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“Montalbano, un terrone rompico**ni”. Ruotolo contro Feltri: “Non voglio essere suo collega”

“Se muore, finalmente non vedremo più Montalbano in televisione, un terrore che ci ha rotto i coglioni”. Hanno fatto molto discutere queste parole, pronunciate dal Direttore di Libero, Vittorio Feltri, sulle condizioni di Andrea Camilleri. 

Come c’era da aspettarsi, le critiche non sono tardate a venire, in particolare dal mondo della stampa. Tra i tanti giornalisti che hanno voluto dissentire, segnaliamo Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi, i quali hanno deciso di autosospendersi dall’ordine, fin quando non sarà stata fatta giustizia sull’infelice uscita di Feltri. Queste sono le intenzioni che fuoriescono dalla lettera inviata dai due colleghi meridionali, presso l’ufficio del Presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna. 

Le parole di Vittorio Feltri su Andrea Camilleri e le sue opere hanno rappresentato per noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne va della credibilità di ognuno di noi e della nostra categoria. Adesso basta. O noi o lui. Quel “terrone che ci ha rotto i coglioni” per noi figli del Sud è inaccettabile. Non è in gioco la libertà di pensiero. Sono in gioco i valori della nostra Costituzione. Ogni suo scritto trasuda di razzismo, omofobia, xenofobia”. Così i due giornalisti hanno commentato lo stile del Direttore di Libero, senza peli sulla lingua. 

La lettera continua con la riflessione per cui: “l’idea che Vittorio Feltri offre è che si possa, impunemente, permettersi questo avvelenamento chirurgico. E non è un problema solo suo. Almeno, non lo è più. A lui non frega niente: il limite, la deontologia, la misura, il buon senso, diremmo perfino la dignità sembrano saltate da tempo. Noi siamo convinti che resti intatta la bellissima frase che recita “Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle”. Continuiamo a batterci contro la censura e gli editti, ma non possiamo accettare tra noi chi istiga all’odio. Ne va della nostra credibilità”.

Sono d’accordo con Ruotolo e Borrometi – afferma Verna – ma Feltri come chiunque altro potrà semmai essere sottoposto al rituale procedimento disciplinare, al termine del quale ci sarà un pronunciamento che tutti dal sottoscritto a Borrometi e Ruotolo dovranno rispettare. Poi naturalmente le leggi si possono cambiare se il Parlamento lo ritiene e in tal senso già il consiglio nazionale ha avanzato proposte di riforma per ciò che attiene ai giornalisti,mentre per quel che riguarda le separate funzioni disciplinari la normativa è la stessa per tutti gli ordini professionali”.

Insomma, questa particolare vicenda non sembra chiudersi in fretta. Al di là di chi ha ragione o meno, essa può rappresentare uno spunto di riflessione sul tema del ruolo della stampa e del suo linguaggio.