Cronaca

La cronaca dell’area Vesuviana

In cella, questa volta, non ci sono finiti solo i capi del gruppo storico della camorra di Secondigliano, ma anche tutti i killer e i fiancheggiatori che appartenevano alla sua rete. La famosa fazione della criminalità organizzata avevano creato, altresì, anche un network in grado di riciclare proventi dal denaro sporco, droga ed estorsioni, assicurando entrate ai capi del gruppo camorristico.

Altresì, tra i reati figurano anche la creazione di una rete in grado di rendere sicura per quasi quindici anni la latitanza di Marco Lauro. Attraverso il compimento di questi crimini, oggi, in carcere ci sono Marco Di Lauro, già detenuto e al 41 bis, regime di carcere duro. Ma, con il latitante, quarto figlio del boss Paolo Di Lauro, in arresto anche Salvatore Di Lauro, Salvatore Tamburrino, Vincenzo Gatta, Antonio Silvestro, Vincenzo Flaminio.  E ancora, Antonio Montanino, scarcercato di recente dal Riesame, Aldo Salvatore.

Nell’agguato ai danni di Pasquale Spinelli sono stati feriti Gaetano Todisco, Ciro Silvestro e Gennaro Siviero. Altresì, ordine di custodia cautelare a carico di Antonio Mennetta, boss della Vinella grassi, già detenuto in precedenza. E in arresto, ancora, Roberto Manganiello, Giuseppe Gervasio e Francesco Barone. Altresì, in manette anche Antonio Puzone, per concorso esterno al clan Di Lauro.

Purtroppo sul Vesuvio sono ritornati gli incendi e gli scarichi abusivi (sempre ammesso che se ne fossero mai andati). Questa volta parliamo del rogo di rifiuti provenienti da scarti di lavorazione e parti di mobilio. Una vera e propria combustione abusiva e illecita tra la boscaglia del Parco Nazionale.

Il misfatto sarebbe accaduto dal lato interno del vulcano, sulle pendici del Monte Somma. Sul luogo, a seguito delle segnalazioni, sono subito intervenuti i carabinieri dei Corpi forestali di Ottaviano e Boscoreale. Gli uomini hanno messo sotto sequestro l’area e si sono subito messi sulle tracce dei responsabili. Sono stati infatti individuati e presi tre uomini originari del comune di San Giuseppe Vesuviano. 

Quest’operazione del Corpo Forestale rientra nel più ampio programma di misure di protezione e prevenzione del Parco Nazionale del Vesuvio. Esso (come sappiamo) è stato predisposto dall’ente con la collaborazione della Regione Campania, agli inizi della stagione primaverile. 

 

Foto Facebook

Oggi è stato il primo giorno di Maturità anche per gli studenti del Liceo Giambattista Vico di Napoli. Il teatro della triste vicenda del Professor Vincenzo Auricchio, l’uomo che ha deciso di togliersi la vita a seguito di alcune accuse di violenza sessuale addossategli.

Per l’occasione e per non far sentire la loro estraneità alla figura del proprio insegnante, gli studenti del V anno hanno deciso di recarsi a fare l’esame con il lutto al braccio. Un gesto che è stato condiviso dal resto della scuola.

Il professore era stimato dai suoi alunni che ancora adesso non credono a quanto accaduto. Noi non sappiamo come siano andate le cose ma bisogna fare chiarezza. Nessuno ha avuto il coraggio di schierarsi quando Vincenzo era in vita e solo dopo la sua morte c’è stata questa mobilitazione. Noi alunni siamo colpevoli di questo. Di non aver agito in tempo dando il nostro aiuto”. Queste sono state le dichiarazioni degli studenti.

La notizia della morte all’interno dell’istituto penitenziario napoletano di Poggioreale di un detenuto di 58 anni, già affetto da patologie croniche, forse in seguito ad un malore ha provocato un grande sgomento negli altri detenuti.

Infatti come riferisce Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato di polizia penitenziaria Spp, i reclusi hanno inscenato una protesta, battendo sulle inferriate con pentole ed altri pezzi di ferro presenti all’interno delle proprie celle.

“Una protestaspiega Di Giacomoper la morte di un detenuto di 58 anni, probabilmente causata da un malore, forse un infarto. È successo nello stesso padiglione Salerno devastato dalla rivolta di domenica.”

I detenuti, a tal proposito, sostengono che non ci siano le condizioni necessarie per (soprav)vivere in questa situazione. Per questo motivo cercano di farsi sentire in qualunque modo.

La protesta, all’interno della casa circondariale, pur durando pochi minuti sottolinea in maniera chiara ed evidente, il clima di forte tensione che si vive e si respira quotidianamente all’interno dell’istituto.

Questa rivolta dei detenuti mette in allerta gli agenti di polizia penitenziaria, che lavorando all’interno dell’istituto, vedono la propria incolumità messa a repentaglio.

Ora la protesta è rientrata. La tensione è alta visto che è lo stesso reparto dove vi è stata domenica la rivolta con ingenti danni“. Questo è quanto spiegato Luigi Castaldo, segretario provinciale Osapp di Napoli.

Foto di Massimo D’Onofrio

Gli ultimi crolli hanno messo in evidenza la non curanza della sicurezza dei cittadini napoletani e degli edifici che possono diventare armi inconsapevoli. Dopo il crollo a maggio di un cornicione ai Quartieri Spagnoli e quello recentissimo a via Duomo in cui ha perso la vita un povero commerciante, Napoli cerca di porre rimedio. Per questo il Comune ha deciso di riaprire Galleria Principe, mettendovi una “toppa”: è fasciata in una sorta di garza, una rete per proteggere da eventuali crolli.

La Galleria era diventata terra di nessuno, tra infiltrazioni d’acqua, spazzatura di ogni tipo e campetto di calcio improvvisato, il comune aveva deciso di chiuderla per effettuare interventi di messa in sicurezza. In realtà rimane il problema simile a quello di Galleria Umberto: la notte la Galleria è oggetto di atti vandalici e per questo si era pensato alla chiusura notturna.

Tutte azioni non atte a valorizzare la struttura che ora sarà coperta da questa garza antiestetica, che sicuramente non ne esalta le qualità artistiche e architettoniche.

Foto:

Foto di Massimo D’Onofrio
Foto di Massimo D’Onofrio

rione sanitàAttimi di paura nella serata di ieri, martedì 18 giugno, quando nel Rione Sanità, cuore del centro storico di Napoli, alcuni colpi di pistola hanno ferito due uomini.

È accaduto in via Santa Maria Antesaecula: il tutto avrebbe avuto origine da una lite tra ragazzini finita male. Stando agli ultimi racconti, i giovanissimi avrebbero iniziato a discutere: di qui l’intervento dei genitori che, dapprima intenzionati a placare gli animi, avrebbero poi trasformato la lite in una vera e propria rissa.

Il culmine si è raggiunto quando i genitori di due ragazzi avrebbero tirato fuori le pistole colpendo alle gambe i genitori degli altri due, entrambi di origine bulgara.

Di qui, il repentino intervento del 118, che ha trasportato immediatamente i due uomini al Pronto Soccorso. Fortunatamente le loro condizioni non destano preoccupazioni: sono entrambi fuori pericolo. Intanto, la Polizia indaga per individuare i due responsabili dell’aggressione armata e per precisare le cause della lite degenerata poi in estrema violenza, scatenando il panico nel Rione Sanità.

Orrore sulla Strada Statale 268 del Vesuvio: alcune teste di maiale sono state buttate a terra nell’area della pompa di benzina abbandonata, nei pressi dell’autovelox, al confine tra Somma Vesuviana e Ottaviano zona industriale.

Come è evidente dalle foto e dal video che abbiamo pubblicato, i resti degli animali sono in evidente stato avanzato di decomposizione e hanno cominciato a produrre del liquido. Si può immaginare quale odore nauseante emanino. Una scena a dir poco raccapricciante che fa porre parecchie domande circa il senso civico di alcune persone, noncuranti dell’igiene e della sanità pubblica.

Foto e video di Federico Donizzetti

Il carcere di Poggioreale, dopo i disordini e la protesta avviata dai detenuti il 16 giugno scorso, torna nel mirino dello scandalo.

All’interno delle sue mura, ci sarebbe stato un caso di scabbia ai danni di un giovane detenuto di 21 anni. La famiglia sarebbe venuta a conoscenza della vicenda il 14 giugno scorso, quando la madre del ragazzo si è recata in visita al proprio figlio, detenuto dal 4 aprile scorso nel padiglione Livorno del penitenziario napoletano su provvedimento della Procura della Repubblica di Modena e ha chiesto di lui. La donna ha saputo, solo allora e per puro caso, dell’allontanamento del giovane a seguito della contrazione di una malattia contagiosa.

La famiglia del giovane detenuto ha presentato una denuncia. L’avvocato del ragazzo, Michele Salomone, si è recato immediatamente nel carcere di Poggioreale per saperne di più sulle condizioni di salute del suo assistito. Al legale è stato confermato che il ragazzo è tuttora posto in isolamento a causa di un contagio da scabbia.

L’avvocato Salomone, inoltre, ha richiesto la copia della cartella clinica per un ulteriore riscontro sulla vicenda, chiedendo accertamenti e provvedimenti per le condizioni di salute del giovane.

senzatetto

Ingenuità e delinquenza sono alla base di questa storia abbastanza bizzarra accaduta a Napoli. Il protagonista si chiama Bruno Improta, ha 53 anni, vive in una baracca adiacente alla stazione di Gianturco ed è uno degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su una maxitruffa fiscale per evadere l’Iva.

Il senzatetto è accusato, nello specifico, di aver evaso 50 milioni di euro. Vedendo le condizioni in cui vive, una domanda sorge spontanea: com’è possibile una cosa del genere?

Stando al suo racconto, Bruno sarebbe stato truffato da due malfattori che gli avrebbero chiesto la carta d’identità per qualche ora in cambio di 100 €. I due sarebbero poi spariti e lui si sarebbe ritrovato la Guardia di Finanza davanti la sua baracca.

Il nullatenente sottolinea di avere solo una baracca, tre cani ed un gatto, che anzi sperava di poter rientrare nelle politiche del Reddito di cittadinanza, a questo punto compromesse da questo fatto. Staremo a vedere come si evolverà la faccenda.

Da lunedì 17 giugno 2019 sono stati attivati due “tutor” per la velocità sulla strada provinciale 335 di Marcianise, in provincia di Caserta. I suddetti autovelox sono situati sulla strada che arriva ai centri commerciali “Campania” “Outlet La Reggia”.

La velocità massima consentita è di 60 Km/h, anche per i mezzi pensanti. Quindi, per i veicoli e i complessi di veicoli superiori a 7,5 tonnellate a pieno carico. Ma, diversamente dai normali autovelox, che misurano la velocità immediatamente al passaggio del veicolo, questi tutor sono dispositivi “Celeritas”. I nuovi apparecchi misurano la velocità istantanea, ma anche la velocità media lungo il percorso di 1,8 chilometri incluso tra i due rilevatori.

I sistemi di rilevamento della velocità sono stati attivati in ambedue i sensi di marcia, attraverso l’autorizzazione della Provincia di Caserta concessa al Comune di Marcianise. Altresì, attraverso i due nuovi tutor si eviteranno incidenti per eccesso di velocità e  per i furbetti sarà più difficile eludere i sistemi di rilevamento.

La protesta di oltre 200 detenuti del carcere napoletano di Poggioreale non è finita. Domenica 16 giugno 2019 i detenuti dell’istituto carcerario hanno messo a soqquadro le proprie celle, prendendo possesso e distruggendo il padiglione Salerno. La causa della ribellione è stato il mancato trasferimento in ospedale di un detenuto affetto da febbre alta. In seguito, attraverso il pronto intervento delle Squadre di Polizia Penitenziaria di altri istituti, la normalità è stata restaurata.

Dopo la violenta insurrezione di domenica, il capo del Dap, Francesco Basentini, ha rivisitato il carcere di Poggioreale. Con lui era presenti la direttrice dell’Istituto, Maria Luisa Palma, il provveditore regionale Giuseppe Martone e il garante per i detenuti in Campania, Samuele Ciambriello. Basentini è entrato in molte celle del padiglione Salerno, parte interessata della rivolta, ripristinata dal comandante Gaetano Diglio e dal provveditore regionale Giuseppe Martone. “Dottore in questo carcere noi abbiamo bisogno di non essere più trattati come belve in gabbia, queste sono le parole di un detenuto, come si legge nel quotidiano Il Mattino, rivolte al capo del Dap.

Altresì, l’amministrazione penitenziaria, attraverso la visione delle critiche condizioni in cui riversano i detenuti, ha dichiarato con un comunicato di intervenire rapidamente. “Dal sopralluogo e dagli incontri – si legge nel rapporto, pubblicato da Il Mattino – è emerso che la protesta provocata dal presunto ritardo nelle cure a un detenuto ritenuto in gravi condizioni di salute, hanno in realtà solo fatto precipitare una situazione determinata dallo stato di gravi condizioni di fatiscenza del padiglione. Condizioni di deterioramento strutturale innegabili, per affrontare le quali è stato disposto un programma di lavori, da interventi immediati per rendere vivibile il reparto”.

immagine di repertorio

Cose che si ripetono tutti i giorni, persone che abitualmente usano gli autobus per spostarsi, per andare a lavoro o altro, ma, quello che è accaduto sulla linea 176 che percorre Portici-Ercolano ha dell’incredibile. Come riporta Il Mattino, il pullman, mentre era in marcia ha perso un pezzo del portellone che, si è staccato causando tanta paura e spavento per i passeggeri. Viaggiare in simili condizioni non è possibile in una grande metropoli come la nostra, condizioni di sicurezza ai limiti del normale.

«Stiamo assistendo a una lenta agonia verso il fallimento e la privatizzazione. Seppur necessario, ai fini del risultato atteso, nulla è stato finora fatto per potenziare l’attuale offerta di trasporto pubblico; migliorare le condizioni di viabilità, attuare un deciso contrasto all’evasione, eliminare privilegi, sacche parassitarie e il blocco di tutte le erogazioni salariali frutto di superminimi individuali», queste le parole dei sindacati del settore trasporti, che continuano dicendo: «è necessario garantire ai cittadini servizi  più efficienti, sicuri, sostenibili e di qualità e, al tempo stesso, definire condizioni adeguate di tutela per il lavoro e parità di trattamento tra tutto il personale dell’Anm».

Usb, Orsa e Faisa Confail, «chiedono di proseguire attraverso percorsi negoziali utili all’efficientamento aziendale, attraverso il riassetto industriale ed attraverso la difesa della natura pubblica, per consentire all’azienda di operare in un sistema regolato e scevro da condizionamenti, in grado di garantire ai cittadini servizi  più efficienti, sicuri, sostenibili e di qualità e, al tempo stesso, definire condizioni adeguate di tutela per il lavoro e parità di trattamento tra tutto il personale dell’Anm».

Andrea Camilleri ricoverato per arresto cardiaco. Lo scrittore siciliano si trova all’ospedale Santo Spirito di Roma, dove è stato rianimato dai medici.

È giunto lì verso le re 9:15 in ambulanza accusando problemi cardiorespiratori. Non sono trapelate ancora ulteriori notizie circa le sue condizioni di salute.

Immagine di repertorio

Una vera e propria tragedia quella avvenuta a Torre del Greco. Un uomo di 82 anni, Raffaele Palomba è morto annegato a causa di un malore.

L’uomo era caduto in acqua dagli scogli dopo aver avvertito un improvviso malore ed è morto annegato. La tragedia è avvenuta tra il lido La Perla e Miramare alle ore 17 di domenica 16 giugno. Le spiagge a quell’ora erano molto affollate e alcuni bagnanti si sono accorti dell’uomo in mare ed hanno chiesto subito aiuto. Immediatamente è accorso il bagnino del lido La Perla che si è gettano in mare e ha recuperato il corpo dell’uomo, ormai già senza vita.

Sono poi giunti sul posto i carabinieri della stazione Capoluogo, comandati da Vincenzo Amitrano, gli uomini della Capitaneria di Porto di Torre del Greco, agli ordini del comandante Marco Patrick Mincio, i vigili e gli operatori del 118 che hanno provato a rianimare invano l’uomo. Dopo i rilievi, il corpo dell’anziano è stato portato via. Sulle cause della morte stanno indagando i carabinieri della stazione Capoluogo della caserma Dante Iovino.

omicidio Saviano

omicidio SavianoE’ stato un sabato sera di sangue a Palma Campania, cittadina ai confini tra le Province di Napoli, Avellino e Salerno. Questa notte infatti, un 83enne avrebbe sparato e ucciso il titolare di un bar sotto casa, in quanto infastidito dal volume della musica nel locale. 

Il reo sarebbe un pensionato che abita sopra il locale sito in Via Trieste, alla periferia della cittadina. Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri, l’anziano si sarebbe stufato della musica dello chalet. Sarebbe così sceso e avrebbe sparato al titolare, il 67enne Giuseppe Di Francesco, e anche alla figlia e al genero di quest’ultimo. Di Francesco è poi morto poche ore dopo in ospedale. Gli altri due coinvolti sono stati solamente feriti ed ora sono in prognosi riservata.

E’ stata una vicenda tristissima, capace di scombussolare il normale equilibrio di un piccolo paese di 15000 anime, come Palma Campania. Nel frattempo, gli uomini dell’arma continuano ad indagare, alla ricerca di ulteriori particolari.

Napoli – Viene ancora potenziato il trasporto pubblico della Regione Campania. 52 nuovi bus sono stati consegnati questa mattina e saranno messi in servizio sull’intero territorio regionale Questi veicoli si aggiungono ai 55 già consegnati e fanno parte di un Piano Bus di 942 nuovi mezzi, di cui 375 già in produzione e pronti entro la fine dell’anno, che rinnoveranno l’intero parco mezzi della Regione Campania. Tutti i mezzi sono muniti di videosorveglianza.

“Oggi è una giornata importante per la Regione – afferma il governatore Vincenzo De Lucaentro quest’anno consegneremo altri 50 pullman alle aziende dei diversi territori. E’ uno sforzo gigantesco che stiamo facendo, con un investimento di circa 250 milioni di euro. L’obiettivo è quello di rinnovare, totalmente, il parco dei veicoli su gomma e su ferro, massimo entro due anni. Abbiamo bus che hanno un’anzianità di 20-25 anni, con problemi di sicurezza. Negli ultimi sette anni non è stato comprato un pullman e abbiamo, dunque, dovuto recuperare ritardi drammatici che hanno creato disservizi agli utenti e condizioni anche di disagio al personale”.

“E’ veramente uno sforzo gigantesco, unico in Italia – ha continua il presidente -. Oltre che offrire un servizio di qualità agli utenti e ai pendolari, diamo anche la possibilità di lavoro per gli stabilimenti industriali in Campania perché le commesse della Regione riescono a fare in modo che non ci siano licenziamenti nelle fabbriche e nell’indotto in Campania”

Dopo temperature incerte e autunnali, è giunta finalmente l’estate, insieme ad essa anche un nuovo allarme di inquinamento marino. Stavolta tocca a Ercolano ed un suo storico luogo balneare.
Dalle primissime indagini condotte della Capitaneria di Porto, pare che si tratti di un’operazione illegale delle navi in rada.

Si tratta ancora di supposizioni, ma se trovassero conferma ci ritroveremmo nuovamente dinanzi a gravi mancanze di carattere amministravo date da una mancanza di controllo.
Il fenomeno ha comunque portato, nei lidi di Ercolano, un calo di turisti significativo.
A peggiorare la situazione, oltre ai versamenti in mare, ritroviamo anche sulle spiagge rifiuti di plastica che pongono ancora più in bilico la situazione già precaria.

Ma purtroppo non è neanche il primo caso di inquinamento, perché il mare ercolanese ha dovuti subire diversi torti, come quando le acque della Favorita si colorarono di rosso per la contaminazione portata da una conceria di pellame.

Fondali Campania, Associazione di promozione sociale per la tutela del territorio marino e costiero della Regione Campania, ha chiesto l’intervento dell’amministrazione e degli organi competenti al fine di inibire l’area alla balneazione. Richiesta necessaria per salvaguardare la salute dei cittadini, in attesa che si ripristini l’originale stato dei luoghi che secondo l’ARPAC risulterebbe di qualità eccellente.

Vi è stato un grave caso di aggressione a Torre Annunziata, nella Città Metropolitana di Napoli. Un uomo di 46 anni ha infatti ferito un anziano di 77, colpendolo alla testa con una bottiglia rotta.

La vicenda è accaduta ieri, intorno alle ore 18, nella cittadina un tempo famosa per l’arte bianca. Gli agenti dell commissariato di Torre Annunziata hanno accertato che il tutto sarebbe successo senza alcun motivo. Così dal nulla l’uomo ha sferrato all’anziano un colpo alla nuca, utilizzando la bottiglia di vetro. Il 77enne è stato subito medicato nel vicino ospedale; la prognosi è di 15 giorni. Per quanto riguarda l’aggressore, un certo Salvatore Cortiglia, subito è scattato l’arresto. Egli rischia il carcere per reato di lesioni aggravate.

La vicenda è davvero preoccupante, in particolare se si pensa che il tutto sia accaduto senza nessun motivo. I complimenti vanno alle Forse dell’Ordine, che sono intervenute subito e sono riuscite a bloccare ed arrestare il manigoldo.

Non è molto rassicurante il risultato dell’ultimo controllo effettuato dai Nas sui ristoranti etnici. In Italia, quasi uno su due non rispetta le normative. 

Su ben 500 strutture controllate (ristoranti, bar, negozi all’ingrosso) in tutta la Penisola, ben 242 presentano delle irregolarità. L’incidenza maggiore è stata registrata nei ristoranti con formula “All you can eat” (in soldoni: “per un tot. di euro mangi ciò che vuoi”). In una buona parte di questi ultimi, i Nas hanno riscontrato fenomeni come: l’utilizzo a iosa di cibi scaduti, scongelati e ricongelati, mancato rispetto delle norme igieniche, importazioni vietate e tanto altro. Il nucleo investigativo ha dovuto inoltre chiudere o sospendere circa 22 attività e sequestrare circa 128 tonnellate di cibo.

Sulla vicenda, è intervenuta il Ministro della Salute, Giulia Grillo. La rappresentante dell’esecutivo ha infatti commentato che: “Ben vengano le cucine etniche, a tutti piace il sushi, ma ‘All you can eat’ non può fare rima con rischio di intossicazione alimentare: le regole valgono per tutti. Non si mette a rischio la salute dei cittadini con pratiche illegali per mantenere i prezzi stracciati”.

Questa non è una buona notizia per la cucina etnica che, dopo le sue prime sperimentazioni, sembra ormai esser diventata un fenomeno consolidato in Italia.

Sono trascorsi quattordici anni dalla morte di Francesco Paolillo, il quattordicenne che nel 2005 cadde da un muretto mentre cercava di aiutare un coetaneo in difficoltà, all’interno di un cantiere in viale Carlo Miranda, a Ponticelli. Nulla è cambiato da allora.
Il degrado e la pericolosità continuano a essere all’ordine del giorno in quell’area che sembra essere un limbo dove ogni responsabilità viene lasciata sospesa. Una grande discarica a cielo aperto senza alcuna recinzione posta tra la strada e i piloni in cemento che ancora spuntano dal terreno abbandonato. Carcasse di automobili, ammassi di rifiuti di ogni genere offrono una visione terrificante che fa da cornice alla tragedia sopra citata, che potrebbe ripetersi.

Si tratta di una zona posta sotto sequestro, ma non sottoposta ad alcun controllo, anzi frequentata dai ragazzini della zona. Ragazzini come Francesco che quattordicenne ci è rimasto per sempre.
In un’intervista rilasciata a Il Mattino, Alessandro Paolillo, fratello di Francesco e presidente di un’Associazione nata per ricordare il quattordicenne morto, ha detto:

“Stiamo cercando di far mettere la zona in sicurezza. Qui tutti fanno quello che vogliono e non ci sono controlli. Si raggiunge facilmente il punto in cui mio fratello perse la vita e non ci sono barriere o recinzioni che possano evitarlo. Il terreno è insicuro e pieno di rifiuti. Ci sono scarti di lavorazione edile, elettrodomestici ed automobili date alle fiamme. Un degrado continuo contro cui ci stiamo battendo da anni, ma su cui nessuno vuole intervenire”.

E l’emergenza non riguarda solo la vecchia zona cantierizzata. Il degrado continua anche fuori, dove ci sono fiumi di immondizia che portano, oltre al cattivo odore, anche animali pericolosi per la salute dei cittadini che abitano nelle zone limitrofe.

“Siamo in contatto costante con gli operatori ecologici” conclude Alessandro, “ma da soli non ce la fanno. Qui vengono tutti a sversare e le montagne di rifiuti crescono a vista d’occhio. Una delle discariche è anche a pochi passi dalle giostre costruite in memoria di Francesco ed ancora chiuse. In questo modo si nega il futuro dei bambini del quartiere che sono costretti a giocare in una strada abbandonata e piena di pericoli. Ponticelli, così come tutta l’area est di Napoli, è stata dimenticata dall’amministrazione comunale che non ha mai risposto alle nostre richieste di aiuto”.

Ci vorrebbe, dunque, un’attenzione maggiore da parte degli enti di competenza perché non si può morire a quattordici anni per una cosa del genere, né “accontentarsi” di una strada o di un parco giochi in onore di chi non avrebbe neanche dovuto essere messo in pericolo. Perché, ancora di più, non si può non fare nulla anche dopo una tragedia.

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