Economia

In Italia i miliardari pagano meno tasse di un operaio (in proporzione). Record per la pressione fiscale

Il Governo Meloni aveva promesso di tagliare le tasse ed effettivamente lo ha fatto, ma solo per i ricchi e i miliardari. Nel 2025 la pressione fiscale in Italia è aumentata raggiungendo il 42,8%, la percentuale più alta dell’ultimo decennio. Sono rimaste anche le accise sui carburanti, nel 2019 definite una “vergogna” ma che, in tre anni di esecutivo, sono state inasprite per tre volte. Nel 2026 infatti caleranno le accise sulla benzina ma saliranno quelle sul gasolio, il carburante maggiormente usato in Italia, con lo Stato che incasserà 587 milioni di euro in più.

Se questo riguarda le persone normali, veniamo ora ai miliardari: dalle Alpi alla Sicilia se ne contano 79. Oxfam Italia a pubblicato il rapporto Nel baratro della disuguaglianza, secondo cui i miliardari italiani nel 2025 hanno messo da parte altri 54,6 miliardi di euro in termini reali, ossia 150 milioni di euro al giorno. Ci sono poi i provvedimenti di facciata, come il taglio dell’Irpef, che fa risparmiare 408 euro l’anno ai dirigenti e 23 agli operai.

Il divario tra le famiglie più abbienti e quelle più fragili è diventato strutturale: oggi il 10% più ricco possiede una quantità di ricchezza pari a otto volte quella detenuta dalla metà più povera della popolazione. Un rapporto che quindici anni fa era già squilibrato, ma meno estremo di quanto non sia ora.

Negli ultimi 15 anni la ricchezza nazionale è aumentata, tuttavia il 90% di esso è finito nelle tasche e sui conti del 5% delle famiglie più ricche, ossia quelle che detengono attualmente la metà di tutta la ricchezza esistente in Italia. Queste famiglie, messe insieme, sono più ricche del 90% della popolazione italiana.

In proporzione i super ricchi pagano meno tasse di un operaio: il PIL nazionale è costituito al 38% dagli stipendi e al 50% dai profitti, ma lo Stato tassa gli stipendi al 49% e i profitti al 17%. Uno squilibrio evidente, palese, ingiusto sul quale però nessun Governo, quello attuale come i precedenti, è mai intervenuto. Chi dispone di enormi risorse economiche finisce per contribuire meno al bilancio pubblico rispetto a lavoratori del settore pubblico o privato.

Più lavoro, ma più povertà

Il quadro occupazionale presenta luci e ombre. Se da un lato il numero degli occupati è aumentato, dall’altro la crescita riguarda soprattutto le fasce più anziane della popolazione. Giovani e donne restano penalizzati, mentre il tasso di inattività continua a essere tra i più alti d’Europa.

Sul fronte dei redditi, il potere d’acquisto dei salari ha subito una contrazione significativa negli ultimi anni. Anche laddove si registra una lieve ripresa, questa non basta a compensare le perdite accumulate, contribuendo a mantenere elevato il numero di famiglie in povertà assoluta.

Uno squilibrio globale sempre più marcato

La stessa dinamica si ripete su scala mondiale. I miliardari sono ormai più di tremila e controllano una quota enorme della ricchezza globale, a fronte di miliardi di persone che vivono in condizioni di forte precarietà economica.

Un dato simbolico fotografa meglio di ogni altro la situazione: un gruppo ristrettissimo di individui possiede da solo una ricchezza equivalente a quella della metà più povera dell’umanità. Nel frattempo, l’insicurezza alimentare colpisce una persona su quattro e la povertà estrema torna a crescere in alcune aree del pianeta.

Quando la ricchezza diventa potere

L’accumulo economico si traduce sempre più spesso in potere politico e mediatico. I grandi patrimoni hanno una probabilità enormemente superiore rispetto ai cittadini comuni di influenzare direttamente le decisioni pubbliche, occupare ruoli istituzionali o controllare grandi gruppi di comunicazione.

Secondo gli analisti, molti governi finiscono così per tutelare interessi ristretti, riducendo lo spazio del dissenso e comprimendo i diritti sociali. Un processo che, nel lungo periodo, rischia di indebolire la democrazia e di allontanare ulteriormente l’obiettivo della riduzione della povertà.