Quando Pippo Baudo disse: “Difenderò sempre Napoli. Napoletani? Artisti, creativi, inventori”

È morto Pippo Baudo a 89 anni


Si è spento lo scorso 16 agosto all’età di 89 anni il grande Pippo Baudo, una vera e propria icona della televisione italiana nelle sue vesti da conduttore, particolarmente legato alla città di Napoli.

Pippo Baudo e l’amore per Napoli: “La difenderò sempre”

Sono particolarmente affezionato all’Augusteo, un teatro con un grande passato che vanta fra i suoi progenitori Luigi Vanvitelli e Pier Luigi Nervi. La famiglia Caccavale lo ha fatto arrivare ad altissimi livelli, con tanti spettacoli, tante serate speciali. Io stesso ho calcato più volte questo palco” – aveva detto Baudo in una delle sue ultime interviste rilasciate a Il Corriere.

Aveva poi parlato della sua grande amicizia con uno degli artisti napoletani più amati:Il primo che chiamo quando vengo a Napoli è Peppino Di Capri, al quale sono legato da una lunga amicizia che si è fatta sempre più forte man mano che le nostre rispettive carriere andavano avanti. Peppino è un gran signore, oltre che una vera istituzione”.

La città partenopea è stata una città importante per la sua vita e la sua carriera, come raccontato da lui stesso: “Napoli la difendo sempre perché vorrei che recuperasse la centralità della sua cultura. Ma penso che siano gli stessi napoletani a doversene far carico. Fortune e sfortune dipendono solo da loro”.

Bisogna smettere di ‘altruizzare’ le responsabilità dei problemi e agire direttamente. I miei luoghi del cuore? Ne ho tanti, a partire dagli studi Rai in via Aniello Falcone in cui facevo la prima televisione, anche quella dei ragazzi. Per finire al grande centro di Fuorigrotta con l’Auditorium che inaugurò con Benedetti Michelangeli”.

Ricordo tanti spettacoli mitici come ‘Senza Rete’, i duetti con Domenico Modugno. O anche spettacoli che si svolgevano all’aperto, come quello che andava in onda da via Caracciolo dopo la Capri Napoli di nuoto. Quante ore (belle) di lavoro in diretta. E che tecnici che aveva Napoli, capaci di fare uscire mille suoni da un solo microfono. Ma quelli erano artisti, creativi, inventavano. Come i cameramen, dei veri e propri registi”. 

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