Economia

Recovery, spariti 80 miliardi annunciati per il Mezzogiorno. E poi il Sud tifa Italia

Il titolo è una volontaria provocazione per attirare l’attenzione visto che, quando ci sono gli Europei o i Mondiali di calcio, gli italiani si fanno prendere dall’entusiasmo dimenticando per settimane dei problemi che influenzeranno la vita reale per anni o decenni. Come dimenticare, ad esempio, il cosiddetto decreto salvaladri approvato nel 1994 dal Governo Berlusconi quando l’Italia stava disputando la semifinale contro la Bulgaria, che consentì la scarcerazione di chi era finito dietro le sbarre per lo scandalo Tangentopoli.

Recovery Fund: il grande imbroglio ai danni del Sud

L’ennesimo scandalo riguarda ancora una volta il Recovery Fund, dato che nel PNRR inviato all’Unione Europea non vi è traccia degli 80 miliardi (83,6, per la precisione) annunciati per il Mezzogiorno, dopo la cifra di 60 miliardi che sapevamo essere stata già dirottata al Nord. Il Recovery, la cui cifra mostruosa era stata assegnata proprio a causa delle condizioni economiche e sociali disastrose in cui versa il Sud, rischia così di essere ancora una volta l’occasione per una sola parte del Paese, il Nord, quello che già si è intascato 840 miliardi dal 2000 al 2017 che appartenevano ai meridionali.

Secondo i criteri stabiliti dall’Europa, infatti, al Sud sarebbe dovuto spettare circa il 60% dei 209 miliardi del Recovery Fund, percentuale ridotta al 40% con ammissione della ministra Mara Carfagna. Dei restanti 83,6 miliardi, come dicevamo, non c’è traccia nel documento stilato dal Governo e vengono garantiti solo 35 miliardi: un furto, in prospettiva, di altri 50 miliardi di euro.

Secondo l’analisi del professor Gianfranco Viesti, ordinario di Economia all’Università di Bari, a fronte della cifra garantita c’è invece quella da allocare, senza una previsione specifica circa il superamento dei divari territoriali. “Il primo e principale problema scrive il professor Viesti – è che è del tutto assente in questi casi un indirizzo politico verso la perequazione delle dotazioni infrastrutturali e della disponibilità dei servizi nelle diverse aree del paese, in presenza di divari territoriali estremamente ampi. Particolarmente interessante è il caso degli asili nido, per i quali la misura M4C1111 destina ben 4,6 miliardi; la misura, a differenza di quanto avveniva nella bozza del governo Conte, sia pur con una indicazione generica, è priva di qualsiasi indirizzo territoriale, in presenza di disparità estremamente ampie. Ciò significa che il Governo non ha ritenuto di dover garantire, seppur tendenzialmente, pari diritti ai cittadini italiani in più tenera età, ma di affidarli all’alea di procedure competitive”.

Le risorse dunque dovrebbero essere assegnate in base ai criteri dei singoli bandi, ma è proprio qui che si cela il pericolo. Viesti mette in guardia: “Sono infatti molto numerosi i casi in cui i criteri per i bandi, o comunque di governo dell’allocazione delle risorse, hanno contenuto indicatori e criteri tali da penalizzare le regioni più deboli del paese. Criteri apparentemente tecnici, “neutrali” e invece volti a predeterminare almeno in parte l’esito dei riparti. “.

Che conclusione si può dunque trarre? Che l’occasione di riscatto per il Mezzogiorno e i suoi cittadini attraverso il PNRR è soltanto una ipotesi, essendo il Piano disseminato di cavilli e mancate garanzie mirati al dirottamento di risorse da Sud a Nord. Così un’area del Paese continua ad arricchirsi, mentre l’altra diventa sempre più povera. Il meridione d’Italia è già una delle zone più arretrate d’Europa. All’opinione pubblica tutto questo però non interessa, la mente è tutta presa dagli Europei di calcio: qual è il prezzo pagheremo?

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