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Sanniti, il popolo del Sud che umiliò la potente Roma

I sanniti erano una popolazione che occupava gli appennini meridionali, il loro nome è dato dal termine con il quale queste genti, in lingua osca (un idioma dei popoli italici), definivano la loro terra, “Safinim”, con il quale identificavano una grossa porzione di terreno a cavallo tra Campania, Basilicata, Puglia, Molise e Abruzzo. I sanniti erano organizzati in leghe, che si confederavano al fine di confrontare il crescente espansionismo Romano.

Al tempo della così detta “prima guerra sannitica” (343 a.C.) i Sanniti stavano lentamente espandendosi verso le fertili coste della Campania, al punto da prendere di mira Capua. Al tempo era una florida città del sud Italia, già sotto osservazione da parte dei Romani. Quando i Sanniti la conquistarono, gli abitanti di Capua chiesero aiuto al Senato romano, che mandò immediatamente l’esercito.

La prima delle tre guerre sannitiche si concluse con un nulla di fatto, i Sanniti furono costretti a lasciare Capua, ma non rinunciarono a quelle terre fertili della Campania che tanto gli erano care. Una seconda guerra sannitica si scatenò di lì a pochi anni, quando i Romani fondarono una città in territorio sannita. L’apertura delle ostilità coinvolse la città stato di Neapolis, secondo quanto raccontato da Tito Livio, i Romani, nell’ambito della seconda guerra sannitica, marciarono su Napoli per stabilire una testa di ponte al loro esercito, ma i Sanniti, venuti a sapere della circostanza, si unirono ai Nolani in difesa della città (supportati dal partito napoletano dei Paleopolitai), sebbene non riuscirono a difenderla.

La seconda guerra si protrasse a lungo, i Sanniti si allearono con varie popolazioni campane, tra cui Aurunci (rappresentati da alcuni dei vecchi membri della Pentapoli Aurunca) e gli Osci, oltre che varie federazioni campane. Nonostante le iniziali vittorie di Roma, le ostilità vennero interrotte per oltre un anno da un avvenimento catastrofico per i Romani: la Battaglia delle Forche Caudine. L’esercito romano, stanziato presso la zona del Caudio (cui posizione è incerta, ma che si identifica non lontano dall’odierna Benevento) venne condotto da alcuni pastori locali attraverso delle strettoie tra le montagne, che avrebbero dovuto condurli in Apulia, dove si stava consumando una dura battaglia presso Luceria. I romani, giunti sul posto, si resero immediatamente conto di quanto successo: trovarono la strada sbarrata da formazioni sannite, e le ombre dei soldati nemici che li sovrastavano e si facevano gioco di loro, dalle alture che formavano le pareti della gola. I romani, realizzata la disfatta, si arresero ai nemici, che li costrinsero a passare sotto il giogo: soldati romani, denudati, erano fatti passare in fila sotto due lance verticali che ne reggevano un’altra orizzontale, costretti ad inchinarsi dinanzi all’esercito nemico, sotto le vessazioni e le umiliazioni dei Sanniti.

Romans Under the Yoke (1858), Charles Gleyre

La sconfitta delle Forche Caudine rimase per sempre nella storia di Roma, si dice addirittura che i Romani entrarono in una sorta di lutto per la disfatta, le botteghe nella capitale chiusero, e il Senato fu costretto a nominare dei dittatori per mantenere la calma in città. La terza guerra sannitica vide i Sanniti allearsi con il resto delle popolazioni italiche nel tentativo (vano) di sconfiggere Roma, che risultò ancora una volta vincitrice.

Ciò che è certo è che i Sanniti non furono mai completamente sconfitti dai Romani, opposero sempre una tenace resistenza sia politica che militare al dominio di Roma, che riuscirà ad integrarli solo diversi anni dopo, quando concederà la cittadinanza romana a tutte le genti italiche.

I sanniti erano un popolo fiero, belligerante e autoctono delle nostre zone, essi furono fulgido esempio della variegata conformazione, anche etnica, della nostra penisola. Pur risultando al fine sconfitti, opposero fiera resistenza alla dominazione romana, e scardinarono (anche solo per breve) le mire egemoniche di Roma.

 

FONTI

– Tito Livio, “Ad urbe condita“, libro VIII – I Sanniti

– www.treccani.it