Politica

A Castelvolturno tutti attendono (anche se con sentimenti molto contrastanti) il comizio “on the beach” del Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Domani infatti sarà la giornata casertana del tuor del capo del dicastero, il quale però ha dovuto cancellare uno degli incontri. 

Tra chi aspetta Salvini, c’è anche il giovane senegalese Baab Tian. Il ragazzo è immigrato in Italia un po’ di tempo fa e oggi ha anche un lavoro stabile e regolare. Egli non nasconde di esser un fan del Ministro degli Interni e (intervistato da Il Mattino) ha detto: “Sono contento del suo arrivo qui ma gli chiederei di uscire dalla caserma della forestale, di venire fra la gente. Solo così può capire i veri problemi che ci sono qui, dai rifiuti alla mancanza di lavoro. Esca e faccia un giro a Casal di Principe e a Villa Literno. Anche questa è Italia, non solo Roma o Milano.”

Anche noi attendiamo il comizio di domani, insieme alle parole del ministro e all’accoglienza che gli serverà il popolo domizio. 

Il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha parlato dai banchi della Lega al Senato. Il suo discorso ha riguardato la crisi di Governo degli ultimi giorni e il futuro politico della nostra Nazione.

L’intenzione espressa da Salvini è ben chiara: andare al voto il prima possibile. Ma non troppo presto però, perché resta ancora il taglio dei 345 parlamentari promesso nei mesi scorsi dagli esponenti del Movimento 5 Stelle. Salvini ha così deciso di cogliere la palla al balzo, accettando la sfida del taglio dei parlamentari deferita dagli “amici di governo”, come li ha definiti poco fa. Dopo di ciò, si andrà subito al voto anticipato.

Non sono poi mancate critiche rivolta da Salvini agli esponenti del Partito Democratico, i quali sarebbero rei di aver loro creato i grandi disagi che vive oggi il Paese. Al Ministro degli Interni infatti non sono piaciute molto le ultime dichiarazioni di Renzi, sulla situazione politica attuale.

Sembra che per l’ennesima volta, i 5 Stelle abbiano dato l’occasione a Salvini per salvarsi la pelle. Ma il tutto è  ancora troppo maturo per poter tirare le somme.

La crisi di Governo infiamma da giorni la politica e l’opinione pubblica italiana. Sulle spiagge, nei talk show o nelle riunioni di partito ci si chiede se l’Esecutivo cadrà, se è giusto che cada e quale domani per l’Italia.

Sulla questione, oggi è intervenuto l’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il tanto discusso politico fiorentino ha infatti commentato il polverone di questi ultimi giorni, esprimendo anche le sue opinioni in merito ad un possibile contratto di governo con il Movimento 5 stelle.

Salvini ha fallito e si deve dimettere – ha affermato Renzi – Serve un esecutivo istituzionale. Tutte le forze responsabili diano vita a un esecutivo per evitare l’aumento dell’Iva al 25%. Siamo di fronte a un fatto clamoroso e nella mia veste di ex premier trovo che sia un passaggio che non va sottovalutato: è la prima volta che si apre una crisi in pieno Ferragosto e si ipotizza di votare in piena sessione di bilancio, che la nomina del commissario Ue è fuori dall’ordine del giorno, che c’è un clima d’odio generalizzato“.

Avverto – continua l’ex Presidente del Consiglio – il bisogno di lanciare un appello a tutte le forze politiche che oggi ha lo spazio per essere accolto: c’è una occasione che viene testimoniata dal voto sul calendario che forse oggi si terrà. Dico forse perché Salvini scopre di essere in minoranza“.

Su un possibile accordo sui 5 Stelle, Renzi ha infine detto: “Zingaretti ha avanzato due richieste, unità e che la segreteria gestisca questo passaggio. Sono richieste comprensibili, da accogliere, è giusto ci sia l’unità massima da parte delle forze politiche. Non mi pento e sono orgoglioso di aver detto no l’anno scorso all’accorso M5S-Pd. Ora ci sono condizioni opposte, è tutta un’altra storia rispetto a 18 mesi fa. Non c’è un accordo Pd-M5S suffragato dal voto popolare”.

Staremo a vedere come andranno le cose. L’unica sicurezza momentanea è che è ancora presto per poter parlare di alleanze vecchie e nuove.

luigi de magistris

luigi de magistrisLo ribadisce ancora una volta Luigi de Magistris, che d’altra parte era stato già molto chiaro nel post pubblicato su Facebook nel quale annunciava la candidatura alle prossime elezioni nazionali. Non sappiamo al momento quando e se le Camere verranno sciolte da Sergio Mattarella, ma che si tratti di qualche giorno o di mesi il sindaco di Napoli è già pronto.

“Nel momento in cui dovesse arrivare lo scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica io un minuto dopo sarò candidato alla guida del Paese insieme ad altri. Da adesso io lavoro, ma sto già lavorando, per costruire la rete di convergenze collettive e individuali necessarie per battere soprattutto il salvinismo imperante”.

Salvare l’Italia dal revisionismo e dagli attacchi alla Costituzione, questo lo scopo annunciato da de Magistris: “Quando sarà quel giorno, io mi auguro quanto prima perché il Paese ha bisogno di un governo, noi saremo già proiettati. La mia candidatura è per governare il Paese, non per stare all’opposizione”.

Di seguito l’intervento completo:

De Magistris

De MagistrisLa maschera è stata finalmente sollevata dalla faccia, nell’armandio tra i tanti vestiti indossati è ricomparsa la bandana arancione, quella che nel 2011 indossò all’indomani delle elezioni comunali del 2011. Luigi De Magistris da tempo ha smesso di fare il sindaco di Napoli per pianificare il suo futuro politico, in barba a quello della città.

Questa mattina con un lungo post ha annunciato la sua discesa in campo nell’eventualità che ad ottobre si ritorni a votare per le politiche dopo il disastro in cui Salvini e la Lega hanno rispedito il Paese. La crisi di Governo fornisce l’assist a DeMa, pronto ad alzarsi da quella poltrona, rimettersi la bandana e provare ad entrare in Parlamento.

In alternativa ci sono sempre le elezioni regionali del 2020, sebbene il calo del consenso nei suoi confronti non gli consentirebbero una vittoria scontata. Inoltre la sua mancata militanza ad uno dei partiti tradizionali, non lo mettono nelle condizioni migliori per sfidare uno come De Luca.

Diversamente la corsa ad una poltrona a Roma, appare impresa meno ardua. De Magistris da tempo si sta preparando ad una tornata elettorale che lo porterà inevitabilmente più lontano da Napoli, al termine del doppio mandato come sindaco di Napoli.

Il terreno è stato già preparato. De Magistris nel 2017 ha lanciato la lista DeMa partecipando alle elezioni comunali. Tra i nomi di spicco, vicini al primo cittadino, la fida scudiero Alessandra Clemente e Josi Gerardo Della Ragione, attuale sindaco di Bacoli. Per la verità pochi sono stati i consensi in quella tornata, ma una lista indipendente è necessaria al sindaco per potersi giocare le sue carte al tavolo dei grandi partiti, perché nonostante i suoi abboccamenti una volta al Movimento, l’altra al Pd, è stato sempre considerato un antagonista. Porte chiuse allora. Lui apre il porto delle elezioni con la sua lista di cui fa parte anche il fratello Claudio.

A Napoli ci rimarrà ancora, fino alla prossima tornata elettorale utile. Di progetti nella sua città neanche l’ombra. Da tempo ha smesso persino di raccontare bugie. Troppo impegnato a dimenarsi tra questione migranti e porti aperti, reddito di cittadinanza e anti salvinismo.

I tempi delle bandana arancione sono ormai all’epilogo. La rivoluzione declarata a più riprese si è lentamente ma inesorabilmente sciolta come neve al sole. E dopo un primo mandato dove è riuscito a barcamenarsi facendo leva sull’eccezionalità della città, sul incremento turistico e sul superamento dell’emergenza rifiuti è riuscito a farsi rieleggere, sebbene era già evidente un calo netto del consenso.

Ha promesso una Napoli che oggi appare ben lontana dalla sua realizzazione. Capitale dei trasporti, differenziata a percentuali altissime, reddito di cittadinanza comunale. Salvo poi criticare l’approvazione del vero reddito di cittadinanza varato dal Governo. Ha raccontato di una rivoluzione in atto, di una città invidiata nel mondo per la sua grandezza pubblicando numeri senza però mai riferire da dove li prendesse. Ha distribuito cittadinanze onorarie come fossero pezzi di torta ad una festa di compleanno. Si è auto intestato il rinnovamento dello Stadio San Paolo per le Universiadi, quando era chiaro a tutti che senza i soldi della Regione la città sarebbe rimasta con un pugno di mosche in mano.

E oggi dopo 8 anni della sua gestione napoletana, ci si ritrova nuovamente a dover fare i conti con i medesimi problemi di un tempo. Con tanti turisti in più per fortuna, ma con una povertà dilagante e una città che in termini di servizi per i cittadini è all’anno zero. Ma soprattutto quello che più di tutto scoraggia è la mancata pianificazione. Di cosa sarà Napoli nel suo prossimo futuro, questo sindaco con la bandana arancione non lo ha previsto. Ma ha pianificato un posto al sole in Parlamento.

 

reddito di cittadinanzaIl reddito di cittadinanza è a rischio. Ad affermarlo è Luigi Di Maio nella conferenza dei capigruppo al Senato, parlando delle conseguenze della crisi di governo innescata da Matteo Salvini pochi giorni fa.

“Mattarella è l’unico che decide quando e se andare a votare. Già è surreale che ci debba essere crisi a Ferragosto. Ai cittadini viene scaricata addosso la preoccupazione non delle elezioni ma di una crisi che colpirà misure per loro importanti. Un governo non si insedierà prima di dicembre: salterà tutto quello che abbiamo fatto, quindi reddito, quota 100…Stiamo parlando del futuro del nostro Paese”.

L’Inps ha bloccato 103mila domande di reddito di cittadinanza. Le adesioni tra questo e quota 100 sono state superiori alle aspettative, così le risorse, spiega Il Sole 24 Ore, sono tate congelate per evitare sanzioni da parte dell’Europa.

Altra scadenza che potrebbe slittare è quella della presentazione, da parte dei comuni, dei progetti di utilità sociale che dovrebbero essere svolti dai beneficiari del reddito di cittadinanza. I progetti, i quali devono essere coerenti con le aspirazioni e le capacità dei beneficiari, dovrebbero essere presentati entro il 30 settembre, tuttavia i centri per l’impiego non hanno ancora chiamato chi percepisce il reddito perché mancano le liste dei nominativi. Il ritardo è clamoroso: ogni beneficiario deve essere convocato entro un mese, ma molti percepiscono il reddito già da mesi.

Altro nodo è quello dei 471 navigator della Campania. De Luca insiste nel non voler firmare la convenzione: alla soluzione doveva lavorare il Ministero del Lavoro, peccato che la crisi di governo abbia messo il bastone tra le ruote.

francesco paolantoni matteo salvini

francesco paolantoni matteo salviniLa crisi di governo ha infiammato ancora di più la già bollente estate 2019. Matteo Salvini ha scelto di spezzare l’accordo con il Movimento 5 Stelle, mostrando la volontà di andare al voto e chiedendo agli italiani “pieni poteri” non meglio precisati. Una formula che ha suscitato numerose polemiche, in quanto fu usata decenni addietro anche da Benito Mussolini.

Francesco Paolantoni non si è lasciato sfuggire l’occasione per commentare l’episodio, con l’ironia che lo contraddistingue. L’attore e comico napoletano, infatti, è spesso protagonista di video che carica su Facebook nei quali commenta i fatti principali che avvengono in Italia. Nei panni di un novello Antonio La Trippa, obiettivo palese della satira di Francesco Paolantoni è il leader della Lega Nord.

“Vi prometto estati con al massimo 26/27gradi. Inverni con almeno 10/11 gradi. Meno tasse, più servizi! Anzi, il servizio non ve lo faccio pagare proprio, va! Tav? No Tav: teletrasporto a gratis! Votatemi. Ovviamente, non per smanie da protagonista ma mi servono i pieni poteri. Ciao italiani!”. 

Non si arresta il dibattito politico sociale sull’immigrazione e i salvataggi in mare da parte delle navi delle Ong. Questa volta l’appello di umanità arriva da Richard Gere, uno degli attori di Hollywood più amati del nostro tempo.

Nel video pubblicato, si vede l’attore di Pretty Woman a bordo della nave Open Arms, che da giorni si trova bloccata a largo dell’isola di Lampedusa. “Siamo saliti qui sulla nave – ha detto Richard Gere – e abbiamo portato cibo ed acqua per i migranti. Qui a bordo ci sono circa 140 persone, di cui la maggior parte di loro proveniente dall’Africa”.

“Ora le persone a bordo stanno tutte bene – ha spiegato l’attore – Putroppo un’altra nave di scafisti è stata intercettata dalla marina libica e rispedita indietro. Non sappiamo nulla di loro. Senza l’aiuto di Open Arms, queste persone sarebbero morte. Aiutiamo sempre questi ragazzi e chi li salva in mare”. 

L’invito di gere è chiaro e riflette la situazione di grande emergenza che sta vivendo oggi il Mediterraneo. Si spera che il tutto possa risolversi al più presto. 

salvini de luca

salvini de lucaOggi non si parla d’altro che di politica. L’annuncio di una quasi sicura caduta del governo giallo-verde ha scatenato i commenti dell’opinione pubblica italiana e dei suoi rappresentanti politici di primo e secondo ordine. Pare che anche lo spread sia salito e che i mercati stiano vivendo di maggiori incertezze con riguardo ai nostri investitori.

Sul tema dei comportamenti particolari, quasi “anomali”, del Ministro degli Interni, Matteo salvini, questa volta è tornato a parlare Vincenzo De Luca. Il Presidente del consiglio regionale della Campania (in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook) ha detto che: È in corso sulle battigie del Sud Italia il “Gigione & Friends”, organizzato da Matteo Salvini. Lo aspettiamo a braccia aperte nella sua tappa di Ferragosto a Castel Volturno per regalargli il “Secchiello d’oro” quale primo bagnino d’Italia”.

Insomma, questa boutade la dice lunga sulle considerazione di De Luca sull’operato del Ministro degli interni, Matteo Salvini.

de luca

de lucaIl Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca questa mattina ha tenuto un incontro a Napoli dove è intervenuto sul Governo e le sue problematiche.

Il governo si è squagliato”. Parole forti quelle arrivate da parte del presidente che non ripone più fiducia negli attuali governanti e soprattutto nella mozione di sfiducia chiesta dal leader della Lega Matteo Salvini nei confronti del premier Conte.

De Luca ha un’idea ben chiara però, quello di creare un movimento meridionalista che nasca dalla Campania per combattere l’iniziativa aggressiva della Lega.
Per farlo però c’è bisogno di partire da un grande piano per il lavoro.

Queste le parole di Vincenzo De Luca:
Stiamo arrivando al dunque in Italia, non si scherza più. Se prevale un ipotesi leghista si apre per il sud una stagione di drammatico declino. In Campania lavoreremo per unire delle forze meridionaliste. Tutto il resto francamente passa in secondo piano.
Altre priorità sono sicurezza, scuola e politiche ambientali all’avanguardia in tutta Italia. Bisogna rispondere a Salvini con un alleanza meridionalista. Ci giochiamo il nostro futuro.”

E’ arrivato il momento di mettere in campo dalla Campania un movimento meridionalista“, ha tuonato.

Il presidente ha poi continuato dicendo che: “Questa è l’alleanza che dobbiamo realizzare, partendo dal popolo e dai giovani disoccupati del Sud che sarebbero le prime vittime di un successo leghista in Italia. Anche simbolicamente oggi parte il Piano per il Lavoro in concreto per la Campania.”

Un discorso molto sentito quello del presidente che mostra tutto il suo sostegno verso i giovani del Sud. Cerca di attuare un’alleanza politica con le altre regioni meridionali proprio perché un governo nelle mani di Matteo Salvini potrebbe distruggere i giovani del Sud.

Signori e signore, bentornati alla normalità. Quanto mi è mancato lo slogan “torniamo al voto”, che dai tempi di Garibaldi si presenta ciclicamente in questo strano mondo chiamato Italia. Per troppo tempo ho sperato che un litigio, una parola di Salvini o uno strafalcione di Toninelli potesse riportarci in cabina elettorale. E finalmente eccoci qua, è arrivato! Da italiano, anch’io purtroppo non so stare senza caos.

Come potete evincere dal mio preambolo, la situazione odierna non è troppo lontana dai tempi passati. Si fa finta di litigare, si evitano le responsabilità e si fa tutto il possibile per non perdere quella tanto sudata poltrona, diventata sempre più il “posto fisso” di cui Checco Zalone parla nel suo ultimo film. La mia preoccupazione va oltre queste bischerate e non so quale santo potrà aiutarci a scamparne. 

BerlusconiAvete presente Fuga senza fine? Per chi non lo conoscesse, parlo di un bel romanzo di Joseph Roth, scritto negli anni ’20. Ad un certo punto della storia, il protagonista (il militare Franz Tunda) si ritrova in una maestosa villa dell’alta borghesia tedesca. All’interno, le stanze sono arredate con una serie di chincaglierie orientali, bizantine ed africane. Sono i souvenir dei tanti viaggi della proprietaria, la quale ha ricreato in casa le bellezze delle sue gite. Una volta notato ciò, Tunda resta però alquanto sorpreso dagll’argomento di discussione, che infiamma l’oratoria dei padroni di casa: la supremazia dell’identità tedesca. Ma come? In una casa che sembra un tempio zen, si esalta l’identità tedesca? Roba da matti.

Il punto della mia critica è proprio questo. Al di là di ciò che si voglia dire, in politica come nella vita privata e quant’altro, il problema è che chi parla oggi, non pensa veramente ciò che ha appena affermato. Pare che non si seguano più valori, ideali prefissati, una buona etichetta. Sembra quasi che nulla più ci freni. Stento oggi a vedere quell’integrità personale, che nella storia ha permesso agli uomini di essere coerenti e liberi, anche se non per forza supervincenti. E mi tocca constatare che la politica è specchio di tutto ciò, prima ancora della società civile. Invece di educare, la classe dirigente diseduca.

Tanto per intenderci meglio, a me non fanno rabbridire le parole dei politici, ma la loro capacità di rimangiarsi tutto e dire il contrario di ciò che avevano espresso il giorno prima. Non ho paura dei discorsi dei grandi oratori, ma dellle loro azioni, completamente avulse dai loro millantati “stili di pensiero”. Così siamo arrivati ad avere una Destra che difende la famiglia tradizionale e l’identità, pur rinchiudendosi negli harem e mangiando la sera il kebab. Una Sinistra che a parole mostra tanto affetto per gli ultimi, ma ai fatti non è mai uscita dai Parioli. Addirittura al Governo (anche se ancora per poco) vi è un Movimento, che sembra aver fatto dell’assenza di ideali il suo baluardo contro gli avversari. 

di-maio-salviniDove sono i tempi dove si rinunciava, ci si sacrificava per le proprie idee? Dove sono quelli che mai avrebbero fatto o detto certe cose, perchè contrarie ai propri valori? Dove sono quelli che scendevano a compromessi, ma fino ad un certo punto? Dove la mettiamo oggi la frase di Indro Montanelli, per cui ‘gli uomini non si giudicano per le loro idee, ma da come le servono’?

Questo è ciò che mi fa più male. Una perdita di valori e di integrità che è sempre stata (anche se in modo diverso in base alle varie epoche) il prodromo di ogni fallimento umano. Un malessere ai cui tutti partecipiamo, anche chi vi scrive. Sono anch’io figlio del mio tempo. Perciò dico che questa società civile, ma soprattutto questa politica non mi piace. Anzi, non ci piace. 

di-maio-salvini

di-maio-salviniL’instaurazione della crisi di governo da parte di Matteo Salvini era nell’aria. Gli unici che non si aspettavano questa doccia gelata erano, forse, alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, stando al loro comportamento delle ultime settimane. Luigi Di Maio ha difeso fino all’ultimo l’ex alleato, per quanto riguarda la questione della moto d’acqua della polizia, ed in Parlamento i pentastellati hanno abbassato la testa quando si è votato il Decreto Sicurezza Bis.

Passata anche la TAV con l’aiuto del Partito Democratico, la missione era conclusa per Salvini che ha ottenuto tutto ciò che poteva in questi ultimi 14 mesi. Sul taglio delle tasse i grillini non gli avrebbero consentito di oltrepassare dei limiti, dunque il governo poteva cadere. E così è stato.

Solo dopo essere stato sedotto e abbandonato Di Maio ha scelto di attaccare frontalmente Salvini, mentre nei giorni scorsi si era chiuso in un sostanziale silenzio quando il leghista attaccava Danilo Toninelli e Sergio Costa. A crisi di governo aperta, vorrebbe che prima delle elezioni si votasse la riduzione del numero di parlamentari. A Salvini frega qualcosa? Staremo a vedere. Questo l’intervento del Ministro del Lavoro:

“Qualcuno vuole che il governo cada oggi, 8 agosto. Bene, noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro. Prima o poi ne paghi le conseguenze. Ad ogni modo, c’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari.

“È una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e facciamo risparmiare agli italiani mezzo miliardo in 5 anni. Soldi che possono essere usati per le scuole, gli ospedali, le strade e non per gli stipendi dei politici.

“Per tornare al voto bisogna comunque passare per il Parlamento. Una volta che si passa per il Parlamento e si riaprono le camere, cogliamo anche l’opportunità per fare subito questa riforma, senza aspettare settembre.
Domani scadono i tre mesi necessari dall’ultimo voto già espresso alla Camera dei Deputati, quindi ogni finestra è buona per approvare la legge e rendere il Parlamento più efficiente e meno affollato. Poi ridiamo subito la parola agli italiani.

“Il mio è un appello a tutte le forze politiche: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto.
Noi non abbiamo paura. Noi pensiamo a fare quello che la politica non ha mai avuto il coraggio di fare!”.

  • L’Italia, inutile negarlo, sta attraversando momenti di particolare tensione con la crisi del governo Conte annunciata ieri in serata. Si tratta dell’ennesima crisi extraparlamentare che il nostro Paese si ritrova a fronteggiare. L’ultima si scatenò meno di tre anni fa con le dimissioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma cos’è esattamente una crisi di governo, e soprattutto, quali sono le possibili soluzioni al fenomeno?

Innanzitutto occorre procedere con ordine e distinguere tra due tipologie di crisi di governo: le crisi parlamentari e le crisi extraparlamentari. Stando al sito notaiobusani.it, il Governo può entrare in crisi per due motivi principali. Nel primo caso (crisi parlamentare) viene meno il rapporto di fiducia che lo lega al Parlamento, mentre nel secondo (crisi extraparlamentare) la situazione affonda le sue radici in fattori interni alla compagine governativa.

La crisi parlamentare, può avere tre punti d’inizio: il rigetto della mozione di fiducia iniziale, l’approvazione di una mozione di sfiducia, o infine il rigetto di una proposta su cui il Governo abbia posto la questione di fiducia. In questo caso, al Governo non resta che presentare le dimissioni al Presidente della Repubblica, che inizia la procedura di formazione di un nuovo Governo.

L’ultima crisi di governo che il nostro paese ha affrontato è invece una crisi extraparlamentare. Questa tipologia di crisi può essere dettata da contrasti tra i partiti della coalizione o dalla impossibilità di funzionamento del Governo, ossia dalle dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri. Ciò è accaduto con il Governo Renzi, e sembra ripetersi in questi ultimi giorni.

Anche nel caso del Governo Conte, infatti, è abbastanza evidente che ci ritroviamo di fronte a una crisi extraparlamentare. In quest’ultimo periodo si è prodotta una crisi politica tra i partiti della coalizione di maggioranza, a causa della quale il Governo non è stato più in grado di far approvare i provvedimenti necessari alla propria azione e previsti dal suo programma.

Secondo il sito digilander.libero.it, il Presidente della Repubblica può tentare di trasformare la crisi extraparlamentare in parlamentare. In quest’ultimo caso, le dimissioni del Presidente del Consiglio vengono respinte e quest’ultimo viene invitato a presentarsi alle Camere per verificare se goda o meno della loro fiducia.

La crisi di governo prevede infine diverse soluzioni: tra queste, il rinvio del Governo alle Camere, come già menzionato, la nomina di un nuovo governo o la nomina di un nuovo leader dello stesso orientamento politico. La soluzione per cui sembra propendere il Ministro dell’Interno Matteo Salvini è quella che prevede lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate.

In questo momento sta al Presidente della Repubblica sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni, naturalmente dopo aver verificato l’impossibilità di perseguire altre strade. Nel frattempo, il Governo attuale rimarrà ancora in carica,  fino all’entrata in funzione del successivo.

di maio salvini toninelli

di maio salvini toninelliLuigi Di Maio sedotto e abbandonato, e insieme a lui tutti gli appartenenti ed i sostenitori del Movimento 5 Stelle. Matteo Salvini, ieri, si è concesso una pausa dalla consolle per DJ in spiaggia aprendo ufficialmente la crisi di governo. Come se non bastasse, ha accusato gli ormai ex alleati di aver impedito all’esecutivo di lavorare, mentre lui era in spiaggia a Milano Marittima e gli altri nelle sedi istituzionali, come ha giustamente ricordato il presidente Giuseppe Conte.

Eppure i pentastellati, o almeno una parte di essi, hanno difeso strenuamente Salvini quasi fino all’ultimo giorno. Gli hanno perdonato di tutto. Luigi Di Maio e compagni hanno preferito perdonare l’uso abusivo della moto d’acqua della Polizia di Stato, hanno votato a favore dell’immunità parlamentare sulla questione Diciotti, hanno ignorato le innumerevoli bufale su vaccini, immigrazione, sicurezza.

In 14 mesi di alleanza Salvini ha fatto il bello ed il cattivo tempo, come e quando voleva. Ha invaso questioni non di sua competenza calpestando i piedi ai colleghi ministri, spesso affermando esattamente il contrario rispetto a quanto gli ultimi avevano detto. I vertici del Movimento 5 Stelle gli hanno lasciato il ruolo di prima donna e il buon Matteo l’ha accettato di buon grado, frequentando di più i social e i voli di Stato che il Palazzo del Viminale.

I vari Luigi Di Maio e Danilo Toninelli hanno sempre chinato la testa davanti al leader della Lega Nord, salvo negli ultimi giorni, quando era ormai troppo tardi. Hanno consentito a Salvini di prolungare la campagna elettorale di oltre un anno, dalla posizione privilegiata di vice premier e Ministro dell’Interno. Un gioco facilissimo per un volpone che ha conquistato la prima poltrona nel lontano 1993, quando aveva 20 anni, diventando consigliere comunale a Milano. Matteo Salvini non ha mai lavorato, dirlo non è reato: lo ha affermato la Corte di Cassazione.

Il lupo ha mangiato l’agnello: lo avevamo già scritto il 31 maggio 2018 prendendoci gli insulti dei tifosi dell’allora neonato governo (sì, perché in Italia la politica non esiste, esiste solo il tifo). Ecco le fauci nelle quali il Movimento 5 Stelle si è gettato anima e corpo, venendo masticato all’occorrenza ed infine sputato.

ROMA – E crisi di governo fu. Una giornata concitata, quella di ieri, che in serata ha confermato la crisi definitiva dell’alleanza gialloverde. Un susseguirsi di dichiarazioni, attacchi, vertici e commenti da parte delle forze politiche. Ma andiamo con ordine.

Ad inaugurare la crisi è stata, alle 14.46, la seguente nota della Lega: «L’Italia ha bisogno di certezze e di scelte coraggiose e condivise, inutile andare avanti fra no, rinvii, blocchi e litigi quotidiani. No a rimpasti, no a governi tecnici, l’unica alternativa è il voto».

Ad inasprire la distanza con il M5s, le divergenze sulla TAV: «C’è la consapevolezza e la presa d’atto che – continua la nota della Lega – dopo le tante cose buone fatte, da troppo tempo su temi fondamentali per il Paese come grandi opere, infrastrutture e sviluppo economico, shock fiscale, applicazione delle autonomie, energia, riforma della giustizia e rapporto con l’Europa tra Lega e 5 Stelle ci sono visioni differenti. Il voto sulla Tav ne è solo l’ultima, evidente, irrimediabile certificazione».

Immediata la replica del M5s: «La nota della Lega è incomprensibile. Dicano chiaramente cosa vogliono fare. Siano chiari».

Alle 17.00 Salvini raggiunge Palazzo Chigi per un vertice, di oltre un’ora, con Giuseppe Conte. A seguito dell’incontro, Salvini ha confermato la crisi di governo: «L’ho ribadito oggi al Presidente Conte: andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav, e restituiamo velocemente la parola agli elettori».

Istantanea la reazione di Di Maio: «Il M5s è pronto ad andare al voto, mentre la Lega ha preso in giro il Paese. Della poltrona non ci interessa e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro i cittadini, prima o poi ne paghi le conseguenze».

In merito alla possibilità del voto anticipato, Di Maio ha proposto il rinvio per il dopo settembre. «C’è una riforma a settembre fondamentale – ha dichiarato il ministro del Lavoro – che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. E’ una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Votiamo il taglio di 345 poltrone e poi andiamo alle urne».

Alle 22.50 arriva la prima dichiarazione di Giuseppe Conte sul vertice a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio ha confermato l’intenzione di Salvini: «di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente. Riferirò in Parlamento sulla situazione e ho già chiarito a Salvini che farò in modo che questa crisi da lui innescata sia la più trasparente della storia repubblicana».

Dure le reazioni delle altre forze politiche, che certificano la crisi di governo. Mariastella Gelmini (Forza Italia) ha così commentato il susseguirsi di dichiarazione tra Lega e M5s: «La maggioranza non c`è più e lo dimostra la giornata di ieri che ci consegna un Governo ormai balneare. Il premier Conte dovrebbe togliere l’Italia da una condizione di imbarazzo e di stallo che non fa bene a nessuno. L`unica soluzione è andare presto al voto».

Dello stesso avviso anche Giorgia Meloni (FDI): «Come sempre sostenuto da Fratelli d’Italia, non è possibile dare all’Italia il governo di cui ha bisogno insieme al M5s di Di Maio, Fico e Toninelli. Bene la Lega che ne ha preso atto. Ora si torni al voto per dare agli italiani il governo sovranista che alle ultime elezioni europee hanno dimostrato di volere. Un Governo che abbia come priorità la difesa dei confini e dell’economia italiani, la riduzione delle tasse e il sostegno a chi crea posti di lavoro».

Anche Nicola Zingaretti (PD) apre le porte alle elezioni: «Siamo pronti alla sfida. Nelle prossime elezioni non si deciderà solo quale governo ma anche il destino della nostra democrazia, della collocazione internazionale del nostro Paese. Il Pd chiama a raccolta tutte le forze che intendono fermare idee e personaggi pericolosi. Da subito tutti al lavoro, insieme, per fare vincere l’Italia migliore».

salvini rixi siri scandali lega nord

salvini rixi siri scandali lega nord“Gli unici nemici dell’autonomia sono i politici ladri e incapaci del Sud che da cinquant’anni stanno derubando il Paese”. Così Matteo Salvini ritorna sui suoi passi “leghisti” di un tempo, moderando solo dopo il linguaggio per non perdere gli enormi consensi che ha acquisito con tanta fatica al Sud: “Gli unici nemici dell’autonomia sono politici ladri e incapaci di alcune città e di alcune regioni del Sud”. Per lui è il Sud il vero problema del Paese, per mafia, camorra, ‘ndrangheta (che ormai sa bene essere presenti soprattutto al nord), e per i politici ladri e incapaci del Sud (che solo il Sud ha).

Per lui è il Sud il vero ostacolo tra il suo Nord e il raggiungimento della sua piena autonomia, non gli importa di tutti i dati che sono stati rispolverati da studiosi, accademici e politici che hanno scoperto che l’enorme divario Nord-Sud è stato portato in primis dai governi precedenti, nord-centristi.

Infatti il Sud riceve soltanto il 28% dei fondi statali, pur ricoprendo il 34% della popolazione italiana (perdendo annualmente circa 61 miliardi di euro l’anno che vengono dirottati al Nord); e diventano circa 100 miliardi senza i fondi europei che sono aggiuntivi e straordinari (Fonti: Ragioneria di Stato, Commissione finanze, Svimez).

Questo però il ministro Salvini lo sa bene. Lo stesso ministro Salvini sa che per ciò che concerne il residuo fiscale: “I cittadini del Nord trasferiscono ai cittadini del centro e del Sud un residuo fiscale notevole, di circa 55 miliardi. Che ne fanno i cittadini del Sud di questo trasferimento? Comprano beni e servizi dal Nord. Il Sud importa dal nord beni e servizi per oltre 70 miliardi, una cifra superiore a quella dei trasferimenti” (Tratto da: “Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce? Falso!” del prof. Gianfranco Viesti). Circa il 90% dei prodotti che troviamo nei supermercati sono del centro-nord.

Salvini sa bene che ci sono aziende del nord che gestiscono beni turistici del Sud per centinaia di milioni di euro l’anno; sa bene che le grandi infrastrutture (le grandi opere da Nord a Sud) vengono costruite da aziende del Nord perché il Sud non ha la forza di competere alle gare d’appalto. La Napoli – Bari (costo complessivo di 6,2 miliardi), sarà interamente costruito da aziende del Nord. La Salini Impregilo, azienda milanese, costruirà la tratta Apice-Hirpinia per 608 milioni di euro. Più difficile, è trovare aziende del Sud che vadano al Nord a vendere i loro prodotti, a costruire strade, autostrade, infrastrutture etc…

Tutto questo il ministro Salvini lo sa bene e la Lega al governo si è riconfermata Lega Nord, giacché per il Sud in questo ultimo anno ha fatto ben poco rispetto magari al movimento con cui governa (che sta portando al Sud centinaia di milioni di euro di fondi). Nessun partitismo, solo dati alla mano. Ha vinto il Tav per il Nord, un’opera di 11 miliardi di euro di base, ma nessuno della Lega ha proposto di costruire il treno per Matera che ancora non c’è.

Qualche mese fa la Lega ha cercato di togliere circa l′80% di 60 miliardi di euro stanziati per le Regioni del Sud Italia dai fondi 2021-2027 per la diminuzione del divario Nord-Sud, cosa che evidentemente la Lega non vuole, data la proposta anche delle gabbie salariali (stipendi più alti al Nord e più bassi al Sud). Insomma, questo partito si riconferma nordista, per nascita e per statuto, nell’ultimo anno e mezzo di governo.

Ma l’autonomia del Nord così com’è stata proposta è rigettata non solo “la classe politica ladra del Sud”, ma anche dal ministro Di Maio, da Giuseppe Conte, dalla Corte Costituzionale, dalla Svimez. “Prima i Lep e il fondo perequativo” un buon modo per partire dallo stesso livello, raggiungendo poi le autonomie richieste legittimamente dalle regioni. Tutto ciò che spetta al Sud è il suo 34% di diritto, ma poi dovremmo cominciare a fare i conti degli ultimi anni: si parla di centinaia di miliardi tolti al Sud…o magari dell’ultimo secolo e mezzo.

Politici ladri del Sud? E i condannati della Lega Nord? Basta una facilissima ricerca in rete per redigere una lista di alcuni indagati e condannati appartenenti al partito di Salvini. Facciamo un po’ i conti.

Il genovese Paolo Arata, per esempio, indagato per corruzione, insieme al sottosegretario leghista Armando Siri, anch’egli genovese, poi indagato con l’accusa di corruzione, autoriciclaggio ecc. Siri nel 2014 aveva già patteggiato un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. Arata è risultato socio occulto del re dell’eolico Vito Nicastri, considerato tra i finanziatori della latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro.

Della Lega Nord è anche Edoardo Rixi, condannato in primo grado a tre anni e cinque mesi di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per l’accusa di peculato e falso nell’ambito dell’indagine sulle “spese pazze” in Regione Liguria.

Altri casi di bagordi regionali riguardano i capigruppo leghisti alla Camera Riccardo Molinari e Paolo Tiramani, piemontesi condannati rispettivamente in Cassazione e Appello per le “spese pazze” alla Regione Piemonte. Il monzese Massimiliano Romeo, ex consigliere lombardo e attuale capogruppo al Senato della Lega, condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi per le “spese pazze” in Regione Lombardia.

Il viceministro leghista all’Economia, Massimo Garavaglia, altro milanese indagato per danno erariale, e il leghista milanese Gianbattista Fratus, sindaco di Legnano, arrestato il 16 maggio scorso e ai domiciliari con l’accusa di corruzione elettorale e nomine pilotate.

Tra le grane della Lega (Nord) c’è poi la storiaccia dei 49 milioni di rimborsi elettorali taroccati, su cui Matteo Salvini fa finta di nulla. Reati appena prescritti, all’italiana, per Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito, ma soldi definitivamente “confiscati” (si legga: spariti).

“Politici ladri del Sud”? Molti in queste ultime ore hanno ricordato che le evasioni sono di più al Nord e le maxi-truffe, le grandi tangenti, i grandi scandali coinvolgono più il Nord che il Sud: Expo, Mose, Parmalat, Tav, Pedemontana (l’autostrada più cara d’Italia), e così via.

In termini di evasione: “Novantuno miliardi ogni anno di principali imposte evase, il 52% al Nord dove il tax gap di Iva,Ires, Irpef e Irap è di 47,6 miliardi, contro i 24 miliardi del Centro (26% del totale) e i 19,8 miliardi del Sud (22%)”. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

Come è stato scritto prima, non c’è un Nord onesto e un Sud ladro, o una destra onesta ed una sinistra ladra, è l’Italia tutta da Nord a Sud che, per certi sistemi politici, è corrotta. Ma, “Se il Sud deruba il Nord da un secolo e mezzo, come mai il ladro è sempre più povero, e il derubato è sempre più ricco?” (Pino Aprile, Nemo Rai 2). Insomma, basta con queste ingiustizie e basta con questi luoghi comuni anche da parte dei Ministri dell’Interno.

Dopo la firma del Decreto Sicurezza bis da parte di Mattarella, infiamma di nuovo la polemica sull’immigrazione. E così l’opinione pubblica italiana torna a dividersi tra buonisti e cattivisti, su quale sia la scelta giusta da adottare al riguardo.

Sulla questione, è tornato a parlare un personaggio che ha sempre messo in luce le sue opinioni in tema di accoglienza: Roberto Saviano. Lo scrittore infatti ha invitato di nuovo gli italiani a tendere verso l’accoglienza e il rispetto della vita umana.

In un post Facebook (pubblicato proprio oggi, prima della firma del decreto da parte del Presidente della Repubblica), egli scrive: La nave Open Arms è da 7 giorni in mare con 121 persone a bordo, di cui 32 minori. Farla sbarcare è necessario. Il solito ricatto del governo (riversare le responsabilità su Malta e Spagna, che hanno, tra l’altro, accolto molti più migranti dell’Italia) non fa altro che peggiorare le condizioni di queste persone. Il Decreto Sicurezza bis viola apertamente la Costituzione italiana e la Convenzione di Ginevra”.

Il mio invito – continua Saviano – è a fotografarci mentre tendiamo la mano e postare la foto sui social per contenere la massa di sterco che il Ministro della Mala Vita Salvini e suoi scherani stanno diffondendo sul web. La propaganda sovranista, colma di bugie, distrae dal tradimento delle proprie promesse attaccando chi salva persone in mare. Far capire che salvare vite è difendere la nostra vita deve essere nostro compito. No al #DecretoMalaVita. #SiamoTuttiOpenArms”.

Saviano esorta quindi al rispetto delle  vite umane in mare e a protestare contro l’entrata in vigore del decreto voluto dal Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Vedremo come andranno le cose in futuro.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha firmato il Decreto sicurezza bis. Ormai, è legge il tanto agognato e discusso decreto, riguardante gli interventi delle Ong e tutte le attività di soccorso in mare dei profughi.

Nonostante ciò, il Presidente (come riportato da Repubblica.it) ha ritenuto necessario scrivere una lettera agli organi preposti di Governo, per chiarire determinati punti fondamentali. In particolare, l’appello di Mattarella è a restare calmi e rispettare le opere di soccorso in mare.

Va ricordato – scrive Mattarella – che, come correttamente indicato all’articolo 1 del decreto convertito, la limitazione o il divieto di ingresso può essere disposto “nel rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia, così come ai sensi dell’art. 2 il comandante della nave è tenuto ad osservare la normativa internazionale. La Convenzione di Montego Bay, richiamata dallo stesso articolo 1 del decreto, prescrive che ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo”. 

Insomma vi è stato un richiamo alle regole fondamentali di umanità, civiltà e soprattutto diritoo da parte del Capo dello Stato.

de luca salvini

de luca salviniTutto ciò che tocca Matteo Salvini diventa oro. Il novello Re Mida riesce a girare a proprio favore anche circostanze che in teoria dovrebbero danneggiarlo, quali la questione dei 49 milioni o l’aver abusato di un mezzo della polizia di stato per i piaceri ludici del figlio. A suon di populismo e fake news (tanto gli italiani, il popolo con il maggior indice di analfabetismo funzionale d’Europa, non se ne accorgono) Salvini sta riuscendo a stritolare anche gli alleati di Governo del Movimento 5 Stelle, che soccombono non solo nella battaglia dialettica ma soprattutto in quella in Parlamento.

Tra i pochi che riescono a stare a testa alta di fronte al Ministro dell’Interno è Vincenzo De Luca. Certo, il Presidente della Regione Campania grazie alle sue uscite senza peli sulla lingua non può essere definito uno “tranquillo”, eppure ha dalla sua parte uno zoccolo duro di elettori fedelissimi. La sua influenza sul territorio non può essere messa in discussione. De Luca è uno dei pochi uomini uomini politici, forse l’unico, a non aver ancora perso contro Matteo Salvini sul campo della dialettica.

E così il presidente della Regione Campania comincia a preparare la mossa contro il leader della Lega Nord, dato che in orbita PD nessuno sembra potergli testa, tanto meno Zingaretti che fino a questo momento non è parso in grado di fare la voce grossa ed imporsi all’attenzione di stampa e popolo.

Una coalizione meridionalista in contrapposizione allo strapotere del Nord, alla “secessione dei ricchi”, a quell’autonomia che con queste premesse avrà l’effetto di allargare ulteriormente la forbice tra Nord e Sud. Mezzogiorno che continua a essere mercato privilegiato del Settentrione, il quale producendo beni e servizi che i meridionali, nei fatti, sono costretti ad acquistare, beneficia di un ritorno economico maggiore di svariati miliardi rispetto alle uscite verso la parte più povera del Paese.

L’obiettivo al momento è ottenere il secondo mandato alle prossime regionali. La lista civica Campania libera potrebbe allora diventare Sud libero, una denominazione decisamente più adatta a rappresentare le nuove idee che il governerà porterà avanti. Proposte che non saranno fondate sul cosiddetto “piagnisteo”, ma sulla voglia di fare e la propensione al lavoro, la vera anima di un Sud preda di pregiudizi duri a morire.

Vincenzo De Luca raccoglierà nomi variegati, da sinistra a destra passando per i moderati del centro, tutti con uno scopo comune: arginare l’avanzata leghista. Una sorta di minestra che, tuttavia, potrebbe funzionare: operazioni del genere spesso sono destinate a naufragare a livello nazionale (si veda ciò che sta accadendo tra M5S e Lega), ma a livello locale il discorso è diverso.

La vera incognita a questo punto riguarda Luigi de Magistris. Il sindaco di Napoli è avversario sia di Matteo Salvini, che di Vincenzo De Luca. Le sue possibilità di vincere alle regionali forse non sono alte, ma ricordiamo che era dato per spacciato anche quando ottenne il primo mandato da primo cittadino. Inoltre non si tratta di uno sconosciuto, anzi, dunque potrebbe prendersi una bella porzione di voti dagli elettori di sinistra che a De Luca farebbero davvero molto comodo.

salviniForte una delle ultime dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che questa volta si pronuncia sul tema dell’Autonomia. “L’autonomia non nasce per togliere qualcosa a qualcuno,- dichiara Salvini – non vogliamo togliere niente a nessuno. Ma chi amministra meglio, con meno personale, spendendo meno, è giusto che venga riconosciuto sul suo territorio come buona amministrazione”.

“Sapete chi sono i veri nemici dell’autonomia? Sono quei politici ladri, incapaci del sud che da cinquant’anni stanno derubando il nostro paese senza fare quello che devono fare”. Affermazioni molto provocatorie da parte del ministro dell’Interno, Salvini, e sembra che il battibecco con Vincenzo De Luca continuerà ancora per molto.

Infatti, Matteo Salvini, continua il suo discorso asserendo che “Gli unici nemici dell’autonomia sono i politici ladri e incapaci di alcune città e di alcune regioni del sud. Tutto ciò perché autonomia significa merito, significa responsabilità, significa che grazie a Regione Lombardia da quest’anno altri 625mila cittadini lombardi non pagheranno il super ticket sulla sanità”.

“Significa che invece in Regione Campania, dove c’è quel simpaticone del signor De Luca, dove fa le scenette di scherzi a parte, pensate un po’ che follia, ha speso 300 milioni di euro. Soldi per pagare gli ospedali a donne e uomini che dalla Campania, han dovuto prendere il treno e l’aereo per venire a farsi curare negli ospedali delle altre regioni italiane”. Anche questa volta, Matteo Salvini non si è risparmiato e invece di trovare un accordo con il Presidente della Regione Campania, per il bene dei cittadini italiani, sembra che si continuino a punzecchiare.

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