Meraviglia agli Scavi di Ercolano, riapre la Bottega di Priapo: Dio della fertilità e prosperità

Bottega di Priapo agli Scavi di Ercolano


Agli Scavi di Ercolano riapre al pubblico la Bottega di Priapo, insieme al quartiere abitativo collegato: a pochi mesi dall’apertura del percorso del Calchidicum, torna accessibile un’area di enorme interesse archeologico rimasta preclusa alla visita per diversi anni.

Meraviglia agli Scavi di Ercolano: riapre la Bottega di Priapo

L’apertura è stata resa possibile grazie agli interventi di manutenzione straordinaria che stanno riguardando l’intero sito. Gli interventi nell’area della taberna e del quartiere abitativo hanno riguardato la sostituzione di architravi in legno, in putrelle d’acciaio o in cemento armato in cattive condizioni o non più idonei a svolgere la loro funzione strutturale. Gli elementi fatiscenti sono stati rimossi e sostituiti con travi in massello di azobé, a cui sono seguiti interventi strutturali sulle murature antiche.

“Restituire alla collettività la Bottega di Priapo significa riaprire uno degli spazi in cui meglio si legge la vita quotidiana di Ercolano antica. un luogo dove si mangiava, si beveva, si incontravano persone e si trascorreva la notte. Dopo anni di chiusura, grazie a un lavoro di manutenzione costante e diffuso, torniamo a mettere a disposizione dei visitatori un’area di straordinario interesse, in piena sicurezza” – dichiara la direttrice del Parco Archeologico di Ercolano, Colaiacomo.

Scoperta nel corso della grande stagione di scavi diretta da Amedeo Maiuri, la bottega deve il nome alla raffigurazione di Priapo, dio della fertilità e della prosperità, dipinto sulla parete alle spalle del bancone con il suo grande fallo rivolto verso l’ingresso. Così come ci è stata restituita dal fango dell’eruzione del 79 d.C., offre uno spaccato sulla vita quotidiana degli antichi ercolanesi.

Il piccolo bancone serviva per vendere i cibi preparati nella cucina, mentre una piccola cisterna permetteva probabilmente di mantenere fresco il vino. Un’altra stanza, con panche in pietra lungo le pareti, era lo spazio semplice in cui sedersi e consumare un pasto. Sul soppalco erano conservate le provviste: un’anfora conteneva vino cretese, altre custodivano oltre quindici chili di favino, un legume molto diffuso nell’alimentazione delle città vesuviane.

Ma la bottega nascondeva anche uno spazio più riservato. Attraverso un passaggio dietro il bancone si entrava in un ambiente di deposito, con pentole, stoviglie e altre provviste, da cui si accedeva a una vera e propria sala da pranzo, con pareti decorate da affreschi a fondo bianco e riquadri rossi che inquadrano quadretti con nature morte. Una piccola finestra collegava la sala direttamente al bancone: da lì passavano i piatti appena preparati, un dettaglio semplice ma capace di far immaginare perfettamente la scena.

Accanto alla bottega si trova un edificio direttamente collegato ai suoi ambienti, organizzato su due piani e suddiviso in numerose piccole stanze. Gli archeologi ipotizzano che non fosse una semplice casa privata, ma un vero luogo d’accoglienza: la Bottega di Priapo non era soltanto una piccola locanda, ma un posto dove l’avventore poteva bere qualcosa, mangiare un piatto caldo, sedersi nella sala da pranzo a discutere delle vicende private e pubbliche del tempo e fermarsi per la notte dopo un viaggio più o meno lungo.


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