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de magistrisIeri il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha incontrato il Premier Conte per discutere sul piano per il Sud e sul decreto salva-Roma.

L’annuncio, quello per il piano per il Sud, nasce dalla consapevolezza e da un’intesa reciproca per voler collaborare in maniera più stringente.

De Magistris dichiara che questo, per ora rimane solo un annuncio su quello che il Governo voglia fare, però si attende sicuramente una richiesta d’incontro nei prossimi tempi, per potersi sedere a tavolino e far sorgere una svolta nel rapporto tra il governo stesso e la città di Napoli.

Riguardo decreto salva-Roma, un decreto che sta portando alla spaccatura del Governo, queste le parole del primo cittadino: “Prevalsa la linea di correttezza che c’è all’interno del Governo e anche nelle forze parlamentari. Se si deve intervenire sui comuni, bisogna intervenire su tutti i comuni. Napoli non fa solo le battaglie per Napoli, ma fa battaglie anche per gli altri comuni, in special modo per altri comuni del Mezzogiorno.”

Di seguito il video.

Quando parlano i direttori di Libero è sempre polemica. Sia che si tratti di Vittorio Feltri (direttore editoriale) che di Pietro Senaldi (direttore responsabile), le loro parole sollevano sempre polveroni, e non potrebbe essere altrimenti dato che ai due piace molto giocare sulla linea del politicamente corretto e spingersi spesso e volentieri anche assai oltre.

In questi giorni grandi polemiche hanno accompagnato le dichiarazioni di Pietro Senaldi (“i Veneti hanno in ceppo diverso da quello italiano, la faccia di Zaia non la trovi in Calabria”). A tal proposto, c’è stata una risposta del Movimento Neoborbonico che intende sottolineare quanto sia stupido parlare di ceppi, etnie, razze. Una persona va giudicata per quello che è e quello che fa, non per le sue origini:

“Pur sapendo di dare un dispiacere al direttore di un quotidiano non nuovo ad uscite “anti-meridionali”, pur restando ambigua quella frase che non chiarisce se sia un bene o un male che la faccia di Zaia non si trovi in Calabria e che i Veneti abbiano un “ceppo” diverso, il Movimento Neoborbonico ha inviato a Senaldi un piccolo dossier relativo alle origini del cognome Zaia.

“Come hanno rilevato qualche anno fa le ricerche di uno studioso veneto (Roberto Ros) gli Zaia sono in Veneto da diverse generazioni ma il loro “ceppo” forse è in una città slava tra Bosnia e Croazia, nello sperduto villaggio di Arzanò (rischio scampato per poco: un solo accento finale di differenza con la cittadina in provincia di Napoli). Molti “Zaia”, del resto, li ritroviamo attualmente in Veneto (circa 120) ma anche in Piemonte (circa 80) e addirittura in Sicilia (oltre 30!).

“In quella zona vicina alla Bosnia sono diverse le antiche comunità Rom in seguito emigrate e tra esse quelle dei “Khorakhané Cergarija” (“quelli delle tende”) e dei “Kaloperi” (“piedi neri”). Chi di “ceppo” ferisce di “ceppo” perisce?

whirlpool di maio

whirlpool di maioSpunta un nuovo dettaglio sulla vicenda Whirlpool. Un dettaglio che, qualora fosse confermato, getterebbe in cattiva luce il Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio. Proprio l’esponente politico che si è battuto di più per il bene dello stabilimento di Ponticelli.

Secondo l’edizione europea del giornale statunitense Il Politico, Di Maio sarebbe stato informato già ad aprile (prima ancora delle proteste operaie) della chiusura anticipata della fabbrica napoletana. Nei giorni scorsi infatti, il Ministro aveva affermato di sapere della crisi della multinazionale, dovuto proprio al calo della domanda dei pezzi prodotti a Napoli. Però senza aver alcuna notizia di una chiusura anticipata.

Il Politico però non sarebbe d’accordo col Ministro. Così secondo i nostri colleghi d’Oltreoceano, sarebbe stata inviata : una lettera da Whirlpool a Di Maio all’inizio di aprile, che dimostra che la compagnia ha informato il ministro di non essere più in grado di tener fede all’impegno assunto nell’ottobre 2018. Cioè investire 17 milioni nella fabbrica di Napoli, dove si producono lavatrici di fascia alta, dal momento che quel segmento di mercato sta sperimentando un calo importante nella domanda”.

Le opposizioni si sono subito schierate contro il Ministro, invitandolo a riferire in Aula di tutto ciò. Certo è che se la lettera fosse confermata, ci troveremo dinanzi ad un’azione grave del Ministro Di Maio. 

whirlpool di maio

Tiene ancora banco il caso Whirlpool, con la multinazionale che sembra aver fatto marcia indietro manifestando la volontà di non chiudere lo stabilimento. Siamo però ancora nella fase delle dichiarazioni d’intenti, dunque non sappiamo di preciso cosa e in che modo i vertici aziendali abbiano intenzione di fare.

Nel frattempo, oggi i lavoratori hanno acclamato il sindaco Luigi de Magistris all’esterno del Maschio Angioino, primo cittadino che si sta spendendo molto per la causa. Molto attivo anche il ministro Luigi Di Maio, che ha esternato la possibilità di revocare tutti i finanziamenti alla Whirlpool. A tal proposito Paola De Micheli, deputata e vice presidente del Partito Democratico, afferma:

“Sulla vertenza dei lavoratori Whirlpool il vicepremier Di Maio sembra stia facendo un grande caos che non garantisce in alcun modo il lavoro alle oltre 400 famiglie dello stabilimento di Napoli. Solo propaganda: come se revocare gli incentivi all’azienda possa garantire un futuro ai lavoratori.

“Un pasticcio enorme dovuto al fatto che Di Maio, in tutti questi mesi, non ha mai vigilato sugli accordi sottoscritti con Whirlpool e non ha saputo far rispettare gli impegni presi. L’ennesima dimostrazione della latitanza del Governo su tutti i dossier relativi alle aziende in crisi che si stanno accumulando negli scaffali del Mise”.

Oggi, al Maschio Angionino, si è riunito il Consiglio comunale per discutere del contezioso Whirlpool. L’obiettivo è quello di formulare un documento da presentare domani al Mise previsto per le 17.00. Fuori, gli instancabili lavoratori che lottano per se stessi e per le loro famiglie. “Indossano” la loro personale resistenza, sfoggiando magliette con la scritta “Whirlpool, Napoli non molla”.

Ad affiancare i lavoratori in protesta, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, da sempre fautore di una politica sociale, che viene accolto con un grido di richiesta speranzosa e fiducia “Luigi uno di noi” da alcuni lavoratori Whirlpool di via Argine.

Il sindaco di Napoli, prima di entrare nella Sala dei Baroni, parla dell’urgenza di riconfermare l’accordo, che è l’unica cosa che preme alla città e ai lavoratori partenopei.

Ricorda che i finanziamenti dovevano servire per la conferma e il rilancio del piano industriale che riguardava la sede di Napoli. Insiste, poi, sul ribadire che questa è una questione che riguarda prettamente la città di Napoli, di una sua azienda, dei suoi lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali, dunque non dev’essere strumentalizzata dal governo nazionale.

Mario Guarente della Lega Nord è il nuovo sindaco di Potenza. Si tratta del primo capoluogo del Sud a essere guidato da un esponente del partito fondato da Umberto Bossi e oggi capeggiato da Matteo Salvini. Guarente, 35 anni, ha vinto al ballottaggio contro Valerio Tramutoli del movimento civico Basilicata possibile per appena 200 voti e il 50,30% delle preferenze. In netto calo l’affluenza rispetto al primo turno, essendosi recati alle urne il 56,64% degli elettori contro il 71,71% dello scorso 26 maggio.

Guarente esulta, ma conscio di una maggioranza si dimostra ben disposto verso l’altra parte politica: “Lavoreremo per tutta la città. Nutro profondo rispetto per quella parte con la quale spero di lavorare nella massima collaborazione in caso di convergenze”.

Una sconfitta sul filo di lana per il professore, appellativo con cui è noto Tramutoli, docente di termorilevamento ambiento presso l’Università di Basilicata.

Dopo anni di centrosinistra e l’ultima amministrazione singolarmente costituita da un sindaco di centrodestra con una maggioranza di centrosinistra, Potenza passa al partito che ancora oggi si chiama Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. Centrodestra che trionfa anche alla Regione dopo un quarto di secolo.

Sono solo tre i comuni ottenuti dalla Lega, capitanata da Matteo Salvini, in Campania ai ballottaggi delle elezioni comunali che si sono tenuti nella giornata di ieri. Brusca frenata quella della Lega che, durante le elezioni per il parlamento europeo aveva ottenuto ottimi risultati anche al sud. Erano ben 17 i comuni da assegnare e sono stati così suddivisi: 3 alla Lega, 11 al centrosinista, 1 al M5S e 2 a civici.

I comuni in cui la Lega ha avuto successo sono Castel Volturno con il candidato Luigi Umberto Petrella, Scafati con Cristoforo Salvati e Pagani con Alberico Gambino. In Campania si è votato in un solo capoluogo di provincia, Avellino, e anche in questo caso non è stata la Lega a trionfare. La lotta era tutta nel centrosinistra ad Avellino e a trionfare è stato il candidato Gianluca Festa, dissidente del Partito Democratico a discapito di Luca Cipriano facente parte proprio del Partito Democratico.

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savianoRoberto Saviano è stato accolto ieri con grande fervore da tutti i presenti in Piazza Maggiore, Bologna per il Repidee, la Repubblica delle idee.

Per l’occasione lo scrittore ha presentato il suo ultimo libro “In mare non esistono taxi“. Un libro la cui storia deriva dalle tante morti avute per mano del mediterraneo, e che lo stesso Saviano cerca di dar forza alla gente per far cessare questo inutile scempio. In particolar lo scrittore napoletano si scaglia contro il ministro Matteo Salvini, contro cui i dissapori sono sempre più ampi, dalle idee politiche alla questione della scorta.

Saviano è uno che parla tanto, ma è lui stesso a percepire il fatto che alcune verità si diffondono meglio con delle immagini. Infatti il suo libro contiene tante foto. Alcune di queste le ha mostrate al pubblico a Bologna. I presenti sono stati colpiti dalla tristezza e dalla brutalità delle immagini. Soprattutto l’ultima, quella in cui una bambina siriana per salvarsi la vita in mare ha dovuto aggrapparsi ad un cadavere.

Queste alcune dichiarazioni di Saviano riportate da Repubblica:
Ci stanno dicendo che muoiono meno migranti in mare, non è vero, quello che succede è che stanno eliminando i testimoni, le Ong sono testimoni. Le fotografie, testimonianze. Devono usare questo spazio, ogni spazio per diffondere informazioni. I migranti arrivano in Libia da ogni tipo di luogo. Pagano, partono, finché la guardia costiera libica li prende, non li rimanda a casa, ma li sequestra e li porta nei centri di detenzione. Così, una volta lì, i migranti devono pagare. Il telefono è l’unica cosa che ti salva. E questo sarebbe il porto sicuro?

Ha fatto molto discutere la proposta dei senatori 5 Stelle, con a capo il napoletano Vincenzo Presutto, i quali hanno chiesto un intervento della Corte dei Conti e della Prefettura per commissariare il Comune di Napoli. 

Subito è arrivata la risposta del Sindaco De Magistris, il quale ha attaccato il Movimento con parole dure. “Una pagina vergognosa di chi ha preso voti al Sud per rappresentare nel Paese un Sud diverso. Io credo che questa interrogazione sia una vergogna democratica che forse nemmeno Mussolini si sarebbe sognato di mettere in atto. Cioè l’idea di commissariare un comune eletto direttamente dal popolo che rappresenta l’orgoglio del Mezzogiorno, che in otto anni ha fatto tanto”.

Il primo cittadino ha continuato poi, descrivendo in malo modo chi ha messo in atto tale iniziativa. “A parte l’ignoranza, perché dovrebbero sapere che i Comuni non si possono commissariare, faranno apparire Salvini come un democratico perché dovrà dire mi volete scavalcare a destra. Credo stiano veramente alla frutta, e forse il 16% per loro è un risultato ancora molto alto. Ma per me tutto questo è un orgoglio. Credo però che avendo io tenuto stretto il mio capo di gabinetto Auricchio e il vicesindaco con cui lavorava Presutto e nonostante io l`abbia difeso mi dicevano veramente che era inconcludente e incapace, credo che il caldo di queste ore avendo salvato io anche Daniele, Nino Daniele, e anche Gaeta, le olive di Gaeta, il Presutto sia diventato cotto”.

Non finiscono quindi le polemiche tra De Magistris e i rappresentanti del Movimento 5 stelle. L’alleanza sembra così essere sempre più lontana che mai. 

whirlpool di maio

La vicenda Whirlpool non sembra ancora risolversi nel migliore dei modi. Vi è un nuovo scontro infatti tra il Ministro Di Maio e i vertici dell’azienda.

L’azienda avrebbe infatti rifiutato di ridare al Governo l’investimento pubblico ricevuto anni addietro. Ciò avrebbe fatto indignare il Ministro del Lavoro, il quale non avrebbe  nemmeno l’intenzione di accordare nuovi fondi. Il finanziamento da 5 milioni di euro, che infatti Di Maio vorrebbe ritirare, è stato già erogato tempo fa all’azienda. Quest’ultima lo avrebbe già completamente prosciugato.

Il problema nasce anche dal fatto che un nuovo finanziamento comporterebbe la norma UE sul divieto di aiuti di Stato. Insomma, la situazione sarebbe molto ingarbugliata e gli esperti del Mise sarebbero pessimisti su possibili soluzioni. Quest’ultime però, prima o poi, dovranno essere trovate. Le possibili armi a disposizione del Governo sono due. Prima di tutto, un provvedimento normativo – forse un emendamento al decreto crescita ma molto più probabilmente un decreto – per frenare la chiusura o la fuga delle imprese che hanno ottenuto incentivi dal governo. Dopo di ciò, si dovrebbe poi avviare una procedura per bloccare un finanziamento da 8 milioni di euro diretto alla multinazionale americana proprio per il sito partenopeo. Ma il tutto resta difficile. 

La questione Whirlpool sembra quindi non trovar pace. Si spera che nelle prossime settimane Governo, sindacati e vertici riescano a trovare un intesa, per salvare i posti di lavoro.

Donatella Galli

Donatella GalliLa Suprema Corte di Cassazione ha ammesso il ricorso sulle frasi razziste della consigliera leghista di Monza, Donatella Galli. L’atto era stato presentato dall’avvocato napoletano Sergio Pisani.

La questione giudiziaria richiama una vicenda accaduta tempo fa. Facciamo riferimento a quando la Consigliera Galli scrisse su Facebook delle frasi razziste contro i meridionali. “Forza Etna, Forza Vesuvio, Forza Marsili!” si poteva leggere nel post, con sopra allegata una cartina dell’Italia dalla quale era stato eliminato il Sud. 

In un primo momento, la Suprema Corte aveva deciso di rifiutare il ricorso in Cassazione. Il 5 Giugno però, il tribunale è tornato sui suoi passi e ha deciso di ribaltare la sua vecchia decisione. “Finalmente la Cassazione si potrà ora pronunciare sulla rilevanza penale e sulla connotazione razzista di tali espressioni pronunciate dall’imputata condannata in primo grado dal Tribunale di Monza e assolta dalla Corte d’Appello di Milano”. Questo è stato il commento dell’entusiasta Avv. Pisani, che ha sempre dimostrato di tenere a queste tematiche. 

Come è logico che sia, questa notizia rende molto felici anche noi. Si spera così che sull’esperienza di questo caso si basino i futuri giudici, i quali dovranno decidere su questioni simili. 

È di nuovo caos per l’elezioni amministrative in Campania. C’è polemica infatti sulla campagna elettorale di Angela Russo, candidato sindaco della Lega a Casoria, la quale domenica parteciperà al ballottaggio delle amministrative.  

La denuncia arriva da Francesco Emilio Borrelli (Consigliere Regionale dei Verdi), il quale ha aspramente criticato il fare di Angela Russo. Secondo Borrelli, la Russo parlerebbe di “legalità e trasparenza”, dimenticando alcune sue presunte attività illecite nel passato. Dal Post su Facebook si può infatti leggere:Le sue sono solo chiacchiere, fu scelta nonostante l’incompatibilità. Fece soccombere il Comune in contumacia in diverse vertenze, anche in una avversa ad un’azienda in odore di camorra”

In seguito Borrelli ha continuato a menzionare delle presunte irregolarità della Candidata a Sindaco. La Russo, che correrà per il ballottaggio, fu la causa di ingentissimi danni erariali al comune di Arzano. La sua esperienza a capo dell’ufficio legale del comune della cittadina a nord di Napoli, nel corso della consiliatura che si concluse con lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche nel 2015, fu piena di ombre. In primis, secondo quanto si legge negli atti della commissione d’Accesso, l’avvocato Russo fu selezionato senza alcun concorso. In secondo luogo fu nominata a capo dell’avvocatura del comune, in regime di convenzione esterna, nonostante la palese incompatibilità determinata dal matrimonio con il cugino di un consigliere comunale”.

Il post si conclude con lo sbigottimento del rappresentante dei Verdi, che inviterebbe la cittadinanza a ragionare. “Ci chiediamo dunque con quale coraggio un individuo del genere, che ha causato gravi danni ad un Comune, si presenti poi alle elezioni in un’altra città, cianciando di onestà, legalità e trasparenza”.

Accuse molto gravi quelle di Borrelli, dalle quali Angela Russo certamente si difenderà.

È di nuovo scontro tra i maggiori figuranti politici della Campania. Il nuovo pomo della discordia? La vicenda legata al Teatro San Carlo di Napoli, che sembra dividere De Luca e De Magistris.

Ad infiammare gli animi è stato per primo il Presidente della Regione. De Luca infatti, in un incontro svoltosi alla Federico II, ha affermato che: “senza la Regione Campania il San Carlo chiuderebbe domani mattina”. In tal modo, il Presidente ha voluto alludere al mancato impegno finanziario da parte del Comune di Napoli sul teatro.

Subito è però arrivata la replica del Sindaco di Napoli. A seguito della della conferenza stampa per la presentazione della nuova stagione del San Carlo, De Magistris ha infatti rivolto delle parole non proprio gentili al politico salernitano. Io e De Luca abbiamo due stili diversi: egli ha tenuto un comizio politico e lo ha infarcito di falsità, io invece ho partecipato alla conferenza stampa. Le sue sono argomentazioni risibili”.

Insomma, non sono state apprezzate le parole di De Luca, il quale è stato così descritto dal Sindaco: “Continua a fare del bullismo politico istituzionale, dicendo che i Comuni non danno i fondi. Il Comune mette in campo un sacco di risorse, presta assistenza. De Luca parla come se il denaro fosse il suo e come se la Regione fosse casa propria; tra poco avremo il Teatro San Carlo che si chiamerà il Teatro De Luca. È un personaggio un po’ disperato politicamente. L’altra volta al San Paolo, avrebbe avuto bisogno di un calmante.”

Infiamma la polemica quindi tra le due maggiori istituzioni campane. Un’acredine che parte da molto lontano e che sembra non esaurirsi mai.

Vincenzo De Luca

Vincenzo De LucaIl discorso sull’autonomia differenziata di alcune regioni del Nord torna alla ribalta. A parlarne è stato il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, in un incontro avvenuto presso l’Università Federico II.

“Nel dibattito sull’autonomia differenziata cominciamo a parlare di cose pesanti e preoccupanti che diremo ai nostri amici del governo. In modo particolare al mio amico Salvini, quando andremo a discutere nel merito dei risorse. Perché va bene amicizia e cordialità, il rosario, ma alla fine quando parliamo di miliardi di euro, la difesa degli interessi del Nord viene fatta in maniera brutale sulla pelle del Sud. La Regione dovrà essere in prima fila per tutelare gli interessi del Sud e in modo particolare della nostra sanità e della nostra scuola”. Queste sono state le affermazioni di De Luca in merito.

Il Presidente del Consiglio Regionale ha poi parlato della questione Teatro San Carlo, affermando che: “Noi siamo impegnati a garantire la programmazione del teatro San Carlo e sappiamo che senza la Regione chiuderebbe domani mattina. Ribadisco l’impegno della Regione Campania a mantenere il finanziamento da 10 a 12 milioni di euro a fronte dei 600.000 euro del Comune di Napoli. Dobbiamo mantenere questo carattere internazionale della programmazione, siamo impegnati al San Carlo anche in attività collaterali, come Un’estate da re a Caserta e il Festival di Ravello. Stiamo facendo di tutto per garantire una prospettiva serena al teatro”.

Le dichiarazioni del Presidente De Luca sembrano manifestare che la Regione abbia tutto sotto controllo. Si spera che ciò sia davvero così e che non vi siano sorprese inaspettate.

Vincenzo De Luca

Vincenzo De LucaE’ ancora polemica sul tema dei trasporti pubblici a Napoli. Questa volta è stato il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ad infiammare gli animi. “Sulla Linea 6 della metropolitana di Napoli manca la certificazione dei fondi Ue per i ritardi del Comune di Napoli e la Regione Campania rischia di perdere 90 milioni di euro”. Queste sono state le parole pronunciate questa mattina, presso gli studi di Radio Crc.

De Luca ha inoltre parlato di altri casi simili, come il cantiere di Via Marina e Bagnoli. Importanti sono state anche le sue dichiarazione in merito allo Stadio. “Siamo arrivati all’assurdo che abbiamo dovuto investire 23 milioni di euro per il rifacimento dello stadio San Paolo di proprietà del Comune di Napoli. Io niente voglio, ma almeno che sia riconosciuto il nostro impegno”.

Il Presidente non si è fatto mancare nemmeno i toni duri contro De Magistris, affermando che: Noi non perdiamo tempo pensando a come stampare moneta. Ci sono istituzioni che non avendo nulla da fare cercano di litigare con il sottoscritto per farsi pubblicità e poi mettono il cappello su opere e interventi finanziari dalla Regione Campania”. 

whirlpool di maio

Il tutto è ancora aperto sulla questione Whirlpool di Via Argine, a Napoli. Oggi vi è stato l’incontro al Mise tra il Ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e i vertici dell’azienda, la quale aveva annunciato la chiusura dello stabilimento.

All’incontro hanno partecipato anche i maggiori sindacati italiani, tra cui Fim, Fiom e Uilm. Duri sono stati i toni del Ministro Di Maio, che (a quanto attiene a fonti sindacali) avrebbe detto dinanzi ai capi di Whirlpool: Non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, non con questo governo. Dal 2014 ad oggi la Whirlpool ha ricevuto 27 milioni di euro di fondi pubblici”.

Subita è arrivata la risposta di Luigi La Murgia (Adl di Whirlpool) che, come si apprende da Repubblica, ha detto: “Non vogliamo chiudere ma individuare soluzioni per garantire posti di lavoro sostenibili a lungo tempo. Oggi una soluzione non l’abbiamo”. Nel frattempo, i lavoratori avrebbero inscenato una protesta a Roma, per difendere il proprio posto di lavoro dalla chiusura.

Insomma, questa di Whirlpool continua a far polemiche e creare apprensione per i lavoratori dello stabilimento di Ponticelli. Un qualcosa che non dà un buon segnale sulle politiche occupazionali in Campania.

Ritorniamo a parlare di Zero al Sud del giornalista napoletano Marco Esposito, che ieri è intervenuto in collegamento da Napoli a Linea Notte, su Rai Tre per pubblicizzare il suo libro, ma soprattutto le idee al suo interno.

Il conduttore Maurizio Mannoni ha introdotto con interesse quello che poi è stato l’intervento breve ma conciso del giornalista de Il Mattino. L’autore di Zero al Sud, ha parlato del suo lavoro di ricerca che lo ha portato poi, con dati alla mano, a scrivere di una questione di cui si parla da più di un secolo e mezzo, e spesso anche in modo errato: il divario tra Nord e Sud.

Il giornalista ha affermato: “Il federalismo fiscale è già stato attuato per i comuni, con regole diaboliche. Praticamente, invece di dare il livello essenziale a tutti, cioè un minimo da garantire a tutta Italia, si è stabilito che chi aveva poco era giusto che avesse poco”.

Ha riportato, poi, esempi pratici, come quello del comune di Altamura con i suoi 70.000 abitanti, 1.800 bambini e un fabbisogno di asili nido pari a zero. E ancora, un parallelismo che chiarisce, in modo più chiaro ed elementare, il grosso problema che è al centro del suo libro: due città, una del sud Reggio Calabria, una del nord Reggio Emilia, alla prima il diritto riconosciuto per gli asili nido è 90mila €, alla seconda, che è un po’ più piccola, è 9 milioni, cioè 100 volte di più.

Parla, poi, dell’assegno della solidarietà e della decisione di dimezzarlo, nonostante la Costituzione dichiari che debba essere integrale. Riportando le parole del leghista Giancarlo Giorgetti: “I dati probabilmente sarebbero scioccanti, magari ce li fate avere in modo riservato o facciamo una seduta segreta come avviene in sessione antimafia”, annullando ogni prospettiva di trasparenza ed efficienza.

Marco Esposito conclude con una frase che genera ghiaccio in studio: “Questo non è il racconto del federalismo fiscale, questa è una pagina nera della Repubblica italiana”.

Zero al Sud sulla Rai. Questa sera per la prima volta una rete televisiva nazionale racconterà i motivi per cui i cittadini del Sud hanno meno diritti e meno soldi rispetto ai cittadini del resto d’Italia. Marco Esposito, giornalista e autore del libro Zero al Sud, interverrà in collegamento da Napoli a Linea Notte, programma di Rai Tre in onda a partire da mezzanotte.

Per più di un secolo e mezzo si è raccontato che il divario tra Nord e Sud dovesse essere ravvisato nella cattiva gestione dei fondi e della cosa pubblica da parte degli amministratori locali. Con il federalismo fiscale la situazione si è ulteriormente aggravata. La ricerca di Marco Esposito ha però messo in evidenza il perverso meccanismo dei fabbisogni, il quale stabilisce, per esempio, che al Sud il fabbisogno di asilo nido sia equivalente a “zero” perché in questo territorio praticamente non ve ne sono. Al contrario, nei territori dove sono già presenti sono state destinate risorse economiche per costruirne degli altri. Il discorso degli asili vale anche per molte altre questioni, mettendo in luce un sistema che invece di appiattire le distanze tra le aree del Paese, finisce per accentuarle.

Una condizione che potrebbe aggravarsi in futuro, se venisse attuato il regionalismo differenziato così com’è attualmente concepito.

Nuova sentenza emessa sulle spese folli nelle Regioni. Ancora una volta, a rimetterci è la Lega Nord, con la condanna a 3 anni e 5 mesi nei confronti Edoardo Rixi. Quest’ultimo si è dimesso da viceministro delle Infrastrutture.

L’ormai ex-viceministro Rixi, dal 2010 al 2012, ha ricoperto il ruolo di capogruppo generale della lega in Liguria. In questo periodo infatti, avrebbe commesso i reati di falso e peculato. Questa condanna gli comporta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, un provvedimento che però viene sospeso fino all’eventuale e richiesta sentenza d’Appello. 

A seguito delle dimissioni, Eduardo Rixi ha fatto sapere in una nota: Sono tranquillo. Ho sempre agito per il bene degli italiani. Conto sull’assoluzione perché non ho mai commesso alcun reato, ma per l’amore che provo per l’Italia. Ho consegnato le dimissioni a Salvini, non voglio mettere in difficoltà il governo”.

Pronta è stata la replica del Ministro degli Interni, il quale ha commentato: Ringrazio Edoardo Rixi per l’incredibile lavoro svolto fino ad ora. Da tempo ho nelle mani le sue dimissioni, che accetto unicamente per tutelare lui e l’attività del governo da attacchi e polemiche senza senso. Oggi stesso lo nomino responsabile nazionale trasporti e infrastrutture della Lega, riconoscendogli capacità e onestà assolute. Io rispetto le sentenze e conto su una assoluzione a fine processo, ma trovo incredibile che ci siano spacciatori a piede libero, e sindaci, amministratori e parlamentari accusati o condannati senza uno straccio di prova “.

Insomma, gli scandali sembrano essere all’ordine del giorno, confermando come la nostra politica frequenti più le caserme, invece che il “Palazzo”. Un’abitudine tutta italiana che sembra non esser mutata.

Dopo l’apertura di qualche giorno fa, il sindaco di Napoli ha deciso di tornare critico sul Movimento 5 Stelle. In particolare, Luigi De Magistris sembra esser contrario a determinati metodi messi in campo dai pentastellati.

Questa volta il primo cittadino si è scagliato contro Rousseau, la piattaforma di voto del Movimento. Da qui partono tutte le decisioni della compagine politica, dalle nomine dei candidati ai pareri sulla Sea Watch ecc. Nei prossimi giorni infatti, gli appartenenti alla piattaforma dovranno decidere sulla fine del Ministro Di Maio, esprimendo un parere sulla sua possibile decaduta da vertice del Movimento.

In merito alla questione, come riportato da Il Mattino, il sindaco De Magistris ha detto: Non credo alla piattaforma Rousseau e non le riconosco caratteristiche di trasparenza, pluralità e di pensiero diffuso e libero che è proprio di una democrazia diretta e partecipativa. Mi piace molto il filosofo Rousseau ma non la piattaforma Rousseau”.

Le parole di De Magistris riaprono la polemica politica post elezioni europee. Tutti già pensano al perché di questo cambio di rotta: semplice opinione personale o richiamo alla base?

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