angelo.

Per poi, il giorno dopo il derby, criticare quello scempio con un tweet: “No agli striscioni canaglia”.

Bene, in quella tragedia sono morti 31 giocatori innocenti. Giocatori del “Grande Torino” che con le loro imprese calcistiche avevano portato all’apice il nome dell’Italia calcistica. In quella tragedia sono morti 31 padri, figli, fratelli di famiglie inconsolabili. E a prescindere dall’orrore mafioso che c’è dietro, questi tifosi hanno giocato con la sensibilità, il cuore di tante persone, sbeffeggiando la morte. Un atto atroce. Un gesto insano e malato.

Ecco il servizio di Report:

La morte di Raffaello Bucci è il più grande mistero dell’inchiesta sui rapporti tra ultras, ‘ndrangheta e Juventus. Nell’ultima puntata di Report andata in onda ieri sera si è parlato delle prove misteriosamente scomparse dall’auto dell’ultras bianconero al momento del suicidio. All’interno del veicolo, infatti, gli agenti della polizia stradale trovarono poco o nulla.

Il 13 luglio del 2015, però, Alessandro d’Angelo – capo della security, amico di Andrea Agnelli e con lui deferito alla procura federale per l’inchiesta sportiva sui presunti favori della società agli ultrà -, consegnò alla ex compagna di Bucci le chiavi di casa ed un borsello dove l’ultras conservava documenti importanti. “Secondo la squadra mobile di Torino – dice Report – sull’auto di Bucci, dopo il suicidio, hanno messo le mani tre dipendenti della Juventus“. Il primo a perquisire la vettura fu Matteo Stasi, autista di Andrea Agnelli che disse di non aver trovato nulla.

Poi, è il turno di Daniele Boggione. E’ lui che disse di aver trovato chiavi e borsello sulla pedana del passeggero dell’auto. Nella foto scattata dagli inquirenti al momento del suicidio, però, nel posto indicato da Boggione non c’erano gli effetti personali di Bucci. E’ questo, forse, il più grande mistero di questa oscura vicenda. Jacopo Ricca, giornalista di Repubblica che si è occupato dell’inchiesta, spiega: “Questo ci fa pensare che né le chiavi né il borsello fossero con Bucci al momento del suicidio. L’ipotesi più forte è che chi era in possesso di questi oggetti fosse la persona che ha incontrato Bucci prima che si suicidasse“.

Di seguito, il video:

Ieri sera è andata finalmente in onda, su Rai Tre, l’attesa puntata di Report che parlava dei rapporti tra Juventus e ‘Ndrangheta. È l’ennesimo scandalo con cui la società controllata dagli Agnelli deve fare i conti, dopo quelli su doping e Calciopoli.

Ad emergere, ieri sera, un quadro inquietante che coinvolge anche i dirigenti e scuote ancora una volta l’immagine dei bianconeri non solo in Italia, ma in tutta Europa.

Da Andrea Agnelli che ha coperto il security manager dello Juventus Stadium, che fece entrare i vergognosi striscioni inneggianti a Superga; al bagarinaggio sui biglietti regalati agli ultras dalla società, che avrebbe chiuso non uno ma entrambi gli occhi; gli intrecci con la ‘Ndrangheta e il presunto tentativo di scalata di Lapo Elkann; la misteriosa morte di Raffaello Bucci, ultrà diventato dipendente della Juventus e morto dopo un volo di 30 metri.

Tutto questo, se ve lo siete perso ieri, potete guardarlo gratuitamente su Rai Play cliccando qui. Il sito richiede la registrazione, che potete effettuare anche mediante Facebook.

Stasera andrà finalmente in onda il servizio di Report, programma di approfondimento di Rai 3, che proverà a spiegare non solo quanto la società sportiva della Juventus, e in particolare i suoi dirigenti, c’entrino con la misteriosa morte-suicidio di un ultras della Juventus, ma anche quanto la criminalità organizzata abbia messo lo zampino nella costruzione del nuovo stadio e nell’illegale vendita di alcuni biglietti.

Infatti secondo le ultime anticipazioni, stasera si spiegherà quella che era la figura dell’ultras Raffaello “Ciccio” Bucci, morto suicida nel 2017, il quale sembrerebbe essere stato istigato a compiere questo gesto estremo perché minacciato. Secondo le indagini il tifoso non solo era immischiato in attività illecite ma era anche protetto dalla stessa società.

Ma dopo che gli inquirenti avevano scoperto questa magagna, l’uomo era stato minacciato. E a rivelare il tutto sarebbe stato un boss di spicco della ‘Ndrangheta che ha dichiarato che: “Bucci era stato menato perché volevano i soldi indietro e lo avevano intimidato dicendo che gli avrebbero preso il figlio”.

Un giro d’affari illecito è quello che avrebbe perpetrato la società sportiva della Juventus. Infatti stasera si svelerà come gli ultras, sostenuti dalla società e dai dirigenti, avrebbero venduto alcuni biglietti, in particolare quelli della sfida Champions del 2017 Tottenham- Juventus, con prezzi venti volte superiori a quello originale.

Un vero polverone quello che si è alzato ieri. Protagonista di questa vicenda è Titty Astarita, calciatrice dell’Afro-Napoli United esclusa perché candidata in una lista civica di Marano che sostiene la Lega di Matteo Salvini. Può una calciatrice che gioca per una squadra simbolo dell’integrazione poter, al tempo stesso, sostenere un partito xenofobo e razzista come la Lega?

La capitana della squadra femminile dell’Afro-Napoli è stata subissata dalle critiche, oltre ad essere stata messa fuori rosa dalla società. Dopo 24 ore di caos mediatico, Titty Astarita ha deciso di parlare, e lo ha fatto rilasciando una lunga intervista al Corriere del Mezzogiorno.

Astarita spiega come abbia dovuto rendere momentaneamente invisibile il suo profilo Facebook a causa degli insulti ricevuti, “da quelli più teneri, del tipo ‘sai cosa era Afro-Napoli e non dovevi candidarti’, ad altri più biechi, tipo ‘stai facendo tutto questo casino solo per raccattare voti’“.

La 27enne spiega di non essere “Salviniana, non sposo le politiche del vicepremier e se la vuol sapere tutta, mai farei un selfie con Salvini”. Le idee politiche, secondo la calciatrice, non collidono con gli ideali dell’Afro-Napoli: “Io ho le mie idee, che sono di centrodestra. Sì, sono di centrodestra, così come molte mie compagne di squadra sono di centrosinistra o di estrema sinistra. Ognuno può avere le idee che vuole. Non pensavo che il colore politico potesse collidere con la voglia di fare sport. Non sono razzista e sposo in pieno gli ideali di AfroNapoli“.

Nonostante l’esclusione, Titty Astarita vuole continuare a giocare a calcio: “Stiamo ipotizzando di comporre una squadra tutta nostra, autofinanziata, con un nuovo nome. Abbiamo chiesto alla Lega una deroga sui tempi di iscrizione. Aspettiamo. Poi, anche altre società ci hanno già chiamato per prenderci in blocco“.

In un’intervista rilasciata al Mattino, invece, la giovane spiega di aver “subìto un’autentica discriminazione“, non credendo che la “passione per il calcio fosse messa in discussione da un candidatura con una lista civica che condivide con la Lega un progetto politico“. “Anche se fossi stata con la Lega – spiega ancora – non comprendo dove sia il problema. Salvini non è il demonio“.