Calcio

Tutto è partito da un gesto goliardico ma ora il commesso del supermercato Conad di Oristano rischia il posto di lavoro.

Aveva preparato un cartello espositivo con la scritta “Rubentus” per le colombe di Pasqua griffate Juventus. Come riporta il quotidiano L’Unione Sarda, il cartello è stato rimosso subito, ma molti lo hanno fotografato diventando virale sui social.

Abbiamo ricevuto tantissime segnalazioni per un cartello offensivo visto nel nostro punto vendita – si legge nella pagina Facebook del Conad Oristano Portanuova -. Vogliamo rassicurarvi del fatto che quel cartello è stato esposto e subito rimosso, fatto da un collaboratore per fare una burla ai colleghi. Vi possiamo garantire che è esposto il cartello corretto e che il responsabile ne pagherà le conseguenze!”.

Al commesso – spiega il direttore del supermercato Antonio Contu al quotidiano – verrà fatta una contestazione, anche se l’ultima parola spetta sempre alla direzione nazionale dell’azienda. Il ragazzo, un bravo lavoratore, peraltro stabilizzato di recente dopo un tirocinio, ha chiesto immediatamente scusa. E’ evidente, come lui stesso ha spiegato, che ha commesso una sciocchezza durante il proprio lavoro“.

Il tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, è intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione della partita di Europa League tra Napoli e Salisburgo. 

Il tecnico ha presentato la gara di andata degli ottavi di Europa League, spiegando che la partita di domani sera servirà a pianificare la gara di ritorno. Si è soffermato a spiegare le difficoltà della competizione, sul morale della squadra dopo la sconfitta casalinga contro la Juventus ed infine è tornato a parlare della discrezionalità degli arbitri e del VAR, argomento sempre scottante.

Queste le sue parole sulla partita di domani sera:

“L’ambiente è sereno, motivato, sappiamo che come contro la Juve questa è una partita delicata. La squadra è consapevole delle difficoltà, che non sarà semplice. C’è in gioco la qualificazione ma questa gara non sarà decisiva, lo sarà quella della prossima settimana, in Austria. Il Salisburgo aggredisce di più, ha ritmi di gioco alti. La gara di domani sera ci servirà per pianificare il ritorno”.

Sulla difficoltà della competizione:
“Ci sono squadre che a livello europeo hanno esperienza e tradizione. Il livello tecnico è quasi paritario. Cambia l’attenzione dei media rispetto alla Champions, ma per noi cambia davvero poco. L’Europa League sta acquistando importanza. L’hanno vinta il Manchester United, il Siviglia, il Chelsea. Questo Napoli è competitivo anche in Europa, non solo in serie A”.

Le eventuali scorie post Juventus:
“Sul piano fisico, nessun rischio, i ragazzi stanno bene. A livello psicologico neanche, siamo dispiaciuti solo per il risultato di domenica sera, perché la prestazione è stata eccellente. A me piace molto come sta giocando il Napoli e mi auguro che ci siano ancora margini di miglioramento. In questo momento non stiamo accogliendo quanto di buono stiamo producendo”.

Infine, una riflessione sul VAR, strumento che crea sempre polemiche riguardanti l’utilizzo:
“Per come viene utilizzato ora il Var c’è qualche scompenso ma io continuo a credere che sia un elemento molto utile. La discrezionalità sulla valutazione dei falli è la croce e delizia degli arbitri da quando è nato il calcio. Volontarietà e involontarietà sono un fatto soggettivo e non oggettivo. Con il Var si sta cercando di dare oggettività agli episodi. È un compito molto complicato, almeno fin quando ci sarà da fare una valutazione su volontarietà e involontarietà”.

Foto servizio Report

A fare luce su diverse attività illegali nell’ambiente juventino è stato Report. Il programma in onda su Rai 2, partendo dal suicidio sospetto di un ultra bianconero, rivelò con tanto di prove e testimonianze, come la società era in stretto contatto con associazioni mafiose e quanto il rapporto tra società e boss fosse basato su uno stretto legame non solo personale ma anche “lavorativo”. Uno scambio di “favori”, per accontentare tutti e nascondere verità scomode.

E appunto per le questioni sconcertanti che sono emerse, la magistratura ha cominciato un iter giudiziario e investigativo che ha portato all’arresto di diverse “figure corrotte” e in ultimo, come riporta Repubblica.it, Andrea Puntorno, fermato ad Agrigento, per traffico illegale di droga, attività gestita per il nuovo boss mafioso palermitano.

L’uomo, celebre capo ultras juventino del gruppo “Bravi ragazzi”, era già stato arrestato per droga nel 2012 e nel 2014. Era stato condannato a sei anni di reclusione, oltre ad una multa di 500 mila euro. Inoltre era stato definito un soggetto “socialmente pericoloso” e affidato ad una sorveglianza speciale.

Puntorno, negli anni in cui è stato a Torino, gestiva non solo il traffico di droga ma pure l’attività di bagarinaggio. E come lo stesso ha rivelato in un servizio di Report, era la società stessa a procurare i biglietti da rivendere a prezzi maggioritari. Insomma l’uomo era riuscito a costruire un impero, grazie ad attività illegali incentivati dalla stessa società sportiva juventina.

Oggi il capoultras, che da Torino si era trasferito ad Agrigento, dovrà rispondere di tutte queste accuse davanti alla magistratura. Insieme allo juventino sono state fermate altre 30 persone coinvolte in attività illegali.

Astori

AstoriIl 4 marzo 2018 si spegneva in una camera d’albergo Davide Astori, numero 13 e capitano della Fiorentina. Una morte improvvisa e inaspettata per un atleta, tanto da sconvolgere tutto il mondo sportivo e non solo. Quel giorno la Serie A si fermò. Tutte le gare in programma vennero fermate. Mentre in questo weekend calcistico, tutte le partite al 13′ sono state sospese per un minuto in ricordo del capitano viola.

Oggi Sky dedica al campione della Fiorentina uno speciale “DAVIDE, storia di un capitano”, in onda dalle 11:00 alle 13:00 su SkySport 24. Un servizio arricchito dalle parole e dai ricordi degli amici di Davide Astori, che per l’occasione hanno voluto raccontare la semplicità di un uomo, nascosta dietro la veste del grande campione di sport e calcio. Tra questi ci saranno: Pezzella, Allegri, Canini, Cossu, Ariaudo, Conti, Nainggolan, Chiellini, Conte, Ranocchia, Sabatini, Della Valle, Pioli, Badelj, Biraghi.

Sulla morte di Davide Astori, dopo un anno, ci sono ancora tanti dubbi da sfatare. Attualmente due medici sono indagati, gli stessi che hanno refertato negli anni il buono stato di salute dell’atleta, nonostante la sua congenita patologia al cuore che quel 4 marzo di un anno fa lo ha condotto alla morte.

Il documentario su Davide Astori, potrà essere rivisto anche alle 16 su Sky Sport Uno, alle 19.15 ed a mezzanotte e mezza su Sky Sport Serie A; infine, alle 20.30 su Sky Sport Mix.

Bufera per le dichiarazioni di Fulvio Collovati durante l’ultima puntata di “Quelli che il calcio” su Rai 2. L’opinionista ed ex campione del mondo, ha gravemente offeso le donne con alcune frasi sessiste e piene zeppe di stereotipi. Durante la puntata, infatti, Collovati parla del rapporto tra le donne ed il calcio. “Le donne non possono parlare di tattica, perché capiscono meno degli uomini” o “Quando sento una donna parlare di tattica mi si rivolta lo stomaco“. Queste, alcune delle frasi pronunciate da Collovati nel corso della trasmissione.

Particolarmente grave, inoltre, la presa di posizione dell’ex calciatore, fermamente convinto di quanto detto: “Le calciatrici possono capire qualcosa di calcio, ma non al 100%. Solo un 30% di donne può permettersi di parlare di tattica“. Frasi sessiste e discriminatorie che hanno fatto prontamente il giro del web. Tantissime, infatti, le donne scagliatesi contro Collovati, ancorato ad un vetusto stereotipo che vede il gentil sesso incapace di comprendere il gioco del calcio.

Non è rimasta a guardare nemmeno la Rai. I vertici di viale Mazzini, infatti, hanno deciso di sospendere Collovati per 2 settimane. La sua sospensione, durerà fino a sabato 9 marzo. A prendere le sue difese ci ha pensato la moglie Caterina, che ha così risposto ad un utente su Twitter che accusava il marito di maschilismo: “Mio marito ha parlato di tattica. La tattica spiegata da una donna non mi convince. Quando presentavo le trasmissioni di calcio non ho mai avuto la pretesa di spiegare il 4-4-2. La visione del mondo unisex non mi appartiene“.

Marek Hamsik è un giocatore del Dalian, a confermarlo è stato il suo legale ai microfoni di Radio Kiss Kiss: “Hamsik – ha detto Grassani – è un giocatore del Dalian dalle 20.30 di ieri sera“.

Inoltre è stato lo stesso presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ad annunciare l’ufficialità: “L’accordo con il Dalian è stato raggiunto. Auguro a Marek di essere felice in Cina. Le porte del Napoli saranno sempre aperte per lui“.

Si chiude così la telenovela di mercato andata avanti per diversi giorni a causa di un’incomprensione sulle modalità di pagamento dei 20 milioni.

Al giocatore andranno in totale oltre 25 milioni e al Napoli 20 milioni: i primi 5 subito, i successivi 15 tra un anno.

Perché Stefano Sturato è passato dalla Juventus al Genoa per la cifra di circa 18 milioni di euro? Un giocatore mediocre, a lungo infortunato, viene ceduto dal club bianconero che riesce persino ad ottenere una plusvalenza. Da settimane, infatti, molti si interrogano su questa “strana” operazione di mercato che, più o meno velatamente, potrebbe nascondere interessi e giochi di potere sconosciuti ai normali tifosi.

Su questa vicenda ha voluto fare chiarezza Il Fatto Quotidiano, che parla di un “nuovo virus” che affligge i presidenti di Serie A, i quali strapagano i calciatori della Juventus al fine di rimpinguare le classe della Vecchia Signora. Anche Enrico Preziosi, presidente del Genoa, sembra essere stato “colpito” da questo virus. Nel pezzo a firma di Paolo Ziliani, Il Fatto ricostruisce gli ultimi giorni di mercato, dalla cessione di Piatek al Milan all’acquisto di Sturaro da parte del Genoa.

Il quotidiano insiste sull’insensatezza tecnica dell’operazione: incassare una plusvalenza di 30 milioni e reinvestirla in un giocatore di basso profilo: “La cosa pare strana. Perché una cifra così alta non è mai stata spesa per nessun giocatore nella storia del Genoa FC e soprattutto perché Sturaro è un giocatore mediocre, reduce da un lungo infortunio e che nell’ultima stagione ha giocato 12 mezze partite nella Juventus e zero nello Sporting Lisbona”.

Ziliani fa poi i conti in tasca al Genoa, analizzando il costo degli stipendi di Piatek e Sturaro: “Mentre Piatek costava a Preziosi di stipendio 740 mila euro lordi l’anno (400 netti), Sturaro costa 2,78 milioni l’anno (1,5 netti). Poiché Preziosi dovrà stipendiarlo fino al 2021, per due stagioni e mezzo spenderà dunque 6,95 milioni contro gli 1,85 che avrebbe speso per Piatek: 5,1 milioni in più che vanno ad aggiungersi ai 18 milioni dell’ acquisto e che portano il totale-spesa per Sturaro a 23,1 milioni“.

In pratica – prosegue il pezzo di Ziliani – il guadagno fatto con la cessione di Piatek (30,5 milioni) viene ora quasi completamente cancellato: 30,5 (Piatek) meno 23,1 (Sturaro) fa 7,4 milioni, e cioè i soldi che Preziosi si è già impegnato a dare alla Juventus per acquistare un giovane giocatore (Favilli) avuto in prestito biennale ma con obbligo di riscatto fissato a 7 milioni“. Ricapitolando, tra costo del cartellino di Sturaro, ingaggio del giocatore ed i 7 milioni che il Genoa deve alla Juve per Favilli, i quasi 30 milioni della cessione di Piatek sono finiti nelle casse bianconere.

Il Fatto va poi oltre, analizzando un casi analoghi che riguardano altri club di Serie A: “Pare infatti che Ferrero, presidente della Sampdoria, abbia acquistato dalla Juve (che in estate aveva comprato dal Genoa il portiere Perin, nazionale, per 12 milioni più 3 di bonus: totale 15) il portiere Audero per 20 milioni; pare infatti che Giulini, presidente del Cagliari, abbia acquistato dalla Juve l’ attaccante Cerri, 8 presenze e zero gol quest’ anno, per 9 milioni, accollandosi l’obbligo di riscatto; tutti emuli di Pozzo, boss dell’Udinese, che in estate aveva sbalordito il mondo acquistando dalla Juve Mandragora (Don Abbondio direbbe: chi era costui?) per 20 milioni. Ai solutori dell’ enigma, ricchi premi e cotillons”.

Napoli – L’avvocato Hillary Sedu è stato eletto nel comitato pari opportunità del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Si tratta del primo consigliere di colore ed ha ricevuto ben 800 voti. Ma chi è Hillary Sedu? Cosa l’ha portato in Italia? Come è arrivato alla toga di avvocato?

Nella primissima infanzia la sua storia non è diversa da quella di tanti bambini che troppo spesso vediamo su giornali e telegiornali. Hillary è nato in Nigeria ed è stato costretto a lasciare il suo paese per sfuggire alla fame. Arrivato in Italia insieme alla madre si è sentito subito fiero di essere diventato italiano e non ha mai accettato di essere definito “straniero”.

Come tanti giovani il suo sogno era diventare calciatore ed a Castel Volturno, luogo in cui viveva, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone. A 13 anni il suo talento venne notato dalla Salernitana che lo scelse come difensore. Da lì iniziò una brillante, seppur breve, carriera sportiva: Hillary giocò in serie D per il Mazara e l’Orvietana ed in C2 per l’Igea Virtus, passando anche per un periodo alla Turris.

Il sogno, però, venne spezzato da un duro infortunio al ginocchio. Cinque operazioni che rendevano impossibile una carriera come calciatore professionista. Il ragazzo non si lasciò scoraggiare e con la forza di volontà che contraddistingue chi nella vita ha davvero sofferto decise di appendere le scarpette al chiodo e lottare per indossare la toga.

Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza ed ottenne la laurea brillantemente nel 2013, macinando esami. La cultura è stata la sua rivalsa, il modo per affermare avanti a tutti di essere italiano e di essere un membro valido del suo paese. Come lui stesso ha affermato: “La mia è una battaglia: è la cultura che deve permettere a un immigrato, anche se ha la pelle di colore diverso, di diventare italiano. Non un Governo…”.

Oggi Hillary è un giovane avvocato di 32 anni, ma non ha accantonato la voglia di lottare. Indossando la toga difende i diritti essenziali come la salute e la cittadinanza, è diventato uno dei più grandi sostenitori dello Ius Culturae, che prevede la cittadinanza per gli immigrati che completano gli studi.

Nonostante il suo passato non rinuncia ad essere duro contro chi approfitta dell’ospitalità: “Alcuni bivaccano per 14 ore al giorno perché non ci sono obblighi nei centri di accoglienza, come per esempio quello di frequentare corsi linguistici. – aggiunge, però – La colpa però non è solo loro: spesso non hanno alcun servizio e quindi diventano prede della criminalità.”

Le sue battaglie in Tribunale e nella vita, la speranza che trasmette, la competenza con cui si destreggia nel diritto gli sono valsi una delle cariche più prestigiose del foro napoletano, con la speranza che si tratti dell’ennesimo trampolino di lancio per puntare sempre più in alto.

Il razzismo negli stadi è una delle peggiori piaghe che denigra, offende e mortifica il nostro calcio. Perché è soprattutto nel campionato italiano, in tutte le sue categorie, che si palesano episodi di tale vergogna, come cori e striscioni che esternano l’intolleranza razziale. Per tale motivo, dopo tante sollecitazioni da parte di tutti, calciatori, allenatori, dirigenti e altre personalità calcistiche, stanchi anche dei continui episodi razzisti che caratterizzano il nostro campionato, la Figc ha deciso di attuare, finalmente, un protocollo preciso per punire e condannare questi episodi con provvedimenti drastici e giusti.

Le nuove regole verranno applicate dal 31 gennaio, quindi quella di stasera, la partita di Coppa Italia che vedrà il Napoli impegnato contro il Milan al Meazza, sarà l’ultima gara che si rifarà al vecchio regolamento. L’attenzione verso questi episodi e gli immediati provvedimenti saranno le caratteristiche principali delle nuove regole.

Prima dell’inizio della gara, un responsabile dell’ordine pubblico o un delegato della federazione dovrà accertarsi subito sia della presenza di striscioni denigratori, sia di eventuali cori o urla di matrice razzista. In caso positivo, il delegato riferirà tutto all’arbitro in maniera immediata, il quale non darà inizio alla gara.

Prevista sospensione temporanea della gara, se lo stadio intonerà cori discriminatori. L’interruzione può essere disposta sia dall’arbitro in prima persona, che su segnalazione del responsabile dell’ordine pubblico presente. I giocatori verranno richiamati al centro del campo e solo in quel momento il pubblico verrà informato sul perché la gara è stata momentaneamente sospesa.

In caso di insistenza di cori razzisti, l’arbitro può ordinare il ritiro delle squadre in spogliatoio e prolungare la sospensione. In caso estremo il designatore del Viminale potrà anche decidere di sospendere in maniera definitiva la gara. E in un secondo momento lo speaker avviserà il pubblico presente allo stadio.

L’ennesimo, presunto, caso di razzismo nel mondo del calcio italiano ha fatto e sta facendo molto discutere. L’ultimo episodio riguarda la frase “Vai via, negro”, che un arbitro avrebbe rivolto a Gueye Ass Dia, giocatore di colore del Serino Calcio. In seguito al fatto, il Presidente Donato Trotta ha deciso di ritirare la squadra dal campo, invitando le altre formazioni a non giocare il 2 febbraio.

A intervenire ora è il giudice di gara, il 18enne Francesco Pagliarulo, che respinge ogni accusa: “Contesto fermamente ogni addebito e mi riservo ogni azione a tutela della mia immagine”.

Sulla relazione già inoltrata dal Serino agli organi competenti afferma all’Ansa: “I fatti di Serino-Real Sarno sono stati oggetto cronologicamente di un’ampia e puntuale relazione agli organi federali competenti. Sono certo che la disamina degli organi inquirenti e di giustizia sportiva farà chiarezza su tutto quanto accaduto e sulle responsabilità dei singoli”.

Il giocatore era stato espulso in seguito al pareggio degli avversari, avvenuto su azione irregolare secondo il Serino. Gueye Ass Dia è stato espulso in seguito alle proteste, ed è in quella fase che avrebbe ricevuto l’insulto a sfondo razzista. Un insulto che non c’è mai stato secondo la versione di Pagliarulo: per l’arbitro, il giocatore si sarebbe inventato tutto.

Il razzismo è tale e deve essere denunciato sempre, non solo quando si palesa nei grandi palcoscenici calcistici, ma anche in quelli più piccoli, più periferici. Il 26 gennaio, durante il match tra Serino e Reale Sarno, squadre che competono nel campionato Promozione girone C, il presidente Trotta Donato della squadra casalinga ha deciso di ritirare i suoi uomini dal campo.

L’evento scatenate che ha causato l’ira del Presidente è stato un presunto atteggiamento razzista del direttore di gara, che dopo aver espulso il portiere per aver chiesto spiegazioni su un goal di dubbia regolarità, avrebbe esternato una frase razzista e offensiva: “Stai zitto, negro”.

Il calciatore senegalese Gueye Ass Dia è uscito dal campo in lacrime e quando ha rivelato al suo staff quello che era successo, il Presidente ha deciso di sospendere la partita, è entrato in campo ha stretto la mano all’arbitro e ha portato la squadra negli spogliatoi.

Nel comunicato ufficiale della squadra del Serino, il Presidente in prima persona ha dichiarato: “Ho deciso di ritirare la squadra dal campo perché non permetto a nessuno di calpestare la dignità dei miei ragazzi e sopratutto la mia. Penso che questa volta si sua superato il limite e chiedo subito un’ indagine federale su questo comportamento di questo pseudo arbitro inesperto e per di più razzista.  Il mio pensiero è che queste persone andrebbero allontanate non solo dal calcio ma è una vergogna che nel 2019 ci sia ancora del razzismo“.

Anche la squadra del Real Sarno ha mostrato pieno appoggio alla vittima dell’atto razzista e ha ribadito la piena intolleranza verso questi atteggiamenti di insofferenza razziale, seppure abbia qualche riserva sulla realtà del fatto. Quelle parole: “Esci fuori negro”, non sono state udite dai tesserati della squadra, che stavano festeggiando per il goal, e su questo punto la società non si è espressa.

Ma a prescindere dalla contingenza del fatto, l’episodio se confermato sarebbe gravissimo. Se un direttore di gara si è realmente permesso di esprimersi in questo modo, deve essere immediatamente punito. È impossibile pensare che chi dovrebbe assicurare sportività, rispetto ed equilibrio durante una gara calcistica, possa cadere in questi atteggiamenti vergognosi. Soprattutto in un clima calcistico già tesissimo, dalla serie A alla C, per gli innumerevoli atti e cori razzisti che calano un velo di vergogna sul capo di chi si rende autore e di chi, pur avendo le competenze e i poteri, non fa praticamente nulla.

Intanto il Presidente del Serino ha chiesto che le gare in programma il 2 febbraio del girone C, vengano sospese, o meglio ha invitato le squadre a non scendere in campo come sostegno e al tempo stesso atto di ribellione verso questa perpetrante vergogna razzista.

Basta, è il momento di dire no al razzismo.

Sarà reintegrato l’arbitro Claudio Gavillucci, che lo scorso anno venne dismesso dall’AIA, associazione italiana arbitri, dopo essere risultato ultimo nella classifica di rendimento stilata dall’associazione e quindi allontanato per “motivate ragioni tecniche”. Dalla Serie A era stato mandato ad arbitrare gli Allievi, circostanza che lo ha portato a presentare ricorso.

Ma l’arbitro che sospese per circa 3 minuti la partita Sampdoria-Napoli a causa dei boati e dei cori discriminatori verso i napoletani, non ha accettato in silenzio il provvedimento e ha fatto ricorso. Un ricorso che ha vinto e per tale motivo può tornare ad arbitrare.

Ovviamente l’Aia, che di è vista sminuita nel suo potere decisionale, ha emanato un comunicato nel quale si specifica che:

“L’Associazione Italiana Arbitri in attesa di conoscerne le motivazioni (che hanno fatto vincere il ricorso), non può che esprimere rispetto verso tale pronuncia, pur non condividendola e riservandosi, dunque, ogni impugnazione”.

Quindi sembrerebbe che la vicenda non finisca qui.

Inoltre nello stesso comunicato, si conclude ricordando alcune regole alienabili per gli arbitri, alle quali l’Associazione continuerà ad attenersi:

“I suoi associati, che, con le stesse norme oggi contestate, hanno raggiunto la serie A (come Gavillucci) o sono stati avvicendati prima, accettando il verdetto del campo con le valutazioni degli osservatori arbitrali e dei designatori; al mondo del calcio, cui vuole assicurare, anche in futuro, i migliori arbitri, che siano soggetti ad una valutazione tecnica, ad una selezione meritocratica, ad un loro ricambio negli organici di ogni categoria, come oggi accade; ai valori di merito dello sport posti a base della delibera oggi annullata, quali sono i due ultimi posti ed il penultimo posto conseguiti nelle graduatorie di ogni singola stagione sportiva, dal ricorrente in serie A”.

Franco Gabrielli

Franco GabrielliPer quanto riguardo lo stop partite in caso di episodi di razzismo sembrano essersi espressi tutti. Anzi no, mancava all’appello il capo della Polizia, Franco Gabrielli. Ricordiamo le dichiarazioni del mister del Napoli, Carlo Ancelotti, e del suo appello ai giocatori della sua squadra di smettere di giocare qualora vi si ripresenti una situazione come quella del Meazza.

Queste le sue dichiarazioni ai microfoni del Corriere del Mezzogiorno:

“E’ indubbio che sospendere una partita e immaginare che ci sia un deflusso regolato quando ci sono decine di migliai di spettatori, si sospende la partita ed è tutto fatto. Non è così semplice, ogni decisione porta a delle conseguenze.

Io stimo l’allenatore del Napoli per la persona che è, ma non decide lui, bisogna semplicemente pensare alle conseguenze. Una volta uscita dal campo, il problema per quella squadra è finito là. Al contrario per chi sta fuori a gestire migliaia e miglia di decine di flussi di spettatori, il loro problema non è finito ma è appena iniziato.

Maradona “scomparso”, sparito, non si hanno più sue notizie. Tutta la società in cui sta allenando era preoccupata perché a pochi giorni dall’inizio del campionato di clausura non si avevano notizie di Diego. El pibe de oro lo scorso dicembre è stato ad un passo dalla promozione con i suoi Dorados, squadra di Serie B messicana di cui è allenatore. La doppia sconfitta nei playoff contro l’Atletico San Luis gli è valsa la permanenza nella Serie B messicana.

Vari screzi e l’allontanamento dalla società di un suo collaboratore avevano messo in dubbio la sua permanenza con il club messicano; soprattutto perché Maradona non era ancora tornato in Messico a pochi giorni dalla ripresa del campionato. Per calmare le acque, come rivela Il Messaggero, uno dei legali di DiegoMatias Morla, ha rassicurato tutti sottolineando che sarà ancora allenatore dei Dorados di Sinaloa:

“Diego Maradona ha raggiunto l’accordo per continuare con i Dorados e continuerà ad essere l’allenatore della squadra. Riprenderà a dirigere gli allenamenti non appena avrà completato degli esami medici qui in Argentina.Purtroppo Diego non riuscirà a sostenere la squadra nella prima partita del campionato di clausura, che comincia domenica, quella contro il Celaya.

Attacco alla Juventus e, indirettamente, agli arbitri italiani (visto che si parla di VAR), da parte di Carlo Freccero. Il neo direttore di Rai2 nel corso, ieri, della conferenza stampa per il suo insediamento a Viale Mazzini, ha trovato il tempo anche per parlare di calcio: “Io ormai vedo il campionato inglese, perché in Italia la Juventus vince sempre. Vince perché hanno occupato tutto il Var possibile, è una cosa dell’altro mondo. Tutti i Var sono loro. Manovrano, fanno. Fanno una cosa indisponente.

Le sue parole hanno subito scatenato un’ondata di polemiche via social, con tanti utenti che ne hanno chiesto le immediate dimissioni e invocato querele. Intanto, la redazione di Rai Sport, via Twitter, fa sapere che questa sera (dalle ore 23) il direttore Freccero sarà ospite di “Calcio e Mercato” per chiarire le sue parole. Parole che, come detto, non sono passate inascoltate e che sono arrivate dopo l’annuncio di riportare in Rai il satiro Daniele Luttazzi e l’attacco al PD (per il suo passato a Rai 4).

Di seguito il video con le parole di Carlo Freccero:

Dopo la mancata sospensione da parte dell’arbitro di Inter – Napoli per cori razzisti nei confronti di Koulibaly è tornato in auge il nome di Claudio Gavilucci. Tutti i tifosi partenopei ricordano lo scorso 13 maggio, quando a Marassi, nella gara in trasferta contro la Sampdoria, l’arbitro di Latina sospese la partita per cori discriminatori nei confronti dei napoletani.

Ebbene Gavilucci alla fine della stagione arbitrale, che l’ha visto protagonista con quell’episodio che finì su tutti i giornali per più settimane, è stato dismesso dall’Aia per “motivate ragioni tecniche”. Come riferisce Sky Sport, l’arbitro di Latina ora si trova ad arbitrare categorie nettamente inferiori.

Gavilucci dopo aver effettuato il ricorso contro questa decisione presa dalla Commissione arbitrale di Serie A è ancora in attesa della pronuncia dei giudici federali. Dalla Serie A agli Allievi. Claudio Gavillucci da un paio di mesi a questa parte sta disputando varie gare della categoria Allievi.

Sette mesi dopo quel Sampdoria-Napoli la sua storia sta facendo il giro di giornali e siti web, soprattutto dopo le polemiche che stanno investendo Mazzoleni, l’arbitro di Inter-Napoli accusato di non aver sospeso l’incontro di San Siro.

Si chiuderà il prossimo 14 gennaio a Madrid il contenzioso tributario tra Cristiano Ronaldo e la giustizia spagnola che ha già condannato, nel giugno scorso, l’asso portoghese a due anni, con la condizionale, ed a una multa milionaria. Per quel giorno infatti CR7 è stato convocato dal tribunale spagnolo a comparire per sigillare l’accordo con il Tesoro iberico. Lo scrive oggi ‘AS’.

Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo, i legali di Ronaldo avrebbero avanzato la proposta di patteggiamento dove si dichiarerebbe colpevole di quattro reati fiscali commessi ai tempi della sua tappa nel Real Madrid, e accetta una pena di due anni di carcere.

Ronaldo ha già versato la multa al Tesoro (la maggior parte pagata il 6 agosto, pari a 13,4 milioni) ma deve ancora comparire in Tribunale e davanti al Procuratore, come prescrive la legge. Il suo avvocato, José Antonio Choclán, cercherà di convertire i due anni con la ‘condizionale’ pagando un’ulteriore ammenda aggiuntiva di 375.000 euro, ma in questo caso la giustizia spagnola non ha ancora dato risposta.

Astori

AstoriDue medici indagati per la morte di Davide Astori. La Procura di Firenze, che ha avviato le indagini in seguito alla morte del calciatore, ha emesso due avvisi di garanzia nei confronti di altrettanti medici. Sono entrambi indagati per omicidio colposo.

Dalle prime notizie emerse, si tratterebbe di due professionisti che lavorano in strutture pubbliche di Firenze e Cagliari. È in quelle strutture che Davide Astori era stato giudicato idoneo all’attività agonistica.

Astori è stato trovato morto il 7 marzo 2018 a Udine, nella sua camera di albergo. Il capitano della Fiorentina si trovava lì, insieme ai compagni, perché dovevano affrontare l’Udinese in trasferta.

Foto di repertorio

I cori razzisti contro i napoletani prodotti dai tifosi di Juventus, Udinese e Roma, nello scorso turno di campionato, sono stati puniti soltanto con delle ammende. Lascia perplessi la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastandrea che, invece di chiudere le curve incriminate, ha solo comminato una serie di multe. La decisione è giustificata dal fatto che al giudice sia pervenuta la segnalazione per “un solo coro insultante di matrice territoriale“, come riporta un comunicato della Lega di Serie A. La chiusura delle curve, invece, scatta nel momento in cui i cori sono ripetuti e numerosi.

Proprio il numero dei cori, quindi, sembra la discriminante che ha portato il giudice a graziare le tifoserie citate, tra l’altro anche recidive. Davanti a tutto ciò sorge una domanda: ma un solo coro razzista non è grave quanto una serie di cori? Eppure, i napoletani si aspettavano altro, soprattutto dopo le dure parole di condanna, che Gabriele Gravina, presidente Figc, ha pronunciato contro i cori discriminatori: “Ci sarà l’esatta applicazione di quanto prevedono le norme. Ho parlato con il presidente Aia Nicchi e il designatore di A Rizzoli invitandoli all’applicazione rigida del protocollo previsto. Le norme sono chiare: c’è il primo annuncio, nel secondo si riuniscono le squadre a centrocampo. Se si continua si va nello spogliatoio e poi si annuncia la sospensione“.


Hanno decisamente lasciato il segno le dichiarazioni rilasciate da Gianluca Vialli al Corriere della Sera. L’ex attaccante di Samp e Juve ha spiazzato tutti, rivelando di essere malato di cancro, contro il quale combatte da circa un anno. In vista dell’uscita del suo nuovo libro, Vialli ha raccontato alcuni retroscena della sua vita, da calciatore e da uomo.

Nel corso dell’intervista, si è parlato anche di alcune pagine poco chiare della storia bianconera: lo scandalo di Calciopoli e l’uso di doping da parte dei calciatori bianconeri. “Quella Juve avrebbe potuto vincere 6 o 7 scudetti su 10, rispettando le regole. Ma poi la gola spiega Vialli – ha fatto sì che tentasse di vincerli tutti, non rispettando le regole“.

Favoritismi arbitrali all’epoca dello scandalo? l’ex bianconero nega: “No. Ne ho anche discusso con i colleghi. Vede, un calciatore tende sempre a pensare che gli arbitri stiano complottando contro la sua squadra. A volte diventa uno sprone a reagire e dare il meglio“.

Sull’uso di farmaci: “Posso parlare per me. Avrei potuto vivere più serenamente quella vicenda, come altri colleghi. Non ce l’ho fatta. Fu un’ingiustizia. Se prendevamo la creatina? Per qualche mese. Come tutti. Lecitamente“.

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