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Colono israeliano fa inginocchiare 2 carabinieri: la “protesta” del Governo italiano è una ridicola pantomima

Un colono israeliano armato ha fatto inginocchiare due carabinieri del consolato italiano a Gerusalemme, minacciando di ucciderli. La violenza che da decenni è esercitata sul popolo palestinese – derubato della propria nazione e sottoposta ad un genocidio che oggi è nella fase storica più cruenta, ma che prende le mosse dalla Nakba del 1948 – adesso produce i suoi effetti anche su chi non è palestinese, anche su chi direttamente e indirettamente supporta i crimini di guerra israeliani. Sì, perché l’appoggio italiano incondizionato a Israele – stato genocida – fa dell’Italia un responsabile per lo meno etico dei crimini di guerra.

Il Governo italiano è debole e non difende i carabinieri

Un episodio gravissimo, che avrebbe dovuto provocare una reazione politica immediata e durissima, è passato invece quasi come un incidente diplomatico di routine. Due carabinieri del consolato italiano a Gerusalemme sono stati minacciati, fatti inginocchiare sotto la minaccia di un’arma automatica e “interrogati” da un civile armato, un colono israeliano, mentre si trovavano in Cisgiordania per una missione ufficiale legata a una visita di ambasciatori dell’Unione europea.

Secondo quanto ricostruito, i militari – in possesso di passaporti e tesserini diplomatici e a bordo di un’auto con targa diplomatica – sono stati fermati illegalmente in un’area che, successivamente, è stato confermato non essere affatto una zona militare. Nonostante ciò, l’uomo armato ha puntato il fucile contro di loro, costringendoli a inginocchiarsi e sottoponendoli a un vero e proprio atto di intimidazione. Un gesto che va ben oltre l’abuso: è l’espressione plastica dell’impunità con cui i coloni israeliani agiscono quotidianamente nei Territori palestinesi occupati.

I coloni israeliani e il sistema di violenza organizzato

La scena non è un’eccezione, ma la norma di un sistema coloniale fondato sulla forza, sull’umiliazione e sulla negazione sistematica del diritto internazionale. Lo stesso sistema che da mesi sta portando avanti, sotto gli occhi del mondo, quello che sempre più organismi, giuristi e osservatori indipendenti definiscono senza esitazioni un genocidio ai danni del popolo palestinese. Un genocidio reso possibile anche dal silenzio, quando non dal sostegno attivo, delle grandi potenze occidentali.

Tajani e Meloni pupazzi di Washington

L’Italia, ancora una volta, si limita a proteste formali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano e annunciato una “nota verbale” di protesta. Un gesto dovuto, ma largamente insufficiente di fronte a un atto che ha visto rappresentanti dello Stato italiano trattati come ostaggi da un civile armato in un territorio occupato militarmente da Israele.

A colpire è soprattutto l’atteggiamento del governo guidato da Giorgia Meloni, sempre pronto a ribadire la “amicizia incrollabile” con Israele e l’allineamento totale alle posizioni degli Stati Uniti, anche quando questo significa chiudere gli occhi davanti a crimini di guerra, violazioni sistematiche dei diritti umani e, ora, persino all’umiliazione delle proprie forze dell’ordine. Un asservimento politico che svuota di significato ogni richiamo alla sovranità nazionale tanto sbandierata in campagna elettorale.

L’episodio dei carabinieri italiani non è solo un affronto allo Stato italiano, ma un simbolo della totale deregulation morale e politica che Israele esercita nei Territori occupati, forte della protezione garantita da Washington e dell’acquiescenza di governi europei, Italia compresa.

Finché questo sistema non verrà messo in discussione con atti concreti – sanzioni, sospensione di accordi, presa di distanza reale – episodi come questo continueranno a verificarsi. E a pagare il prezzo più alto saranno, come sempre, i palestinesi e chiunque osi mettere piede in una terra dove il diritto è stato sostituito dalla forza.