Spettacoli

Gli spettacoli di Napoli e provincia

 

Francesco MalapenaTorre Annunziata – Metti una sera sul palco: un tenore straordinario, Francesco Malapena, una cantante con la voce alla Edith Piaf, Francesca Marini , e uno chef che oltre a fare delle ottime pizze canta divinamente Gianfranco Iervolino. Aggiungi sei grandi musicisti, (Luca Mennella al pianoforte, Pasquale de Angelis al basso, Claudio Romano alla chitarra e al mandolino, Sasà Piedepalumbo alla fisarmonica, Domenico Guastafierro al flauto e Antonio Mambelli alla batteria e percussioni) e due ballerini dal movimento scenico perfetto come Lucia Cimmino e Armando Segreto. Unisci l’ironia e la bravura di Lino D’Angiò, artista poliedrico dalle mille sfaccettature, il tutto magistralmente diretto dalla sapiente regia di Luca Cirillo, ed il successo è assicurato. 

Uno spettacolo degno di Broadway in chiave partenopea, questo è stato “E fuori… Musica, onde radio in FM”, messo in scena ieri sera al Teatro Politeama di Torre Annunziata. Uno sguardo al passato, al grande patrimonio artistico musicale che ci hanno lasciato in eredità i grandi artisti del novecento. Brani storici proposti in una versione moderna. 

Testi piacevoli e mai banali di: Antonella Esposito, Sabrina Gargiulo e Lino D’Angiò, una scaletta che cambia per forza di cose, visto il tragico incendio alla cattedrale di Notre-Dame. Ed è proprio a questo spiacevole fatto di cronaca che la voce sublime di Francesca Marini rende omaggio con brano “La vie en rose” di Edith Piaf. La voce del tenore Francesco Malapena protagonista della serata rende omaggio a grandi artisti con brani che ancora oggi regalano emozioni, come l’intramontabile “Parlami d’amore Mariù”

Non mancano i duetti, richiesti in una maniera originale e simpatica, grazie alla voce (imitata) di Maurizio Costanzo che attraverso una delle quattro radio d’epoca presenti in scena, chiede “Non ti scordar di me” da dedicare alla sua Maria. Ad eseguire il celebre brano, inno all’amore, sono stati Francesco Malapena e Francesca Marini accompagnati dalla performance dei due ballerini: Lucia Cimmino e Armando Segreto. 

Esilarante e divertente la versione di “Vita spericolata” di Vasco Rossi, proposta da Lino D’Angiò imitando: Vasco, Enrico Ruggeri, Julio Iglesias, Claudio Baglioni, Ornella Vanoni, Beppe Grillo Renato Zero, Adriano Celentano, Riccardo Cocciante, Diego Armando Maradona, Gianni Minà Bruno Vespa, Johnny Dorelli e i mitici Corrado e Mike Bongiorno. 

Bravissimo Gianfranco Iervolino, prima nel siparietto divertente con “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, che scherza con i musicisti che lasciano il palco appena pronuncia la strofa: “E adesso andate via” e poi con l’esibizione di “Erba di casa mia”.

L’emozione che ci hanno regalato i sei musicisti sul palco è stata unica. Uno straordinario Sasà Piedepalumbo (che conosco da oltre un ventennio) accompagnato dagli altri musicisti, ha regalato grandi emozioni con la sua fisarmonica esibendosi in un classico come “Libertango” di Astor Piazzolla. Entusiasta il pubblico in sala. Tra i tanti annoveriamo la presenza di un grande della musica partenopea: Antonello Rondi. 

Teatro San CarloDal 16 al 20 Aprile, il Teatro San Carlo tornerà a vestire panni orientali. Tutto è pronto per la Madama Butterly, la famosa opera di Puccini che, oltre a portare l’aria del Sol Levante, avrà con sé un po’ di Turchia. La regia è infatti di Ferzan Ozpetek.

Il regista di Napoli Velata e delle Fate Ignoranti non è nuovo al mondo della Lirica. Egli si era già preso gli applausi del Real Teatro poco tempo fa, con la Traviata di Giuseppe Verdi. Ora si ritrova a dover fare i conti con un altro culto dell’Opera italiana.

La Madama Butterfly è stata composta da Giacomo Puccini nel 1903, su un libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. L’opera narra della breve e fatale storia d’amore tra un soldato americano di stanza a Nagasaki, Tenente Pinkerton, e la geisha quindicenne Cio Cio-san. Così tra arie entrate nella storia della cultura europea (come “Un bel dì vedremo”, “Addio fiorito asil” e “Dolce notte, quante stelle”) e ciliegi in fiore, sembra di vivere uno spaccato sul Giappone di inizio ‘900.

Anche il cast è di prim’ordine. Parliamo di attori come Evgenia Muraveva e Rebeka Lokar, che interpreteranno Cio-san, e poi Saimir Pirgu e Angelo Villari nel ruolo di Pinkerton. Da segnalare anche Raffaella Lupinacci e Chiara Tirotta nel ruolo di Suzuki, l’ancella della protagonista, e Giovanni Meoni e Filippo Polinelli nel ruolo del console degli Stati Uniti a Nagasaki.

Ancora una volta il San Carlo si fa palcoscenico della grande musica classica, questa volta con un regista particolare.

Per maggiori info: https://www.teatrosancarlo.it/it/spettacoli/madama-butterfly-2019.html?fbclid=IwAR2ozp0H9btc4on2BCY7J-7Ff_CF0-XJQzOaKBUruPnekNwGY7fM9d1hMLw

 

Una delle tragedie shakespeariane più conosciute al mondo si fonde con la tradizione napoletana e burlesque. “Hamlet Travestie” è il titolo dell’innovativo spettacolo, portato in scena dalla giovane compagnia “Ladri di Copione”, che debutterà il 12 maggio alle ore 17.30 e alle ore 20.30, presso il Teatro Corallo, nel cuore del centro storico di Torre del Greco.

L’idea di mettere in scena l’innovativa rivisitazione della famosa opera, scritta in chiave burlesque da Joon Poole nel 1700, è di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella, che hanno realizzato il sogno della giovane compagnia debuttante, attraverso quest’ulteriore riscrittura dell’opera in chiave napoletana. Le storie della famiglia protagonista saranno vincolate l’uno all’altra in un quadro di sopravvivenza quotidiana della nostra epoca: lavoro, casa e debiti. Altresì, c’è Amleto che, come il protagonista shakespeariano, alimenterà un conflitto, attraverso dubbi e paure.

La giovane compagnia “Ladri di Copione” nasce attraverso l’amore per l’antica arte della recitazione di due giovanni attori, entrambi originari della cittadina di Torre del Greco: Flavio Speranza, regista di “Hamlet Travestie”, e Nicola Gallo. Entrambi desiderano avvicinare i giovani al teatro, un’ambito artistico che ha dato prova di rinnovarsi continuamente. “La compagnia ha l’intento di promuovere il teatro, quale vincolo di emozioni basato sulla lealtà, l’amicizia, il rispetto, il sacrificio e il coraggio”, spiega il regista Flavio Speranza, di soli 29 anni. Per di più, gran parte del ricavato dello spettacolo verrà devoluto a Gocce d’Amore Onlus, famosa associazione che opera a Zanzibar da dieci anni.

Il pubblico potrà assistere ad uno spettacolo, non solo fresco e innovativo, che, nel contempo, non trascura la tradizione napoletana. Il costo del biglietto è di 10 euro. Per maggiori informazioni e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri 3663821692, 3342463622 e 3456178220.

sansevero

cappella sansevero

Napoli -All’insegna dell’esoterismo il concerto in programma venerdì 15 marzo, alle ore 18:00 al Teatro Salvo D’Acquisto, in via Morghen, a Napoli, nell’ambito della rassegna Passione Musica, promossa dall’Unione Musicisti e Artisti Italiani.

“Serenata alchemica”, questo il titolo, nasce per onorare due uomini legati alla Cappella Sansevero in modo diverso ma convergente: l’uno perché, nel XVIII secolo, ne fu l’artefice più importante; l’altro perché, a distanza di tre secoli, ne ha studiato le complesse simbologie con amore e passione. Entrambi spiriti elevati. Entrambi iniziati.

Nel 248° anniversario della morte di Raimondo de Sangro e nel ricordo dell’artista e studioso di esoterismo Mario Buonoconto, scomparso nel 2003, lo spettacolo consisterà nella lettura di passi significativi del libro “Viaggio fantastico” di quest’ultimo, interpretati da Martin Rua. Le parti recitate si alterneranno all’esecuzione al pianoforte di Maria Grazia Ritrovato, per fondere musica e parole.

Un concerto che ha il sapore degli alchemici misteri nascosti dal Sansevero nella sua cappella gentilizia e indagati, tra gli altri, proprio dal compianto professore Buonoconto. Un’occasione imperdibile per gli amanti della buona musica e per i tanti curiosi appassionati di esoterismo e misteri.

Reggia Quisisana C/mare

Lo spettacolo “Vesuvius 79 d.C.” organizzato e prodototto dal MAV (Museo Archeologico Virtuale) di Ercolano e dallo  Scabec, verrà allestito presso la splendida cornice della reggia di Quisisana di Castellammare di Stabia.

La rappresentazione verrà allestita presso la reggia stabiese dalla quale si può godere della vista del golfo di Napoli, un panorama mozzafiato tra i più belli del mondo.

L’evento sarà completamente gratuito, ma con prenotazione obbligatoria, e avrà una durata di 20 minuti circa. Dalle 19,30 sarà possibile visitare le bellezze della reggia stabiese e dalle 20,30 inizierà lo spettacolo vero e proprio, durante la quale verranno fatte delle letture di Plinio il Giovane e Tacito, ad opera dell’archeologo Gianmatteo Matullo.

Reggia Quisisana C/mare– Sabato 9 marzo un nuovo appuntamento con “Vesuvius 79 d.C”., lo spettacolo con la ricostruzione in 3d e reading per rivivere la drammatica eruzione che seppellì Pompei ed Ercolano, ospitato in una location d’eccezione: la Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia. Un’iniziativa di OPENartCampania, realizzata dalla Scabec/Regione Campania in co-produzione con il MAV (Museo Archeologico Virtuale di Ercolano) e in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei (MIBAC), il Comune di Castellammare di Stabia e il Parco regionale Monti Lattari.

Costruita nel XIII secolo dagli Angioini, la Reggia di Quisisana divenne presto famosa tra i regnanti per il clima salubre e per lo straordinario panorama sul golfo di Napoli. Si narra che il suo nome viene proprio dall’espressione “Qui si sana” dopo che Carlo D’Angiò qui guarì da una brutta malattia. La Reggia di Quisisana raggiunse il suo splendore in età borbonica.

Il rifacimento del parco all’inglese con grandi viali, scale, fontane e giochi d’acqua che sfruttavano scenograficamente sia la ricca vegetazione delle pendici del Faito che le sorgenti. Era qui che i sovrani trascorrevano le vacanze tra la caccia e il mare.

A partire dalle 19,30 sarà possibile scoprire le bellezze del Palazzo reale di Castellammare e dei suoi reperti storici con la visita guidata a gruppi, di una durata di circa 20 minutiA seguire, alle 20,30 inizierà “VESUVIUS – 79 d.C., l’eruzione raccontata da Plinio”: ricostruzioni digitali e letture dell’archeologo Gianmatteo Matullo delle celebri lettere di Plinio il Giovane a Tacito. Uno spettacolo che trasporterà gli spettatori in una atmosfera emozionante, con suoni e immagini di quel tragico evento del 79 d. C.

L’evento è gratuito, fino ad esaurimento posti.
La prenotazione è obbligatoria via Whatsapp al numero 3511197798 o attraverso la piattaforma di prenotazione online “Eventbrite”. L’iniziativa fa parte di OPENart Campania, il programma contenitore della Scabec, promosso dalla Regione Campania. Tale programma ospita eventi e manifestazioni, dai concerti al teatro, dalle visite guidate alle degustazioni, in musei e luoghi culturali campani. L’intento è quello di valorizzare i siti minori o di far emergere artisti giovani utilizzando sedi prestigiose che facciano da richiamo e da scenografia.

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Assai spesso l’espressione “provocazione” è utilizzata da chi, per nascondere la carenza di strumenti atti a decifrare il contenuto di un’opera, ricorre al più facile degli escamotages: celarsi dietro una parola dall’altisonante impatto morale, dando così l’impressione di avere realmente qualcosa da dire. Ad onor del vero, non sono poche le opere che meriterebbero, oggi, l’utilizzo di tale espressione, visto il numero sempre crescente di realtà che null’altro hanno da offrire al di fuori di una scialba provocazione fine a stessa. Ma non è questo il caso di “Bestie di scene” di Emma Dante, in replica al Teatro Bellini fino al 10 febbraio, per il quale l’espressione “provocatorio” non può che essere sospetta.

Un gruppo di quindici attori si muove compatto, seguendo uno specifico quanto recondito ritmo interiore, diffondendo nella sala un rimbombante trambusto di passi. Questa è la scena che lo spettatore si trova dinanzi agli occhi, a sipario aperto, non appena accede in platea. Sono i primi atti di un cerimoniale che, di li a poco, trasformerà i quindici interpreti in autentiche “bestie di scena”.

Il gruppo si scioglie improvvisamente e gli attori, distaccandosi l’un l’altro, iniziano a correre, entrando ed uscendo sulla scena dalle quinte. Alla fine della corsa, uno ad uno raggiungono la linea di ribalta e si svestono, rimanendo completamente nudi sul ciglio del palcoscenico. Eccole qui, le “bestie di scena”: quindici bipedi inermi e impacciati che furiosamente cercano di nascondere vulve, seni e peni coprendoli con braccia e mani. Con loro, affiora sulla scena la tonalità emotiva fondamentale della pièce: il terror panico dell’attore, costretto a stare in scena senza scena alcuna. Affiora, lo sgomento, nella terribile consapevolezza di non poter elemosinare un applauso interpretando un “ruolo”. Sprovvisto di rappresentazione, il palcoscenico diviene luogo di tremendi conflitti.

Tutto quello che avviene in “Bestie di scena” è custodito, oltreché riscattato, in una palpabile aurea mistica. Basta tale constatazione per risparmiare alla pièce qualsiasi stucchevole rimprovero di “volgarità”, perché l’esposta nudità delle bestie non strizza affatto l’occhio a chissà quale meschina perversione dello spettatore. Al contrario, la nudità si mostra immediatamente nella sua essenzialità, come un principio di purificazione, necessaria per far vivere all’attore la sua iniziazione più radicale: superare gli escamotages dell’attorialità in vista di qualcosa in grado di eccedere il margine rappresentativo. E’ in tale ottica che “Bestie di scena” si mostra tutta la sua innegabile sacralità: provocare la dissacrazione del linguaggio scenico comune, in vista di un linguaggio più puro, fondato al di sopra di qualsiasi dissacrazione.

Ed è proprio in vista di tale dislocazione linguistica che dalle quinte vengono scaraventati sulla scena oggetti disparati, tasselli visibili di uno scacchiere disposto da un impercettibile deus ex machina, che dal buio delle quinte impone agli attori il loro destino. Così, compaiono una tanica di plastica contenente dell’acqua, degli esplosivi, due aste di legno con dei carillon, delle palle, una bambola parlante, una spada, delle noccioline americane e alcune scope. Seguendo le tracce degli oggetti lanciati sulla scena è possibile ricostruire la genesi, il compimento e la conseguente dissoluzione di un mondo, che dai suoi istinti arcaici e primordiali – la necessità del bene primigenio indicato dalla tanica d’acqua, la necessità della protezione dalle insidie del mondo esterno simboleggiata dal fuoco, fin poi alla ineluttabile inclinazione alla guerra rappresentata dalla spada – si sviluppa a scapito di una comunità di bestie il cui vero fine, in realtà, è il superamento di ognuna delle fasi di tale manifestazione.

Tra le varie insidie che provengono dalle quinte, spiccano, per intensità, due momenti specifici. La prima ha luogo quando sulla scena vengono scagliate delle noccioline. Le bestie iniziano a cibarsene, finché uno di loro sembra regredire, nei gesti e nei movimenti, a livello della scimmia. L’animale si muove rozzamente sul palco, emette striduli incomprensibili, si masturba, guarda il pubblico con sfida e gli sputa addosso la poltiglia di noccioline che sta masticando. Poco dopo, anche un’altra bestia sembra impazzire, questa volta donna. Incapace di trovare un equilibrio, diviene improvvisamente rigida e cade da tutte le parti. Una bestia cerca di soccorrerla, impedendo agli altri di sostenere la compagna malata, senza, però, riuscire ad aiutarla. Nell’epopea della microcosmo sociale inscenato, le noccioline e il consequenziale impazzimento delle bestie sembrano una chiara metafora del deserto consumistico, con l’inequivocabile devastazione umana che ne consegue.

Tale metafora sembra essere supportata dalla scena immediatamente successiva, quando sul palco cadono delle scope: con le quali le bestie iniziano a spazzare i gusci delle noccioline accumulati sul palcoscenico. “Spazzare”, nel tentativo di ripulire la comunità dal caos poc’anzi vissuto. Ma lo sforzo è vano, nulla può più redimere l’ordine precedente e allora dalle quinte ricadono violentemente tutti gli elementi comparsi fino a quel momento sulla scena: la tanica d’acqua, il fuoco, la spada, i carillon, le palle, la bambola e tutto il resto. Le bestie impazzano, ognuno con il proprio oggetto. Allegoria del dilagante nichilismo attuale: la comunità rinnega ogni vincolo di omogeneità e si concede alla barbarie.

Nel miasma generale, ecco che dalle quinte sopraggiungono gli ultimi oggetti: un gran numero di vestiti cade a frotte, come pioggia. Le bestie, immobili, guardano gli indumenti che si ammassano sul palco. Non li indossano: voltano le spalle ai vestiti e raggiungono, come all’inizio, il ciglio della scena. Sono davvero nudi, adesso. Nessun gesto convulso cerca di nascondere vulve, seni e peni dietro braccia e mani. La comica epopea della comunità di “bestie di scena” termina con il compimento dell’iniziazione: l’oltrepassamento della rappresentazione mediante l’accettazione della propria essenziale nudità.

Sulla scena, ora, non vi sono né più bestie, né più attori, né più interpreti. Alla nudità essenziale segue la dissoluzione del principio di individuazione: smembrato il soggetto, ciò che resta è qualcosa che è già al di là delle macerie, qualcosa per il quale – probabilmente – non s’intravvede ancora un pubblico al quale mostrarsi.

Piazza San Domenico

Piazza San DomenicoNAPOLI – Dopo gli appuntamenti di gennaio, la rassegna “Napoli città della conversazione” continua nel mese di febbraio con gli ultimi 10 incontri.

Gli appuntamenti avranno sede in alcuni dei luoghi più suggestivi della città partenopea, al fine di instaurare un confronto attivo su temi quali l’architettura napoletana, la storia di Neapolis, il pensiero di Giordano Bruno, l’arte di Giorgio Vasari e l’editoria.

IL PROGRAMMA DALL’8 AL 17 FEBBRAIO

Venerdì 8 febbraio ore 18.30

Gran caffè Gambrinus

La conversazione necessaria

Conversazione ispirata al libro “La conversazione necessaria. La forza del dialogo nell’era digitale” di Sherry Turkle.

Intervengono la scrittrice Antonella Cilento, il prof. Pino Ferraro e Nino Daniele Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli

Info: asessorato.cultura@comune.napoli.it

 

Venerdì 8 febbraio ore 18.00 – 20.00

Fondazione Museo Plart, via G. Martucci, 48

L’origine di Neapolis: Conversazione sulla forma della Città e sulle sue trasformazioni

Illustrazioni e brani dalle pagine del libro “Alle Origini dell’Urbanistica di Napoli”.

Per molto tempo si è pensato che Neapolis fosse nata in modo spontaneo adattandosi al pianoro su cui sorse. Nuovissimi studi urbanistici e storici hanno invece appurato che fu edificata su un preciso disegno di matrice Pitagorica all’interno di un circolo di fondazione con un grande quadrato centrale e con il Tempio dei Dioscuri al centro di questo quadrato e della Città.

Ingresso libero

Info: 338 4029604 | teresatauro10@gmail.com | www.napolipitagorica.it

 

Sabato 9 febbraio ore 10.00 – 12.30

Istituto Diaz, Piazza Bellini

Cortili e portoni

Una rilassante passeggiata tra palazzi civici e aneddoti da raccontare al centro storico di Napoli. Vietato isolarsi con lo smartphone, facciamo amicizia davanti ad un caffè.

Costo: quota associativa 8 euro (gratis sotto i 14 anni) , caffè incluso

Info e prenotazione obbligatoria: info@econote.it (attendere mail di conferma della prenotazione) | www.econote.it

 

Sabato 9 febbraio ore 10.30

Complesso monumentale Sant’Anna dei Lombardi, piazza Monteoliveto n.4

I ricordi di Vasari

Visita guidata al percorso museale della Chiesa di Sant’Anna Dei Lombardi nel ricordo dell’antico Complesso di Monteoliveto e delle sue straordinarie opere, raro esempio di Rinascimento toscano a Napoli. Un focus su Vasari rievocherà, attraverso la lettura dei suoi testi, la storia della realizzazione degli affreschi della Sagrestia Vecchia.

Costo: 7,00 € a persona comprensivo di biglietto d’ingresso al percorso museale, alla Cripta degli Abati e visita guidata – E’ gradita la prenotazione

Info e prenotazione: 0814420039 – 3203512220 | info@santannadeilombardi.it

 

Sabato 9 febbraio ore 11.00 – 13.00

Libreria Vitanova, viale Gramsci 19

I lettori incontrano l’editore e i suoi autori

I lettori incontreranno l’editore Diego Guida della casa editrice Guida e lo scrittore Pier Antonio Toma.

Ingresso libero

Info: salvatore.landolfi39@gmail.com | www.vitanova.bio

 

Sabato 9 febbraio ore 17.30

Spazio Comunale Piazza Forcella

Viene a parlà cu’ ‘a gente ‘e Furcella: e t’accuorge ca Napule è ancora cchiù bella!

“PAESE MIO”. C’era una volta… Napoli a New York

Conversazione-Spettacolo sulle canzoni degli emigranti a New York, a cura di Yvonne Carbonaro. Con la partecipazione dei Fisarmà. Dibattito finale in sala con alcune associazioni operanti a Forcella.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Info: 339.1533960 (solo whatsapp) | info@annalisadurante.it

 

Domenica 10 febbraio ore 11.30

Liutarte, Piazza San Domenico Maggiore

For’ o vascio. Conversazione da basso

Condotto in un “basso” napoletano da Pino Ferraro con la partecipazione del Maestro Gianni Stocco, bassista dell’orchestra del San Carlo.

 

Giovedì 14 febbraio ore 10.30 – 12.30

Sala del Capitolo del Convento di San Domenico Maggiore, vico San Domenico Maggiore 18

Dialoghi filosofici a San Domenico Maggiore – Conversare, Dialogare, Filosofare. Tommaso, Bruno e Campanella tre domenicani a confronto: l’Amore per la conoscenza

A partire dalla lettura di alcune pagine delle opere dei tre grandi filosofi, in uno dei luoghi fondativi della filosofia partenopea, San Domenico Maggiore, saremo guidati tra i sentieri della riflessione filosofica sulla città ideale, oltre il tempo e lo spazio e soprattutto oltre il frastuono assordante della connessione virtuale, per accedere alle profondità dell’anima di Napoli.

A cura dell’Associazione Festival della Filosofia in Magna Grecia in collaborazione con Casa Del Contemporaneo

Costo: quota associativa di € 10.00

Info: 3662750703 | info@filosofiafestival.it | www.filosofiafestival.it

 

Sabato 16 febbraio ore 19.00 (secondo turno ore 20.30)

Convento di San Domenico Maggiore, vico San Domenico Maggiore 18

Fiamme e Ragione

Visita guidata teatralizzata dedicata al filosofo Giordano Bruno, che è stato frate proprio nel Convento di San Domenico Maggiore, in occasione dell’anniversario della sua morte sul rogo di piazza Campo de’ Fiori a Roma avvenuta il 17 febbraio 1600. La visita guidata è articolata su due turni il primo inizia alle ore 19.00, il secondo alle ore 20.30.

Costo: € 15.00

Info e prenotazioni: 3397020849 – 3809049909 | info@nartea.com | www.nartea.com

 

Domenica 17 febbraio ore 17.00

Cortile e Basilica di San Domenico Maggiore

Fuochi di filosofia

Iniziativa organizzata nell’anniversario della morte di Giordano Bruno nel complesso monumentale nel quale il filoso aveva studiato.

ore 17.00 Concerto in Basilica in memoria di Giordano Bruno

ore 18.00 “Non esistono guerre di religione ma solo guerre di interesse” Accensione del Fuoco e parole con Nino Daniele Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e il prof. Pino Ferraro.

NAPOLI – Uno degli spettacoli più attesi della stagione. Dopo il successo de “La scortecata”, martedì 5 febbraio ore 21.00 al Teatro Bellini, va in scena il secondo appuntamento con il teatro di Emma Dante con “Bestie di scena”, in replica fino al 10 febbraio.

La pièce, coprodotta da Piccolo Teatro di Milano, Atto Unico, Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo e Festival d’Avignon, ha suscitato, sin dal suo esordio, stupore e scandalo nella critica internazionale grazie al suo intenso impatto fisico ed emotivo.

Sulla scena quindici attori, senza voce e senza vestiti, che tentano disperatamente di rintracciare e impersonare il proprio personaggio, come delle vere e proprie “bestie di scena”. Il risultato è un’opera complessa, che affonda la propria ragion d’essere in un profondo studio del lavoro dell’attore, dando vita ad uno degli spettacoli più intimi ed importanti della teatrografia della regista siciliana.

«“Bestie di scena” – spiega la Dante – ha assunto il suo vero significato nel momento in cui ho rinunciato al tema che avrei voluto trattare. Volevo raccontare il lavoro dell’attore, la sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna e alla fine mi sono ritrovata di fronte a una piccola comunità di esseri primitivi, spaesati, fragili, un gruppo di imbecilli che come gesto estremo consegnano agli spettatori i loro vestiti sudati, rinunciando a tutto. Da questa rinuncia è cominciato tutto, si è creata una strana atmosfera che non ci ha più lasciati e lo spettacolo si è generato da solo. Per un tempo lungo delle prove ci siamo concentrati sullo sguardo, siamo stati ore a guardarci io e gli attori, loro guardavano me e io li guardavo, senza parlare, senza giudicare. All’inizio erano vestiti, poi in mutande e alla fine nudi. Si sono spogliati piano piano, ognuno col tempo che serviva. Poi, ottenuto ciò che volevo, io spettatrice, colei che se ne sta seduta sulla sedia e guarda, ho cominciato a sentire la pena del mio sguardo, provando uno strano senso di colpa di fronte alla scena nuda e ai corpi nudi. Allora ho chiesto loro di coprirsi occhi, seni e genitali per liberarmi da questo peso. E ho capito che il peccato stava nel mio sguardo, nel mio fissare quei corpi quelle facce, che faceva del male soprattutto a me.»

Lo spettacolo ha una durata di 70 minuti.
Per i prezzi consultare il sito del Teatro Bellini.

La prima cosa che salta all’occhio de “La scortecata” di Emma Dante, in replica al Teatro Bellini fino al 3 febbraio, è la corposità dello spazio scenico, la cui densità sembra esigere dallo spettatore, più che suggerire, un’immediata complicità fisica. Strana constatazione, data l’estrema nudità del palco, costituito da un semplice fondale nero e da poco più di sei oggetti scenici: un castello in miniatura poggiato su un piccolo sgabello, due seggiole di legno, un baule e una porta. Essenzialità smunta, che si rivela allo sguardo del pubblico ancor prima dell’inizio della pièce, a sipario aperto, mentre gli spettatori raggiungono le poltrone.

Una delicata quanto improvvisa oscurità dà inizio ad una violenta dislocazione scenica. Le luci si riaccendono subito dopo, illuminando i due protagonisti: gli incappucciati Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola, seduti sulle piccole seggiole intenti nell’atto furioso di succhiarsi i rispettivi mignoli. Basta l’inaudita semplicità di un gesto così “infantile” (osceno, dunque, come tutto ciò che richiama all’infanzia), a trasfigurare l’anonima scena fin lì contemplata in una esplosione di viscerale fisicità, concedendo al palco, poc’anzi smunto, una densità del tutto diversa.

Presentato per la prima volta nel 2017 in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, la pièce è ispirata alla fiaba seicentesca “La vecchia scorticata” di Giambattista Basile, il decimo racconto della prima giornata de “Lo cunto de li cunti”. Della miracolosa sintesi di commedia e tragedia concepita dal letterato napoletano, Emma Dante ne intensifica la drammaticità, disfacendosi della cornice narrativa dell’opera di Basile e riscrivendone, in parte, il contenuto. L’opera originaria narra la storia di due anziane sorelle, «reassunto de le disgrazie», talmente brutte e sgraziate da vivere isolate in un basso nel giardino del re di Roccaforte. Un giorno, udendo il canto di una delle due sorelle, il regnante si convince che quella voce appartenga ad una vergine bellissima. Desideroso di conoscerla, le dedica dei versi amorosi, senza ricevere risposta.

Adirato, il re sancisce un ultimatum: se entro otto giorni la giovane non si fosse rivelata, egli stesso si sarebbe presentato al suo basso per conoscerla. Udito il progetto del regnante, le due sorelle escogitano un piano: chi delle due, all’alba dell’ottavo giorno, avrebbe presentato il mignolo più liscio, si sarebbe mostrata al re. Giunto il giorno stabilito, la più vecchia, mostrando il dito più bello attraverso il buco della serratura, suscita l’interesse del re, che la implora di lasciarsi ammirare nella sua interezza. Ella, consapevole di non potersi mostrare, lo convince ad accoglierlo di notte: «senza cannela, perché non me sopporta lo core d’essere vista nuda». Il re acconsente, trascorrendo con lei una notte di passione.

Ma subito dopo l’amplesso, accendendo un lumino, il regnante si accorge dell’incedibile bruttezza della donna e, furibondo, scaraventa la vecchia dalla finestra, che resta impigliata nei rami di un albero. Passano lì sette fate, che vedendo un essere così brutto scoppiano a ridere e in segno di compenso per il divertimento suscitato, trasfigurano la vecchia nella giovane più bella del regno. Trasformatasi, la donna si ripresenta al re, il quale, folgorato dalla sua bellezza, la prende in sposa. Al matrimonio è invitata la sorella minore della vecchia che, invidiosa della sua trasformazione, le chiede com’è riuscita a diventare così bella. «Me so’ scortecata, sore mia», risponde lei, convincendola a fare lo stesso, in modo da far uscire la pelle nuova dalla pelle vecchia. La sorella accondiscende: raggiunge un barbiere, gli offre 50 ducati per farsi scorticare e muore dissanguata.

“La scortecata” di Emma Dante s’innesta nell’attesa del fatidico ottavo giorno, in una sospensione estenuante, metafora di un indugio ben più angosciante: quella della morte, della quale l’incontro con il re altro non è che un pretesto atto a stimare l’inconsistenza di giornate tutte uguali. Ore monotone, in cui «’o tiempo nun passà pìù», e sembra aver indossato «’e stanfelle, ‘e scarpe e chiummo per ritardare lo momento che aspetto per mostrale allo re lo dito mio!». La drammaturgia conserva il registro linguistico di Basile e dà un nome alle due vecchie, Rusinella (la maggiore) e Carolina (la minore), affidando i due ruoli femminili ad attori di sesso maschile, rispettivamente, D’Onofrio e Maringola. Tale scelta, prezioso eco alla commedia dell’arte, funge anzitutto da felice espediente per consolidare la narrazione della grottesca esistenza delle due vecchie, la cui regressione ai capricci dell’infantilità, tipica della vecchiaia, viene esasperata nella sua tragicomicità proprio perché affidata, nell’interpretazione, a due maschi.

La pièce s’insinua efficacemente nella favola di Basile, individuandone un’ottima cornice per esibire l’orrore della vecchiaia. Difatti, è la pesantezza della vita giunta al tramonto ciò che Emma Dante porta in scena: l’arrogante e codarda ricerca di una illusione, seppur grottesca, che dia sostegno alla senilità. Ed è proprio in tale necessità che va rintracciata la ragione della densa “fisicità” della rappresentazione, in cui i corpi dei due protagonisti diventano i veicoli essenziali di un dramma preciso: la collisione funesta tra la crudeltà del reale (la vecchiaia) e il conforto dell’illusione (l’attesa del re). I mignoli costantemente succhiati, i movimenti sgraziati delle due sorelle, la mimesi dell’amplesso con il re e l’incontro soave con la fata: sono i corpi gli autentici protagonisti della pièce. La scena deve essere scarna, perché a riempirla è la drammatica intensità fisica di D’Onofrio e Maringola, in grado di rappresentare, simultaneamente, due realtà distinte: quella reale (la vecchiaia delle due sorelle) e quella onirica (l’amplesso con il re e l’incontro con la fata), che condividono il medesimo epilogo: la morte.

Ed è proprio nel compiersi nella morte che si comprende la profonda poesia della scena in cui Carolina, appena trasformata dalla fata, si sveste del suo abito bianco e, rivolgendosi alla sorella, dà sfogo alla propria straziante rivelazione: «io non ci credo più alle favole, Rusinella, mi sono stancata di essere vecchia, non sento più, mi piscio sotto». Ecco il cortocircuito: l’illusione si rivela a se stessa, senza filtri, in tutta la sua drammaticità. Deposto l’abito (o meglio, la maschera) della giovane bella, Carolina comprende l’inevitabile tragedia che si cela dietro il manto dell’illusione. E così il re, il castello, l’amplesso, la fata, la giovinezza, si mostrano per ciò che sono: una bugia, nient’altro che una frivola bugia.

Giunta a tale consapevolezza, Carolina non può che inscenare l’ultimo atto della propria esistenza. Prende per mano Rusinella, si avvicinano al baule e, una volta apertolo, ne cacciano un coltello. «Scorticami da capo a piedi» implora dolcemente Carolina a Rusinella: «così sotto la pelle vecchia esce la pelle nuova». Ecco le ultime parole dell’illusione: la morte, per compiersi, necessita di un’ultima bugia; scorticarsi per far uscire dal corpo vecchio quello nuovo. L’implorazione di Carolina non può non ricordare il celebre monito di Nietzsche: «Dammi una maschera, ti prego, una maschera ancora», a testimonianza dell’impossibilità, per l’uomo, di tollerare la verità.

Rusinella impugna il coltello, lentamente lo innalza al cielo come un prezioso strumento sacrificale e scortica Carolina. Finale di rara ed intensa emotività, suggellato dalle fatidiche note di “Cammina cammina” di Pino Daniele, amarissima poesia sulla vecchiaia, nei cui versi si rivela il dramma essenziale de “La scortecata”: «e cammina, cammina vicino ‘o puorto /e rirenno pensa a’ morte / se venisse mò fosse cchiù cuntento / tanto io parlo e nisciuno me sente». Il pubblico applaude commosso, non potendo fare altro per via della compiuta complicità con la scena.

Visto in superficie, “Elvira (Elvire Jouvet 40)” diretto e interpretato da Toni Servillo, tornato al Teatro Bellini e in replica fino al 20 gennaio, sembrerebbe il compimento di un’esigenza (e di un’urgenza) drammaturgica ben precisa: raccontare il lavoro attoriale, rappresentando l’intimo groviglio di aneliti che scandiscono la vita degli attori e il loro intricato ginepraio di sensazioni che si consuma silenziosamente, nell’atmosfera segreta ed estenuante di un teatro fruito come palco di prova. “Elvira”, dunque, porta in scena ciò che resta costantemente fuori la scena, a luci spente, in una sala priva di pubblico e che, per questo, non lascia alcuna testimonianza di sé al di fuori di quanto custodito dalla memoria degli attori.

L’osservazione non potrebbe essere delle più puntuali, dato che “Elvira” sorge in seno ad una serie di prove teatrali reali, con precisione, quelle che Louis Jouvet tenne a Parigi, all’indomani dello scoppio della seconda guerra mondiale, presso il Conservatorio Nazionale Superiore d’Arte Drammatica. Dalla stenografia di tali lezioni, il drammaturgo francese ha poi sviluppato l’opera “Moliere e la commedia classica” dal quale nel 1986 l’attrice e regista teatrale Brigitte Jaques ha forgiato la drammaturgia di “Elvire Jouvet 40”. Nello stesso anno, Strehler ha inaugurato il neonato Piccolo Teatro Studio di Milano proprio con “Elvira, o la passione teatrale”.

Dal 2016, Toni Servillo porta in scena con successo nei teatri internazionali, la propria interpretazione di tale spettacolo, accompagnato da Petra Valentini, Francesco Marino e Davide Cirri. L’azione scenica si muove in un ampio spazio che coinvolge, oltre al palcoscenico, anche la prima fila di poltrone e i corridoi laterali e centrali della platea, al fine da ricreare la percezione spaziale di un teatro adibito a spazio di prova. Con fedele andamento cronologico, i quattro attori riproducono le sette lezioni di Jouvet (interpretato da Servillo) sul “Don Giovanni” di Molière. Nello specifico, le prove affrontano lo studio della scena in cui Elvira tenta di dissuadere Don Giovanni dalla propria esistenza licenziosa, scandita da azioni di sfrenato edonismo.

“Elvira” si presenta, pertanto, come un autentico studio di filologia del sentimento teatrale, in cui il maestro Servillo, nei panni di Jouvet, cerca di istruire l’allieva Claudia (Petra Valentini) che interpreta Elvira, spronandola ad esprimere nella propria recitazione la medesima purezza e intensità della passione d’amore del suo personaggio nei riguardi di Don Giovanni. Il mentore lavora costantemente a tirar fuori in lei un’emotività che, a suo dire, l’attore deve essere in grado di vivere sulla scena piuttosto che, meramente, interpretare: «Io non chiedo niente a questo pezzo, io chiedo che l’attrice che me lo reciti, me lo reciti all’altezza del testo, ma con tenerezza, radiosamente». Ciò è possibile, spiega sempre Servillo, solo imparando a sentire, piuttosto che a leggere, la pagina di Molière, cercando di assorbirne la vibrante corda emotiva sottesa al testo.

La pièce, dunque, si presenta come l’atto di iniziazione di Claudia, al fine di far rivivere nella sua voce e nei suoi gesti la medesima grammatica di tenerezza e radiosità del personaggio di Molière. Iniziazione che si consuma nell’incontro tra i due protagonisti, un dialogo a due tra maestro e allieva scandito in un confronto denso e formativo. Uno scambio sì profondo, ma che in più momenti sembra dar vita ad una interpretazione priva dell’essenziale erotismo pedagogico indispensabile per infondere quel realismo emotivo che la drammaturgia stessa pretende di mostrare. Ciò che risulta stridente rispetto alle ambizioni dello spettacolo, è proprio l’interpretazione di Servillo: nelle vesti di un maestro che, cercando di spiegare il modo in cui Claudia debba sentire l’emozione vissuta di Elvira al cospetto di Don Giovanni, svolge invece la sua prova in modo didascalico, dottrinale. La sua interpretazione sembra infondere la pedanteria di un maestro qualunque, piuttosto che l’intima sensibilità psicologica di un mentore di teatro. Alla pièce, pertanto, sembra mancare la necessaria sospensione erotica (da intendersi esclusivamente in senso greco), ovvero l’urgenza di “scrivere nell’anima di una persona” per parafrasare le eterne riflessioni dei dialoghi erotici di Platone. La suddetta mancanza potrebbe correre il rischio di rendere meno plausibile del dovuto la recitazione di Servillo, nei cui gesti sembra non avere l’esigenza di “scrivere autenticamente” nell’animo dell’allieva Claudia e, anzitutto, degli spettatori.

Il pubblico, però, sembra non accorgersi della lacuna erotica e acclama i protagonisti con soddisfazione, a giudicare dagli applausi fragorosi alla fine dell’esibizione. Tale effetto, potrebbe fungere da ottimo spunto per una indagine sociologica sulla tipologia di pubblico che, ai nostri giorni, è solito frequentare il teatro. Una sala affollata, probabilmente perché il nome della celebre attore offre alla pièce la sua garanzia di “prodotto culturale d’alto livello”, risultato garantito grazie al quale il pubblico potrà compiacersi abbastanza del suo interesse nei riguardi dei nuovi prodotti culturali del momento. E’ legittimo indagare, però, l’eventuale consistenza di tale impressione, domandando quanto è responsabile, l’eccesiva fiducia riposta nel gran nome dell’attore, dall’esimersi da una considerazione più profonda (e probabilmente anche più sincera) in merito non solo alla prova di Servillo ma anche, e soprattutto, in merito al modo in cui oggi il “pubblico” è solito rapportarsi nei riguardi della cultura. C’è il rischio, per uno spettatore forse fin troppo abituato (e limitato) alla celebrazione del grande nome, che un’osservazione di tal fatta possa essere del tutto elusa, tacciando di insensibilità artistica chiunque ponga una critica del genere. Eppure, l’impressione qui posta, sembra essere giustificata da una riflessione che lo stesso Jouvet esprime nel corso della rappresentazione: «Ci sono quegli attori che si fanno precedere dal personaggio, loro arrivano dopo un po’, quelli che arrivano prima loro e poi il personaggio se arriva, arriva».

NAPOLIToni Servillo torna al Teatro Bellini con “Elvira (Elvire Jouvet 40)”, in scena dall’8 al 20 gennaio. L’attore napoletano, accompagnato da Petra Valentini, Francesco Marino e Davide Cirri, interpreta la celebre drammaturgia “Elvire Jouvet 40” di Brigitte Jaques,  ispirata all’opera “Moliere e la commedia classica” di Louis Jouvet.

La pièce, che torna a Napoli dopo un’acclamata tournée sui palcoscenici di tutto il mondo,  porta sulla scena il ciclo di sette lezioni teatrali che Louis Jouvet tenne nel 1939, agli albori della seconda guerra mondiale, sul “Don Giovanni” di Molière presso il Conservatorio Nazionale Superiore d’Arte Drammatica di Parigi. Con precisione, lo spettacolo analizza la costruzione attoriale di una delle pagine più memorabili del testo molieriano, quella in cui Elvira tenta di dissuadere Don Giovanni dalla propria vita dissoluta.

«Elvira – spiega Toni Servillo – porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio con un maestro e un’allieva davanti a un sipario tagliafuoco che non si alzerà mai, un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio. Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di assistere ad una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta. Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur e dice precisamente: “il comédien è per così dire il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega sé stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi».

Lo spettacolo ha una durata di 1h e 20m.

Per i prezzi consultare il sito del Teatro Bellini.

 

X Factor, il talent musicale più famoso d’Italia, è arrivato anche quest’anno alla sua serata conclusiva. Questa sera andrà in onda su Sky Uno la finale dove si decreterà il vincitore fra i quattro concorrenti in gara. Due di questi talenti sono di origine napoletana. Il primo è Marco Anastasio, originario di Meta di Sorrento, che partecipa nella categoria Under Uomini, capitanata da Mara Maionchi, la seconda è Naomi Rivieccio, soprano napoletana, nella scuderia Over di Fedez.

In un precedente articolo abbiamo raccontato la storia e le aspirazioni di entrambi i concorrenti nostrani. Gli altri due finalisti sono Luna Melis, per gli Under Donne, ed i Bowland per i Gruppi.

La finale sarà composta da varie manche a eliminazione. Durante la prima tutti i finalisti si esibiranno insieme a Marco Mengoni. Dopo queste prime quattro esibizioni un concorrente verrà eliminato. Nella seconda manche, invece, i tre talenti rimasti presenteranno un medley, un best of, di tutte le canzoni che hanno cantato nel corso del programma: se dovesse passare Anastasio porterà  “Se piovesse il tuo nome”, “Generale” e “The Wall”; Naomi invece “Bang Bang”, “Look at me now” e “Never enough”. Anche dopo questa fase ci sarà un’eliminazione.

L’ultima manche vedrà i due finalisti scontrarsi cantando l’inedito, ovvero la canzone scritta da loro o per loro e mostrata per la prima volta nel corso del programma: le canzoni sono già trasmesse in radio e disponibili su Spotify, dove, quest’anno, stanno registrando numeri record. L’inedito di Anastasio è “La fine del mondo”, quello di Naomi “Like The Rain (Unpredictable)”.

La finale verrà trasmessa in diretta stasera, 13 dicembre, a partire dalle 21:15 su Sky Uno, canale 108. Sarà possibile vederla anche senza disporre della TV a pagamento su TV8, canale 8, o su Cielo, canale 26. Sarà inoltre disponibile in streaming su Now TV.

“Secondo me la luna è la spiaggia dell’universo e in spiaggia si possono fare tante cose: l’avventura, la vacanza, l’incontro, la festa, farsi seppellire fino al collo, fare l’amore, trovare o cercare perlomeno un tesoro, scrivere delle cose che si cancellano e si possono leggere da molto lontano – ha dichiarato il rapper – Si può giocare con gli aquiloni, prendere il sole e si può soprattutto ballare”.

Sono queste le prime dichiarazioni, via Facebook, rilanciate da quel grande comunicatore che è Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, al ricordo delle immagini dello sbarco lunare, per presentare quello che sarà il suo prossimo, innovativo e suggestivo progetto.

A poco più di un anno dall’uscita di “Oh, vita!”, album di successo prodotto da Rick Rubin, una turnèe di oltre cinquanta date e mezzo milione di spettatori in giro per la penisola e dopo lo straordinario abbraccio del San Paolo per il caloroso ricordo- omaggio a Pino Daniele, l’artista tornerà a calcare i palchi, però stavolta di sabbia .

Parliamo dell’annuncio del “Jova Beach Party” dove, il rapper e cantautore, si cimenterà nella rivalutazione festosa delle coste italiane, con un tour estivo che toccherà le spiagge, il grande patrimonio forse troppo sottovalutato del nostro paese, e non poteva mancare certo la Campania tra le tappe rappresentata da Castel Volturno.

“Siamo fieri e orgogliosissimi di questo grande risultato: Castel Volturno – ha dichiarato la Consigliera comunale Stefania Sangermano, delegata per l’evento – è stata scelta da un artista internazionale, un grande italiano, che ha voluto omaggiare questa terra con un grande evento, unico nel suo genere, una rivisitazione dell’idea di concerto e spettacolo: la spiaggia si trasformerà infatti in un grande villaggio, ricco di momenti e magia, dando agli spettatori l’idea di partecipare a una giornata di intrattenimento senza fine”.

“Si tratta di un format completatemene nuovo – ha dichiarato Anastasia Petrella, Assessore all’Ambiente– “che avrà, in primis, un forte segnale ambientalista: come lo stesso Jovanotti ha dichiarato la spiaggia sarà più pulita di come l’avranno trovata. E questo per noi è un messaggio di straordinaria portata: il tesoro è sotto i piedi”.

“L’attrattività del nostro territorio è nota – ha dichiarato invece il Sindaco, Dimitri Russo con Jovanotti abbiamo fatto un salto, che riconosce il buon lavoro fatto da questa Amministrazione, e la percezione che la Città ha oggi negli occhi di grandi artisti del nostro tempo”.

Il tour vedrà il via da 6 Luglio da Lignano Sabbiadoro con tredici concerti, la data casertana è prevista per il 13 Luglio, con il lavoro alla mediazione di Veragency, la location scelta è quella Flava Beach (Lido Fiore). Il costo del ticket, già disponibile su Ticketone è di 59,80 euro, gratis invece per i bambini fino ad 8 anni.

Uno degli intenti, sottolineato dallo stesso protagonista nonché fervente ambientalista, lasciare le spiagge ancora più pulite di come sono state trovate. Quindi una vera missione, non solo festaiola, ma anche di vera e propria riqualificazione di certi territori forse un po’ troppo spesso lasciati al loro destino e non è detto, quindi, che il futuro, non solo musicale, possa ripartire dal mare.

L’arena del Negombo di Ischia riaprirà dopo due anni. Non poteva mancare un ospite d’eccezione per questo straordinario evento: Biagio Izzo è stato convocato e ha risposto presente. L’attore napoletano si esibirà in una delle location più belle dell’isola. L’11 agosto Biagio con la commedia “Autovelox” sarà pronto ad allietare tutto il pubblico pagante. L’apertura dei cancelli è prevista per le ore 21, lo spettacolo invece avrà inizio alle 22:30.

L’arena del Negombo è situata nel cuore di un parco con vista mozzafiato sulla Baia di S. Montano. Questa ha visto, nel corso dei decenni, tantissimi artisti di fama nazionale e internazionale. I biglietti per la commedia di Bigio Izzo sono disponibili sia nei tanti punti vendita presenti sull’isola sia alla biglietteria del Negombo che in quella del Palapartenope.

Il costo è diviso per settori: I SETTORE: €37,00+€3,00; II SETTORE: €32,00+3,00; SETTORE LATERALE DESTRO: €27,00+€3,00; SETTORE LATERALE SINISTRO: €27,00+€3,00; SETTORE DISABILI: €27,00+€3,00. Per info e biglietti: 081 570 0008 – 327 384 8740 – 339 457 6066; biglietteria@palapartenope.it.

Dal 19 luglio 2018 partirà la rassegna “Le Sere d’Estate” in Villa Floridiana a Napoli con concerti e spettacoli pronti ad arricchire l’estate culturale all’ombra del Vesuvio. La manifestazione, a cura di Pro Cultur – Nuovo Teatro San Carluccio, si chiuderà il 29 settembre 2019 con il Premio Masaniello – Napoletani Protagonisti, che da anni si prefigge l’obiettivo di interpretare, salvaguardare, assimilare, consolidare il patrimonio storico ed artistico partenopeo.

Location particolare delle serate sarà l’ampio spazio antistante il Museo Duca di Martina. Il primo evento in programma, giovedì 19 luglio alle ore 20:00, sarà “Il bel canto“: concerto dedicato al repertorio delle romanze da salotto dell’Ottocento, alle più belle arie operistiche ed alle canzoni classiche napoletane.

Prezzi dei biglietti: 10 euro + 2 di eventuale prevendita. Per maggiori info cliccare qui.

Per ulteriori informazioni e aggiornamenti visitare la pagina Facebook dell’evento, cliccando qui.

Di seguito la locandina con il programma completo di “Sere d’Estate in Villa Floridiana”:

okdoriafest 2018Dal 29 giugno al 4 luglio, Okdoriafest, la Festa della Birra più grande e partecipata della Campania, offrirà gratuitamente una serie di concerti e di divertimenti di altissima qualità presso il Parco Urbano di San Marzano sul Sarno. Sei grandi concerti gratuiti. Sul palco grandi nomi della musica Edoardo BennatoEnzo AvitabileAndrea SanninoLa MascheraTony Tammaro e Gerardo Amarante con gli Spaccapaese.

Oltre ai concerti tanti gli stand dedicati al food con specialità innovative e piatti della tradizione, il tutto accompagnato dalla grande protagonista della festa: la birra, disponibile in ben 30 varianti. Il divertimento è assicurato anche dalle tante simpatiche attrazioni. Disponibile lo spazio per i bambini, i servizi navetta e numerosi parcheggi. Il programma dei concerti è fittissimo, ogni sera un ospite diverso. Tutti i concerti si terranno dalle ore 21:00 alle ore 23:30.

Il programma:

Venerdì 29 giugno – Andrea Sannino
Andrea Sannino sarà ospite la prima serata di Okdoria 2018! Il cantastorie degli amori più belli, con la sua “Abbracciame” è arrivato dritto al cuore di tutti e ha ispirato le migliori dediche, persino i calciatori del Napoli che l’hanno ascoltato prima di ogni partita, Mertens su tutti!

Sabato 30 giugno – La Maschera
La band La Maschera sarà protagonista la seconda serata di Okdoria 2018! Il gruppo napoletano che canta la bellezza e le contraddizioni di Napoli, dallo stile impegnato ma allo stesso tempo leggero, e un solo pensiero fisso: LA MUSICA!

Domenica 1 luglio – Tony Tammaro
Tony Tammaro sarà l’ospite della terza serata di Okdoria 2018, on la sua felpa “se sceta ‘e quatt ‘a matin, e cocc vot pur ‘e quatt a dieci!”

Lunedì 2 luglio – Gerardo Amarante e gli Spaccapaese
Il quarto artista è un veterano dell’Okdoriafest, una pietra miliare della musica popolare campana scanzonata e spregiudicatamente ironica! Gerardo Amarante e gli Spaccapaese si esibiranno durante la quarta serata di Okdoriafest 2018!

Martedì 3 luglio – Edoardo Bennato
La punta di diamante dell’edizione 2018 è proprio lui: la voce più rock e travolgente della musica italiana, l’unico e intramontabile Edoardo Bennato! Le sue canzoni “dipingono” storie di vita quotidiana, fatte da buoni e cattivi, tra sogno e realtà! E noi non vediamo l’ora di ballare, sudare e scatenarci sull’onda d’urto del suo rock!

Mercoledì 4 luglio Enzo Avitabile (Official) e i Bottari
Enzo Avitabile (Official) e i Bottari saranno presenti durante la serata conclusiva di Okdoria 2018!  “Chiamateci superstiziosi, definiteci ripetitivi… Ma siamo semplicemente innamorati del suo sound, come voi! Il quinto artista è la sintesi perfetta del nostro festival: energia libera, positività ed entusiasmo! Il Padrino della festa non può mancare, perché senza il Maestro non è Okdoriafest!” – dicono gli organizzatori.

Per tutte le info potete consultare il sito Okdoriafest.it oppure la pagina Facebook Okdoriafest “Festa della Birra”

Per arrivare ad Okdoriafest:
Per facilitare l’arrivo nell’area di parcheggio (Area PIP Agro), abbiamo preparato degli itinerari per Google Maps da seguire con il proprio smartphone. Nell’area di parcheggio ci sono due punti dove prendere la Navetta che conduce all’ingresso del BEER PARK. Le strade di parcheggio distano circa 2 km (20 minuti a piedi) dal BEER PARK

Per chi proviene da Napoli (via A3) -> https://goo.gl/maps/baLr3MbiiAw

Per chi proviene da Salerno (via A3) -> https://goo.gl/maps/ftnumX9KJDn

Per chi proviene da A30, uscita consigliata Nocera-Pagani -> https://goo.gl/maps/eA435HzrZH52

Per chi proviene da SS268 -> https://goo.gl/maps/mDsvmqWBih42

Punto Navetta 1 -> https://goo.gl/maps/crhcmExuqGC2

Punto Navetta 2 -> https://goo.gl/maps/GTJfNHx6YML2

Punto Navetta 3 -> https://goo.gl/maps/akwtKshYmHC2

tammurriata

tammorre

Dal 21 al 24 giugno 2018 andrà in scena il primo Festival della Musica popolare del Sud Italia, organizzato dal Museo e Real Bosco di Capodimonte. Un evento unico nel quale scoprire le tradizioni, i suoni e le danze del mezzogiorno d’Italia. Il festival vedrà partecipazione di Peppe Barra in qualità di direttore artistico.

Dal 21 al 24 giugno 2018 le tradizioni, i suoni e le danze del Mezzogiorno d’Italia saranno i protagonisti del primo Festival della Musica popolare del Sud Italia organizzato dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, con la direzione artistica di Peppe Barra in collaborazione con Antonio Acocella, direttore del Centro di Cultura popolare del Mediterraneo, il coordinamento di Aurora Giglio, presidente dell’associazione MusiCapodimonte e il sostegno della Regione Campania nell’ambito delle iniziative Carta Bianca nel Bosco.

Si potranno ascoltare dal vivo le principali compagnie di canto popolare della Campania, della Calabria e della Puglia. Un evento utile anche per chi vuole avvicinarsi a questa particolare arte. Per l’occasione, infatti, si terranno delle lezioni totalmente gratuite dove si potrà imparare a ballare la tarantella calabrese, la pizzica tarantata e le tammurriate campane (Cellaio, ore 17.00).

Ma anche seminari e workshop per approfondire l’ampio mondo delle tradizioni popolari del Sud Italia con le voci più autorevoli del settore. Una vera e propria indagine etnomusicologa per una piena consapevolezza dell’immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla musica popolare nel Sud Italia. Ecco il programma nel dettaglio del Festival della Musica popolare del Sud Italia, giorno per giorno.

IL PROGRAMMA

Giovedì 21 giugno 2018

ore 16.00 (Cellaio) – incontri culturali
Suono di famiglia. Memoria e musica in un paese della Calabria grecanica
a cura del prof. Antonello Ricci, antropologo e musicista e Mimmo Morello, polistrumentista

ore 17.00 (Cellaio) – stage di danza
Tarantella Calabrese
con Alessandra Mariano e Mimmo Morello

ore 20.00 (Area Concerti) – musica live
Calabria
Mimmo Cavallaro

 

Venerdì 22 giugno 2018

ore 16.00 (Cellaio) – incontri culturali
Dal tarantismo al Neotarantismo
a cura della dott.ssa Maristella Martella, danzatrice-coreografa

ore 17.00 (Cellaio) – stage di danza
Pizzica tarantata
con Maristella Martella

ore 20.00 (Area Concerti) – musica live
Puglia
I Cantori di Carpino

 

Sabato 23 giugno 2018

ore 10.00 – Cellaio (stage di danza)
Baby-Folk
con Raffaella Vacca
Primo approccio alle danze popolari (dedicato ai più piccoli)

ore 11.00 (Cellaio) – incontri culturali
Presentazione libro
“Storia della canzone Napoletana” – I° volume – edizioni Neri Pozza Milano
Incontro con l’autore
Prof. Pasquale Scialò

ore 16.00 (Cellaio) – incontri culturali
Il canto e ballo sul tamburo tra fonti storiche, stili areali e processi di trasformazione
a cura del prof. Raffaele Di Mauro, etnomusicologo e prof. Ugo Vuoso antropologo

ore 17.00 (Cellaio) – stage di danza
Tammurriate campane
con Maria Grazia Altieri

ore 20.00 (Area Concerti) – musica live
Campania
‘O Lione e paranza
Mimmo Maglionico
Orchestra Tammorre e putipù
Marcello Colasurdo

 

Domenica 24 giugno 2018

ore 10.00 – Cellaio (stage di danza)
Baby-Folk
con Raffaella Vacca
Primo approccio alle danze popolari (dedicato ai più piccoli)

ore 11.00 (Cellaio) – incontri culturali
“Grammofoni e vecchi vinili” – ascolto guidato di rari dischi in vinile a 78 giri
a cura del collezionista avv. Teodoro Cicala

dalle ore 17.00 (Area Concerti) – musica live
Tammorre al bosco…in libertà!
Suddaria
chiamano a raduno tutti coloro che vorranno suonare e danzare…in libertà.

ore 16.00 (Cellaio) – incontri culturali
Il Museo Etnomusicale, i suonatori e la tarantella di Montemarano
Introduce Luigi D’Agnese ricercatore etnografico e fondatore del museo

 

INGRESSO LIBERO
Seminari e stage di danze popolari sono a titolo gratuito ma è necessaria la prenotazione al numero +39 347 310 68 04
Fb MusiCapodimonte

 

La storia bussa alla porta a Marigliano. Da oggi fino al 27 maggio 2018 per le strade del comune nel Napoletano si terrà l’VIII edizione di Gens Mariliani, una rievocazione storica con suggestive scenografie e costumi d’epoca.

L’evento è organizzato dall’associazione culturale Pan Polis. L’obiettivo è quello di ricostruire e riproporre le gesta di Braccio da Montone e di Annecchino Mormile. 

I due si affrontarono nella battaglia e nell’assalto al castello del 1421, consentendo alla Regina Giovanna II D’Angiò la conquista del Ducato di Marigliano. Nei tre giorni della rievocazione storica ci saranno tantissime attività tra cui: rappresentazioni teatrali; banchi gastronomici e di artigianato locale; tanta musica e giochi di luci.

Stasera alle h 20:30 nel cortile del palazzo comunale ci saranno i fantastici Tableaux Vivants; sabato 26 Maggio ci sarà la sfilata che vedrà anche i famosi i Trombonieri Senatore e gli armigeri giallo-neri che parteciperanno al corteo storico che attraverserà le vie del borgo, infine la grande esibizione terminerà con l’assalto e la conquista del Castello Ducale costruito nel XII secolo.

Nelle vie del centro, grazie alle collaborazioni tra scuole, istituzioni, enti e associazioni del territorio, è stato realizzato un antico borgo Medievale fatto di botteghe e locande dove si svolgeranno le rievocazioni. Infine, in questa 8° edizione di  Gens Mariliani saranno impegnati ben settecento figuranti che trasformeranno il centro storico di Marigliano in un suggestivo borgo d’epoca.

(Qui il programma completo)

Il sindaco del Rione Sanità

Il sindaco del Rione SanitàSi comincia tra gli spari di un duello in pieno stile far west urbano e si continua con un crescendo, l’anima è smossa tra silenzi assordanti che infrangono corpi che s’affrontano, faccia a faccia poderosi e il fiato spesso manca nel minimalismo oscuro che corrode l’umana morale nell’eterna contesa tra il giusto e sbagliato, tra “l’ommo onesto” e quello disonesto.

Nel mezzo ci passano quasi due ore di palcoscenico in cui la compagnia Nest (Napoli teatro est) affiancata da attori come Massimiliano Gallo e Giovanni Ludeno raccolgono l’eredità del lascito enorme di Eduardo De Filippo nell’opera che fu nella raccolta de “Cantata dei giorni dispari”, ma non solo, non è un passaggio passivo di testimone della cultura del teatro di tradizione ma vera e propria sfida, rielaborazione in piena contemporaneità, della compagnia che vede alla regia Mario Martone ( “Morte di un matematico napoletano”, “Il giovane favoloso” oltre che la nascita di “Teatri Uniti”).

L’epopea di questa divinità pagana che è Antonio Barracane, boss e un po’ guappo d’altri tempi, stavolta non più anziano caratterizzato dal volto di Eduardo ma splendidamente interpretato da Francesco Di Leva, fautore di consigli, decisioni ma anche vita e morte nel susseguirsi di vicende umane che gli si consumano intorno, tra l’oscurità spoglia, quasi asettica (tutto è illuminato da luci a neon) dell’abitazione di Terzigno (un po’ una Sant’Elena da esilio napoleonico) dove si rifugia, al ritorno nella casa alla Sanità, decisamente più barocca, dove si svolgerà l’ultima parte della messa in scena che culminerà con una profanamente e meravigliosa scena da “ultima cena”, Giuda siederà al suo fianco ma ovviamente non vi sveliamo niente.

Questa opera merita di essere vista, non soltanto perchè ha avuto il placet di Luca De Filippo prima delle sua dipartita, non soltanto perchè l’opera straordinaria che la compagnia Nest opera, a livello sociale, nella periferia est di Napoli andrebbe supportata, ma perchè l’opera vive di atmosfere crude e apocalittiche, nella freschezza dei nuovi codici da “sistema” di rione ma con crisi identificative che affliggono l’uomo da sempre, animale incorruttibile ma spesso con un prezzo, l’uomo dio di se stesso lacerato tra codici d’onore e la famiglia sopra ogni cosa.
Opera saggia e opera giovane, opera di riflessione e opera che resta.

Ricordiamo che lo spettacolo replica al Teatro Bellini (Via Conte di Ruvo, 14) fino al 18 Marzo.
I prezzi oscillano dai 18 ai 32 euro e ricordiamo la promozione che mette a disposizione il teatro per i ragazzi fino a 29 anni con biglietto a 15 euro per qualsiasi settore e serata.

Sala Locomotive Museo Ferroviario di Pietrarsa

Portici – Sabato 10 marzo 2018, alle ore 20,00, presso il Museo di Pietrarsa ci sarà l’apertura serale per un evento in cui la storia della Ferrovia, tra locomotive e carrozze d’epoca, si intrecciano con la tradizione napoletana.

I BINARI DEL TEMPO, è un evento che unisce la visita serale della collezione del Museo e della nuova mostra “Il sogno di Bayard”, curata dall’Arch. Annunziata Cantile e dedicata alla prima ferrovia in Italia, la Napoli-Portici con guide d’eccezione in abiti d’epoca.

In serata, l’Associazione di promozione sociale I LAZZARI, presenterà la TOMBOLA STORICA del 1734 in abiti d’epoca su testi dal ‘200 all’800, adattati e riscritti da Davide Brandi, presidente della stessa associazione.

La tombola storica del 1734 si rifà all’antica smorfia dell’epoca borbonica in cui l’associazione dei numeri ai simboli, si differenziava in modo chiaro e rievoca un viaggio nel tempo davvero interessante. Per esempio, nell’attuale tombola il numero 1 simboleggia l’Italia, ma nel 1734 rappresentava ‘O Sole ‘e Napule.

All’evento sono state invitate personalità dello spettacolo, delle istituzioni e del mondo diplomatico.

Per informazioni e prenotazioni basta contattare il numero : 331 89 23 006

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