Torre del Greco, installazione per i Quattro Altari fa infuriare la Comunità Ebraica: “È antisemitismo”

Quattro Altari, l'installazione accusata di antisemitismo da parte della Comunità Ebraica


Un’installazione per la Festa dei Quattro Altari a Torre del Greco fa infuriare la comunità ebraica di Napoli. Tra le scene a tema evangelico una figura in particolare ha attirato l’attenzione: un uomo anziano, con barba e cappello scuro, raffigurato nell’atto di contare denaro. Per la Comunità Ebraica di Napoli quell’immagine richiamerebbe un classico stereotipo antiebraico, quello dell’usuraio avido legato a doppio filo a secoli di propaganda antisemita.

La Comunità ha inviato una lettera formale al sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, con copia al prefetto di Napoli Michele Di Bari, al questore Maurizio Agricola e al dirigente della Digos Walter Dian, chiedendo la rimozione immediata dell’installazione e riservandosi di valutare azioni legali contro i responsabili.

L’installazione completa

La lettera: “Stereotipo dell’antigiudaismo, rimozione ad horas”

Nella nota indirizzata al primo cittadino, la Comunità Ebraica di Napoli scrive di aver appreso che, tra le installazioni allestite per la festa, ne figura una a tema evangelico «in cui ricorre l’immagine di un uomo anziano barbuto con cappello nero che maneggia il denaro, richiamando un classico stereotipo dell’antigiudaismo». Una raffigurazione che, secondo il Consiglio della Comunità, sarebbe «inaccettabile» se esposta in una piazza o in una pubblica via durante una festa popolare, e «ancor più inammissibile» se ciò fosse avvenuto con l’avallo dell’amministrazione comunale.

Il tono della lettera è netto: si parla di un’immagine «offensiva e diffamatoria nei confronti degli Ebrei» e di uno «scempio che si rifà alla becera propaganda nazifascista». La Comunità chiede dunque la rimozione immediata («ad horas») dell’installazione, riservandosi «di ricorrere nelle sedi legali opportune nei confronti dei responsabili».

Una figura ambigua: cosa mostra davvero l’installazione

Va detto, però, che l’identificazione di quella figura con uno stereotipo antiebraico non è l’unica lettura possibile, né l’unica circolata. L’uomo anziano in abiti scuri che conta denaro è inserito in una scena corale dedicata all’Ultima Cena, popolata da diversi personaggi, e nulla nell’opera lo identifica in modo esplicito o univoco come “l’ebreo” nell’accezione denunciata dalla Comunità. È un dettaglio che merita di essere sottolineato: si tratta di un’interpretazioneperaltro non priva di fondamento storico, vista la ricorrenza di quell’iconografia nella tradizione antisemita europea, da Shylock in avanti — ma resta appunto un’interpretazione, non un dato oggettivo e incontrovertibile sull’intenzione di chi ha realizzato l’opera.

Quello che invece è stato notato, e che finora ha ricevuto meno attenzione mediatica, è un altro elemento presente nell’installazione: un’anguria. Un frutto che, dal 2023 in avanti, è diventato uno dei simboli più riconosciuti della solidarietà con la causa palestinese, utilizzato in tutto il mondo — spesso anche nei contesti più impensati — come segno di vicinanza a un popolo sotto assedio. La sua presenza in un’opera popolare come questa, a prescindere dalle intenzioni di chi l’ha collocata, racconta quanto certi simboli siano oggi entrati nell’immaginario collettivo, anche al di fuori dei contesti politici tradizionali.

Il contesto: simboli, sensibilità e il peso della storia

Episodi come questo vanno letti con equilibrio, ma senza minimizzare. La storia dell’iconografia antisemita in Europa è lunga e documentata, e la sensibilità di una comunità che porta ancora il peso di quella storia merita ascolto, soprattutto quando le segnalazioni arrivano da chi ha gli strumenti per riconoscere certi pattern visivi prima di altri.

Allo stesso tempo, va detto con altrettanta chiarezza che la critica — anche durissima — alle politiche del governo israeliano e ai crimini commessi a Gaza e in Libano non ha nulla a che fare con l’antisemitismo, e non dovrebbe mai essere confusa con esso. Sono due piani distinti: da un lato la lotta legittima contro stereotipi che hanno alimentato secoli di persecuzioni, dall’altro la denuncia, altrettanto legittima e necessaria, delle violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nell’attuale conflitto. Mescolare i due piani — in entrambe le direzioni — non aiuta né la causa palestinese né la lotta contro l’antisemitismo.

Cosa succederà ora

Resta da vedere quale sarà la risposta dell’amministrazione comunale di Torre del Greco alla richiesta della Comunità Ebraica di Napoli, e se l’installazione verrà effettivamente modificata o rimossa prima della conclusione della festa. La vicenda, nel frattempo, si è già trasformata in un caso che va oltre i confini della cittadina vesuviana, riaprendo il dibattito su come leggere — e su chi ha il diritto di leggere — i simboli che popolano le tradizioni popolari italiane.

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