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Covid-19, i consigli della psicoterapeuta: “Come affrontare la quarantena e la ripresa”

Le restrizioni portate nella nostra vita dal Covid-19 sono tante e le nostre abitudini sono cambiate:  stop agli spostamenti (se non strettamente necessari), smart working. Pensiamo anche ai negozi chiusi, bar e ristoranti. La nostra vita è mutata, e anche i rapporti cambieranno, ma anche dalle situazioni tragiche possiamo imparare qualcosa. Paola Santoro, psicoterapeuta di Portici, specializzata dal ’98, anno da cui esercita la sua libera professione, ne ha parlato con noi.

C’è un’amnesia quotidiana, come se i giorni fossero offuscati, e spesso ci chiediamo “Che giorno è oggi”, in che modo può essere spiegato?

«Quello che osservo dalla mia platea è che spesso la perdita dell’orientamento del tempo capita quando si sospendono attività quotidiana, le persone non hanno più necessità di vedere il calendario, se non hai impegni, se ogni giorno e uguale all’altro, e infatti capita anche quando andiamo in vacanza».

Ciò può avere una ricaduta dopo il lockdown, sarà stressante tornare alla normalità?

«Questo dipende molto dalla base di partenza di ognuno di noi: da quello che si era prima dell’emergenza sanitaria da Covid-19 e quello che si sarà dopo tenderà a quello che eravamo prima. Non c’è una relazione causa effetto, così esemplificata. L’effetto emotivo che può avere sulle persone è sempre molto soggettivo: se si ha una fragilità è ovvio che una situazione d’emergenza, di pericolo che disorienta, che ci chiede di stare allerta, se non abbiamo tutto il nostro sistema al 100%, quest’allerta a lungo andare può danneggiare. Dipende dalla resistenza che si ha, dagli strumenti che si hanno per fronteggiare la suddetta fragilità, dall’aiuto che riceviamo sia adesso, in una situazione d’emergenza, sia dopo l’emergenza»

La nostra casa è diventata una confort zone, sarà ricreata in seguito o no?

«Torneremo gradualmente alle nostre abitudini. Non si prevede un’introduzione a lavoro con i ritmi di sempre, bensì graduale. Non credo che si verificherà un’uscita dalla confort zone, come ci invitano i sanitari. Il Covid-19, dopo la quarantena, continuerà ad essere presente. Si dovranno riprodurre delle confort zone anche dopo. Dipende tutto dalla professione, dalla vita che si svolge, sarà una riemissione molto graduale. Dovrà essere privilegiato un lavoro in remoto, mantenere un distanziamento sociale.»

Il distanziamento sociale, per noi, cosa può comportare, a livello inconscio?

«Io credo che sia necessario, dovremmo rivedere il nostro stare insieme agli altri, sarà necessario e dovrà essere conscio e consapevole, perché il primo dispositivo di sicurezza parte da noi per mantenere questo distanziamento sociale. Pian, piano dovremmo capire che è la prima cosa che ci mette in sicurezza. Le ripercussione emotive  possono essere tantissime. Rivedere le nostre modalità di contatto, dobbiamo ricercare un nuovo equilibrio. Può causare anche sofferenza, ma dipende sempre da che tipologia di persona siamo e dalle persone che ci circondano».

Può dare dei consigli sul rimanere “calmi”, anche restando chiusi casa?

«Mantenere una routine, cercasi in qualche modo di crearsi degli appuntamenti all’interno della quotidianità. Avere l’abitudine di non alzarsi troppo tardi, prepararsi, vestirsi, mangiare in un determinato orario, impegnarsi, coltivare passione che normalmente non si ha tempo, siccome la quotidianità ci inglobava con attività lavorative. Questo è il momento di cercare le nostre passioni, godere della vicinanza e dell’affetto di chi vive in famiglia, di quello degli animali domestici, vedere gli aspetti positivi di questa situazione, piuttosto tragica, ma ci far vedere l’importanza anche di restare in famiglia e del rallentamento, dello stress che avevamo prima nella vita di tutti i giorni. I ritmi rallentanti ci danno la possibilità di riscoprire cose che prima non riuscivamo a coltivare».