Le cure di Medici Senza Frontiere per un bambino a Gaza
Mentre distribuivano 10.000 litri di acqua potabile nella zona orientale di Gaza City, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro un camion di Medici Senza Frontiere. Il mezzo era chiaramente identificato e il percorso, così come gli orari degli spostamenti, erano stati comunicati in anticipo alle autorità israeliane.
Secondo MSF, non si è trattato di un errore ma di un attacco deliberato per sabotare la distribuzione di acqua ai civili, costretti a rimanere in un’area sempre più martoriata dai bombardamenti. A partire dall’8 ottobre 2023, sono 13 gli operatori di Medici Senza Frontiere che sono stati uccisi a Gaza da Israele.
La cosiddetta zona umanitaria indicata da Israele, a sud di Khan Younis, copre circa 42 km², a fronte di una popolazione di oltre 2 milioni di persone. Gli abitanti di Gaza City devono scegliere tra restare sotto le bombe o spostarsi in un’area insufficiente, dove i costi sono altissimi e i servizi inesistenti.
Più del 70% della popolazione non ha un reddito stabile e reperire denaro è quasi impossibile. Per lasciare la città servono migliaia di dollari, una cifra irraggiungibile per la maggioranza.
Il 15 settembre un secondo camion cisterna di MSF è stato colpito mentre distribuiva acqua nel quartiere di Sheikh Radwan. Gli operatori riferiscono che la popolazione vive senza accesso regolare a cibo, acqua e cure mediche, in condizioni drammatiche.
Nonostante i rischi, MSF continua a supportare due ospedali e due cliniche a Gaza City, fornendo assistenza sanitaria di base e fisioterapia.
Secondo l’organizzazione, lavorare a Gaza City è diventato estremamente pericoloso a causa della mancanza di garanzie di sicurezza da parte di Israele. Gli operatori umanitari, locali e internazionali, rischiano la vita ogni giorno per garantire alla popolazione acqua potabile e servizi medici essenziali.