Trump minaccia: “Sanzioni a chi non si allinea sulla Groenlandia”. Meloni obbedisce: “L’Italia ci sarà”

Donald Trump e Giorgia Meloni


Donald Trump torna a brandire la sua arma preferita: i dazi. Questa volta lo fa sul terreno più delicato dello scacchiere geopolitico occidentale, la Groenlandia. «Potrei imporre tariffe ai Paesi che non sono d’accordo sulla Groenlandia», ha avvertito il presidente americano, alzando ulteriormente la tensione su un dossier che intreccia sicurezza, risorse strategiche e controllo dell’Artico.

La mossa di Trump non è solo economica. È un atto politico che punta a piegare gli alleati europei e, se possibile, a dividerli. La Groenlandia – territorio autonomo della Danimarca – è diventata il simbolo di una nuova fase del confronto globale, in cui Washington non esita a esercitare pressioni dirette anche su partner storici della Nato.

La risposta europea e il tentativo di contenere Washington

Nel frattempo, l’Unione europea tenta di mostrarsi compatta. La Danimarca ha invitato formalmente gli Stati Uniti a partecipare alle esercitazioni militari europee in Groenlandia, trasformando la missione Arctic Endurance da semplice manovra militare a iniziativa diplomatica. L’obiettivo è chiaro: tenere gli Usa dentro un perimetro condiviso, evitando che la questione groenlandese degeneri in uno scontro frontale tra alleati.

Il messaggio che arriva da Copenaghen è netto: la Groenlandia è parte integrante del Regno danese ed è coperta dalla clausola di solidarietà dell’Unione europea. Un concetto ribadito anche dal Servizio di Azione Esterna dell’Ue, pur con toni prudenti. A Bruxelles, l’idea di un Paese Nato che attacca politicamente – o peggio – un altro Paese dell’Alleanza è percepita come una frattura senza precedenti.

Trump rilancia e rivendica il controllo strategico dell’Artico

Trump, però, non arretra. Anzi, rilancia. Rivendica apertamente il “bisogno disperato” degli Stati Uniti di controllare la Groenlandia per la sicurezza nazionale, evocando la difesa missilistica e la necessità di blindare il Passaggio a Nord-Ovest dalle presunte mire di Cina e Russia. Una narrazione che trasforma un territorio europeo in un tassello funzionale esclusivamente agli interessi strategici americani.

Nel risiko artico entra anche la Russia. Il Cremlino sottolinea come per Mosca la Groenlandia resti territorio danese, lasciando intendere che il diritto internazionale, per Trump, sia un dettaglio secondario. Le ironie provenienti da ambienti russi – come il riferimento sarcastico a un’ipotetica Groenlandia “51° Stato” Usa – confermano quanto i confini dell’ordine occidentale appaiano sempre più labili.

La linea italiana: fedeltà atlantica senza condizioni

In questo scenario di crescente tensione, l’Italia sceglie una linea di totale allineamento con Washington. Giorgia Meloni, parlando dal Giappone, ribadisce che un’eventuale presenza italiana in Groenlandia potrà essere valutata solo nella cornice Nato e senza «intenti divisivi» nei confronti degli Stati Uniti. Trump viene descritto come un alleato dai metodi “assertivi”, ma non tali – secondo la premier – da far temere un intervento militare diretto.

Una posizione che conferma, ancora una volta, il ruolo di subordinazione dell’Italia alle politiche statunitensi. Mentre Trump minaccia dazi contro chi non si piega sulla Groenlandia, Meloni si affretta a chiarire la propria contrarietà a “barriere tariffarie tra alleati”, evitando accuratamente qualsiasi critica sostanziale all’atteggiamento americano.

Nessuna autonomia strategica, solo allineamento

La premier rivendica la necessità di “assumersi le proprie responsabilità” sull’Artico, ma sempre all’interno di un perimetro definito da Nato e Stati Uniti. Nessuna autonomia strategica, nessuna presa di distanza. Solo fedeltà atlantica. Anche quando questa fedeltà significa accettare che un alleato utilizzi il ricatto economico per imporre la propria agenda.

Il risultato è un’Italia che rinuncia a qualsiasi ruolo politico autonomo e si limita a seguire, giustificare, smussare. Un servilismo che si ripete su ogni grande dossier internazionale: dall’Artico al Medio Oriente, passando per le dinamiche commerciali globali. Trump detta la linea, l’Europa tenta di resistere, Roma si accoda.


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