Genocidio in Palestina: a Napoli la campagna contro la casa farmaceutica TEVA

Campagna BDS per il boicottaggio di Teva


“Boicottare Teva, salvare Gaza”. Gli attivisti di Liberi Edizioni hanno affisso, sulle serrande di un’edicola non in funzione di Via Cardarelli, l’ennesimo poster che riguarda la questione palestinese e le azioni concrete che si possono mettere in campo per fermare il genocidio in Palestina. Hanno aderito i membri di BDS (Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni) e i Sanitari per Gaza.

TevaNoGrazie: la campagna contro la casa farmaceutica israeliana

Oggi, 3 ottobre, mentre decine di migliaia di manifestanti bloccavano il Porto di Napoli, nella zona collinare è andata in scena un’azione che ha lo stesso obiettivo, quello di sensibilizzare la cittadinanza e agire per far cessare i crimini di guerra. La campagna che ha ad oggetto la casa farmaceutica Teva è rivolta anche a medici, farmacisti, associazioni di pazienti ed addetti ai lavori in generale affinché non vengano più prescritti i suoi farmaci, laddove ovviamente sia possibile.

I farmaci di Teva possono essere sostituiti con altri farmaci generici che, allo stesso prezzo, hanno esattamente gli stessi effetti e gli stessi benefici sui pazienti. Boicottare Teva dunque non comporta rischi per salute né comporta una spesa maggiore.

L’obiettivo dell’azione di oggi è fare in modo che Teva sia esclusa dal Pharm Expo di Napoli, il Salone dell’Industria Farmaceutica che si terrà alla Mostra d’Oltremare dal 24 al 26 ottobre 2025.

I motivi del boicottaggio di Teva

Teva non è oggetto del boicottaggio per la sua origine israeliana, ma perché ritenuta complice e beneficiaria dello stato in cui Israele ha ridotto il popolo palestinese. Nel caso specifico – sostengono gli attivisti – TEVA beneficia di profitti derivanti da un mercato distorto e monopolizzato dal sistema di occupazione, che soffoca ogni prospettiva di sviluppo e autodeterminazione palestinese, inclusa la possibilità di costruire un settore farmaceutico indipendente.

L’azienda, inoltre, risulta attivamente legata al conflitto in corso a Gaza, attraverso forniture e continue campagne di comunicazione a sostegno dell’esercito e dello Stato israeliano.

A ciò si aggiungono gravi criticità sul piano etico anche al di fuori della questione palestinese: TEVA è stata infatti sanzionata dall’Unione Europea per 462 milioni di euro a causa di pratiche anticoncorrenziali e abusi di posizione dominante.


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