Visita guidata alla villa romana di Ponticelli

Ponticelli assieme ai quartieri Barra e San Giovanni a Teduccio fa parte della VI Municipalità del comune di Napoli. Fianco orientale di Partenope, periferia abbandonata ma ricca di storia, una storia mai narrata dalle voci mainstream. Molti conoscono Ponticelli per i fatti di cronaca portati alla ribalta dalla stampa, ma sono in pochi a sapere che fu questo il primo quartiere in Europa a ribellarsi ai nazi-fascisti.

Nel corso degli anni chilometri d’asfalto hanno seppellito terre fertili e corsi d’acqua. Ponticelli è stata stuprata dalla speculazione edilizia degli anni ’80. Con la legge 219 post terremoto il Commissariato Straordinario di Governo del Comune di Napoli iniziò tra via Bartolo Longo e l’attuale via della Villa Romana la costruzione di case residenziali popolari. Gli scavi per la costruzione di quello che è oggi il Lotto 0 portano alla luce una storia antica.

Non serve scavare molto, i resti che vengono trovati sono poco al di sotto del livello della strada: due ville di epoca romana e tracce di una necropoli. Quest’ultima, assieme ad una delle due ville, quella risalente ad un’epoca che va dal II al V o VI secolo d.C., viene ricoperta perché urge costruire nuovi alloggi, ed oggi entrambi i ritrovamenti riposano sotto un parcheggio di cemento.

L’altra villa, di più antica attestazione, viene salvata. Gli scavi vengono condotti dal 1985 al 1987, e dopo dieci anni di interruzione vengono ripresi nuovamente nel 2007. Vengono alla luce una gran quantità di suppellettile e il corpo di uno degli abitanti della villa, oltre alle fondamenta della villa stessa.

Si tratta di una villa rustica, costruita per la produzione su un territorio molto fertile. La posizione per il commercio è ottima: non molto distante dalla città di Neapolis e dalla costa, che all’epoca era molto più arretrata rispetto ai giorni nostri, la villa era situata su un’importante via commerciale che la collegava ai centri di Nola e Acerra.

Distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., della struttura originaria sono oggi visibili solo le fondamenta, mentre i muri sono frutto di una ricostruzione basata sulle tecniche dell’epoca, fatta allo scopo di  far avere ai visitatori la percezione degli spazi. All’interno del muro di recinzione sono presenti due spazi che si è scoperto, grazie ai ritrovamenti, fossero adibiti uno a fienile e l’altro alla coltivazione di un piccolo orto, oltre ad una terza zona dedicata alle terme.

La struttura della villa ruota tutta intorno ad un giardino che funge da perno dell’abitazione, cinto da un insolito peristilio con muretti in opera cementizia il cui paramento fu costruito con la tipica tecnica romana dell’opus reticulatum. In una piccola zona di servizio adibita a cucina troviamo ancora l’originale base per il focolare, e proprio lì accanto troviamo il cubiculum, un stanza da letto dalle dimensioni essenziali dove è possibile vedere ancora oggi parti dell’intonaco originale, il cui colore purtroppo è andato perso, e decorazioni in cocciopesto che fungevano da scendiletto.

Stesse decorazioni le ritroviamo nel triclinium, ma nel complesso i muri e i pavimenti della villa non presentano elementi decorativi sofisticati poiché, come già detto, non si trattava di una villa d’ozio, bensì di una villa di produzione. Veniamo dunque agli ambienti che maggiormente la caratterizzano, ovvero la zona in cui avveniva la premitura delle olive, per la quale veniva utilizzata una base d’appoggio in pietra lavica ancora oggi presente, e una zona esterna in cui sono presenti dei dolii interrati destinati a conservare il vino prodotto.

Sono proprio questi due ambienti e i reperti in essi ritrovati, che ci hanno dato notizie sul ruolo svolto dalla villa. E’ presente inoltre un ambiente sotterraneo al quale si accedeva tramite delle scale situate nella zona Sud della villa, ma purtroppo non visitabile per motivi di sicurezza. Proprio in questa stanza sotterranea fu ritrovato il corpo di uno degli abitanti della villa, morto a causa dell’eruzione vesuviana del 79 d. C. Si tratta del corpo del villicus, un vicario del padrone, il quale portava al dito un anello che recava un marchio che ha permesso agli archeologi di risalire al nome del proprietario della villa, ovvero Caius Olius Ampliatus.

Pianta della villa romana di Caius Olius Ampliatus

La villa romana di Ponticelli è stata aperta al pubblico per la prima volta nel Maggio 2o13, e da allora sono seguite varie aperture durante le quali i turisti e i residenti, gratuitamente e con l’aiuto un volontario del Gruppo Archeologico Napoletano, hanno potuto visitare il sito. L’ultima apertura ha avuto luogo la scorsa domenica e, nonostante la pioggia e il vento, sono stati in tanti a prendere parte all’iniziativa.

Vi proponiamo di seguito un fotoreportage della giornata, invitandovi alla prossime aperture che avranno luogo la quarta domenica di Aprile e la quarta domenica di Maggio dalle ore 9,30 alle 13,00. Tutte le informazioni le trovate sul sito web del Gruppo Archeologico Napoletano.

 

 

villa ponticelli