Maurizio De Giovanni entra nel PD campano: il cortocircuito dell’intellettuale schierato e militante

Maurizio De Giovanni nella segreteria regionale del PD


Maurizio De Giovanni entra a far parte della segreteria del PD della Campania. Piero De Luca gli ha conferito la delega alla Cultura, mentre quella alla Giustizia è stata affidata ad un altro nome altisonante, quello dell’ex procuratore generale di Napoli Luigi Riello.

Maurizio De Giovanni indossa la casacca del PD

È tuttavia proprio la nomina di De Giovanni quella che ha suscitato più sorpresa, oltre a far storcere il naso a molti, o per lo meno a coloro che nel 2026 credono ancora all’ideale dell’intellettuale impegnato, spina nel fianco del potere e sentinella del popolo. L’autore de Il Commissario Ricciardi e I Bastardi di Pizzofalcone emerge quindi nel proprio ruolo di persona impegnata attivamente nell’ambito di un partito politico. Non un personaggio super partes, ma di fatto un esponente di livello dirigenziale di una specifica fazione.

Ogni cittadino ha chiaramente il diritto, sacrosanto, alla partecipazione politica. Ma se ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, allora è altrettanto sacrosanto per le persone comuni intraprendere una nuova lettura dell’operato, delle esternazioni e delle dichiarazioni di De Giovanni. Tanto più che Piero De Luca, nell’annunciare la composizione della sua squadra, l’ha definito un organismo “composto da donne ed uomini di spessore, animati da grande passione e spirito di militanza, aperto anche a figure provenienti dalla società civile di assoluta autorevolezza, esperienza e competenza, che ringrazio per la disponibilità fornita”. Rileva dunque il concetto di militanza, ossia di partecipazione attiva e lotta, in questo caso orientato ai valori del Partito Democratico.

La promessa: “Non mi candiderò mai alle elezioni”

Intanto De Giovanni ha annunciato le dimissioni da presidente della fondazione Premio Napoli: “Ritengo che le due cose per me siano incompatibili”, ha affermato. Nonostante la scelta indossare una casacca precisa, lo scrittore sostiene di non fare politica: Il ruolo nella segreteria regionale del Pd mi permette di agire secondo le mie idee. Non è un ruolo istituzionale. Io non farò mai politica, non mi presenterei mai alle elezioni, in nessun caso. Non sono iscritto al Pd, resto una voce critica esterna. Mi è stata chiesta un’azione per la cultura. E spero attraverso questa organizzazione di fare qualcosa per la cultura regionale. Se Piero De Luca fosse stato presidente della Regione e mi avesse chiesto di fare l’assessore, avrei detto di no. Ma è diverso”.

L’intellettuale con un piede dentro e uno fuori

Dichiarazioni che provengono dal diretto interessato, perciò senza alcun dubbio ammissibili. Rimane però una perplessità di fondo, quella della funzione di “voce critica esterna” facendo al tempo stesso parte della segreteria del partito. Un piede dentro ed uno fuori. E probabilmente sarebbe stato più coerente fare proprio l’assessore, caso in cui avrebbe ricoperto un ruolo istituzionale in rappresentanza degli interessi di tutti i cittadini, a prescindere dal colore politico.

Un po’ come fu l’esperienza di Franco Battiato (chiediamo perdono nello scomodare un gigante), il quale tra l’altro durò poco nella giunta Crocetta proprio perché, da uomo libero, fu autore di una critica feroce nei confronti della corruzione nella politica.


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