Medico inglese: “Il coronavirus? Una scusa per gli italiani per fare la siesta”. E’ polemica

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E’ polemica in Gran Bretagna per una frase pronunciata da un medico, scrittore e presentatore tv nel corso di una trasmissione radiofonica che associa la dura reazione degli italiani al ‘coronavirus come una siesta’. Christian Jessen infatti sapeva cosa stava per dire e ha cercato di giustificarsi, senza riuscirci. Queste le sue parole rilasciate nel corso di una intervista radiofonica alla rete Fubar, e riportate dal quotidiano Independent:

“Quello che dico potrebbe essere un po’ razzista, e mi toccherà scusarmi, ma non pensate che il coronavirus sia un po’ una scusa? Gli italiani, sappiamo come sono, per loro ogni scusa è buona per chiudere tutto, interrompere il lavoro e fare una lunga siesta”.

L’audio è poi stato censurato ma ha fatto il giro del web scatenando i commenti e le dure reazioni sia del mondo politico che di quello dello spettacolo, a cominciare dalla sorella dell’imprenditrice digitale Chiara Ferragni. Non si è infatti fatto attendere il commento del ministro degli esteri, Luigi Di Maio:

“Qualcuno ha confuso il coronavirus per uno show. E personalmente provo imbarazzo per queste persone. Dopo l’insulto alla pizza italiana (su cui poi sono arrivate le scuse della tv francese), ora arriva l’ultimo dei conduttori televisivi, tale Christian Jessen, inglese, già noto per i suoi programmi di grande approfondimento culturale come “Malattie imbarazzanti”…
Questo straordinario statista, in merito all’emergenza che stiamo vivendo, ha detto che “gli italiani usano delle scuse per chiudere tutto e smettere di lavorare per un po’, per avere una lunga siesta”.
Io non lo commento nemmeno. E stavolta, sono sincero, non ci servono nemmeno le scuse, ancor meno le sue. È un piccolo uomo, lasciamolo alle sue farneticazioni e guardiamo avanti. Con dignità, come abbiamo sempre fatto”.

Il dottore è noto per condurre alcuni programmi ‘trash’ inglesi, come “Embarassing  bodies” (Corpi imbarazzanti) e “Supersize vs Superskinny” (Supergrassi contro supermagri). Ha anche prodotto e narrato un documentario intitolato “Cure me, I am gay” (Curatemi, sono gay), su presunte terapie per “curare l’omosessualità”.