Economia

L’8 marzo le mimose e le manifestazioni femministe non mancano mai. Una domanda però sorge spontanea: oggi si può finalmente parlare di parità tra i sessi? Ci dispiace deludere quelli che “ormai hanno più diritti di noi… divorzia e ti prendono tutto”, ma sul piano lavorativo molti gap tra uomini e donne vi sono ancora. 

Il dislivello più grande lo si ha con i salari. Le donne (e in particolare al Sud) continuano a guadagnare meno dei loro colleghi uomini, a parità di orari e condizioni. Secondo la piattaforma tedesca Honeypot, il cosiddetto Gender pay gap italiano (differenza salariale tra i sessi) si aggira intorno al 5,5%. Qualcuno un po’ più informato potrebbe dire: “sì, ma non è niente rispetto al 19% del Regno Unito, al 18% circa degli Stati Uniti, al 15,8% della Francia e al 15% della Spagna”. Le cose non vanno proprio così.

La professoressa dell’università di Pavia  Luisa Rosti, intervistata dal Sole 24ore, spiega come questo indicatore non sia abbastanza preciso. La differenza nella retribuzione media oraria rappresenta solo una parte della disparità di retribuzione complessiva tra uomini e donne. Se si facesse invece riferimento alla retribuzione media annua, il differenziale si allargherebbe per il minor numero di ore lavorate della componente femminile. E il differenziale si allarga in misura anche maggiore se consideriamo il basso tasso di occupazione delle donne in Italia. In altri termini, la fascia oraria ristretta e il tasso di disoccupazione fanno sì che il gap aumenti.

Altro tema importante è quello del congedo parentale. Ha fatto scalpore la notizia di pochi mesi fa, la quale vede come protagonista il leader del movimento politico spagnolo Podemos. Dopo la nascita delle sue amate gemelline, Pablo Iglesias ha infatti deciso di rimanere a casa per occuparsi di loro e lasciando così per i 5 mesi di paternità la guida del partito alla moglie. Una scelta esemplare che ha aperto il dibattito sui congedi, il quale vede il nostro Paese abbastanza arretrato. 

In Italia infatti la materia dei congedi è regolata in modo differente. Dopo un periodo di incertezza legislativa, la legge di bilancio 2019 ha introdotto un congedo di paternità obbligatorio di 5 giorni (pochissimo rispetto ai 5 mesi spagnoli!), corrisposto con circa l’80% dello stipendio. Inoltre vi è un congedo parentale facoltativo che può essere utilizzato da ambo i genitori se lavoratori, con  una retribuzione pari al 30% dello stipendio fino agli 8 anni del figlio. Qui entra in scena la discriminazione. Dato che le donne guadagnano in media di meno, a doversi assentare dal posto di lavoro saranno sicuramente le madri. Così la decurtazione dal reddito sarà meno grave. Sembra così che il problema resti, al di là degli interventi del Governo.

A prescindere dai dati che ci tocca constatare, la cosa che crediamo sia peggiore è la poca attenzione dell’opinione pubblica sul tema. Durante la Festa della donna vi si accenna, ci si gira intorno e poi più nulla. Nelle altre nazioni civili invece, la differenza salariale e altre discriminazioni di genere sono argomenti all’ordine del giorno, in molti casi addirittura superati brillantemente. Cosa abbiamo noi che non va?

Fonti:
– Il Sole 24ore;
– Istituzioni di diritto del lavoro e sindacale, M. Esposito, L. Gaeta, R. Santucci, A. Viscomi, A. Zoppoli, L. Zoppoli.

UniCusano

UniCusanoL’inizio del 2019 si è aperto con due delle più grandi incognite sociali da dipanare. La crescita e il lavoro.  E se l’economia mondiale rallental’Italia – purtroppo non – non è da meno. Brexit, Dazi USA e paura sono le parole chiave che descrivono meglio di molte analisi quella che è la reale situazione.

Per questo motivo, a inizio anno sono emerse informazioni relative alla Banca Mondiale che ha rivisto le stime di crescita al ribasso. Si pensi soltanto – per guardare in casa nostra – che l’area Euro crescerà soltanto dell’1,6% ben 0,3 punti percentuali in meno rispetto al 2018. Ovviamente l’effetto domino è soltanto una delle principali conseguenze che arriveranno a colpire ogni singolo paese e all’interno di ogni singolo paese delle particolari zone.

In Italia ad esempio il tasso di disoccupazione è tornato a scendere a novembre, in un quadro di sostanziale stabilità dell’occupazione mentre sono aumentati gli inattivi. Stando ad alcune informazioni diffuse dall’Istat, il tasso di disoccupazione a novembre è sceso a 10,5% da 10,6% rispetto al mese precedente, a fronte di un calo dei disoccupati di 25 mila unità sono aumentati gli inattivi di 26mila unità, mentre gli occupati sono cresciuti di appena 4mila unità. Insomma come si tende a dire in queste situazioni se Atene piange, Sparta non ride. E a voi sta l’arduo compito (in questo scenario così complicato) di attribuire i ruoli.

A pagare il conto più alto è purtroppo – come sempre – il Mezzogiorno che paga l’assenza di piani di sviluppo sul medio lungo periodo.

Un ruolo per nulla marginale potrebbero giocarlo – in questo sistema così complesso e delicato – ad esempio le realtà universitarie. A Roma ne esiste una che potrebbe essere un incredibile bacino di utenza per i ragazzi del centro sud, ma anche per quelli più lontani grazie alla possibilità di poter seguire e sostenere esami in piena libertà anche a distanza.

Questa università si chiama Niccolò Cusano e per stessa ammissione del Rettore, Fabio Fortuna, il percorso di studi è stato pensato veloce, elastico e costruito a misura di ogni singolo studente proprio per garantire un rapido inserimento nel mondo del lavoro. La nostra peculiarità si concentra proprio su questi aspetti: preparazione di ottimo livello in tempi veloci, utilizzando le opportunità di accelerazione tipiche del nostro sistema diversificato e integrato. È evidente che tutto ciò è condizionato all’impegno del singolo studente che, se decide di essere veloce, deve moltiplicare gli sforzi.   

La Unicusano è un Ateneo che sembra davvero accompagnare i ragazzi nel loro percorso di istruzione, crescita e inserimento nel mondo del lavoro. Basta guardare la pagina del sito dell’Università che spiega trucchi e passaggi cruciali di un colloquio di lavoro. Colloquio che spesso riesce ad essere ottenuto anche tramite lo stesso campus. Nulla di scontato. Per niente.

Nell’affrontare un colloquio di lavoro – si legge – vi troverete di fronte ad un selezionatore che ha letto il vostro curriculum ed ha qualche idea sui vostri punti di forza e sulle aree che necessitano una verifica; è presumibile che valuterà se siete in possesso delle seguenti competenze: Competenze e compatibilità, cioè se avete la capacità di fare tecnicamente il lavoro per cui vi siete candidati; Motivazione e cioè l’entusiasmo che riuscirete ad esprimere parlando delle vostre esperienze professionali presenti e passate.

Il selezionatore potrebbe porre domande sul rapporto con i vostri superiori e sarà bene evitare di parlare in maniera melensa del proprio ex o attuale capo, ed evitare di abbandonarsi a critiche. Attitudine al lavoro di gruppo, perché sempre più spesso viene richiesta la capacità di lavorare in gruppo o di rapportarsi aa gruppi di lavoro. Capacità di apprendere dai propri errori, ovvero quanta e in che direzione si esprime la propria capacità di autocritica e infine il Problem Solving: se richiesto, è utile raccontare brevemente esperienze professionali o di vita personale in cui avete dovuto fronteggiare e risolvere situazioni difficili.

L’Inps ha pubblicato i moduli per la richiesta del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza. È disponibile il modello per la richiesta del Reddito di Cittadinanza / Pensione di Cittadinanza, beneficio economico introdotto dal decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4.

Per scaricare i moduli cliccare qui.

Il Reddito di Cittadinanza è un sostegno per famiglie in difficoltà, finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale. Per i nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più persone di età pari o superiore a 67 anni, il Reddito di Cittadinanza assume la denominazione di Pensione di Cittadinanza.

Il beneficio può essere richiesto, dopo il quinto giorno di ciascun mese (a partire quindi dal giorno 6 incluso di ogni mese):
– presso Poste Italiane;
– in modalità telematica, con il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) almeno di Livello 2, accedendo al portale www.redditodicittadinanza.gov.it;
– presso i Centri autorizzati di Assistenza Fiscale (CAF).

Pubblicati anche il modello RdC/PdC Ridotto, per comunicare i redditi di attività lavorative in corso al momento della presentazione della domanda e non interamente valorizzati su ISEE, e il modello RdC/PdC Esteso, con il quale i beneficiari dovranno comunicare tutte le variazioni intervenute nel corso della percezione della misura.

Sud Italia

Sud ItaliaIl Sud è tra le regioni più povere d’Europa. È impietoso il dato tracciato da Eurostat, dove rispetto alla media europea di 30mila euro, il Sud Italia registra 18.900 euro di Pil pro capite, che risulta sempre in crescita rispetto ai 18.500 del 2016 (+400 euro).

La regione peggiore di tutte è la Calabria, 17.200, era 16.700 l’anno prima), seguita da Campania (18.200, prima 17.800), Puglia (18.400, prima 18.100), Molise (19.800, prima 19.600), Basilicata (21.100, prima 20.800) e Abruzzo (24.700, prima 24.000). Anche la Sicilia è salita dai 17.200 euro del 2016 a 17.500, e Sardegna (20.600, prima 20.200).

Le regioni del Centro Italia dimostrano invece dei miglioramenti, essendo passate in un anno da 30.200 euro pro capite a 30.700 (+500 euro). Il Nord è quello che cresce di più: al Nord Ovest un balzo fra il 2016 e il 2017 è stato da 34.400 a 35.200 euro (+800 euro), mentre nel Nord Est da 33.500 a 34.300 euro (+800 euro).

La forbice tra Nord e Sud, dunque, si è allargata ancora di più: al Mezzogiorno il Pil pro capite è quasi la metà rispetto al Nord.

Allarmante, inoltre, è la situazione politica italiana che non sembra al momento offrire soluzioni concrete per lo sviluppo del Sud. Se il reddito di cittadinanza potrebbe essere un aiuto importante per le famiglie, dall’altro lato manca un progetto che abbia come scopo la crescita soprattutto infrastrutturale del Meridione, isolato dal resto dell’Italia e dai principali mercati europei.

Molto preoccupante, infine, la questione delle autonomie regionali che potrebbero aggravare ancora di più la situazione. È questa l’opinione sia della Corte dei Conti della Campania che della Svimez, secondo le quali una sua attuazione non corretta, sulla falsariga della riforma sul federalismo fiscale voluta da Bossi e dalla Lega Nord, potrebbe rendere ancora più drammatica la situazione.

Intanto il Sud, dal 2002 al 2018, ha perso circa 2 milioni di abitanti, di cui un milione di giovani. Un territorio che si svuota, che perde le menti migliori, che è abbandonato a sé a vantaggio esclusivo di una sola parte della nazione non ha futuro. Il Sud è condannato a morire.

Sono molte le novità e le agevolazioni contenute nell’Ecobonus 2019. Come ben si sa, l’obiettivo è quello di ridurre l’inquinamento nelle grandi città. Il tutto è previsto per adeguare la normativa italiana agli accordi internazionali.

Le agevolazioni per chi acquista veicoli non inquinanti sono diverse. Ma di quali veicoli si parla? Come è riportato dal portale Ecobonus, gli sconti riguarderanno chi acquisterà uno tra due tipologie di veicoli:

Veicoli di categoria M1: destinati al trasporto di persone, con almeno 4 ruote e al massimo otto posti a sedere (oltre al sedile del conducente), con i seguenti requisiti:

  1. nuovi di fabbrica;
  2. producano emissioni di CO2 non superiori a 70 g/km;
  3. siano stati acquistati ed immatricolati in Italia dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021;
  4. il cui prezzo (da listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice) sia inferiore a 50mila euro (IVA esclusa)

Veicoli di categoria L1 e L3: nel primo caso veicoli a due ruote con cilindrata inferiore o uguale a 50 cc e la cui velocità massima non superi i 45 km/h (L1); nel secondo caso veicoli a due ruote la cui cilindrata superi i 50 cc e la cui velocità massima superi i 45 km/h (L3). Gli stessi devono essere:

  1. nuovi di fabbrica;
  2. elettrici o ibridi;
  3. di potenza inferiore o uguale a 11 kW;
  4. acquistati ed immatricolati in Italia nell’anno 2019.
Per chi acquista un veicolo del genere vi è quindi un’agevolazione, un vero e proprio versamento di un contributo. L’importo di quest’ultimo oscilla tra i 1500€ e un massimo di  6000€ (in base alla rottamazione e al tipo di emissioni) per la categoria M1; con riguardo invece ai veicoli L1 e L3, vi sarà uno sconto del 30% sul prezzo d’acquisto fino a un massimo di 3000€ (IVA inclusa). Il contributo, comprensivo del contributo statale e dello sconto del venditore, è corrisposto dal venditore (registrato nell’Area Rivenditori) al compratore tramite compensazione con il prezzo del veicolo, compresi eventuali altri sconti e prima dell’applicazione delle imposte. Infine l’importo scontato sarà rimborsato al venditore dall’impresa costruttrice dell’auto.
In programma vi è però anche una tassa rivolta ai veicoli inquinanti. Essa prevede un tributo dai 1.100€ a 2.500€ in base alle emissioni di CO2 della vettura .L’ecotassa interessa soltanto le auto acquistate e immatricolate dal 1° Marzo fino al 31 Dicembre 2021. Il suo importo è stabilito in base a 4 scaglioni di emissioni di CO2.
Il problema dell’inquinamento da smog è oramai una piaga dilagante delle nostre città, Napoli inclusa. Si spera che, con quest’ultima misura, l’Italia tutta possa davvero respirare un’aria migliore.

L’Inps comunica che, dal 6 marzo, sarà tutto pronto per ricevere le domande dei beneficiari del reddito di cittadinanza. Dopo i ritardi per la mancata pubblicazione del modulo di adesione, messo a punto entro il 28 febbraio, l’istituto nazionale assicura che non ci saranno ritardi per l’avviamento del sussidio.

L’Inps annuncia che la procedura informatica è stata ormai compiuta. Da metà aprile riuscirà a trasmettere a Poste il flusso degli ordinativi di accreditamento sulle carte Rdc”. Tuttavia, l’esame del disegno di legge in materia di reddito di cittadinanza, previsto oggi in Aula al Senato, avrà luogo domani.  La causa è la presentazione aell’ultimo momento di un pacchetto di emendamenti firmato dal governo e i necessari passaggi parlamentari.

Infatti, nuovi sedici emendamenti di diverso argomento sono esposti in Aula a Palazzo Madama, dalle nuove assunzione per la carenza di organico con la quota 100, fino all’estensione della pace contributiva. Proposte che possono essere sub – emendate, come previsto dal regolamento. La commissione Bilancio e gli uffici del Ministero dell’Economia esamineranno un centinaio di richieste, dovute alle tante modifiche da apportare.

Molti problemi sono rinviati alla Camera e i temi da approfondire sono numerosi: le misure a favore dei nuclei con disabili, le norme per le madri lavoratrici e il tema legato ai coach che assistono i beneficiari del reddito e tanti altri ancora. Le suddette argomentazioni, forse, rallenteranno ancora l’iter del provvedimento, suscitando disapprovazione dagli italiani.

Vittorio Vecchione

Vittorio VecchioneImparare l’arte e metterla da parte è il proverbio secolare che meglio di tutti pone al centro dell’esistenza umana le sue attitudini a istruirsi, assimilare e conoscere molte cose. Un patrimonio di competenze che prima o poi nella vita tornerà utile, soprattutto nel mondo del lavoro. Ma se per ogni tipologia di mestiere e professione sussistono metodi per apprenderne i segreti e metterli in pratica, risulta difficile applicare questa prassi alla figura dell’imprenditore. Non esiste una laurea capace di insegnare questa abilità, non una dottrina infallibile e universalmente riconosciuta.

E se le convinzioni, l’esperienza e il sesto senso non bastano, si può ricorrere ad un manager. Un consulente d’azienda in grado di affiancare l’imprenditore e aiutarlo nella gestione della sua attività. Un dottore capace di scoprire le cause dei mali e risolverli. Il Dott. Vittorio Vecchione ha messo su a Napoli un team, “Vecchione & Partners“, costruito da più figure professionali e si occupa di consulenza aziendale, fiscale e giuridica d’impresa. Si pone al fianco di imprenditori e dirigenti accompagnandoli nel processo di sviluppo.

«L’atteggiamento dannoso che riscontro più frequentemente è quello di navigare a vista, dedicandosi alla cura dei sintomi anziché analizzare le cause della crisi d’impresa. E’ evidenze che se l’imprenditore conoscesse le cause della crisi, troverebbe anche la soluzione. Per questo motivo l’affiancamento di un professionista manager – sottolinea Vecchione –  con una visione strategia diventa fondamentale. L’impresa è un organismo vivo, in continua evoluzione e quasi mai il sintomo si manifesta dove c’è il vero problema. Lavorare sulla struttura aziendale per farla diventare nel tempo una macchina forte ed efficiente è un lavoro lento e faticoso, ma è  l’unico che permette di invertire la rotta e cominciare una fase di crescita effettiva».

In questi anni Vecchione ha applicato con un successo un metodo nuovo salvando diverse imprese ormai sull’orlo del fallimento, riportandole a splendere di luce propria con rinnovate possibilità di successo: «La prima cosa che faccio è capire se l’imprenditore che mi chiede di affiancarlo sia disposto a mettersi in discussione e quanto sia realmente aperto al cambiamento. Un’impresa è il frutto delle sue scelte, dunque è la proiezione dei sui pregi, ma soprattutto dei suoi difetti. In azienda mi rapporto con tutti, ma il mio lavoro è sempre orientato al raggiungimento delle scelte condivise con l’imprenditore, con lo scopo di fargli  acquisire competenze, visione strategica, consapevolezza degli obiettivi a medio e lungo termine, che gli permettano di arrivare ad una gestione oculata ed indipendente. Spesso mi attribuiscono metodi ed approcci inconsueti, in parte è vero. Credo sia dovuto al mio pensiero laterale e alla capacità di individuare le cause della crisi di un’impresa in aspetti aziendali molto spesso lontani dai sintomi. Il mio metodo di lavoro – aggiunge Vecchione – può creare un disorientamento iniziale nell’imprenditore, per questo motivo dedico una parte importante della mia conoscenza a entrare in empatia con lui, a costruire un rapporto di fiducia fino a raggiungere una perfetta sintonia, una medesima visione strategica che condurrà l’impresa con estrema naturalezza a crescere e a consolidarsi sul mercato. È un approccio nuovo, che presuppone un cammino di crescita insieme, durante il quale si crea una sinergia produttiva e, devo dire, appagante sul versante umano e professionale».

In questi anni l’Italia ha contato ogni giorno un numero spropositato di fallimenti e la Campania dal 2009 al 2015 ha contribuito per il 9% sul trend nazionale. Congiuntura economica sfavorevole, tessuto sociale imperfetto ed anche l’incapacità imprenditoriale di superare una crisi che ancora oggi si fatica a mettere alle spalle: «Una recessione genera sempre una selezione naturale delle imprese, così come dei consulenti. Tuttavia la diminuzione del fatturato, dovuta alla congiuntura economica, corrisponde soltanto allo 8% delle cause di fallimento di un’Impresa. Il restante 92% è attribuibile a fattori endogeni alla gestione aziendale, come l’organizzazione, la gestione del personale, la dimensione del magazzino, la gestione della finanza aziendale e la tutela del credito, che devono essere curati comunque per favorire la crescita dell’impresa, a  prescindere dal pericolo di fallimento. Fare impresa è appagante, ma farla bene è difficile e lo è ancor di più fare impresa senza una programmazione strategica che ne migliori la struttura e la renda capace di superare momenti di crisi oppure, con approccio positivo, che permetta all’imprenditore di cogliere proprio dalle difficoltà le opportunità di crescita e di cambiamento. La Campania solitamente amplifica una situazione che è comunque diffusa in tutta Italia. È una terra con  enormi contraddizioni ma anche con orgogliose eccellenze, di cui andare fieri. Intendo dire che fare impresa in Campania è possibile anche a certi livelli e con ottimi risultati. Il tessuto economico campano è il prodotto della storia degli ultimi venti anni».

Le aziende devono sentirsi pronte a mutare nel tempo, seguendo le nuove vie ed opportunità che la società è capace di offrire. L’immobilismo e l’appagamento potrebbero risultare il motivo scatenante di una crisi aziendale di difficile risoluzione. La chiave del successo ce la spiega Vecchione: «Fatica quotidiana e capacità di mettersi in discussione ogni giorno, senza mai tradire gli obiettivi di medio e di lungo termine che si stanno perseguendo».

Il premier Giuseppe Conte anticipa i dati di Istat, che dovrebbero essere ufficializzati nella giornata di oggi. “I dati del quarto trimestre prevedono una contrazione del Pil”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio nell’incontro ad Assolombarda di ieri.

Si tratta della seconda contrazione trimestrale consecutiva, rispetto a quella dello 0,1% verificatasi nel periodo luglio-settembre. Una recessione tecnica, per essere precisi.

Conte, tuttavia, afferma che la recessione non è causata dalle politiche del nuovo Governo, bensì dalle misure del precedente esecutivo che egli definisce scellerate: “La nostra manovra è entrata da poco. I possibili dati negativi sono il frutto di politiche economiche scellerate degli anni passati e di dati congiunturali non favorevoli. Reddito di cittadinanza e Quota 100 produrranno i loro effetti a partire da aprile. È evidente a chiunque che la recessione tecnica del terzo e quarto trimestre 2018 è il risultato dei fallimenti del passato. Noi siamo qui per invertire la rotta, e lo stiamo facendo”.

Ad influire sul dato negativo anche fattori congiunturali non favorevoli, come il rallentamento della Germania e della Cina: “Se nei primi mesi di quest’anno stenteremo, ci sono tutti gli elementi per sperare in un riscatto, di ripartire con il nostro entusiasmo, soprattutto nel secondo semestre. Lo dice anche il Fondo Monetario Internazionale”.

Dalla Relazione COLAF (Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell’Unione europea) 2018 l’Italia risulta essere la nazione leader per aver contribuito alla lotta contro i fenomeni di frode ai danni del budget europeo. L’italia infatti, nel periodo 2010-2017 registra un c.d. indictment rate del 58%, maggiore della media UE pari al 42%. Inoltre  è stata la prima nazione ad identificare l’elemento di criticità nel settore dei fondi strutturali nella mancanza di strumenti di “mutua assistenza amministrativa” tra gli Stati membri e questo ha portato l’Italia a rappresentare la “best pratice” per tutti gli altri Paesi.

A dimostrazione del grande e valido impegno dell’Italia sono le riunioni tenutesi tra maggio ed ottobre 2018  del progetto “NO FRAUD (EU Funded actions: Detecting, Handling, Learning how to prevent Frauds and Irregularities in International Cooperation and Development Projects (IPA and ENI)“, realizzato in tre diversi incontri (Milano, Belgrado, Tbilisi) che ha visto la presenza delle Autorità di Gestione, Autorità di Audit e Autorità Anti-frode. Lo scopo principale di questo progetto è stata la discussione approfondita delle modalità che riguardano i finanziamenti europei nei Balcani (IPA) e nei vicini paesi dell’Est europeo (ENI), per dare loro maggiori informazioni per la migliore gestione dei fondi assegnati evitando casi di frodi/irregolarità. Il progetto è stato finanziato dall’Ufficio europeo lotta antifrode – OLAF, mentre l’Associazione ISES ha agito da coordinatore del progetto.

Data l’attività svolta nell’ultimo anno, il Comitato perseguirà importanti obiettivi sia in sede europea che nazionale. L’obiettivo sarà il rafforzamento dell’azione preventiva e di contrasto anche nei casi di c.d. “frode transnazionale”.

Dai dati statistici l’Italia risulta essere al dodicesimo posto nelle spese legate ad ogni paese nei confronti dei casi di irregolarità/frode ed inoltre nell’ultimo anno le spese di frode sono scese del 16% ovvero 18 milioni di euro rispetto allo scorso anno.Sulle 558 segnalazioni giunte al Comitato nel corso dell’ultimo anno, 305 sono arrivate dalla Regione Calabria (per un totale di 43 milioni di euro, di cui 34 già “decertificati” ovvero che non comporteranno danni per il budget UE), 33 dalla Sicilia, 30 dalla Toscana, 26 dalla Puglia e 20 dall’Abruzzo. Seguono il Piemonte con 19 segnalazioni, il Lazio con 12 e la Campania con 10. Trascurabili i dati delle altre regioni, tutte sotto quota 10.

Nella seguente tabella sono riportati in ordine decrescenti le spese di ogni paese coinvolto nei casi di irregolarità/frode

Etica e impresa vanno sempre più a braccetto. Al giorno d’oggi, coloro che vogliono fare business non possono ignorare quella larga parte di consumatori, destinata a crescere sempre di più, che richiede l’adozione di comportamenti virtuosi, anche detti best practices.

Le imprese, infatti, non possono ritenersi un corpo staccato dalla società, ma sono entità che operano all’interno di essa e che devono tenere conto di precise esigenze, tra cui quelle etiche, che si stanno facendo sempre più strada.

L’evento Responsabilità Sociale d’Impresa si terrà venerdì 25 Gennaio, alle 14,30, presso la sede dell’Unione Industriali di Napoli, ed è promosso ed organizzato dal Gruppo Di Lavoro “Business Family” coordinato dal Vice Presidente GI, Salvatore Formisano, in collaborazione con il GPI. Esso ha lo scopo di sensibilizzare le imprese alla responsabilità sociale nell’ambito del Business Family. Vedrà la presenza di notevoli esponenti del settore tra cui:

– Anna De Sorbo – Vice Presidente alla Resp. Sociale Imprese d’Impresa Unione Industriali Napoli
– Vittorio Ciotola – Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’ Unione Industriali di Napoli ;
– Rossana Revello – Presidente Gruppo Tecnico Responsabilità sociale di Impresa Confindustria ;
– Raffaella Papa – Presidente Spazio alla Responsabilità / CSRMed Forum;
– Attilio Montefusco – Direttore Consorzio Promos Ricerche Sportello RSI CCIAA Napoli;
– Monica Mandico – Avvocato e Chef Specialist Rating di legalità ;
– Michele Gallo – General Manager GCERTY ITALY srl – Certification & Assessment ;
– Nicola Zazzaro – Zeta srl
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L’IMPORTANZA DEL TEMA

Il presidente del Consiglio Conte ha dato alle stampe un saggio interamente dedito alla corporate social responsibility difatti il Presidente afferma «l’etica sta conquistando spazi sempre più ampi nell’ambito delle relazioni economiche e delle medesime regolamentazioni giuridiche. Il dato è innegabile e attestato a vari livelli». Lo dimostra la dotazione sempre più imponente di bilanci sociali e di sostenibilità, codici e comitati etici che “entrano” nella governance imprenditoriale. Una dotazione che risponde anche a una richiesta di etica che arriva dai consumatori che il premier definisce “politicizzati”. «Un’impresa che mira a conquistare successi nel medio e lungo periodo e quote stabili di mercato non può trascurare il rispetto delle best practices e l’adozione di comportamenti giudicati virtuosi dalla collettività in cui opera». Da qui la definizione contiana della corporate social responsability: «Un’impresa socialmente responsabile è un’impresa che svolge attività economiche e persegue finalità lucrative tenendo sempre consapevolmente presente l’impatto che queste sue iniziative producono sul piano sociale e ambientale e, di conseguenza, si adopera per prevenire i pericoli e i danni che dalle proprie iniziative potrebbero derivare alla collettività e alle generazioni future».

TRA I TEMI TRATTATI

Responsabilità Sociale d’Impresa: come sviluppo del Business Family | Come sfida per trasformare la sostenibilità in opportunità di crescita | Le linee guida della ISO 26001 | Le implicazioni di natura etica nel rating di legalità | L’importanza della certificazione etica SA8000

Quota 100 per le pensioni, insieme al Reddito di Cittadinanza, è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Il decreto legge approvato ridefinisce i requisiti minimi per l’accesso al pensionamento anticipato, incentivando anche l’assunzione di lavoratori giovani. Vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti per accedere a Quota 100, attraverso le slide preparate dai tecnici dell’esecutivo.

Cosa è e obiettivi

La misura vuole favorire la pensione anticipata, senza alcuna penalizzazione,, al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni. Per farlo, sono stati stanziati 22 miliardi di euro, in previsione di un milione di richieste nel prossimo triennio.

Da quando sarà possibile andare in pensione

Il pensionamento anticipato sarà possibile, in prima applicazione, dal primo aprile 2019 per i lavoratori privati che abbiano raggiunto i requisiti indicati entro il 31 dicembre 2018 e dal primo agosto 2019 per i lavoratori pubblici che li abbiano maturati all’entrata in vigore del decreto. Inoltre, potranno andare in pensione dal prossimo primo settembre (inizio dell’anno scolastico) i lavoratori della scuola.

Cosa da sapere

Tra le cose utili da sapere ci sono: la pensione non è legata all’aspettativa di vita; non è cumulabile con altri rediti se non quelli da lavoro occasionale; chi lavora nel pubblico deve dare sei mesi di preavviso; infine è prevista l’esclusione dei lavoratori in Isopensione.

Le novità introdotte

Tra le novità introdotte dalla misura ci sono molti requisiti soprattutto a favore delle donne. Tuttavia, maturati i requisiti previsti, tutti i lavoratori e le lavoratrici percepiranno la pensione dopo tre mesi

L’Ape sociale

L’Ape sociale è un’indennità sostitutiva a carico dello Stato che è stata riconfermata anche dalla Legge di Bilancio 2019. L’indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. Il requisito anagrafico è di 63 anni, mentre quello contributivo prevede diverse casistiche.

Pace contributiva

La Pace contributiva permette di riscattare periodi di vuoto contributivo non obbligatori, per massimo 5 anni. Tra i “buchi” è contemplato anche il periodo di Laurea a condizioni agevolate.

Trattamento di fine rapporto per gli statali

Tutti i pensionati pubblici, non solo quelli in Quota 100, possono da subito ricevere il Tfr fino a 30mila euro. Una novità, questa, che va a sostituire i due-tre anni di attesa attuali.

Il Reddito di Cittadinanza (RdC), insieme a Quota 100 per le pensioni, è stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Il decreto-legge introduce così, dal prossimo aprile, il Reddito e la Pensione di Cittadinanza per tutti quei soggetti e quelle famiglie che versano in condizioni di disagio economico. La misura è stata introdotta per garantire un sistema minimo di sussistenza nonché, nel caso del RdC, l’effettiva promozione del diritto al lavoro e alla formazione. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, anche con l’ausilio delle slide preparate dai tecnici dell’esecutivo.

Cosa è il Reddito di Cittadinanza e come si richiede

Il RdC nasce come misura di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro e di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale. Tale “Reddito” prende la denominazione di Pensione di cittadinanza per quelle famiglie composte esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni. La misura si può richiedere attraverso il sito internet (che sarà pronto a febbraio), ma anche attraverso i CAF e Poste Italiane.

Chi può beneficiarne e alcuni esempi

Ne può beneficiare chi è in possesso di un ISEE inferiore a 9.360 euro, un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro, un valore del patrimonio mobiliare, come definito a fini ISEE, non superiore a una soglia di euro 6.000, aumentata di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000, con un ulteriore aumento previsto di euro 1.000 per ogni figlio successivo al secondo. Tali massimali previsti, però, possono ancora essere sono incrementati di euro 5.000 per ogni componente con disabilità.

Un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 6.000 euro annui moltiplicata per uno specifico parametro della scala di equivalenza (vedi tabelle). Altre disposizioni riguardano la non disponibilità di autoveicoli, motoveicoli, navi e imbarcazioni da diporto. VIL RdC è compatibile con la NASpI e con altre forme di sostegno al reddito. Per la Pensione di cittadinanza valgono i medesimi requisiti di accesso.

Quanto e per quanto tempo (norme anti-divano)

Il beneficio avrà un valore tra i 480 e i 9.360 euro annui. In beneficio sarà inoltrato a partire dal mese successivo a quello della richiesta ed è riconosciuto per un periodo continuativo non superiore ai diciotto mesi. Può essere rinnovato, previa sospensione di un mese. La sospensione, però, non vale per la Pensione di cittadinanza. Il Rdc viene riconosciuto dall’INPS ed è erogato tramite la Carta Rdc (una PostePay). Ai suoi beneficiari, inoltre, sono riconosciute le agevolazioni alle tariffe elettriche e quelle per la fornitura di gas naturale per le famiglie svantaggiate.

Il reinserimento lavorativo e la congruità dei lavori offerti

Il RdC mira a reinserire nel mondo del lavoro il beneficiario, attraverso un percorso personalizzato che potrà riguardare attività al servizio della comunità, riqualificazione professionale, completamento degli studi, nonché altri impegni finalizzati all’inclusione sociale. In particolare, il beneficiario dovrà sottoscrivere il Patto per il Lavoro o per l’Inclusione sociale, partecipare alle iniziative formative previste e non potrà rifiutare le offerte di lavoro proposte dai Centri per l’impiego (nella “squadra” messa a disposizione del beneficiario) in base a specifici requisiti di distanza e di durata del periodo di disoccupazione.

Le sanzioni

Si prevedono sanzioni nei casi in cui vengono forniti dati e notizie false nel corso della procedura di richiesta del Rdc. Le pene prevedono la reclusione da due a sei anni, oltre alla estromissione dal beneficio e al recupero di quanto indebitamente percepito. In caso di sanzioni, il Rdc non potrà essere nuovamente richiesto, se non decorsi dieci anni dalla richiesta che ha dato luogo alla sanzione.

Gli incentivi alle imprese

Sono introdotti incentivi per le imprese che assumono il beneficiario di RdC a tempo pieno e indeterminato, sotto forma di esoneri contributivi, nonché per i beneficiari che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione.

Pensione di Cittadinanza

Per la Pensione di Cittadinanza i requisiti di accesso sono gli stessi che valgono per il RdC. ed è rivolto a tutte quei pensionati che vivono sotto la soglia di povertà. Alcuni esempi:

lavoro

lavoroIntrodotte novità importanti per Resto al Sud, l’incentivo del governo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Come comunicato da Invitalia (che gestisce l’erogazione dell’incentivo) dal 2019, con l’approvazione della Legge di Bilancio, le agevolazioni, finora riservate solo agli under 36, vengono estese anche agli under 46 e ai liberi professionisti.

Invitalia spiega che i liberi professionisti che vogliono accedere all’incentivo, nei dodici mesi che precedono la richiesta di agevolazione a Invitalia, non dovranno “essere titolari di partita Iva per un’attività analoga a quella proposta per il finanziamento” e inoltre “dovranno mantenere la sede operativa nelle regioni del Mezzogiorno interessate“. Una strada aperta a tutti coloro che hanno “voglia uscire da una situazione di precariato o lavoro irregolare“, investendo sulle proprie competenze.

Il finanziamento Resto al Sud copre il 100% delle spese ammissibili e prevede le seguenti agevolazioni: contributo a fondo perduto pari al 35% dell’investimento complessivo; finanziamento bancario pari al 65% dell’investimento complessivo, garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI; gli interessi del finanziamento sono interamente coperti da un contributo in conto interessi; l’importo massimo del finanziamento erogabile è di 50mila euro per ciascun socio, fino ad un ammontare massimo complessivo di 200mila euro.

Per accedere a Resto al Sud bisogna presentare la documentazione relativa al progetto imprenditoriale, attraverso la piattaforma dedicata sul sito invitalia.it. Presa in carico la richiesta, l’agenzia dà una prima risposta formale entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza. Tuttavia, per seguire l’iter del progetto è possibile uitilizzare l’App dedicata Resto al Sud, totalmente gratuita.

Come presentare la domanda per accedere a Resto al Sud? Prima di tutto bisogna collegarsi al portale di Invitalia e inserire login e password ricevuti al momento della registrazione. Effettuato l’accesso, dopo aver cliccato su Elenco incentivi e selezionato Resto al Sud, ci si ritroverà davanti alla Home Page della misura, dove in alto si trova il menù per la navigazione. Cliccando su Modulistica, a questo punto, è possibile scaricare gli allegati da caricare insieme alla domanda. Per ogni difficoltà o dubbi, mentre si sta compilando la domanda, cliccando su Contatti si potrà inviare una richiesta di assistenza  al CRM di Invitalia. Cliccando, invece, su Modifica account potranno essere verificati i dati inseriti al momento della registrazione.

Di seguito i video tutorial con tutti passi da compiere per la richiesta di Resto al Sud:

 

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agenzia-delle-entrateArriva la verifica autonoma per le cartelle esattoriali fino a mille euro, “distrutte” con l’arrivo del nuovo anno da Agenzia delle Entrate. Lo Stato, come riporta il Sole 24 Ore, infatti, ha “strappato” (come previsto dal decreto sulla pace fiscale)  oltre 12 milioni di cartelle con relativi debiti maturati. Un’operazione importante che coinvolge 5 milioni di cittadini debitori (sempre sotto i mille euro) per vecchie multe, tasse o bolli auto non pagate, tutte finite nelle mani dell’agente di riscossione tra il 2000 e il 2010.

Ma ciò non basta a “tranquillizzare” i contribuenti che (come previsto dal decreto fiscale, rientrante nella manovra economica) hanno l’obbligo di verificare la propria posizione in maniera autonoma. Per farlo, però, non ci sarà bisogno di recarsi presso gli uffici dell’agente e rischiare di restare per ore ed ore in fila, ma basterà collegarsi al portale web della ormai ex Equitalia.

Per verificare se la cartella non è più attiva ci sono quattro vie di accesso, collegandosi all’area riservata che l’Ader mette a disposizione di ogni contribuente. Al sistema si può accedere grazie allo Spid (Sistema pubblico di identità digitale); le credenziali rilasciate dall’agenzia delle Entrate (Codice fiscale, password e Pin); il Pin rilasciato dall’Inps; la Carta nazionale dei servizi, meglio conosciuta come Smartcard.

Lo “stralcio”, però, non riguarda tutti i debiti. Infatti, dall’operazione sono esclusii debiti relativi alle risorse proprie tradizionali dell’Unione europea e all’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione”, i debiti “derivanti dal recupero degli aiuti di Stato considerati illegittimi dalla Ue ovvero da condanne pronunciate dalla Corte dei conti” ed infine “multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna“.

E per chi ha già pagato? Sembra ci sia poco da recuperare visto che le somme versate prima del 24 ottobre 2018 sono da considerarsi definitivamente acquisite, mentre i versamenti posteriori al 24 ottobre “possono essere eventualmente inclusi nella definizione agevolata prima del versamento o considerati come debiti scaduti o in scadenza. In assenza di debiti, gli importi versati dopo il 24 ottobre, saranno rimborsati al contribuente“.

Per accedere al sistema e verificare le propria posizione debitoria, cliccare qui.

Uniti nel Cuore

Uniti nel Cuore

E’ stato un gran successo il Gran Galà “Uniti nel Cuore” al Teatro Posillipo di Napoli. L’evento di beneficenza di ieri sera è arrivato al quinto anno ed ha mantenuto intatto il suo fascino.

Le associazioni di categorie datoriali e professionali di Napoli si sono unite ancora una volta per finanziare attività benefiche che operano sul territorio partenopeo. La regia dell’organizzazione dell’evento è stata del gruppo giovani di Confindustria Napoli, guidata dal presidente Vittorio Ciotola: “Da 5 anni organizziamo il galà di Natale e sono 5 anni di successi. Sono felice di terminare un anno di sacrifici con una serata spensierata, grazie alla quale sarà possibile aiutare chi fa sacrifici ben più onerosi ed ha bisogno di una mano”.

Vittorio Ciotola
Vittorio Ciotola

Grazie al ricavato dell’evento, infatti è stato possibile aiutare due associazioni napoletane. In particolare i fondi raccolti saranno devoluti all’”Avep Onlus”, associazione operante nel Reparto di Ematologia della Fondazione Pascale, e ad “Arte e Mestieri”, fondata dal dott. Catello Maresca, magistrato antimafia napoletano ed operatore sociale, che si impegna al recupero dei ragazzi in difficoltà: “Per il bene di Napoli tutti devono impegnarsi per il sociale, per il recupero delle realtà difficili presenti in città”.

Gianluigi Barbato
Gianluigi Barbato

Fondato 5 anni fa da Gianluigi Barbato, sotto la supervisione dell’allora presidente Susanna Moccia, sempre vicina alle dinamiche associative napoletane, e con l’ausilio di Antonio Amato, Davide Esposito, Marco Scherillo e Salvatore Marotta, Uniti nel Cuore è divenuto ormai un brand consolidato in città, che riesce a coniugare le attività professionali con l’impegno sociale. Quest’anno il gruppo fondatore, tutti afferenti ai giovani di confindustria, è stato coadiuvato anche da Carla Recupito, che ha coordinato la gestione degli sponsor dell’evento. Maria Caputo, presidente dell’unione dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, da sempre attenta alle attività sociali in città è stata anche quest’anno tesoriere dell’evento.

Nel team organizzativo si ricordano anche Ilaria Imparato, presidente dell’associazione italiana giovani avvocati, in veste di segretario di Uniti nel Cuore, Umberto Vitiello, presidente dei giovani Acen, da sempre presente al galà di beneficenza, Ettore Nardi, consigliere dell’ordine degli Ingegneri di Napoli, Senofonte Demitry, presidente dei giovani confcommercio di Napoli e presidente nazionale di federgrossisti.

Presenti alla serata di beneficenza non solo Alessandra Clemente, assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Napoli, e Marcello Lala, console onorario della Repubblica di Serbia, il quale da tempo ha instradato una via diretta dell’imprenditoria napoletana con la Serbia, ma tanti altri illustri ospiti.

Il gran galà di beneficenza è stato anche un successo di pubblico. Infatti il suggestivo scenario del Teatro Posillipo, rinnovato e pronto a nuove sfide, è risultato gremito ed i partecipanti hanno goduto anche di un’ottima performance del cantante Andrea Sannino.

L’Iva potrebbe drasticamente aumentare. Questa è la notizia che più fa discutere, in merito all’emendamento sulle modifiche alla Legge di Bilancio, presentato in Commissione al Senato. Le modifiche hanno permesso all’attuale Governo giallo-verde di ottenere l’ok dalla Commissione europea (dopo una serie di polemiche e di “botta e risposta”) che non avvierà, quindi, la procedura per debito a carico dell’Italia. Dal braccio di ferro, però, sembrano uscire sconfitti ancora una volta i cittadini, ai quali è stata “promessa” una cosa, ma poi data un’altra.

Infatti, per ottenere la fiducia di Bruxelles, il Governo “del cambiamento” ha dovuto tagliare dalla manovra economica molti fondi stanziati, cercando nuove soluzioni soprattutto per portare avanti i suoi due cavalli di battaglia: reddito di cittadinanza e la cosiddetta “quota 100”. Ma perché nelle ultime ore tutti si stanno concentrando sull’aumento dell’Iva? Perché Conte e i suoi, per far quadrare i conti,  hanno deciso di introdurre delle “clausole di salvaguardia” per gli anni 2020 e 2021, sterilizzando quelle per l’anno 2019.

Le “clausole di salvaguardia” prevedono, in maniera automatica, la variazione di alcune tasse ed imposte (come l’Iva). Questo viene fatto per permettere ad una qualsivoglia misura economica (come ad esempio il reddito di cittadinanza) di essere attivata in ritardo, rispetto alla Legge che ne ha determinato la sua entrata in vigore. In sostanza è un “paracadute” che permette di raccogliere, in caso di emergenza, una parte di risorse utili. Fino ad oggi (dalla loro introduzione nel 2011) le clausole sono state sempre sterilizzate, ma potrebbero non esserlo più nei prossimi anni.

Questo è un primo passo indietro per il Governo che, invece, aveva “promesso” la sterilizzazione totale per il 2019 (che potrebbe saltare, con tanto di rischio aumento dell’Iva, se la manovra non dovesse esser approvata entro il 31 dicembre), ma anche quella parziale per il 2020 e il 2021 con le clausole su citate che, a questo punto, vengono addirittura aumentate. Il Governo attuale attacca i precedenti esecutivi, ma l’unica cosa certa è che nei prossimi anni sarà sempre più complicato sterilizzare le clausole e trovare i fondi necessari all’attuazione delle prossime Leggi di Bilancio.

Ma di quanto potrebbe aumentare l’Iva? Senza interventi mirati, l’Iva ridotta è destinata a passare dall’attuale 10% al 13% nel 2021. Ovviamente il discorso non cambia per quella ordinaria che potrebbe passare dal 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021. Un aumento netto che “sbugiarda” le previsioni del testo votato alla Camera, nel quale era previsto un decremento dello 0,8% nel 2020 e dello 0,5% per il 2021.

Uniti nel Cuore

Napoli – Anche quest’anno è tutto pronto per il party firmato Uniti nel Cuore, il gran galà di Natale dei giovani imprenditori e professionisti partenopei ospitato dal Teatro Posillipo il prossimo 20 dicembre, dalle 21.00.
L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo Giovani Industriali di Napoli, presieduta da Vittorio Ciotola, dal fondatore di Uniti nel Cuore Gianluigi Barbato ed i cofondatori Marco Scherillo e Davide Esposito, ed infine da Antonio Amato, Carla Recupito e Salvatore Marotta.

Al loro fianco i giovani dell’ACEN con l’ing. Umberto Vitiello, di Confcommercio con il dott. Senofonte Demitry, l’AIGA Napoli con l’avv. Ilaria Imparato, l’UGDCEC Napoli con la dott.ssa Maria Caputo, CONFAPI con Raffaele Marrone, ASIGN con i notai Veronica de’Casamassimi e Ludovico Capuano, l’Ordine degli Ingegneri con l’ing. Vittorio Piccolo e l’Agifar Napoli con Francesco Zaccariello.

La festa di Natale per eccellenza a Napoli all’insegna della beneficenza, il cui ricavato sarà devoluto ad AVEP Onlus, a sostegno del Reparto di Ematologia della Fondazione Pascale ed Arti & Mestieri Onlus che opera nel settore della formazione, dell’orientamento e della ricerca-intervento nel campo sociale.

La città di Napoli anche quest’anno ha risposto positivamente all’iniziativa e saranno tantissimi gli ospiti della serata, “uniti” dalla voglia di dare e di contribuire con un piccolo gesto per il sociale. La serata sarà allietata dalla voce di Andrea Sannino e dal dj set di Marco Piccolo. Il tema sarà il verde, quindi tutti i partecipanti dovranno indossare qualcosa di quel colore.

Per maggiori info e prenotazioni è possibile seguire l’evento Facebook dedicato.

 

 

Il 19% delle spese mediche dei familiari non fiscalmente a carico, che sono affetti da patologie che danno possibilità di esenzione delle spese sanitarie, può essere detratto.

È possibile solo per la parte di spesa che non ha trovato capienza nell’Irpef dovuta dal familiare affetto dalla malattia ed entro il limite annuo di 6.197,48 euro, ridotto della franchigia di 129,11 euro.

L’agenzia delle Entrate, nella guida alle spese sanitarie 2018, ha però precisato che la spesa relativa alla patologia esente deve risultare o da documentazione medica o da autocertificazione sottoscritta dal familiare affetto da patologia.

Dunque, quali operazioni vanno eseguite?

Per detrarre suddette spese, i documenti che le certificano possono essere intestati al contribuente che ha effettuato il pagamento, con allegata certificazione da parte del soggetto malato. In tal caso la detrazione è però ammessa solamente se quest’ultimo annota sul documento stesso, con valore di “autocertificazione”, quale parte della spesa è stata sostenuta dal familiare.

Per maggiori informazioni consultare la guida.

Sud Italia

Svimez

Giovedì 8 novembre 2018 è stato presentato, nella sala della Regina a palazzo Montecitorio, il rapporto Svimez 2018 dal titolo “L’economia e la società del mezzogiorno”. Emerge dal rapporto una situazione ambivalente poiché a fronte di una crescita rilevata nel 2017 e nel 2018 ci sono alcuni problemi congiunturali che evidenziano una situazione d’incertezza per il futuro del Sud.

In particolare il persistente problema dell’accesso al credito nel Mezzogiorno e la percentuale occupazionale bassissima per la fascia più giovane della popolazione. La manovra finanziaria nel 2019 favorirà ancora la crescita al Sud, che dovrebbe avere maggiori benefici rispetto al centro-nord, dovuti al 40% circa in minori entrate e l’oltre 40% in più delle maggiori spese per cui si prevede un leggero recupero dell’economia meridionale.

Nel 2017 il PIL del mezzogiorno è cresciuto quasi nella stessa misura di quello del centro-nord, grazie alla crescita del settore manifatturiero e, in minima parte, di quello edilizio, con un dato importante che viene dai flussi turistici, con una crescita del 7,5% di viaggiatori stranieri nel Mezzogiorno e il relativo incremento della spesa turistica del 18,7%.

A fronte di questi dati positivi il report certifica ancora un divario consistente fra il centro-nord (tornato ai livelli pre-crisi) e il Mezzogiorno. Un divario che alla luce delle previsioni attuali in futuro potrebbe allargarsi ulteriormente. Le ragioni della “velocità duale” fra il Nord e il Sud della nazione si possono riassumere in una serie di fattori: in primis la marcata differenza di investimenti fra il centro-nord e il sud della nazione, con un + 3,8% al Mezzogiorno, dato positivo ma comunque distante dal + 6,2 % del resto della nazione.

Le criticità sono relative, ancora, alla contrazione della spesa pubblica con un evidente declino della spesa infrastrutturale che nel periodo 1970 al 2017 per il sud ha visto un – 4,7 % a fronte dell’appena -0,9% al centro-nord. Basti pensare che negli anni più recenti gli investimenti infrastrutturali per il meridione risultano pari a meno di un quinto del totale nazionale mentre negli anni 70 erano quasi la metà. Lo squilibrio riguarda anche l’export che per il Sud vale un più 1,6 % mentre il centro-nord mette a referto un +3%.

Il resoconto redatto dall’ente contrasta anche il luogo comune di un “Sud parassita” perché con tutti i suoi limiti il mezzogiorno contribuisce in maniera non superficiale alla crescita della nazione.

Si evidenzia come la crescita del centro-nord sia strettamente connessa all’andamento dei consumi del Sud poiché ben 20 dei 50 miliardi circa di residuo fiscale trasferiti alla regioni meridionali dal bilancio pubblico ritornano al centro-nord sotto forma di domanda di beni e servizi. Non solo, si stima anche che la sola domanda interna nelle regioni del Sud attivi circa il 14% del PIL.

Il rapporto inoltre mette l’accento sulla pericolosità della mala applicazione del federalismo regionale, in particolare del federalismo fiscale, poiché l’ampliamento delle diseguaglianze territoriale sotto il profilo sociale porterà a un forte indebolimento delle capacità del welfare di supportare le fasce più disagiate della popolazione.

Sicché  si parla di “cittadinanza limitata”, un termine connesso alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni che incide sulla tenuta sociale del Sud. Preoccupa anche il divario sul tasso di scolarizzazione che al sud nella fascia dei 20/24 anni è notevolmente inferiore a causa di un rilevante persistente tasso di abbandono scolastico con circa 300.000 giovani che abbandonano gli studi.

Il dato si somma al basso tasso di occupazione per i diplomati, e soprattutto dei laureati che a 3 anni dalla laurea hanno solo il 43,8% di occupati rispetto al  72,8% del centro-nord. Il rapporto evidenzia che il centro-nord è tornato ai livelli occupazionali pre-crisi mentre il mezzogiorno resta di circa 310 mila unità sotto il livello del 2008.

Si aggiunga poi un drammatico dualismo generazionale, certificato da un  saldo negativo di 310 mila unità, con la sensibile riduzione di oltre mezzo milione di giovani occupati fra i 15 e 34 anni, sommata alla contrazione di 212 mila occupati nella fascia di età fra i 35/54 anni al cospetto di una crescita occupazionale concentrata quasi esclusivamente fra gli over 55.

Di fronte a questi dati l’emigrazione è considerata un fenomeno naturale nelle regioni meridionali (con la sola eccezione della Sardegna) che solo nel biennio 2016-2017 hanno registrato 146 mila abitanti in meno. Negli ultimi 16 anni il mezzogiorno ha visto partire un milione e 833 mila residenti, dei quali la metà giovani di età compresa fra i 15 e 34 anni, un quinto di questi laureati.

Del totale il 16% si è trasferito all’estero, e di questi 800.000 non sono tornati. Alla luce di questi dati si delinea per i prossimi 50 anni un percorso di forte riduzione della popolazione che nel mezzogiorno perderà circa 5 milioni di abitanti, molto di più che nel resto del paese, dove la perdita sarà contenuta a un milione e mezzo. Tutto ciò se non interverranno misure politiche tese a favorire una reale ripresa del Mezzogiorno, magari partendo dall’incentivazione del comparto agroalimentare e dei flussi turistici, ovvero gli unici settori che da anni registrano nel sud della nazione un aumento importante

Il reddito di cittadinanza a Napoli, secondo i dati diffusi da un’analisi svolta dal Sole 24 Ore, spetterebbe a una famiglia su cinque.

Un’analisi sugli Isee presentati in Italia nel 2016, dimostra che a Napoli una famiglia su cinque è compresa nei parametri del reddito di cittadinanza. Inoltre, secondo quanto è stato detto dal Governatore della Campania Vincenzo De Luca a ilmattino, il reddito di cittadinanza: “Sarà un grande bordello. Molte risorse arriveranno direttamente nelle mani della camorra“.

Le famiglie che usufruirebbero del reddito di cittadinanza sarebbero tutte coloro che hanno redditi inferiori alla soglia di povertà, che percepiscono dunque 9360 euro annui, pari a 780 euro mensili.

Secondo le misure stabilite dal Governo, emerge una disparità tra Nord e Sud.

Ci sono 34 province del sud Italia e delle isole che si trovano in testa alla classifica. A Crotone 1 famiglia su 3 ha un Isee sotto i 9mila euro; dunque rientra nel perimetro della misura annunciata dal governo. A Napoli, Palermo e Caltanissetta rientra 1 famiglia su 5.

Assistiamo ad uno scenario ben diverso a Bolzano e a Belluno, poiché rientrano nei requisiti rispettivamente solo 1 famiglia su 40 e 1 su 30.

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