Il Presidente israeliano Isaac Herzog in visita a Bruxelles nel 2023
La Commissione Europea ha messo a punto un pacchetto di sanzioni contro Israele (dovrà essere approvato all’unanimità dai singoli Paesi), ma tra le misure non è previsto il settore delle armi. Quello che in sostanza contribuisce in maniera più diretta al genocidio del popolo palestinese. Una contraddizione evidente e perfino alquanto ignobile, se si guarda l’intervento da un determinato punto di vista: dare un contentino ai cittadini europei, nettamente schierati contro il governo criminale e terrorista di Israele, e nel frattempo salvaguardare le lobby.
L’alto rappresentante Kaja Kallas ha definito l’operazione su Gaza City “un’escalation della guerra”, sottolineando che l’obiettivo non è punire Israele, ma contribuire a migliorare la situazione umanitaria nella Striscia.
Il provvedimento, che dovrà essere approvato all’unanimità dai 27 Stati membri, include il congelamento di beni per ministri israeliani considerati estremisti, membri di Hamas e coloni violenti.
Secondo fonti europee, la proposta prevede la sospensione della parte più significativa del trattato commerciale preferenziale tra Ue e Israele, pari al 37% del volume totale degli scambi. Si tratta di circa 227 milioni di euro l’anno, soprattutto in prodotti agricoli, che saranno soggetti a nuovi dazi.
Nel 2024 l’Ue aveva importato beni da Israele per un valore complessivo di 16 miliardi di euro. La quota restante degli scambi continuerà a essere regolata dal quadro del WTO, non toccato dalle nuove misure.
Un alto funzionario europeo ha precisato che il commercio di armamenti non rientra nelle restrizioni, poiché non è coperto dall’accordo di associazione ma da quello generale del WTO. Inoltre, sugli scambi di armi vige spesso una clausola di confidenzialità che rende difficile stimarne il peso reale nei rapporti tra Bruxelles e Tel Aviv.
La Commissione ha ribadito che la misura non è solo economica, ma anche politica: “La nostra partnership non riguarda soltanto il commercio – ha detto Kallas – ma la difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole”. Regole che Israele ha dimostrato di infrangere senza pensarci troppo, e che continuerà a stritolare armi alla mano.