Giletti querelato per diffamazione, sarà condannato o no? Ecco il parere dell’avvocato

massimo giletti

La recente diatriba scaturita dalle affermazioni di Giletti, nel programma televisivo “L’Arena”, nei riguardi di Napoli ha suscitato un maremoto sui social network, a cui l’amministrazione pubblica non ha tardato a rispondere. Il Comune di Napoli ha reso noto di voler procedere ad una querela per diffamazione nei confronti del giornalista/conduttore televisivo: cosa accadrà ora a Massimo Giletti? Dovrà risarcire il danno? La decisione spetta al giudice, ma in qualità di avvocato posso provare a esprimere un parere personale sulla faccenda.

Al fine di valutare la sussistenza di tale reato, nel caso di Giletti, occorre valutare nel concreto le parole utilizzate dal giornalista/conduttore che ha affermato, all’indirizzo del Consigliere Comunale Avv. Antonio Crocetta:

“Questo non glielo permetto, la Rai ha gente che fa un lavoro straordinario. Voi iniziate a far andare avanti la vostra città che è indecorosa in certi punti. Se lei esce dalla centrale della stazione uno trova immondizia in tutti i vicoli. I napoletani subiscono gli effetti di una politica molto scarsa. Lei non dia regole alla Rai, che ha fatto un grande lavoro andando a raccontare con film e fiction i problemi della camorra”.

Analizzando le parole usate dal giornalista, a mio avviso, non appare emergano espressioni diffamatorie, bensì una denuncia indirizzata alla classe politica, relativa ad alcune zone della città in condizioni indecorose, a discapito dei cittadini stessi, a causa di una politica poco adeguata. Tali valutazioni ben potrebbero rientrare nel diritto di critica, disciplinato dall’art. 21 della Costituzione, non assumendo pertanto, alcuna rilevanza penale.

La Cassazione ha fornito dei parametri illuminanti, stabilendo che tale diritto si manifesta mediante l’espressione di un giudizio o di un’opinione che, pertanto, come tale, può non essere obiettiva. Per definire i limiti della punibilità o meno delle espressioni utilizzate, il giudice deve valutare la rilevanza sociale dell’argomento trattato e la correttezza dell’espressione.

Pertanto, assumono rilevanza penale giudizi, parole od opinioni che non consistono in un dissenso motivato, bensì in un attacco mediante l’uso di espressioni finalizzate a ledere la dignità morale.

Concludendo, la critica negativa non è offensiva, purché espressa correttamente, anche perché in caso contrario verrebbero meno i principi cardine della libertà di espressione e diritto di critica rispetto a comportamenti o fatti di interesse comune.

Potrebbe anche interessarti

Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più