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Le 10 cose da non dire mai ad una napoletana nel corteggiamento

A Napoli si chiama Posteggia. L’arte di avvicinare una ragazza, trovare il modo di attaccare bottone e iniziare il corteggiamento. Detto così sembra un processo lungo e improbabile, ma se il soggetto è abbastanza capace, allontanandosi dalla sagra della banalità, allora possono essere sufficienti pochi minuti. Come in ogni parte del mondo. Del resto, cambiano i nomi delle parole, ma le dinamiche relazionali sono più o meno le stesse. Tuttavia, si sa, non si possono dire le stesse cose a tutte le donne (cioè le donne lo sanno, gli uomini no). Per ogni donna, vi è un approccio diverso. E, spesso, il contesto territoriale e culturale influisce molto. Certamente, senza generalizzare. Ma… in linea di massima, ecco le cose da non dire ad una napoletana durante la fase di corteggiamento (leggi attentamente, se sei forestiero.)

  1. Non dire mai ad una napoletana che la tua partner ideale è un po’ donna e un po’ mamma, proprio come… se stavi per dire come le donne del sud, fermati subito e fatti lobotomizzare, per eliminare quello stereotipo di donna meridionale che circola nella tua testa: la donna che adora essere materna con il proprio uomo, andando, di tanto in tanto, a lavare i vestiti al fiume con la cenere e il sapone fatto in casa. Sappi che a noi piace bere la Peroni sulla pizza.
  2. Non dire mai ad una napoletana “ok, sono 7 euro e 50 a testa”. No, non è che siamo tirchie. Ma nonostante l’emancipazione e il superamento di certi schemi atavici… al primo appuntamento adda pavà l’ommo. Si, si tratta di incoerenza, ma è così. È una cosa che deve essere accettata e non discussa. Come quando ti abboffi di struffoli a Natale, anche se sai del possibile coma glicemico.
  3. Non dire mai ad una napoletana che ti piacciono le donne magre. Se lei è magra è solo per miracolosa eredità genetica, o per botta di culo di incerta provenienza. Tra frittatine, casatiello, pizza on the road e vino c”a percoca….qualche chilo in più è sempre in agguato. Come i venditori dei contratti telefonici che, pur di farsi aprire, bussano alla porta vestiti da zampognari.
  4. Non dire mai ad una napoletana che sei juventino. Questo era presente anche nel precedenteLe 10 cose da non dire mai ad un napoletano, anzi facciamo 11″, ma è bene ripeterlo e sottolineare che vale per tutti i partenopei, indistintamente da sesso, religione, età e lunghezza della basetta.
  5. Non dire mai ad una napoletana che adori i cibi precotti, tipo i 4 salti in padella. Se c’è un credo fondamentale che seguiamo in cucina, dopo l’agonizzante e sacra cottura del ragù, è il totale disprezzo per i piatti di pasta precotti. Far soffriggere l’aglio con due pomodorini è questione di pochi minuti: lo stesso tempo che impieghiamo ad innamorarci di Reina, quando si toglie la maglietta.
  6. Non dire mai ad una napoletana che non ti piace quando qualcuno parla in dialetto (che poi il Napoletano è una lingua). Di qualunque estrazione sociale e culturale faccia parte la donna con cui stai parlando, sappi che amerà usare il napoletano. Vi dirà per esempio ” ‘A carne ‘a sotto e ‘e maccarune ncoppa” quando scoprirà che vi fate la ceretta completa prima di agosto.
  7. Non dire mai ad una napoletana che ha due stelle al posto degli occhi. Basta, veramente. Per decenni queste migliaia di stelle sono state tolte dal cielo del lungomare e trapiantate negli occhi di queste donne. Ma potete trovare tutti i dettagli nel manuale “Come abbuscarti una femmina nel traffico di Mergellina, anche se i tuoi amici hanno le sembianze dei taralli n’zogna e pepe”.
  8. Non dire mai ad una napoletana che non sa fare il caffè. Che, in effetti, potrebbe essere una verità, poiché la preparazione del caffè è una forma d’arte, ma è anche un rituale al quale siamo profondamente legate. E sotto sotto, ci pigliamo collera se siamo impedite. Quindi, mentite! Che è la cosa che vi riesce meglio dopo perdere la bolletta la domenica.
  9. Non dire mai ad una napoletana che non ti piacciono le famiglie numerose. Tienilo per te. Non lo sai, ma potresti ritrovarti a passare le feste di Natale a tavola con 35 persone semi-sconosciute, che si chiamano tutte allo stesso modo, con accorgimenti distintivi (Maria piccola, Maria di Giorgio, Maria bionda, etc…). Si narra di gente che, in ufficio, il giorno dopo è stata licenziata per aver chiamato il capo Maria la riccia e avergli chiesto un altro roccocò, se possibile.
  10. Non dire mai ad una napoletana che ti so’ sempre piaciute le napoletane! Storicamente abbiamo affrontato francesi, spagnoli, austriaci e i magliari di tutte le province (generalmente, venditori di corredi di biancheria intima), pertanto non puoi fare il “commerciante” con noi, soprattutto adoperando i concetti standard della compiacenza. Sii te stesso, senza diventare il surrogato del tuo profilo Facebook.