Cronaca

La cronaca dell’area Vesuviana

Paura a via Aniello Falcone, nota zona della movida napoletana. Nella notte tra martedì e mercoledì, infatti, alcuni ragazzi, armati di fumogeni li hanno accesi, creando una scena terrificante.  La zona sembrava essere messa “a ferro e fuoco” per via di questi fumogeni, accesi sul marciapiede.

I residenti sono rimasti terrorizzati, poiché pensavano fosse scoppiato un incendio, tanto da allertare i vigili del fuoco. Gli abitanti della zona hanno ripreso la scena, con i propri telefoni, per poi passare i video alla polizia municipale.

Sull’episodio sono intervenuti sia il consigliere dei “Verdi” Francesco Emilio Borrelli che dal consigliere comunale del “Sole che ride” Marco Gaudini. I due conisiglieri hanno denunciato l’accaduto.

Francesco Emilio Borrelli,in particolare, in un comunicato, stigmatizza l’accaduto: “Nella notte tra martedì e mercoledì un gruppetto di teppisti ha improvvisato una fumogenata in prossimità del parapetto di via Aniello FalconeLa strada è stata messa letteralmente “a ferro e fuoco” da una movida che appare sempre più maleducata e refrattaria alle regole. I residenti terrorizzati hanno pensato si trattasse di un incendio e hanno allertato i vigili del fuoco. Oramai lungo la strada tutto sembra essere lecito. Occorre dare una regolata al fenomeno, non è accettabile che la vita dei residenti diventi un inferno a causa dei maleducati“.

Il consigliere comunale del Sole che Ride Marco Gaudini, invece, continua: “La fumogenata non è che l’ultimo capitolo di una lunga serie di atteggiamenti incivili. Dopo una certa ora via Aniello Falcone diventa terra di nessuno. La movida aggredisce letteralmente la strada. I locali sparano musica a tutto volume, impedendo ai residenti di riposare. I parcheggiatori abusivi posizionano le auto in seconda fila paralizzando la circolazione”.

“Gli avventori urlano – prosegue – e insozzano ogni angolo dei marciapiedi, abbandonando bottiglie vuote e rifiuti di ogni genere. Abbiamo trasmesso il video della fumogenata alla polizia municipale, chiedendo di intensificare i controlli. Resteremo a fianco dei residenti di via Aniello Falcone. Non è giusto che siano loro a pagare il prezzo di una movida che non conosce cosa significhi il rispetto delle regole“.


Raid questa notte nella sede dello storico giornale “Roma” a via Chiatamone. Qualcuno ha fatto irruzione, devastando la redazione. Gli ignoti che sono entrati hanno rotto cassetti, armadi ed anche le porte. Pur frugando minuziosamente ovunque non hanno, però, portato via nulla. Su questo episodio, indaga la polizia.

La Federazione Nazionale della Stampa, insieme al Sindacato unitario dei giornalisti della Campania, hanno diramato un comunicato congiunto dal tono estremamente duro. In questo comunicato stigmatizzano ferocemente l’episodio occorso durante la notte, mostrando la disponibilità a sostenere, nelle sedi opportune, lo storico giornale. 

raid sede "il roma"

È un episodio inquietante sul quale chiediamo agli investigatori di fare luce al più presto. Il Roma è uno di quei giornali che in prima linea parla di camorra e illumina territori al margine -affermano nella suddetta nota la Federazione nazionale della stampa ed il Sindacato unitario giornalisti della Campania- Ai colleghi della storica testata la solidarietà del Sindacato dei giornalisti e l’invito a continuare senza timore le loro inchieste. Saremo al loro fianco in ogni sede“.

raid nella notte nella sede de "Il Roma"

ambulanza

ambulanzaTragedia al porto di Livorno. Ha perso la vita un operaio di 51 anni originario di Torre del Greco. L’uomo si trovava a bordo di una delle navi della compagnia Moby, attraccata alla Calata Carrara. Come riferisce l’Ansa, l’incidente è avvenuto intorno alle ore 10:30. Il 51enne stava effettuando delle manovre alla guida di un muletto quando si è mossa parte della struttura di un ponte elevatore, che lo ha colpito in testa.

Inutili i tentativi di rianimazione da parte dei volontari della pubblica assistenza: il medico non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’operaio torrese. Sul posto è intervenuto anche il pm di turno e la capitaneria di porto oltre all’ispettorato del lavoro della Asl.

NapoliUn giovane cameriere originario dell’Europa dell’Est sarebbe stato preso a schiaffi da altri membri del personale o dallo stesso titolare di una pizzeria di via Tribunali a Napoli. Il fatto è emerso in seguito ad una recensione su Tripadvisor che ha reso noto l’accaduto. Questo il commento incriminante:

Secondo quanto scritto, il cameriere, deputato a prendere le comande, sarebbe arrivato ai tavoli quasi in lacrime e con i segni dello schiaffo in pieno viso. L’accaduto è stato confermato anche da alcuni avventori che hanno ribadito che la scena avrebbe provocato l’indignazione dei presenti con alcune persone che avrebbero abbandonato la pizzeria. Un episodio gravissimo se pensiamo ai tantissimi turisti presenti a Napoli in questi giorni.

Una ragazza ha raccontato durante “La Radiazza”, programma su Radio Marte, che il proprietario si sarebbe presentato in sala per giustificarsi, affermando che il ragazzo, non riportando correttamente le comande, avrebbe potuto omettere intolleranze e allergie. Intervenuto in trasmissione, il titolare ha poi affermato che il cameriere sarebbe stato colpito da un altro lavoratore che sarebbe già stato allontanato.

Immagini indelebili che ancora fanno male sono quelle di Città della Scienza in fiamme. Era il 4 marzo 2013 quando gran parte della struttura del museo venne distrutta da un incendio che si stabilì fosse doloso.

In un primo momento fu condannato in primo grado il custode Paolo Cammarota che però non avrebbe agito da solo ma con dei complici mai identificati. Nel novembre scorso l’uomo è stato assolto. I colpevoli, dunque, sono ancora in libertà.

Oggi prende sempre più piede la tesi secondo cui ad appiccare l’incendio sarebbe stato qualcuno esterno al museo della scienza. Come si legge su Il Mattino, i giudici della terza sezione della Corte d’Appello hanno motivato l’assoluzione di Paolo Cammarota così: “Viene a vacillare la tesi che l’incendio debba essere stato necessariamente appiccato da qualcuno che si trovava già all’interno della struttura o che, comunque, una persona dall’interno abbia dovuto disattivare il sistema d’allarme per permettere a qualche complice di entrare dall’esterno”.

Non ci sono prove sufficienti per poter incriminare l’ex vigilante, quindi al momento l’incendio che distrusse in parte Città della Scienza non ha colpevoli.

La Corte d’appello ha fatto cadere tutte le accuse sull’ex vigilante: in primis l’impianto anti-intrusione non è certo se funzionasse o meno quella sera e non ci sarebbero motivi per non credere alle parole del responsabile della sicurezza della Fondazione Idis che raccontò di falle della manutenzione per mancanza di fondi.

I giudici: “Non si può escludere che l’incendio sia stato provocato da qualcuno che si è introdotto nell’area museale dall’esterno, eventualmente tramite effrazione, approfittando del non funzionamento del sistema anti-intrusione, senza la necessità di complici interni che lo dovessero disattivare”.

Torre del Greco – L’esenzione del ticket rilasciata dall’ASL è un documento vitale per tantissime persone. Grazie ad esso, infatti, è possibile ottenere farmaci specifici e cure mediche gratuitamente per tanti malati che, altrimenti, non potrebbero permettersi tali cure. E’ facile capire la gravità del non riuscire a recuperare velocemente tale esenzione. E’ quello che sta succedendo in moltissime ASL campane, dove, a causa delle file chilometriche, richiedere il rinnovo di tale documento sta diventando un’impresa.

Disagi di questo tipo erano già stati evidenziati a Torre Annunziata e, purtroppo, non è un caso isolato. Sono giorni che l’ASL di Torre del Greco, nei pressi del Bottazzi, è letteralmente assediata ogni giorno da centinaia di persone che chiedono solo ciò di cui hanno diritto. La gente è costretta ad arrivare sul posto ore prima, magari nella notte, per riuscire ad arrivare all’ufficio e, nonostante questo, con code di oltre duecento persone, in tanti tornano a casa a mani vuote.

Un video, girato da qualcuno in fila, ha mostrato le condizioni drammatiche di queste file. Gli uffici aprono alle 15 del pomeriggio e chiudono alle 18, ma dalla mattina la calca si forma: chi si porta il panino da casa per mangiare qualcosa nell’attesa, anziani che si sentono male e che vengono portati via in ambulanza, una volante dei carabinieri costretta a presidiare la zona costantemente.

Il video è stato poi inviato a Striscia la Notizia. Il giornalista del programma Luca Abete è arrivato sul posto per fare domande alle persone presenti. Secondo quanto è stato dichiarato il problema è che l’ufficio apre solo per le tre ore dette in precedenza e solamente per due giorni a settimana: un lasso di tempo minimo rispetto al numero di richiedenti.

Abete ha anche intervistato la direttrice generale dell’ASL Napoli 3 Sud, la dottoressa Antonietta Costantini. Dalle dichiarazioni della donna emergono due criticità fondamentali che hanno generato una simile crisi: carenza di personale specializzato per rilasciare l’esenzione, da qui la necessità di restare aperti per poche ore e per pochi giorni, e un numero impressionante di richieste di esenzione false su cui sta indagando la finanza, cosa che avrebbe aumentato illecitamente ed eccessivamente il numero dei richiedenti.

Migliorano le condizioni di Emilia David, la donna rumena pugnalata nella serata di ieri a Salerno dal suo ex compagno.

L’uomo, Giuseppe Ingenito, un infermiere 63enne originario di Pontecagnano Faiano (Salerno), ha rintracciato la donna, che si trovava insieme ad un amico in Via Generale Clark, nella zona orientale della città, per poi sferrarle alcuni colpi con un coltello da cucina.

L’uomo ha così pugnalato la 38enne, con la quale aveva intrattenuto fino a pochi giorni prima una relazione extraconiugale durata cinque anni e conclusasi, a quanto pare, per volontà della vittima.

L’aggressore è stato disarmato e bloccato da un Carabiniere non in servizio che ha assistito alla scena, aiutato poi da una pattuglia della Compagnia dei Carabinieri di Salerno intervenuta prontamente sul posto.

L’uomo era già noto per precedenti di stalking nei confronti di un’altra donna ed è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e rinchiuso nel carcere di Salerno. La donna resta comunque in prognosi riservata.

NAPOLI – La protesta dai ponteggi del Carmine. Da venerdì sera due ex operai della Fiat di Pomigliano d’Arco sono arrampicati sul campanile della Chiesa del Carmine per contestare una norma del reddito di cittadinanza. Per comprendere le motivazioni di tale gesto, è necessario tornare al mese di maggio del 2014.

Nel corso di una protesta allo stabilimento FCA di Pomigliano d’Arco, cinque operai in cassa integrazione inscenarono l’impiccagione di Sergio Marchionne allestendo un manichino con il volto dell’ex dirigente appeso per il collo. Alla base del macabro allestimento c’era un motivo di disperazione: protestare in nome della collega Maria Baratto, suicidatasi a causa delle difficili condizioni economiche in cui versava dopo anni di cassa integrazione. I cinque operai furono licenziati.

FIAT licenzia 4 operai che inscenarono la morte di Sergio MarchionneIn seguito al licenziamento, Mimmo Mignano, uno degli operai, minacciò di darsi fuoco sotto la casa dell’allora ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, chiedendo un suo intervento. Nell’ottobre del 2014, Mignano e un altro operaio, protestarono dal tetto della sede del Municipio I di Roma. Nell’occasione esposero lo scriscione: “Fiat, Di Maio tu dove stai?”.

In seguito alle proteste, i cinque operai furono reinseriti nello stabilimento di Pomigliano d’Arco con sentenza della Corte d’Appello Napoli, che diede loro ragione. L’esito, però, fu successivamente ribaltato dalla Corte di Cassazione di Roma, che condannò i cinque operai, costringendoli a risarcire l’azienda delle spettanze percepite dal 2016 al 2018.

A distanza di quasi cinque anni tornano le proteste. Mimmo Mignano e Marco Cusano, infatti, nella notte tra venerdì e sabato si sono arrampicati sul campanile della Chiesa del Carmine, senza più scendere, nonostante il maltempo di ieri. Il motivo della nuova protesta è una norma del il reddito del cittadinanza che escluderebbe gli operai licenziati. I due operai, infatti, dichiarano di non poter accedere al reddito di cittadinanza a causa del salario corrisposto da FCA dal 2016 al 2018, ovvero da quando la corte d’Appello diede loro ragione reinserendoli in fabbrica, a quando la Corte di Cassazione rovesciò la sentenza dando ragione all’azienda.

Sul volantino-circolare rilasciato nel corso della protesta, compare il seguente messaggio: «Il reddito di cittadinanza per i licenziati non c’è. Uno dei cinque licenziati della Fiat di Pomigliano è salito sul tetto del campanile della Chiesa del Carmine per protestare contro la legge sul reddito di cittadinanza che esclude tanti operai come loro che in questi ultimi due anni hanno perso il lavoro a causa di licenziamenti, chiusure e delocalizzazioni. Una legge pensata per i poveri che non aiuta i poveri, che senso ha?».

Sempre sul volantino, si legge anche della motivazione politica, secondo i cinque operai, alla base del loro licenziamento: «Siamo stati licenziati dalla fiat nel 2014 per motivi politici. Ci siamo promessi di criticare l’allora amministratore delegato per le morti di suicidio dei nostri compagni del polo logistico di Nola, un reparto di confino dove erano stati trasferiti tutti i sindacalizzati e quelli che, da anni sule linee di montaggio, avevano logorato nel fisico e nella mente, rendendoli improduttivi per la Fiat».

Sabato i due operai hanno ricevuto una la telefonata Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, che prometteva una soluzione per i cinque licenziati, ma non è servito a farli scendere. Oggi, alle 16, è previsto un incontro alla direzione Inps di Napoli con i licenziati di Pomigliano.

Si riaccende l’attenzione sul caso del piccolo Giuseppe di Cardito. A far discutere è il caso della sorellina del piccolo, Noemi, e delle sue dichiarazioni ai Pm di Napoli. Un racconto che, dopo l’arresto del patrigno Tony e della madre, fa pensare.

“È stato papà Tony, gli ha dato la mazza della scopa dietro la schiena, ma senza la scopa”. Così si apre il racconto della piccola di Cardito, come riportato da Il Mattino. “A me mi ha preso dietro l’orecchio e mi ha fatto molto male. Sì ha picchiato Giuseppe tanto tanto, l’ha preso in braccio e poi l’ha tirato contro il muro. E quando era a terra gli ha sbattuto la testa contro il muro. Poi ha preso me, mi ha portato nel bagno, mi ha messo la testa sotto il rubinetto. A volte ci metteva con la testa nel cesso e a Giuseppe che si sporcava le mutandine gliele metteva in bocca”.

Insomma scene che non dovrebbe vedere nessuno, tanto meno una bambina di quell’età. Una storia fatta di violenza quotidiana e soprusi. Il racconto continua così: “Lui gridava che avevamo rotto il letto. E invece era stato lui con un calcio. Guardavo Giuseppe, gli usciva tanto sangue, e io pensavo che moriva. Lui ci picchiava sempre. E io lo dicevo alle maestre Camilla e Anna ma loro non chiamavano i carabinieri”.

Non sembra chiudersi la vicenda dell’omicidio di Cardito. Come avviene sempre per questa tipologia di sinistri, l’opinione pubblica viene rapita da ogni particolare e dichiarazione.

 

Una bomba carta è esplosa nella notte a Brusciano, comune alla periferia di Napoli. L’ordigno è stato fatto detonare in un complesso di edilizia popolare sito in via Rossellini, nel cosiddetto Rione 219.

Fortunatamente nessuno è rimasto ferito, ma la bomba ha provocato parecchi danni: le vetrate al piano terra sono andate in frantumi, sei auto auto sono state danneggiate ed è divampato un incendio domato successivamente dai vigili del fuoco di Nola.

Sul posto i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna per i rilievi del caso. L’ipotesi più accredita, al momento, è quella di un’intimidazione nell’ambito di una guerra di camorra tra clan. È da circa 18 mesi, infatti, che a Brusciano si stanno verificando episodi legati alla criminalità organizzata.

Santuario di Pompei

Santuario di Pompei

Rischiare la vita per un autoscatto. E’ la nuova, pericolosissima moda del momento: si chiama “Daredevil Selfie“. E’ accaduto in provincia di Napoli, sul Campanile del Santuario della Madonna di Pompei. Una ragazza di 19 anni, ucraina, è salita fin sulla balaustra del campanile, a 80 metri d’altezza circa dal suolo. La giovane era accompagnata da due connazionali, di 20 e 22 anni. Ballava sul parapetto mentre i due la fissavano. Nessun’intenzione di suicidarsi, ma “solo” di farsi un selfie. Un semplice gioco che, però, poteva rivelarsi tragico.

La Polizia Locale di Pompei si è quindi subito precipitata sul posto, per portare via la ragazza dal campanile, temendo potesse tentare il suicidio. In realtà, la giovane ha spiegato che stava cercando l’inquadratura migliore per scattarsi una fotografia. E’ il “Daredevil selfie”, ovvero l’ultima moda che si sta diffondendo tra i più giovani. Il “gioco” consiste nel cattuare un selfie mentre si è in bilico su monumenti, precipizi o in posti sopraelevati e pericolosi.

Anche oggi il quotidiano Libero ha attirato l’attenzione su di sé con l’ennesimo titolo offensivo e volgare. Il bersaglio non sono stati i meridionali, come consuetudine del giornale, ma la giovane attivista per l’ambiente Greta Thunberg. Il titolo si commenta da solo per l’ironia banale ed infantile, per la volgarità e per la faziosità. Su tali basi, il direttore di Libero Pietro Senaldi è stato convocato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.

Un richiamo necessario, ma che, forse, non avrà alcuna utilità. Sulla pagina Facebook ufficiale, infatti, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha praticamente “alzato le mani”, ammettendo che l’intervento dell’organo lombardo potrebbe essere completamente fine a sé stesso.

“Troviamo opportuna e condivisibile – scrive il Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, nella nota – l’iniziativa dell’Ordine della Lombardia di convocare il direttore di Libero quotidiano in merito al titolo di oggi, pur trattandosi di un estremo tentativo di moral suasion. A tale proposito precisiamo ancora una volta che, dall’entrata in vigore della legge 148 del 2011 e dei successivi interventi normativi, – spiega – i Consigli di Disciplina dei giornalisti hanno vita assolutamente autonoma sia rispetto agli Ordini regionali che a quello Nazionale.”

“In ogni caso – aggiunge Verna – sappia Senaldi che abbiamo ricevuto un profluvio di proteste e comunque ribadisco che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, nei limiti imposti dalla legge, intende utilizzare tutti gli strumenti possibili affinchè episodi come quello di oggi e dei giorni scorsi non si ripetano.”

Napoli – Il cuore napoletano si mostra nei momenti di maggior bisogno e nei luoghi più disagiati. Nel cuore di Forcella, ad esempio, l’associazione Sisto Riario Sforza si prodiga da anni per offrire visite specialistiche gratuite e generi di prima necessità, tra cui anche medicinali e alimenti, ai meno abbienti. La sede è situata presso la chiesa di San Tommaso a Capuana, in via Tribunali 216, dove l’associazione opera anche.

Il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli hanno annunciato che nella sedeanche a Pasqua e pasquetta si effettueranno visite specialistiche gratuite e, dietro prescrizione medica, verranno distribuiti medicinali a chi non può permettersi di acquistarli. I medici che prestano attività volontaria presso l’associazione provengono da centri di eccellenza come il Pascale.”

“L’associazione, – continuano – nata dall’impegno di un pensionato Modestino Caso, si prende cura dei meno abbienti anche attraverso la distribuzione di generi di prima necessità come vestiario e alimentari. L’attività dell’associazione Sisto Riario Sforza – proseguono Borrelli e Simioli – proseguirà anche durante i giorni di festa con iniziative di solidarietà a favore dei meno fortunati. Chiunque volesse collaborare può fornire generi alimentari, appendiabiti, capi di vestiario o semplicemente un’offerta economica che può essere conferita attraverso il seguente Iban IT44K0303203409010000002536“.

“Dopo la chiusura degli Incurabili – spiega Modestino Casola presenza di persone è aumentata notevolmente. In tanti non sono in grado di andare all’Ospedale del Mare per farsi visitare o curare. Ci riferiamo in particolare a persone anziane o indigenti privi di auto per i quali quel presidio sanitario era fondamentale. Noi stiamo cercando di fare il massimo facendo volontariato anche nei giorni di festa”.

melania

melaniaSono passati esattamente otto anni dall’omicidio di Melania Rea, la giovane mamma originaria di Somma Vesuviana, uccisa dal marito per cause ancor’oggi misteriose. Una tragedia che, come tutti ricorderanno, sconvolse l’Italia.

Era infatti il 18 Aprile 2011, al Bosco delle Casermette di Ripe di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. La giovane donna si trovava lì con la figlia e il marito, il caporalmaggiore dell’Esercito Salvatore Parolisi, per passare una giornata in famiglia. Il suo corpo, massacrato con trentacinque coltellate, fu trovato poco distante dalle giostrine del parco. Si scoprì che ad ucciderla fu poi il marito stesso. Un uomo annebbiato da diverse manie ed ossessioni, che oggi sconta una pena di venti anni in carcere. Nonostante le varie indagini, il movente resta ancora abbastanza dubbio.

A tener acceso oggi il ricordo di Melania è prima di tutto la sua famiglia. “Oggi sono 8 anni che non sei più tra noi. 8 anni che il Tuo ricordo è sempre vivo ogni giorno di più. 8 anni in cui la Tua piccola dolce Vittoria è cresciuta tanto e non c’è giorno che non ha un pensiero per Te. 8 anni da quando la mano assassina della persona a Te cara con ben 35 coltellate Ti ha privata della cosa più preziosa: la vita”. Così scrive lo zio Gennaro, in un commento pubblicato su Facebook nella notte. “Non dimenticherò mai il tuo volto spento”.

Si riaccende il ricordo verso una nostra conterranea, la quale ha purtroppo riempito le pagine della cronaca nera italiana.

Nicola Rullo, il boss napoletano detto anche “’o ‘nfamone”, reggente di uno dei clan più famosi nel Napoletano, i Contini, è di nuovo libero.  Il boss era detenuto nel carcere di Rebibbia, ora è da due giorni a casa, solo dopo 18 mesi di carcere, ma con una pena di dieci anni ancora da scontare.

Tentata estorsione, questa è la sentenza in Appello che l’ha fatto finire in carcere. Il boss 47enne aspettava che venisse fissato il processo in Cassazione, ma siccome non era stato ancora definito, i suoi legali hanno esposto appello al Riesame e il ricorso è stato accolto. Ora, Nicola Rullo è sorvegliato dalle forze dell’ordine, attenti ad una nuova fuga. Infatti, due anni fa in attesa della sentenza in Cassazione nel settembre del 2017, fuggì. Il boss aveva già scontato 10 anni di carcere, ma prevedendo la riuscita negativa del suo ricorso per una condanna di primo grado per estorsione aggravata di finalità mafiose, aveva fatto perdere le sue tracce.

Ma, Nicola Rullo fu, in seguito, trovato a Latina con Roberto Murano e Davide Geldi, suo nipote. Altresì, fu prima stanato e poi arrestato in una villa sulle colline del Pontino. Il boss possedeva, in quel momento, 30 mila euro e due passaporti falsi. Gli investigatori, dalle ovvie prove, compresero che Rullo volesse fuggire all’estero, facendo perdere per sempre le sue tracce.

In questo momento, la tensione per le forze dell’ordine è elevata. Il clan Mazzarella, nemico storico di quello dei Contini di cui il suddetto boss fa parte, avanza sempre di più verso la zona occupata precedentemente dal clan di Rullo. Ancora una volta, la giustizia sembra troppo lenta.

Per concorso in omicidio, una settimana fa anche la madre del piccolo Giuseppe, il bambino di Cardito ucciso con 27 bastonate , è stata arrestata. Ieri, la donna è stata una delle protagoniste del noto programma Chi l’ha Visto, in cui è stato reso noto un video della sua deposizione, dove racconta la sua verità riguardante la morte del bimbo, per mano del suo compagno Tony Essoti Badre.

“Tony aveva impugnato una mazza della scopa e togliendo la spazzola cominciava a colpire innumerevoli volte mio figlio Giuseppe. Lo colpiva con innumerevoli pugni al volto, sulla testa, al collo e all’addome. – riferisce la donna durante la propria deposizione – Lo colpiva con schiaffi e calci in ogni parte del corpo. Lo colpiva con la mazza in maniera violentissima. Giuseppe piangeva e urlava, nel bagno è caduto con il volto tumefatto, gli usciva del sangue dalla testa. Giuseppe era a terra tramortito e lui insisteva a colpirlo con la mazza e dei cazzotti”.

“Io ho provato a difenderlo, ma mi ha alzato i capelli e mi ha dato un morso sulla nuca per farmi stare ferma. – continua la madre della vittima –Il bimbo ha provato a difendersi alzando le braccia con il volto insanguinato e lui ancora insisteva a colpirlo. Ho usato due asciugamani per tamponare il sangue, perchè Tony ha colpito ripetutamente anche la sorella alla stessa maniera”.

Non riusciva a stare in piedi e l’ho adagiato sul divano, Giuseppe respirava sempre meno. Dopo tutto questo, Tony è uscito per comprare garze e creme per la medicazione dei bambini. Me le ha consegnate ed è riuscito prima dell’arrivo di sua madre e suo fratello”, dichiara in ultimo la madre. Di seguito, il video della deposizione mandato in onda dalla trasmissione televisiva Chi l’ha Visto:

Ambulanza

AmbulanzaPaura questa mattina all’istituto comprensivo Tenente De Rosa di Sant’Anastasia. Intorno alle 12 nella scuola elementare di Corso Umberto è crollata una parete in calcestruzzo cellulare che separa due classi di quarta elementare. In conseguenza del crollo sono rimasti contusi una maestra e, addirittura, ben cinque bambini. Fortunatamente nessuno di questi si è ferito gravemente.

Prontamente allertato il personale medico del 118 è intervenuto immediatamente, giungendo sul posto. Qui erano giunti anche i carabinieri.

La parte del muro crollato ha colpito, ferendola, un’insegnante di sostegno che era impegnata nelle attività scolastiche con un bambino disabile, oltre a procurare una lieve escoriazione alla mano ad un bambino.

La docente che era al quarto mese di gravidanza, dopo essersi accertata delle condizioni di tutti i bambini, ha voluto recarsi dal proprio ginecologo per effettuare i controlli del caso. Sul posto sono intervenuti anche il Sindaco di Sant’Anastasia Lello Abete e l’assessore Bruno Beneduce.

113

113Napoli – La Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli nei confronti di C.C. di 30 anni, già detenuto, S.M. di 24 anni, già detenuto e G.S. di 43 anni.

L’ordinanza è stata eseguita dopo le attività investigative della Dda, avviate dopo l’arresto di S.M., V.D.V. e M.D.M. i quali erano stati trovati in possesso di armi impiegate in un raid contro affiliati al clan nemico, ovvero i Mazzarella. Nel garage, utilizzato come covo, dove S.M. era riuscito a scappare, sono stati sequestrati due ordigni esplosivi.

Inoltre, sulla base delle operazioni tecniche dei colloqui in carcere, oltre che dalle riprese del sistema di videosorveglianza installato nel garage, è stata contestata l’aggravante di cui all’art. 416 bis 1 c.p., essendo stato ritenuto che le armi fossero detenute per il clan Contini e che fossero da ricondurre anche a C. C. che aveva preso parte al raid, dandosi, poi, alla fuga.

Quest’ultimo attualmente si trova in carcere non solo per la detenzione di ulteriori armi ma anche perchè destinatario di ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di una più grossa operazione avente ad oggetto il clan Sibillo, di cui lo stesso ha fatto parte prima di ritornare alla sua “famiglia” di origine.

Inoltre, nel corso dei colloqui in carcere è stato, ancora, possibile registrare il coinvolgimento di G. S., zio di S.M., nella detenzione di ulteriori armi da fuoco

“L’Umbria non è Casal di Principe. L’Umbria è una terra civile”, è questa la frase che in queste ore ha scaldato non poco gli animi, non solo della cittadina casertana, ma di tutta la Campania, alle prese ancora una volta con paragoni del tutto inopportuni e ormai obsoleti.

A pronunciare la frase incriminata è stato Walter Verini, parlamentare del Pd, nel programma “Mattino 5”, andato in onda ieri mattina su Canale 5. Durante la trasmissione si è parlato delle indagini in corso sulla Sanità in Umbria dove all’ospedale di Perugia quasi tutti i medici sarebbero stati assunti per raccomandazione. Si tratterebbe di un vero e proprio scandalo se fosse accertato.

La frase è arrivata anche a Casal di Principe che ovviamente non l’hanno presa bene. Il sindaco, infatti, Renato Natale, ha pubblicato una lettera aperta inviata allo stesso Verini, al Presidente della Camera Roberto Fico e al Segretario Nazionale del Partito Democratico, Nicola Zingaretti.

Apprendo con stupore e sconcerto delle dichiarazioni diffamatorie rese nel corso della trasmissione “Mattino 5” del 16 aprile 2019. Tali dichiarazioni sono diffamatorie, del tutto ingiustificate ed estremamente lesive della dignità di una comunità, quale quella Casalese che, con forza e costanza, ha compiuto passi decisivi verso la normalità, con un progressivo, ma deciso superamento dell’epoca buia in cui regnava la criminalità organizzata.

Invitò perciò l’onorevole Verini evidentemente poco informato delle iniziative anche culturali che hanno caratterizzato questi anni di governo cittadino dell’Amministrazione da me presieduta, a rettificare, ad horas, le dichiarazioni rese nel corso della trasmissione , nonché a porgere le scuse alla Città di Casal di Principe ed ai propri cittadini, del tutto illegittimamente individuati quali esempi di corruzione e di inciviltà.

In mancanza provvederò ad intraprendere tutte quelle azioni necessarie al fine di garantire la massima tutela dei diritti, del buon nome e della dignità del Comune di Casal di Principe e della intera comunità Casalese da me rappresentata.

In attesa delle sue scuse mi permetto di invitarla a visitare la città di Casal di Principe per constatare di persona l’alto livello di civiltà del nostro popolo.

L’onorevole Verdini ha poi corretto il tiro, cercando di migliorare, a suo modo, le gravi affermazioni dette, dichiarando: “L’Umbria non è come la Casal di Principe del passato ai tempi dei Casalesi. Quella Casal di Principe che il sindaco Renato Natale ha contribuito a bonificare e risanare guidando la città con trasparenza e passione civile. Anzi, voglio cogliere l’occasione per fargli i migliori auguri per le prossime elezioni che lo vedono candidato a sindaco”.

In realtà Verini ha comunque offeso la città, lodando soltanto l’attività del vigente sindaco di Casal di Principe. Infatti Natale non ha comunque apprezzato questa giustificazione: “Anche nella Casal di Principe del passato c’era chi lottava contro i criminali, ci sono ben 4 medaglie d’oro al valor civile. Non si tratta di parlare bene di me ma di non parlare male della mia città. Penso che dovrebbe solo con umiltà riconoscere di aver detto una stupidaggine”.

Per vedere l’intervento dell’onorevole Verdini cliccare qui al minuto 43.

Ospedale Santobono

Ospedale SantobonoArriva la replica del Santobono di Napoli dopo le dichiarazioni della madre di un bambino di 3 anni, morto il 18 marzo dopo un intervento per la rimozione di un tumore al cervelletto.

La donna, in un intervento nel corso della trasmissione La Radiazza su Radio Marte, aveva accusato l’ospedale di carenze igieniche all’interno della struttura. In seguito a tali parole il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, membro della commissione Sanità, ha chiesto l’apertura di un’indagine interna per accertare eventuali mancanze.

Attraverso una nota l’Azienda ospedaliera Santobono-Pausilipon ha però respinto le accuse: “Il decesso del piccolo è avvenuto dopo circa un mese dall’intervento neurochirurgico, per complicanze che appaiono direttamente correlabili alla grave situazione di base ed alla complessità del decorso post-operatorio.

“Durante il periodo di degenza in rianimazione il piccolo ha ricevuto le cure appropriate, garantite peraltro in seno alla più grande rianimazione pediatrica dell’Italia meridionale, totalmente ristrutturata meno di un anno fa, con zone di isolamento idonee, utilizzate anche per alcune fasi della degenza del bimbo, e con una dotazione ottimale di personale infermieristico rispetto ai posti letto; quanto riferito dalla signora, pur nella comprensione del legittimo dolore, non appare corroborato da alcuna evidenza, ed in ogni caso, avendo la famiglia intrapreso una azione risarcitoria, le confutazioni di merito di tali dichiarazioni saranno prodotte in sede propria.

“I primari della Neurochirurgia e della Rianimazione hanno già puntualmente relazionato sul decorso clinico del paziente; ad integrazione di tali relazioni, la struttura interna di Gestione del Rischio Clinico, come usualmente, procederà ad una revisione delle singole fasi della degenza, per verificare ogni aspetto dell’assistenza fornita”.

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