Economia

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Come tutti hanno potuto notare, questo mese di maggio non è stato clemente con la Campania e l’Italia tutta. Freddo, precipitazione e grandine hanno invaso i cieli delle nostre città e continueranno a farlo fino a giugno. 

Il dato più grave, dovuto proprio a questi fattori climatici, lo registra l’agricoltura. A renderlo noto è la Coldiretti, la quale ha esaminato nello specifico la situazione. Date le avversità meteorologiche si prevede un aumento dei prezzi per frutta e verdura. Non solo questo, l’ente (come riportato da il Mattino) fa sapere anche che: “La pazza primavera ha creato problemi anche alle sentinelle più sensibili della natura: le api. Il maltempo ha compromesso molte fioriture e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre se lo mangiano per sopravvivere”.

“I cambiamenti climatici  colpiscono le imprese agricole con lo sconvolgimento dei normali cicli colturali. Nonostante le difficoltà gli agricoltori continueranno ad offrire la possibilità di acquistare le verdure a chilometro zero del proprio territorio nei mercati di Campagna Amica. In un momento di grande difficoltà si tratta di un atto di solidarietà a favore dell’economia e dell’occupazione locale, ma anche un aiuto alla propria salute. Il consiglio della Coldiretti è di comprare direttamente dagli agricoltori nei mercati o in fattoria e non cercare per forza il prodotto perfetto, perché piccoli problemi estetici non alterano le qualità organolettiche e nutrizionali, i cosiddetti brutti ma buoni”. Così la Coldiretti conclude il comunicato.

Insomma, anche quest’anno subiremo le conseguenze del maltempo di primavera. Si spera che il tema del cambiamento climatico sia affrontato sempre più con maggiore serietà.

San Giorgio a Cremano – Parla di uno scippo legalizzato il sindaco Giorgio Zinno, che prosegue, insieme alla sua amministrazione, in un percorso identitario e meridionalista che ha avuto uno dei suoi picchi con l’intitolazione di una piazza a Carlo di Borbone. Questa volta in gioco non c’è la toponomastica, ma qualcosa che incide direttamente sulla vita dei cittadini: la ripartizione dei fondi di perequazione.

Il comune di San Giorgio a Cremano presenta ricorso amministrativo al Capo dello Stato contro il riparto del Fondo di Solidarietà 2019. Si tratta di un’iniziativa legale che l’amministrazione guidata dal sindaco Giorgio Zinno, attraverso l’assessore Pietro De Martino, ha avviato in seguito ad una erronea applicazione da parte del Governo dei principi e dei parametri del federalismo fiscale, contravvenendo ai principi costituzionali (artt. dal 115 al 119).

In pratica nei territori dove gli enti non hanno un gettito fiscale tale da riuscire a finanziare i servizi essenziali quali asili nido, assistenza sociale e trasporti, l’art. 119 della Costituzione stabilisce che lo Stato attribuisca a questi comuni, definiti più “deboli” (ovvero quelli con minore capacità fiscale per abitante), risorse aggiuntive grazie al Fondo di Perequazione così da poter garantire i servizi in questione. Invece il governo gialloverde ha messo in atto una graduale riduzione dell’azione di perequazione, mettendo a rischio l’erogazione dei servizi essenziali ai cittadini.

Insomma un atto dovuto, un obbligo di legge che invece viene disatteso. Il ricorso ha infatti l’obiettivo di dimostrare l’incostituzionalità della norma dell’ultima legge di bilancio.

In base alla valutazione effettuata dall’esperto Marco Esposito, anche autore del volume Zero al Sud presentato a San Giorgio a Cremano alcune settimane fa, e dall’avvocato Salvatore Di Pardo che ha avviato la class action da parte di molti comuni del Centro e Sud Italia, alla Città di San Giorgio a Cremano spetterebbe più di un milione 800 mila euro per il 2018. Da qui, la decisione dell’amministrazione di fare ricorso direttamente al Capo dello Stato per ristabilire la legalità negata dal Governo che favorisce in questo modo, i comuni del Nord a scapito di quelli del Sud.

“È una battaglia che abbiamo deciso di portare avanti per ottenere quello che viene negato ai cittadini in maniera del tutto anticostituzionale – spiega il sindaco Giorgio Zinno. Un vero e proprio “scippo legalizzato” coperto per anni dal parametro della spesa storica, con il risultato di favorire i comuni più ricchi, ovviamente. Finora abbiamo assicurato l’erogazione dei servizi alla città esclusivamente grazie ad un’oculata gestione economica da parte dell’Ente, ma è chiaro che con maggiori risorse potremmo implementare ulteriormente assistenza, trasporti, asili nido ecc… Siamo stanchi di sottostare alla “regola dello zero” che vale solo per il Sud. Ora non stiamo più a guardare”.

Abbiamo avviato l’azione legale che è partita insieme ai cittadini per contrastare questa palese ingiustizia, a seguito della presentazione del volume Zero al Sud, organizzata con la collaborazione di Fabio Vitale, responsabile cittadino di MO – Unione Mediterranea – aggiunge Pietro de Martino. Anche se questa annosa questione riguarda numerosi comuni della Campania, in provincia di Napoli solo San Giorgio a Cremano e Quarto hanno intrapreso questa strada per ottenere quello che è stato sottratto ai cittadini, considerati evidentemente dal governo di serie B”.

“Siamo soddisfatti di aver acquisito e riportato nelle mani di imprenditori italiani una rete di distribuzione di grande valore, che sta attraversando un periodo di difficoltà ma che ha grandi potenzialità ed è complementare a quella di Conad”. È quanto afferma Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad.

Oggi nasce una grande impresa italiana, che porterà valore alle aziende e ai consumatori italiani”, sottolinea ancora. Finalmente l’imprenditoria italiana riesce ad affermarsi a livello europeo ed è subito rivoluzione nel mercato della grande distribuzione organizzata in Italia. Il secondo gruppo del settore Conad acquisisce i negozi di Auchan Retail Italia diventando leader del mercato scalzando la Coop. Gli unici punti vendita esclusi dall’accordo sono i supermercati gestiti da Auchan Retail in Sicilia e 50 drugstore Lillapois.

La chiusura dell’operazione è attesa nel secondo semestre del 2019 ed è soggetta all’approvazione dell’antitrust, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che dovrà valutare con attenzione gli effetti dell’acquisizione per i consumatori di una concentrazione molto rilevante per il mercato della grande distribuzione in Italia.

Entra in Conad una parte importante dei circa 1.600 punti vendita di Auchan Retail Italia: ipermercati, supermercati, negozi di prossimità con i marchi Auchan e Simply ed è previsto che nei centri commerciali, in cui sono situati i punti vendita di Auchan Retail Italia, continueranno ad essere gestiti dalla società Ceetrus.

Desideriamo migliorare l’attuale difficile situazione delle attività di Auchan Retail in Italia e permettere a Conad di continuare, attraverso questa acquisizione, il suo ambizioso piano di sviluppo nel Paese, ha dichiarato il presidente di Auchan Retail Edgard Bonte. Non è chiaro che fine faranno quei supermercati Auchan e Simply che erano in diretta concorrenza con quelli Conad, viste le tante chiusure disposte da Auchan in questi ultimi anni. Secondo Filcams  “E’ assolutamente prioritario attivare rapidamente un confronto con tutti gli attori di questa operazione commerciale per ottenere garanzie sul futuro dei quasi 20mila addetti interessati dal passaggio, non essendo accettabile che questa acquisizione possa determinare licenziamenti o sensibili peggioramenti delle condizioni attuali di lavoro.

Con l’acquisizione delle attività italiana di Auchan, Conad diventerà il gruppo leader in Italia nella grande distribuzione, scalzando le Coop, con una quota di mercato che salirà dal 13 al 19% e un fatturato aggregato che, su base pro-forma e facendo riferimento ai dati 2018, si attesta a 17,1 miliardi di euro.

La decisione dei francesi, seguiti da Credit Agricole, è stata dettata dalle difficoltà di rilanciare le loro attività in Italia. Nel 2018 Auchan Italia ha, infatti, subito una svalutazione per 440 milioni contribuendo alla perdita di quasi un miliardo di euro del gruppo. Un’inversione di tendenza che vede per una volta protagonista attiva l’azienda italiana: se la direzione del mercato usualmente vede le aziende italiane “vendute” al miglior offerente, questa volta l’Italia ha saputo dimostrare la propria forza economica e aziendale.

Numerose ogni giorno sono le persone che si affollano presso gli uffici Inps delle città italiane per chiedere informazioni sul reddito di cittadinanza, per ritirare le card e per protestare in merito.

Il servizio di «Quarta Repubblica» andato in onda su Rete 4 lo scorso lunedì, ha evidenziato, grazie agli ospiti presenti in studio, come Napoli sia la città con il numero più alto di richiedenti.

Emergono dati scioccanti sul numero di coloro che ne hanno veramente diritto e sopratutto sul numero di furbetti che provano ad averlo usando molteplici scappatoie. Tanti i lavoratori a nero che ne avrebbero bisogno ma non posso ottenerlo perché, se fanno domanda, sono minacciati dal datore di lavoro: «Il capo non vuole che lavoriamo se facciamo la domanda», queste sono le parole di un cameriere che guadagna pochi euro ed è costretto a rinunciare all’aiuto dello Stato.

Tanti altri invece che attraverso raggiri e macchinazioni di vario tipo, pur lavorando illegalmente, riescono non si sa precisamente come, ad averlo nelle loro tasche. Si tratta di denunce di cui bisogna dimostrare la veridicità, un compito cui le forze dell’ordine sono chiamate a svolgere il prima possibile.

Cliccare qui per guardare il servizio.

Al via il piano di assunzioni della NTT DATA, una delle maggiori multinazionali nel settore del Digitale. Sono state infatti previste più di 1000 assunzioni, per coprire le sedi italiane (tra cui Napoli, Milano, Roma e Cosenza) dell’azienda nata in Giappone.

Le figure ricercate vanno davvero dalla A alla Z. Si fa riferimento prima di tutto a neolaureati provenienti da facoltà di ambito tecnico-scientifico. Queste ultime (per via delle loro competenze) andranno ad incrementare maggiormente l’organico già presente. Ma la NTT DATA è anche alla ricerca di figure professionali in ambito manageriale, SAP e Design. Addirittura in determinati campi, si cercano dipendenti non necessariamente in possesso di una laurea.

Il tutto è orientato per la costruzione di un team quanto più preparato e vario possibile. Tra gli obbiettivi cari alla multinazionale, vi sono anche degli interventi a favore delle startup e dell’innovazione nel nostro Paese. Stiamo crescendo in Italia sempre più velocemente e acquisire nuovi talenti è per noi un’attività strategica. In futuro saranno sempre più ricercate competenze trasversali che indirizzino l’innovazione, ed è necessario già oggi includere le donne nella ricerca scientifica e nel progresso tecnologico.” Ha così commentato Walter Ruffinoni, Amministratore Delegato di NTT DATA Italia.

Insomma, questa sembra essere un’occasione da non perdere per chi prospetta un futuro nel campo del Digitale. Essa rappresenta anche una buona opportunità per l’Italia e per chi vuole rimanervi. 

Università

UniversitàA prima vista sembra una misura reale e concreta per riportare a casa i cervelli italiani, in particolare quelli del Mezzogiorno. Grazie a una nuova misura del Governo contenuta nel decreto crescita, che entrerà però in vigore l’anno prossimo, viene ampliato lo sgravio fiscale per chi torna in Italia e per gli stranieri che scelgono di vivere e lavorare qui.

L’indennità riguarda l’Irpef, che si pagherà sul 30% dei redditi dichiarati. Sarà necessario che i lavoratori interessati abbiamo passato all’estero almeno gli ultimi due anni, e si impegnino a rimanere in Italia per almeno due anni. Per chi sceglie il Sud l’imponibile scende ancora di più, al 10%.

Se sulla carta l’idea sembra valida, c’è da dire che il nodo tasse è sì di primo rilievo quando si parla di imprese e lavoratori, ma non è l’unico fattore che spinge i cervelli ad emigrare all’estero. Tra i fattori principali ci sono la corruzione e la mancanza di infrastrutture adeguate che hanno un peso determinante sulla competitività delle aziende italiane in un mercato globalizzato.

Al Sud, come è noto, la situazione è ancora peggiore. Siamo di fronte a uno dei territori più poveri e depressi d’Europa, dove servirebbe una rivoluzione strutturale, a partire dalle fondamenta. Un percorso lungo e faticoso, da intraprendere il prima possibile.

Incidente sul lavoro, muore un operaio precipitando in una botola

Parlare di lavoro il Primo Maggio non è proprio una cosa semplice. Questa è una giornata rossa sul calendario, sarebbe più indicato trattare di relax o fare da Baedeker per i tanti viaggiatori di questi giorni. Sotto un certo punto di vista sarebbe anche giusto. Poi siamo al Sud, dove i soldi scarseggiano e non tutti possono vantare un lavoro stabile. Sarebbe meglio quindi sorvolare.

Noi crediamo invece doveroso parlare di lavoro in questa giornata, anzi di sicurezza sul luogo di lavoro. Un tema importante, che a volte ritorna sulle pagine di cronaca e del quale ci si dimentica subito dopo. Trattarne dati alla mano, guardando ad una Regione come la nostra che oggi mantiene il primato (insieme alla Puglia) tra quelle meridionali nelle morti bianche. Un dato tragico se si pensa al grosso divario che persiste tra Nord e Sud.

A dir la verità le cose in Campania non sono proprio peggiorate; anzi vi è stato un netto miglioramento se si pensa che nel 2017 gli incidenti mortali sono stati “solo” 66. Molto meno rispetto ai 116 del 2015 e agli 80 incidenti del 2016. Anche il settore dell’edilizia (come è riportato dai nuovi dati INAIL) vede un decremento dei medesimi eventi di circa il 6% rispetto agli anni precedenti.

Incidente sul lavoro, muore un operaio precipitando in una botolaLa strada da percorrere è però ancora lunga. I dati della Campania sulle morti bianche sono ancora lontani da quelli nazionali. Si calcola che in tutta Italia in media, tra mille incidenti denunciati solo l’1,41 % ha un esito mortale.  Unica virtuosa tra le province è Benevento, la quale nel biennio 2017-2018 ha registrato solamente lo 0,97 casi di incidenti mortali sui mille segnalati. A Caserta invece tale effetto è del 4,39%, il triplo della media nazionale e al quarto posto tra tutti i capoluoghi della Penisola. Seguono poi Salerno al 2,84, Napoli al 2,64 e Avellino al 2,62. Delle incidenze che non hanno conto poi degli incidenti relativi al lavoro sommerso o comunque mai segnalati alle autorità.

Si spera che con i nuovi interventi la situazione migliori sempre più. Sono in arrivo 53 milioni di euro per finanziare i nuovi piani di sicurezza per le aziende campane. Il tutto che dovrà essere armonizzato dal buonsenso degli imprenditori e degli amministrativi, per risollevare quella che un tempo era definita con orgoglio Terra di Lavoro.

Siamo ormai entrati nel pieno del lungo Ponte del 25 aprile, che ha rappresentato per molti italiani un’occasione per concedersi un lungo periodo di ferie. Ma per chiunque abbia programmato viaggi in automobile la situazione è nera: ai distributori delle autostrade italiane sono stati segnalati prezzi che superano persino i 2 euro al litro per la benzina. Stando ai dati dell’Osservatorio carburanti del Mise (Ministero Sviluppo Economico), nell’area Lucignano est (Arezzo) si arriva ai 2,041 euro al litro, ad Arno ovest (Firenze) ai 2,051. Non se la passa meglio il Sud Italia, dove a San Pietro, area di distribuzione nei pressi di Napoli, si arriva addirittura ai 2,071 al litro. Emerge dunque che il prezzo medio nazionale della benzina (in modalità self) è pari a 1,618 euro/litro, mentre quello del diesel ammonta a 1,508 euro/litro. Un costo che aumenta ulteriormente per il servito: in questo caso, il prezzo medio praticato è di 1,750 euro/litro per la verde e di 1,643 euro/litro per il diesel.

La causa di quest’ultimo rincaro dei prezzi del carburante è facilmente individuabile in un recente fenomeno: gli USA, con l’intenzione di inasprire ulteriormente le sanzioni destinate all’Iran, hanno annullato le esenzioni per il petrolio iraniano. Secondo la Coldiretti, il conseguente aumento dei prezzi del carburante potrebbe avere un effetto a valanga in Italia, dove “l’85% dei trasporti commerciali avviene per strada“. Il fenomeno inciderebbe quindi anche sull’andamento delle imprese, provocando “un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione“.

L’unica soluzione rimasta sembra proprio quella di cercare alternative sostenibili ai trasporti su ruota. Un obiettivo che la Coldiretti si è già posta da tempo con il Progetto Impresa Verde, mirato a costruire un sistema di imprese che sia, al tempo stesso, competitivo sul mercato, capace di valorizzare la qualità e la genuinità dei prodotti, e in particolare di proteggere l’ambiente. “In queste condizioni è importante individuare alternative energetiche come previsto dal primo accordo di collaborazione tra Eni e Coldiretti per sviluppare la filiera italiana del biometano agricolo e rendere più sostenibile la mobilità in un’ottica di economia circolare“.

È passato poco più di un mese dall’avvio alle richieste per il Reddito di Cittadinanza. La manovra del Governo che era stata baluardo elettorale del Movimento 5 Stelle e che ha diviso gli italiani fin da subito. A conti fatti però, i risultati non sono quelli prospettati dal Ministro Di Maio. Ciò è evidente sulla pagina Facebook dell’Inps, l’ente il quale eroga tali sussidi. 

Il calcolo dell’ammontare del Reddito di cittadinanza segue infatti una regola che si basa da un lato sulla situazione reddituale che emerge dall’Isee, dall’altro su un “parametro della scala di equivalenza” che corrisponde a 1 qualora il nucleo familiare sia composto di una sola persona e che viene aumentato di 0,4 per ogni minorenne a carico. Il massimo arriva fino a 2,1 (2,2 se sono presenti disabili non autosufficienti). Questo parametro viene moltiplicato per una cifra di massimo 6000 euro annui. Così l’Inps ricava l’importo complessivo per ogni beneficiario. 

Dopo le iniziali richieste, sono infatti giorni che i potenziali beneficiari ricevono comunicazioni sull’accoglimento o rigetto delle loro domande, in vista della prima erogazione del sussidio del 27 aprile. Chi riceve l’accettazione può anche verificare l’importo che gli spetta del sussidio. Da qui partono i primi malumori. Infatti, a seguito delle comunicazioni, c’è già chi lamenta su Facebook l’esiguità reale dell’importo. Molti parlano di somme che oscillano tra i 40 e 100 euro al mese. Una cifra assai lontana dal massimo di 780 euro.

L’insoddisfazione per la manovra non starebbe solo in ciò. Molti lamenterebbero anche una vera e propria discriminazione che si sarebbe creata sui luoghi di lavoro. Gli imprenditori avrebbero infatti iniziato ad assumere solo beneficiari del reddito, per via degli sgravi fiscali che ne deriverebbero. “Assumono solo chi beneficia del reddito”. “Se prima era difficile ora è impossibile trovar lavoro”. Questi sono solo alcuni dei commenti che riempiono la piattaforma Inps.

Insomma, prima ancora di essere erogato, il reddito di cittadinanza rischia già di far guai. Non ne saranno molto contenti i vertici del Governo.

Luca Bianchi, direttore generale di Svimez, aveva già anticipato a fine marzo, a Matera, durante un convegno nazionale dei Cavalieri del lavoro, che il sud sta tornando nel tunnel della recessione.

E ieri l’economista dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, davanti alle Commissioni di Bilancio di Senato e Camera, ha riportato in auge l’argomento, mettendolo in relazione con l’impatto della Manovra.

Queste sono le dichiarazioni dell’economista: “Il quadro economico e finanziario assai prudenziale, ma realistico, che emerge dal Def 2019, purtroppo conferma la “grande frenata” del Meridione, che si inserisce in un contesto di rallentamento e profonda incertezza della dinamica italiana. Con un Paese che si ferma – prosegue – secondo le nostre previsioni, dopo quattro anni di (sempre più debole) ripresa, malgrado l’impatto positivo di alcune politiche, al Sud torna il segno meno.

“Il dato di consuntivo del 2018, principalmente a causa dell’impatto dell’occupazione sui redditi, determina un rallentamento molto più accentuato nel Mezzogiorno. E il 2019 inizia assai più in salita nel Meridione rispetto al resto della Penisola.

“Il quadro Nord-Sud stimato dalla Svimez con il suo modello econometrico evidenzia un Pil tendenziale in modesto incremento nel Centro-Nord, +0,2%, mentre nel Mezzogiorno, anche alla luce dell’inversione di tendenza del mercato del lavoro del 2018, il prodotto interno lordo è previsto in riduzione di due decimi di punto“.

Secondo Luca Bianchi, accompagnato dal presidente Adriano Giannola e dal vice direttore Giuseppe Provenzano “La Svimez ha stimato gli effetti territoriali dell’introduzione, dall’aprile 2019 del Reddito di Cittadinanza nelle due ripartizioni del Paese”.

L’impatto sul Pil, infatti, “Appare di portata piuttosto modesta a livello nazionale, pari allo 0,1 percentuale nell’anno. A livello territoriale, l’incidenza risulta più alta nel Meridione rispetto al Centro-Nord, per effetto di una maggiore concentrazione dei beneficiari: 0,14% al Sud contro lo 0,07% nel Nord nel 2019 e 0,35% contro 0,14% nel 2020 e 2021“.

Lo stesso Bianchi, parla di investimenti: “Con riferimento agli investimenti non è prevedibile, invece, una significativa accelerazione nel 2019, anche per i modesti effetti che possono avere nell’anno provvedimenti quali lo Sblocca cantieri e il Decreto crescita, emanati in questi giorni. Alla luce di tali considerazioni, le previsioni per il 2019, tenendo conto dello scenario programmatico, sono: nel Mezzogiorno -0,06 di Pil programmatico, nel Centro-Nord +0,27.

“Quanto agli investimenti privati, che negli scorsi anni avevano compensato il declino degli investimenti pubblici, consentendo al Mezzogiorno di riprendere un cammino di crescita, il Def non fornisce alcuna indicazione sulla proroga del credito di imposta, il cui positivo impatto è stato più volte sottolineato dalla Svimez.

“La clausola del 34%, che comunque non avverrebbe prima dell’esercizio di Bilancio 2020, pur rappresentando una novità positiva, appare dunque assai parziale e incerta.

“Colpisce la mancanza di una strategia specifica per il Mezzogiorno, proprio nell’anno in cui abbiamo salutato come una novità positiva l’attenzione dedicata dal Country Report della Commissione europea alla priorità di intervento sulla coesione economica, sociale e territoriale”.

La soluzione proposta da Bianchi è la seguente: “Soltanto un massiccio rilancio degli investimenti pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno, può attivare un moltiplicatore del tasso di sviluppo.

“Non appare in grado corrispondere al necessario rilancio della domanda interna, invece, la previsione di una “tassa piatta” sui redditi da lavoro che, al di là dell’impatto sui conti pubblici, avrebbe una ricaduta territoriale fortemente asimmetrica, a svantaggio del Mezzogiorno, l’area con redditi più bassi.

“Gli scenari alternativi ad oggi più probabili avrebbero un impatto significativamente maggiore nel Mezzogiorno, insostenibili in un’area che già vive una condizione di emergenza sociale, solo parzialmente mitigata dall’impatto del RdC, e per una cittadinanza “diseguale” nell’accesso a servizi essenziali, che la prospettiva di autonomia differenziata potrebbe ulteriormente aggravare”.

Penta

PentaPrima di licenziare una persona, devi liberarti della tua auto a leasing che ti costa più di un dipendente”. Comincia con queste parole l’esperienza del consulente d’azienda Vittorio Vecchione all’interno della Penta S.r.l., realtà aziendale con sede a Sarno, in provincia di Salerno, attiva nel settore della ristorazione e del food franchising, che oggi conta oltre 50 punti vendita delle note catene “La Yogurteria” e “Fry Chicken“. A questi marchi, dal 2017, si associa anche un nuovo brand specializzato in prodotti e semilavorati per le yogurterie e il settore dolciario.

Nell’agosto 2016, l’originale e inatteso suggerimento viene dato ad Alberto Langella, imprenditore originario di Pagani (Salerno), amministratore della società che, in quel periodo, si trova a navigare in cattive acque, dopo un inizio florido e promettente.

Vittorio Vecchione, insieme con il suo team, “Vecchione&Partners“, fornisce  alla Penta una consulenza aziendale, fiscale e giuridica su misura e, nel giro di due anni, non solo realizza il salvataggio dell’azienda ma riesce a far decollare il fatturato che passa da 800.000 euro a 1.350.000. Nei primi due mesi del 2019, i risultati sono straordinari: +40% di fatturato rispetto al periodo di riferimento dell’anno precedente.

“Nel 2014 decidiamo di fare degli investimenti, perché l’attività era florida – spiega Langella –. Si rivelano però sfortunatamente sbagliati, perdiamo circa 600.000 euro e ci indebitiamo con le banche. Ci mancava l’esperienza per condurre l’azienda, non ci eravamo prefissati degli obiettivi a medio e lungo termine, in realtà navigavamo a vista”. “E’ stata – continua – la forza della disperazione a spingermi ad affidarmi alla professionalità di Vittorio Vecchione. Chiamare  un consulente in azienda era l’ultima spiaggia per me”.

Vecchione vive l’azienda, si aggira tra gli uffici, osserva, riflette e consiglia Alberto sul da farsi. In gioco c’è il futuro dell’impresa e diversi posti di lavoro. “Abbiamo – racconta Vecchione – dovuto mettere in sicurezza la società e renderla funzionante. Due sono state le fasi fondamentali: capire prima di tutto se Alberto avesse realmente la volontà di mettersi in discussione e ricostruire l’azienda dalle fondamenta. L’imprenditore proietta se stesso nell’impresa e quello che ho trovato era una grande confusione. Nell’ufficio sembrava ci fosse un’eterna ricreazione, oggi c’è concentrazione”.

“Mi sono impegnato – prosegue Vecchione – per spazzare via la confusione e ho lavorato per sviluppare una cultura aziendale che prima era abbastanza carente. Abbiamo anche agito su un turnover del personale, con 7 licenziamenti su 15, altri sono andati via spontaneamente. Non avevano le professionalità adeguate. Ho riequilibrato il carico di lavoro tra gli uffici e ho pianificato nuove assunzioni condividendo con Alberto le mansioni e gli obiettivi di ogni singolo dipendente. Così facendo abbiamo aumentato la professionalità e ridotto i costi riuscendo a sopravvivere, nonostante l’enorme esposizione finanziaria con le banche. La seconda fase è stata incentrata sulla vera e propria creazione della cultura aziendale per funzioni che erano pressoché inesistenti”, conclude.

Eppure gli interventi che Vecchione ha consigliato a Langella non sono stati facili da accettare, perché all’inizio tra gli uffici si avvertiva la sensazione che un estraneo si stesse aggirando in casa propria: “Vittorio – ricorda Langella – mi ha affiancato nella gestione dell’azienda, all’inizio non è stato semplice per i dipendenti e i soci accettare il suo ruolo. Non capivano cosa stesse facendo. Oggi condividono che la sua figura è merce rarissima nelle aziende anche se non sempre viene compresa velocemente”.  “Se lo avessi conosciuto fin dall’inizio dirigerei un’impresa ancora più affermata!”, conclude l’amministratore della società.

Oggi la Penta è una società sana e in grande ascesa. Vecchione nel tempo ha consolidato la collaborazione con l’azienda e continua a essere una parte importante dei processi aziendali, come spiega Antonella Castellone, avvocato che fa parte dell’insegna Vecchione & Partners. “Sono intervenuta in uno stadio avanzato del processo di risanamento – sottolinea – quando Vittorio e Veronica Borrelli erano già da tempo al lavoro. Vivo anche io l’azienda come fanno loro. Il nostro servizio è finalizzato a risolvere a monte le cause, prima che si manifestino i problemi. Solo vivendo quotidianamente l’impresa è possibile centrare questo obiettivo. Ho revisionato contratti in essere, vertenze legali, anche in fase di contenzioso, oltre ad assistere Penta nella redazione dei contratti e in generale nelle fasi di negoziazione”, conclude Castellone.

La fase nuova vissuta dalla società viene raccontata con entusiasmo anche dai dipendenti. Tra questi, Giusi Bastone, addetta al marketing della Penta S.r.l, spiega di aver notato “la crescita nella struttura organizzativa e quella di Alberto come imprenditore. E’ cambiato il suo rapporto con i dipendenti, prima di tipo familiare, adesso più professionale”.

Un percorso lungo un biennio, una rivoluzione silenziosa costruita mattone su mattone, da un gruppo di professionisti che ha creduto in un progetto.

 

Il Governo Giallo-Verde torna a parlare di interventi per il Meridione. È di poco fa infatti l’annuncio del Ministro per il Sud Barbara Lezzi, che ha informato circa l’arrivo di nuovi investimenti importanti. Soldi che serviranno alla costruzione di opere pubbliche, al miglioramento di determinati servizi e tanto altro ancora. La cifra gira intorno ai 500 milioni di euro. A questi, come ricordato dal ministro Costa, si devono aggiungere i 320 per Bagnoli.

“Finanzieremo così nuove proposte di progetti nel settore agroalimentare e delle agroenergie. Destiniamo poi 80 milioni ai Comuni con meno di 2mila abitanti delle aree interne del Sud e delle Isole. A ciascuna Regione, poi, vengono assegnati 10 milioni per interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle strade comunali. Per la costruzione di nuovi asili nido, invece, vengono assegnati complessivi 21 milioni di euro alle città metropolitane del Sud, tra le quali quella di Napoli» Questo si può leggere nella nota del Ministro Lezzi.

Quest’ultima che ha poi ricordato che una parte degli investimenti (25 milioni) andrà alla ricerca. Nello specifico si parla di 10 milioni per il Centro Ricerche marine di Amendolara (Cosenza) e 15 per un progetto sulle nanotecnologie al CNR di Catania. Insomma si punterebbe anche su un riscatto dal punto di vista scientifico per il Sud.

Ora bisogna solo aspettare se e come questi fondi arriveranno e come saranno utilizzati.

Sebastiano Caputo 012factory
Sebastiano Caputo 012factory
A sinistra Sebastiano Caputo, a destra Salvatore Novaco

Sei startup a confronto. Una sola sarà proclamata vincitrice della quinta edizione dello 012Academy nella serata conclusiva del 4 aprile al Teatro Comunale di Caserta. Il concorso indetto dall’incubatore 012Factory prevede un premio di 20.000 euro, di cui 10.000 in contanti e il restante in servizi.

Lo 012factory è un incubatore di Caserta, il secondo certificato del Sud dal Ministero dello Sviluppo Economico, che sostiene e accompagna lo sviluppo di nuove imprese con alto potenziale di crescita. L’Academy rappresenta un percorso di educazione all’impresa della durata di 6 mesi. I partecipanti hanno a disposizione uno spazio dove poter sviluppare il proprio progetto.

«Crediamo poco nelle idee ma crediamo nelle persone. Scommettiamo su quello, nei colloqui di selezione – commenta Sebastian Caputo, project manager e co-fondatore – cerchiamo di capire chi ha la stoffa per diventare un vero imprenditore. Molte iniziative nel giro di un anno falliscono, quindi per noi diventa vitale comprendere chi possiede tali requisiti. La giuria del concorso Academy sarà composta da 25 persone provenienti da tutta Italia ed espressione di Fondi, Banche, presidenti di associazioni di categoria ed investitori di startup. Ognuno nell’arco della giornata presenterà il suo progetto, in serata a teatro sarà decretato un vincitore che seguiremo per un anno intero offrendo i nostri servizi». 

Lo 012factory rappresenta un’eccellenza della nostra regione. Tanti sono i giovani che da ogni parte d’Italia decidono di affidarsi al supporto e alla guida esperta di Sebastian e company nonostante in molte aree del Centro-Nord del Paese esistano spazi simili a questi.

L’8 marzo le mimose e le manifestazioni femministe non mancano mai. Una domanda però sorge spontanea: oggi si può finalmente parlare di parità tra i sessi? Ci dispiace deludere quelli che “ormai hanno più diritti di noi… divorzia e ti prendono tutto”, ma sul piano lavorativo molti gap tra uomini e donne vi sono ancora. 

Il dislivello più grande lo si ha con i salari. Le donne (e in particolare al Sud) continuano a guadagnare meno dei loro colleghi uomini, a parità di orari e condizioni. Secondo la piattaforma tedesca Honeypot, il cosiddetto Gender pay gap italiano (differenza salariale tra i sessi) si aggira intorno al 5,5%. Qualcuno un po’ più informato potrebbe dire: “sì, ma non è niente rispetto al 19% del Regno Unito, al 18% circa degli Stati Uniti, al 15,8% della Francia e al 15% della Spagna”. Le cose non vanno proprio così.

La professoressa dell’università di Pavia  Luisa Rosti, intervistata dal Sole 24ore, spiega come questo indicatore non sia abbastanza preciso. La differenza nella retribuzione media oraria rappresenta solo una parte della disparità di retribuzione complessiva tra uomini e donne. Se si facesse invece riferimento alla retribuzione media annua, il differenziale si allargherebbe per il minor numero di ore lavorate della componente femminile. E il differenziale si allarga in misura anche maggiore se consideriamo il basso tasso di occupazione delle donne in Italia. In altri termini, la fascia oraria ristretta e il tasso di disoccupazione fanno sì che il gap aumenti.

Altro tema importante è quello del congedo parentale. Ha fatto scalpore la notizia di pochi mesi fa, la quale vede come protagonista il leader del movimento politico spagnolo Podemos. Dopo la nascita delle sue amate gemelline, Pablo Iglesias ha infatti deciso di rimanere a casa per occuparsi di loro e lasciando così per i 5 mesi di paternità la guida del partito alla moglie. Una scelta esemplare che ha aperto il dibattito sui congedi, il quale vede il nostro Paese abbastanza arretrato. 

In Italia infatti la materia dei congedi è regolata in modo differente. Dopo un periodo di incertezza legislativa, la legge di bilancio 2019 ha introdotto un congedo di paternità obbligatorio di 5 giorni (pochissimo rispetto ai 5 mesi spagnoli!), corrisposto con circa l’80% dello stipendio. Inoltre vi è un congedo parentale facoltativo che può essere utilizzato da ambo i genitori se lavoratori, con  una retribuzione pari al 30% dello stipendio fino agli 8 anni del figlio. Qui entra in scena la discriminazione. Dato che le donne guadagnano in media di meno, a doversi assentare dal posto di lavoro saranno sicuramente le madri. Così la decurtazione dal reddito sarà meno grave. Sembra così che il problema resti, al di là degli interventi del Governo.

A prescindere dai dati che ci tocca constatare, la cosa che crediamo sia peggiore è la poca attenzione dell’opinione pubblica sul tema. Durante la Festa della donna vi si accenna, ci si gira intorno e poi più nulla. Nelle altre nazioni civili invece, la differenza salariale e altre discriminazioni di genere sono argomenti all’ordine del giorno, in molti casi addirittura superati brillantemente. Cosa abbiamo noi che non va?

Fonti:
– Il Sole 24ore;
– Istituzioni di diritto del lavoro e sindacale, M. Esposito, L. Gaeta, R. Santucci, A. Viscomi, A. Zoppoli, L. Zoppoli.

UniCusano

UniCusanoL’inizio del 2019 si è aperto con due delle più grandi incognite sociali da dipanare. La crescita e il lavoro.  E se l’economia mondiale rallental’Italia – purtroppo non – non è da meno. Brexit, Dazi USA e paura sono le parole chiave che descrivono meglio di molte analisi quella che è la reale situazione.

Per questo motivo, a inizio anno sono emerse informazioni relative alla Banca Mondiale che ha rivisto le stime di crescita al ribasso. Si pensi soltanto – per guardare in casa nostra – che l’area Euro crescerà soltanto dell’1,6% ben 0,3 punti percentuali in meno rispetto al 2018. Ovviamente l’effetto domino è soltanto una delle principali conseguenze che arriveranno a colpire ogni singolo paese e all’interno di ogni singolo paese delle particolari zone.

In Italia ad esempio il tasso di disoccupazione è tornato a scendere a novembre, in un quadro di sostanziale stabilità dell’occupazione mentre sono aumentati gli inattivi. Stando ad alcune informazioni diffuse dall’Istat, il tasso di disoccupazione a novembre è sceso a 10,5% da 10,6% rispetto al mese precedente, a fronte di un calo dei disoccupati di 25 mila unità sono aumentati gli inattivi di 26mila unità, mentre gli occupati sono cresciuti di appena 4mila unità. Insomma come si tende a dire in queste situazioni se Atene piange, Sparta non ride. E a voi sta l’arduo compito (in questo scenario così complicato) di attribuire i ruoli.

A pagare il conto più alto è purtroppo – come sempre – il Mezzogiorno che paga l’assenza di piani di sviluppo sul medio lungo periodo.

Un ruolo per nulla marginale potrebbero giocarlo – in questo sistema così complesso e delicato – ad esempio le realtà universitarie. A Roma ne esiste una che potrebbe essere un incredibile bacino di utenza per i ragazzi del centro sud, ma anche per quelli più lontani grazie alla possibilità di poter seguire e sostenere esami in piena libertà anche a distanza.

Questa università si chiama Niccolò Cusano e per stessa ammissione del Rettore, Fabio Fortuna, il percorso di studi è stato pensato veloce, elastico e costruito a misura di ogni singolo studente proprio per garantire un rapido inserimento nel mondo del lavoro. La nostra peculiarità si concentra proprio su questi aspetti: preparazione di ottimo livello in tempi veloci, utilizzando le opportunità di accelerazione tipiche del nostro sistema diversificato e integrato. È evidente che tutto ciò è condizionato all’impegno del singolo studente che, se decide di essere veloce, deve moltiplicare gli sforzi.   

La Unicusano è un Ateneo che sembra davvero accompagnare i ragazzi nel loro percorso di istruzione, crescita e inserimento nel mondo del lavoro. Basta guardare la pagina del sito dell’Università che spiega trucchi e passaggi cruciali di un colloquio di lavoro. Colloquio che spesso riesce ad essere ottenuto anche tramite lo stesso campus. Nulla di scontato. Per niente.

Nell’affrontare un colloquio di lavoro – si legge – vi troverete di fronte ad un selezionatore che ha letto il vostro curriculum ed ha qualche idea sui vostri punti di forza e sulle aree che necessitano una verifica; è presumibile che valuterà se siete in possesso delle seguenti competenze: Competenze e compatibilità, cioè se avete la capacità di fare tecnicamente il lavoro per cui vi siete candidati; Motivazione e cioè l’entusiasmo che riuscirete ad esprimere parlando delle vostre esperienze professionali presenti e passate.

Il selezionatore potrebbe porre domande sul rapporto con i vostri superiori e sarà bene evitare di parlare in maniera melensa del proprio ex o attuale capo, ed evitare di abbandonarsi a critiche. Attitudine al lavoro di gruppo, perché sempre più spesso viene richiesta la capacità di lavorare in gruppo o di rapportarsi aa gruppi di lavoro. Capacità di apprendere dai propri errori, ovvero quanta e in che direzione si esprime la propria capacità di autocritica e infine il Problem Solving: se richiesto, è utile raccontare brevemente esperienze professionali o di vita personale in cui avete dovuto fronteggiare e risolvere situazioni difficili.

L’Inps ha pubblicato i moduli per la richiesta del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza. È disponibile il modello per la richiesta del Reddito di Cittadinanza / Pensione di Cittadinanza, beneficio economico introdotto dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4.

Per scaricare i moduli cliccare qui.

Il Reddito di Cittadinanza è un sostegno per famiglie in difficoltà, finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più persone di età pari o superiore a 67 anni, il Reddito di Cittadinanza assume la denominazione di Pensione di Cittadinanza.

Il beneficio può essere richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese (a partire quindi dal giorno 6 incluso di ogni mese):
– presso Poste Italiane;
– in modalità telematica, con il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) almeno di Livello 2, accedendo al portale www.redditodicittadinanza.gov.it;
– presso i Centri autorizzati di Assistenza Fiscale (CAF).

Pubblicati anche il modello RdC/PdC Ridotto, per comunicare i redditi di attività lavorative in corso al momento della presentazione della domanda e non interamente valorizzati su ISEE, e il modello RdC/PdC Esteso, con il quale i beneficiari dovranno comunicare tutte le variazioni intervenute nel corso della percezione della misura.

Sud Italia

Sud ItaliaIl Sud è tra le regioni più povere d’Europa. È impietoso il dato tracciato da Eurostat, dove rispetto alla media europea di 30mila euro, il Sud Italia registra 18.900 euro di Pil pro capite, che risulta sempre in crescita rispetto ai 18.500 del 2016 (+400 euro).

La regione peggiore di tutte è la Calabria, 17.200, era 16.700 l’anno prima), seguita da Campania (18.200, prima 17.800), Puglia (18.400, prima 18.100), Molise (19.800, prima 19.600), Basilicata (21.100, prima 20.800) e Abruzzo (24.700, prima 24.000). Anche la Sicilia è salita dai 17.200 euro del 2016 a 17.500, e Sardegna (20.600, prima 20.200).

Le regioni del Centro Italia dimostrano invece dei miglioramenti, essendo passate in un anno da 30.200 euro pro capite a 30.700 (+500 euro). Il Nord è quello che cresce di più: al Nord Ovest un balzo fra il 2016 e il 2017 è stato da 34.400 a 35.200 euro (+800 euro), mentre nel Nord Est da 33.500 a 34.300 euro (+800 euro).

La forbice tra Nord e Sud, dunque, si è allargata ancora di più: al Mezzogiorno il Pil pro capite è quasi la metà rispetto al Nord.

Allarmante, inoltre, è la situazione politica italiana che non sembra al momento offrire soluzioni concrete per lo sviluppo del Sud. Se il reddito di cittadinanza potrebbe essere un aiuto importante per le famiglie, dall’altro lato manca un progetto che abbia come scopo la crescita soprattutto infrastrutturale del Meridione, isolato dal resto dell’Italia e dai principali mercati europei.

Molto preoccupante, infine, la questione delle autonomie regionali che potrebbero aggravare ancora di più la situazione. È questa l’opinione sia della Corte dei Conti della Campania che della Svimez, secondo le quali una sua attuazione non corretta, sulla falsariga della riforma sul federalismo fiscale voluta da Bossi e dalla Lega Nord, potrebbe rendere ancora più drammatica la situazione.

Intanto il Sud, dal 2002 al 2018, ha perso circa 2 milioni di abitanti, di cui un milione di giovani. Un territorio che si svuota, che perde le menti migliori, che è abbandonato a sé a vantaggio esclusivo di una sola parte della nazione non ha futuro. Il Sud è condannato a morire.

Sono molte le novità e le agevolazioni contenute nell’Ecobonus 2019. Come ben si sa, l’obiettivo è quello di ridurre l’inquinamento nelle grandi città. Il tutto è previsto per adeguare la normativa italiana agli accordi internazionali.

Le agevolazioni per chi acquista veicoli non inquinanti sono diverse. Ma di quali veicoli si parla? Come è riportato dal portale Ecobonus, gli sconti riguarderanno chi acquisterà uno tra due tipologie di veicoli:

Veicoli di categoria M1: destinati al trasporto di persone, con almeno 4 ruote e al massimo otto posti a sedere (oltre al sedile del conducente), con i seguenti requisiti:

  1. nuovi di fabbrica;
  2. producano emissioni di CO2 non superiori a 70 g/km;
  3. siano stati acquistati ed immatricolati in Italia dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021;
  4. il cui prezzo (da listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice) sia inferiore a 50mila euro (IVA esclusa)

Veicoli di categoria L1 e L3: nel primo caso veicoli a due ruote con cilindrata inferiore o uguale a 50 cc e la cui velocità massima non superi i 45 km/h (L1); nel secondo caso veicoli a due ruote la cui cilindrata superi i 50 cc e la cui velocità massima superi i 45 km/h (L3). Gli stessi devono essere:

  1. nuovi di fabbrica;
  2. elettrici o ibridi;
  3. di potenza inferiore o uguale a 11 kW;
  4. acquistati ed immatricolati in Italia nell’anno 2019.
Per chi acquista un veicolo del genere vi è quindi un’agevolazione, un vero e proprio versamento di un contributo. L’importo di quest’ultimo oscilla tra i 1500€ e un massimo di  6000€ (in base alla rottamazione e al tipo di emissioni) per la categoria M1; con riguardo invece ai veicoli L1 e L3, vi sarà uno sconto del 30% sul prezzo d’acquisto fino a un massimo di 3000€ (IVA inclusa). Il contributo, comprensivo del contributo statale e dello sconto del venditore, è corrisposto dal venditore (registrato nell’Area Rivenditori) al compratore tramite compensazione con il prezzo del veicolo, compresi eventuali altri sconti e prima dell’applicazione delle imposte. Infine l’importo scontato sarà rimborsato al venditore dall’impresa costruttrice dell’auto.
In programma vi è però anche una tassa rivolta ai veicoli inquinanti. Essa prevede un tributo dai 1.100€ a 2.500€ in base alle emissioni di CO2 della vettura .L’ecotassa interessa soltanto le auto acquistate e immatricolate dal 1° Marzo fino al 31 Dicembre 2021. Il suo importo è stabilito in base a 4 scaglioni di emissioni di CO2.
Il problema dell’inquinamento da smog è oramai una piaga dilagante delle nostre città, Napoli inclusa. Si spera che, con quest’ultima misura, l’Italia tutta possa davvero respirare un’aria migliore.

L’Inps comunica che, dal 6 marzo, sarà tutto pronto per ricevere le domande dei beneficiari del reddito di cittadinanza. Dopo i ritardi per la mancata pubblicazione del modulo di adesione, messo a punto entro il 28 febbraio, l’istituto nazionale assicura che non ci saranno ritardi per l’avviamento del sussidio.

L’Inps annuncia che la procedura informatica è stata ormai compiuta. Da metà aprile riuscirà a trasmettere a Poste il flusso degli ordinativi di accreditamento sulle carte Rdc”. Tuttavia, l’esame del disegno di legge in materia di reddito di cittadinanza, previsto oggi in Aula al Senato, avrà luogo domani.  La causa è la presentazione aell’ultimo momento di un pacchetto di emendamenti firmato dal governo e i necessari passaggi parlamentari.

Infatti, nuovi sedici emendamenti di diverso argomento sono esposti in Aula a Palazzo Madama, dalle nuove assunzione per la carenza di organico con la quota 100, fino all’estensione della pace contributiva. Proposte che possono essere sub – emendate, come previsto dal regolamento. La commissione Bilancio e gli uffici del Ministero dell’Economia esamineranno un centinaio di richieste, dovute alle tante modifiche da apportare.

Molti problemi sono rinviati alla Camera e i temi da approfondire sono numerosi: le misure a favore dei nuclei con disabili, le norme per le madri lavoratrici e il tema legato ai coach che assistono i beneficiari del reddito e tanti altri ancora. Le suddette argomentazioni, forse, rallenteranno ancora l’iter del provvedimento, suscitando disapprovazione dagli italiani.

Vittorio Vecchione

Vittorio VecchioneImparare l’arte e metterla da parte è il proverbio secolare che meglio di tutti pone al centro dell’esistenza umana le sue attitudini a istruirsi, assimilare e conoscere molte cose. Un patrimonio di competenze che prima o poi nella vita tornerà utile, soprattutto nel mondo del lavoro. Ma se per ogni tipologia di mestiere e professione sussistono metodi per apprenderne i segreti e metterli in pratica, risulta difficile applicare questa prassi alla figura dell’imprenditore. Non esiste una laurea capace di insegnare questa abilità, non una dottrina infallibile e universalmente riconosciuta.

E se le convinzioni, l’esperienza e il sesto senso non bastano, si può ricorrere ad un manager. Un consulente d’azienda in grado di affiancare l’imprenditore e aiutarlo nella gestione della sua attività. Un dottore capace di scoprire le cause dei mali e risolverli. Il Dott. Vittorio Vecchione ha messo su a Napoli un team, “Vecchione & Partners“, costruito da più figure professionali e si occupa di consulenza aziendale, fiscale e giuridica d’impresa. Si pone al fianco di imprenditori e dirigenti accompagnandoli nel processo di sviluppo.

«L’atteggiamento dannoso che riscontro più frequentemente è quello di navigare a vista, dedicandosi alla cura dei sintomi anziché analizzare le cause della crisi d’impresa. E’ evidenze che se l’imprenditore conoscesse le cause della crisi, troverebbe anche la soluzione. Per questo motivo l’affiancamento di un professionista manager – sottolinea Vecchione –  con una visione strategia diventa fondamentale. L’impresa è un organismo vivo, in continua evoluzione e quasi mai il sintomo si manifesta dove c’è il vero problema. Lavorare sulla struttura aziendale per farla diventare nel tempo una macchina forte ed efficiente è un lavoro lento e faticoso, ma è  l’unico che permette di invertire la rotta e cominciare una fase di crescita effettiva».

In questi anni Vecchione ha applicato con un successo un metodo nuovo salvando diverse imprese ormai sull’orlo del fallimento, riportandole a splendere di luce propria con rinnovate possibilità di successo: «La prima cosa che faccio è capire se l’imprenditore che mi chiede di affiancarlo sia disposto a mettersi in discussione e quanto sia realmente aperto al cambiamento. Un’impresa è il frutto delle sue scelte, dunque è la proiezione dei sui pregi, ma soprattutto dei suoi difetti. In azienda mi rapporto con tutti, ma il mio lavoro è sempre orientato al raggiungimento delle scelte condivise con l’imprenditore, con lo scopo di fargli  acquisire competenze, visione strategica, consapevolezza degli obiettivi a medio e lungo termine, che gli permettano di arrivare ad una gestione oculata ed indipendente. Spesso mi attribuiscono metodi ed approcci inconsueti, in parte è vero. Credo sia dovuto al mio pensiero laterale e alla capacità di individuare le cause della crisi di un’impresa in aspetti aziendali molto spesso lontani dai sintomi. Il mio metodo di lavoro – aggiunge Vecchione – può creare un disorientamento iniziale nell’imprenditore, per questo motivo dedico una parte importante della mia conoscenza a entrare in empatia con lui, a costruire un rapporto di fiducia fino a raggiungere una perfetta sintonia, una medesima visione strategica che condurrà l’impresa con estrema naturalezza a crescere e a consolidarsi sul mercato. È un approccio nuovo, che presuppone un cammino di crescita insieme, durante il quale si crea una sinergia produttiva e, devo dire, appagante sul versante umano e professionale».

In questi anni l’Italia ha contato ogni giorno un numero spropositato di fallimenti e la Campania dal 2009 al 2015 ha contribuito per il 9% sul trend nazionale. Congiuntura economica sfavorevole, tessuto sociale imperfetto ed anche l’incapacità imprenditoriale di superare una crisi che ancora oggi si fatica a mettere alle spalle: «Una recessione genera sempre una selezione naturale delle imprese, così come dei consulenti. Tuttavia la diminuzione del fatturato, dovuta alla congiuntura economica, corrisponde soltanto allo 8% delle cause di fallimento di un’Impresa. Il restante 92% è attribuibile a fattori endogeni alla gestione aziendale, come l’organizzazione, la gestione del personale, la dimensione del magazzino, la gestione della finanza aziendale e la tutela del credito, che devono essere curati comunque per favorire la crescita dell’impresa, a  prescindere dal pericolo di fallimento. Fare impresa è appagante, ma farla bene è difficile e lo è ancor di più fare impresa senza una programmazione strategica che ne migliori la struttura e la renda capace di superare momenti di crisi oppure, con approccio positivo, che permetta all’imprenditore di cogliere proprio dalle difficoltà le opportunità di crescita e di cambiamento. La Campania solitamente amplifica una situazione che è comunque diffusa in tutta Italia. È una terra con  enormi contraddizioni ma anche con orgogliose eccellenze, di cui andare fieri. Intendo dire che fare impresa in Campania è possibile anche a certi livelli e con ottimi risultati. Il tessuto economico campano è il prodotto della storia degli ultimi venti anni».

Le aziende devono sentirsi pronte a mutare nel tempo, seguendo le nuove vie ed opportunità che la società è capace di offrire. L’immobilismo e l’appagamento potrebbero risultare il motivo scatenante di una crisi aziendale di difficile risoluzione. La chiave del successo ce la spiega Vecchione: «Fatica quotidiana e capacità di mettersi in discussione ogni giorno, senza mai tradire gli obiettivi di medio e di lungo termine che si stanno perseguendo».

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