La Lombardia chiede lo stato di emergenza per maltempo. Fico pensa all’America’s Cup
Ago 22, 2026 - Francesco Pipitone
Stato di emergenza in Lombardia. Per Pozzuoli Fico resta immobile
Il contrasto, messo uno accanto all’altro, è difficile da ignorare. Venerdì 21 agosto un’ondata di maltempo eccezionale si è abbattuta sulla Lombardia, tra frane, esondazioni, crolli e circa 400 evacuati: il giorno stesso il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha chiesto al ministro della Protezione Civile Nello Musumeci il riconoscimento dello stato di emergenza, ottenendo l’assicurazione che la richiesta sarebbe stata portata al più presto in Consiglio dei ministri. Tempistiche rapide, quasi automatiche.
A Pozzuoli, nei Campi Flegrei, la stessa richiesta non è ancora arrivata, e non per un giorno o due: sono passate più di tre settimane dal terremoto di magnitudo 4.7 che la sera del 31 luglio ha scosso l’area flegrea, provocando crolli, 21 feriti e migliaia di sfollati. Dalla Regione Campania, guidata dal presidente Roberto Fico, verso il governo non è mai partita la richiesta formale di stato di emergenza nazionale.
Un mese di gestione “in emergenza” senza lo stato di emergenza
Non che la macchina dei soccorsi si sia fermata: nelle 48 ore successive al sisma sono stati mobilitati uomini e mezzi, la Regione ha stanziato un primo pacchetto da un milione di euro per l’assistenza alla popolazione, e sul territorio restano attivi tavoli di coordinamento in Prefettura con tutte le istituzioni coinvolte. Ma la dichiarazione di stato di emergenza nazionale – lo strumento che permetterebbe di derogare alle norme ordinarie, sbloccare fondi straordinari e affidare la gestione a un coordinamento operativo unico – resta ferma. Al 22 agosto, su oltre 1.200 richieste di sostegno per l’alloggio presentate dai cittadini sfollati, ne risultano sbloccate circa 726: numeri che raccontano un’emergenza reale, gestita però senza lo strumento che servirebbe a renderla più rapida ed efficace.
Tra le opposizioni di centrodestra in Consiglio regionale, così come tra alcuni sindaci dell’area flegrea, la richiesta di attivare lo stato di emergenza è tornata più volte, insieme a misure come la sospensione dei tributi e dei mutui per chi ha subito danni. Anche il ministro Musumeci, nella sua informativa parlamentare sul terremoto, ha fatto notare come manchi “un soggetto che coordina gli interventi sul piano operativo nei Campi Flegrei perché non è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale“ – affermazione che, va detto, arriva da un ministro con cui i rapporti istituzionali con la Regione Campania sono tutt’altro che distesi.
Lo stigma sul territorio e il nodo dei grandi eventi
Da Palazzo Santa Lucia filtrano più ragioni per questa scelta. La prima riguarda l’immagine del territorio: a Pozzuoli la dichiarazione di stato di emergenza viene percepita da operatori economici e cittadini come uno stigma capace di aggravare ulteriormente la crisi. Le strutture ricettive registrano già cancellazioni fino al 40%, il settore della ristorazione legato a cerimonie ed eventi subisce disdette a catena, e anche il mercato immobiliare dell’area, fino a poco tempo fa tra i più vivaci della Campania, rischia un tracollo.
Ma è il secondo motivo a pesare di più sulla partita politica: Pozzuoli è stata scelta come base logistica e quartier generale di Emirates Team New Zealand, il team velico che parteciperà alla 38ª America’s Cup, in programma nel Golfo di Napoli nel 2027. Dichiarare lo stato di emergenza nazionale sull’area flegrea rischierebbe di compromettere l’immagine e l’organizzazione dell’evento. Ma soprattutto comprometterebbe i lavori sulla (finta) bonifica già appaltati ai soliti figuri con i santi in paradiso e soprattutto a Palazzo San Giacomo.
