Abusato da un prete da piccolo vince il processo dopo 30 anni: “Lui tutt’oggi dice ancora la messa”


Dopo più di trent’anni dai fatti, arriva un importante capitolo giudiziario nella vicenda di Arturo Borrelli, vittima di abusi sessuali quando era ancora un ragazzo. La Corte d’Appello di Napoli ha infatti confermato la condanna al risarcimento nei confronti del sacerdote don Silverio Mura e del Ministero dell’Istruzione, stabilendo un indennizzo complessivo di 324mila euro a favore della vittima.

Gli episodi risalgono alla fine degli anni ’80, quando Borrelli era studente e il sacerdote ricopriva il ruolo di insegnante di religione. Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, gli abusi sarebbero avvenuti nel quartiere Ponticelli di Napoli, dove il ragazzo frequentava la scuola.

Il percorso giudiziario

La vicenda ha avuto un iter complesso. In sede penale, infatti, il sacerdote era stato assolto in primo grado e successivamente il reato contestato era caduto in prescrizione. Tuttavia, sul piano civile la situazione è stata diversa: la legge prevede che la prescrizione inizi a decorrere dal momento in cui la vittima acquisisce piena consapevolezza dell’abuso subito.

Secondo quanto emerso nel processo, Borrelli avrebbe maturato questa consapevolezza solo molti anni dopo i fatti. Questo elemento ha consentito di avviare e portare avanti l’azione civile che si è conclusa con la conferma del risarcimento da parte della Corte d’Appello.

Le parole della vittima

La decisione dei giudici rappresenta per Borrelli un momento di grande valore simbolico oltre che legale. «Oggi non è solo il giorno di una vittoria in tribunale, è il giorno in cui la verità ha trovato voce», ha dichiarato, sottolineando il lungo percorso affrontato per ottenere giustizia dopo anni di dolore e silenzio.

Soddisfazione anche da parte del suo legale, l’avvocato Carlo Grezio, che ha definito la sentenza «una giornata memorabile», evidenziando come il caso rappresenti un importante riconoscimento per le vittime di abusi.

La decisione della Corte d’Appello chiude quindi, almeno sul piano civile, una vicenda iniziata oltre tre decenni fa e che ha segnato profondamente la vita della vittima, diventando anche un caso simbolico nella battaglia per il riconoscimento e la tutela di chi denuncia abusi.


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI