Parla l’autista del bus: “Mi scuserei anche in ginocchio”. E accusa l’azienda: “Loro disposizioni”
Gen 31, 2026 - Redazione Vesuviolive
Bambino di 11 lasciato nella neve
“Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia”. A parlare è l’autista, di 61 anni, che lunedì scorso ha lasciato a terra nella neve un bambino di 11 anni non in possesso del nuovo ticket, a prezzo quadruplicato, emesso in occasione delle Olimpiadi. L’uomo, originario dell’agrigentino, vive da 40 anni nel bellunese, dove ha trascorso i due terzi della propria vita.
Il biglietto, la discesa e il ripensamento
Cosa è successo quel pomeriggio? L’uomo racconta la sua versione al quotidiano Il Messaggero: “Il bambino è salito e voleva timbrare un ticket da 2,50 euro. Gli ho detto che quello non era valido, che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto“.
“L’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido. Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque“.
La tensione della mattina e gli insulti ricevuti
L’autista tuttavia non ha pensato, autonomamente e secondo il comune buon senso, di farlo salire comunque a bordo: “Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve. Non voglio giustificarmi ma c’è altro dietro questa situazione”. A suo dire, tra le condizioni atmosferiche estreme, traffico e l’essere stato preso di mira da un passeggero avrebbe perso la tranquillità necessaria per ragionare in maniera idonea.
L’episodio sul bus e la segnalazione all’azienda
“Un uomo mi ha accusato di essere in ritardo, continuava a ripetere che ‘i Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono’ perché ha sentito l’accento meridionale. Me ne ha dette di tutti i colori, io gli ho chiesto di smettere. E una donna nel frattempo faceva un video. Mi sono fermato, avevo le gambe che tremavano e ho chiamato il mio responsabile a Calalzo, gli ho spiegato cosa stava succedendo e che non ce la facevo più. Siamo trattati a pesci in faccia”.
Le condizioni di lavoro denunciate
Le condizioni critiche di lavoro che denuncia sono diverse: il dover pagarsi le divise, i turni massacranti, gli insulti e l’assenza di bagni per i bisogni fisici, oltre alle aggressioni fisiche.
Ad ogni modo, afferma l’autista, “Mi assumo la responsabilità e pagherò quello che ci sarà da pagare. Però è anche vero che le disposizioni dell’azienda erano di invitare a scendere coloro che non avevano il biglietto e nessuno mi ha mai parlato di obblighi di custodia per i minorenni”.
Secondo quanto affermato dall’uomo, l’azienda non lo avrebbe formato. Tra l’altro fino a poco tempo fa faceva il camionista: “Non fanno formazione, di nessun genere. Io vengo dal trasporto merci, sono due anni che faccio l’autista di mezzi per persone. Ci hanno fatto vedere il percorso, indicato le fermate e stop”.
Se incontrasse il bambino e la famiglia “Mi scuserei, anche in ginocchio. Non ho ragionato, dopo tutta la tensione accumulata la mattina. Ho deciso di parlare non per giustificarmi, ho sbagliato e pagherò. Ma volevo far capire che dietro quanto accaduto c’è una situazione di disagio molto forte. Per quanto accaduto, accetterò tutte le conseguenze”.
