Ciccio Merolla in concerto all’Augusteo il 16 novembre: “Il teatro è una medicina, emozione più grande della piazza”
Ott 13, 2026 - Giuseppe Mennella
A sinistra: Ciccio Merolla durante la videointervista a Vesuviolive.it A destra: Merolla in concerto, foto di Alessia Caronte
Ciccio Merolla si racconta e annuncia due importanti concerti tra Napoli e Roma in due location d’eccellenza che promettono di esaltare come mai prima d’ora la ricerca, le sonorità ed il sentimento che il percussionista partenopeo riesce a trasmettere.
Ciccio Merolla, due date in teatro tra Napoli e Roma
C’è chi ascolta il mondo e chi, invece, prova a suonarlo. Ciccio Merolla appartiene decisamente alla seconda categoria. Un vulcano di idee musicali ed una smania di muovere le mani per suonare che a fatica riusciamo a placare: “Se non venivi qui, tra 2 minuti stavo suonando qualcosa”, è il primo pensiero che ci dedica aprendoci le porte del suo mondo nel cuore di Napoli.
“Qualsiasi cosa, qualsiasi oggetto che io vedo intorno a me, prima ancora di pensare a che serve, penso che suono ha. È una ‘malattia’ che ho fin da piccolo”.
È forse questa la frase che più di tutte racconta il percorso del percussionista napoletano, protagonista di una ricerca musicale che dura da decenni e che lo ha portato dai vicoli dei Quartieri Spagnoli ai palcoscenici italiani e internazionali.
Un percorso che quest’autunno torna a Napoli con un appuntamento particolarmente significativo: lunedì 16 novembre, alle 21, Ciccio Merolla sarà al Teatro Augusteo, prima di arrivare a Roma il 25 novembre al Largo Venue. I due concerti saranno anche l’occasione per ascoltare i brani del nuovo lavoro discografico, atteso in autunno. Il concerto di Napoli, inizialmente programmato per ottobre, è stato posticipato per motivi logistici.
Il teatro come «medicina dell’umanità»
Per Merolla, però, il concerto all’Augusteo non è semplicemente una data in più. È il luogo stesso a diventare parte dello spettacolo.
“Sono arrivato a questo passaggio semplicemente perché delle cose che puoi suonare in teatro non puoi farle in piazza, l’attenzione che puoi avere in teatro è unica“, racconta. Perché la musica non è solo ascolto: è vita. Coinvolge tutti e cinque i sensi e così, il teatro, nella sua visione, permette di ascoltare la musica in maniera diversa.
Di fermarsi. Di cogliere suoni e sfumature che in una piazza, o attraverso lo stereo (peggio ancora, il cellulare), rischiano di perdersi. Di raccogliere pezzo per pezzo tutte le emozioni che una vibrazione, una pelle tesa battuta dai polpastrelli, una musica possono risvegliare nello spettatore-ascoltatore: “Le emozioni sono già dentro di noi. Ciascuno dà un valore alla musica rispetto al proprio animo. Anche il silenzio può essere musica. Per il figlio di un ciabattino, anche una martellata è musica se gli ricorda suo padre”.

E quindi il palcoscenico del teatro, l’atmosfera raccolta, la concentrazione dell’ambiente cambiano totalmente la storia. Il suono diventa magia. Una definizione che sembra quasi una dichiarazione d’amore: “Il teatro è la medicina dell’umanità. Lo dovrebbe passare la cassa mutua”.
È dentro questa idea che si inserisce il concerto napoletano: un’esperienza costruita attorno al ritmo, ma anche all’ascolto e alla possibilità di accompagnare il pubblico per due ore lontano dalla quotidianità. “L’artista ha una responsabilità nei confronti del pubblico: accompagnarlo in un mondo lontano dal suo quotidiano, qualcosa che ha dentro ma in quel momento non fa parte della sua vita. Come un tappeto volante”.
Dai Quartieri Spagnoli al mondo con una sola stella polare: il suono
Quella di Merolla è una storia che parte molto prima di Malatìa. La sua carriera musicale affonda le radici negli anni Ottanta e lo ha visto collaborare, tra gli altri, con artisti come Pino Daniele, James Senese ed Enzo Gragnaniello. Nel 2004 è arrivato il primo album solista, Nun pressà o’ sole, seguito da Kokoro nel 2008.
Ma il punto di partenza resta sempre lo stesso: il suono. Da bambino Merolla trasformava gli oggetti quotidiani in strumenti. Persino i paletti di ferro dei Quartieri Spagnoli diventavano, sotto le sue mani, una sorta di orchestra improvvisata.
È una ricerca che non si è mai fermata. “Io ho dedicato e dedico tutta la mia vita al suono. Da quando mi sveglio al mattino, inizio a sciogliermi le mani, suono praticamente sempre”.
“Napoli è il biscotto all’amarena dell’umanità”
Nel suo percorso convivono ritmi africani, sonorità arabe, funky, hip hop, folk, musica tribale e tradizione partenopea. Non per costruire una semplice somma di generi, ma per cercare un linguaggio nuovo.
“La musica rispecchia l’anima del luogo in cui nasce. Così mi piace prendere pezzi dal mondo che penso meritino di essere conosciuti e di renderli napoletani”. Si potrebbe parlare di contaminazione, ma quella di Merolla è una vera e propria firma di napoletanità.

“Mi piace essere napoletano a tutti gli effetti anche se la mia musica è talmente contaminata che non mi sento di rappresentare Napoli. Ma il napoletano in fondo che cos’è? È un insieme di razze. Napoli è un porto di mare. Mi piace dire che Napoli è il biscotto all’amarena dell’umanità”.
La “Malatìa” che ha fatto il giro del mondo
E poi è arrivata Malatìa. Il brano che ha trasformato la ricerca percussiva di Merolla in un fenomeno internazionale nasce proprio dal suo desiderio di recuperare e riportare alla luce musiche che rischiano di rimanere confinate a una parte del mondo.
La melodia deriva infatti da una canzone colombiana del 2009, “Guataquí” di Martina Camargo, e Merolla l’ha trasformata in un brano napoletano insieme a Lucariello.

Il risultato è stato un successo enorme, esploso sui social e arrivato anche allo stadio Maradona. Un pezzo che ha accompagnato il ritorno allo scudetto del Calcio Napoli nel 2023, quando Merolla ha raccontato di aver iniziato a cantare Malatìa dopo i gol della squadra azzurra in trasmissioni televisive.
Ma dietro quella che potrebbe sembrare una semplice hit c’è tutta la filosofia dell’artista: prendere qualcosa che appartiene a un’altra cultura, attraversarlo con la propria identità e restituirlo trasformato. È anche il senso della sua idea di Napoli.
Il primo tamburo? Il corpo. “I bambini battono le mani prima di imparare a parlare”
Forse non è casuale che Merolla abbia scelto di fare della body percussion uno dei tratti più riconoscibili della propria musica.
“Non abbiamo delle percussioni che ci rappresentano, quindi la cosa che a me interessava era fare una cosa napoletana”, spiega. Unendo il bello della vista al bello dell’acustica quando, nel video del suo successo Malatìa, sceglie di “suonare” proprio un corpo di donna.

Il corpo diventa così il primo strumento: le mani, i piedi, la pelle. Un’idea semplice soltanto in apparenza, dietro la quale c’è una disciplina fatta di studio continuo, esercizio e ricerca. “Non è un caso se quando sentiamo un ritmo in spiaggia siamo portati a portare il tempo sulle gambe. I bambini battono le mani per sentire il suono ancor prima di imparare a parlare”. A ricordarci, ancora, che il ritmo è qualcosa che abbiamo già dentro e che serve solo una scintilla per tirarlo fuori.
Due appuntamenti, una nuova fase e la stessa energia positiva di sempre
Il 16 novembre al Teatro Augusteo di Napoli e il 25 novembre al Largo Venue di Roma rappresentano così due tappe di una nuova fase del percorso di Merolla, con uno spettacolo che mette al centro le percussioni e una dimensione live immersiva, accompagnato da una full band composta da musicisti della nuova scena napoletana.
A Napoli, soprattutto, il teatro sembra il luogo perfetto per raccogliere il filo di una ricerca cominciata tanti anni fa nei vicoli: ascoltare il mondo, trovare il ritmo nascosto nelle cose e trasformarlo in musica. Perché, in fondo, è proprio questa la “malattia” di Ciccio Merolla e, per una sera, sarà la stessa del suo pubblico.
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