Giovani, non violenza e movida fantasma: a Villa Fernandes il dibattito che interroga Portici
Feb 08, 2026 - Emilio Caserta
Movida violenta - Il dibattito a Portici
Il 6 febbraio, nella cornice di Villa Fernandes, bene confiscato alla criminalità organizzata e oggi simbolo di riscatto civile, si è tenuto il convegno “Movida, giovani e responsabilità condivise”, promosso dal Forum dei Giovani di Portici.
Un appuntamento che, nelle intenzioni, voleva affrontare il tema della movida violenta e delle responsabilità collettive, ma che di fatto ha allargato il discorso a una riflessione più ampia sulla generazione attuale, sulla comunicazione tra giovani e sul ruolo dell’educazione alla non violenza.
Ad aprire i lavori con i saluti sono stati Mario Evangelista, coordinatore del Forum dei Giovani di Portici, e Luca Manzo, già assessore all’Istruzione della città. Manzo ha ricordato le attività portate avanti negli anni nelle scuole e nei progetti educativi rivolti ai ragazzi, sottolineando come la prevenzione passi prima di tutto dalla formazione e dalla presenza delle istituzioni nei contesti scolastici.
A moderare l’incontro Gaetano Loffredo, presidente dell’associazione Legal Forum. Tra gli interventi, quello di Pasquale Lippolis, consigliere del Forum dei Giovani di Portici e delegato al Forum della Città Metropolitana di Napoli, di Annamaria Cuomo, fondatrice de “Il Caffè Politico”, e di Rita Borrelli, responsabile area minori della cooperativa sociale “Semi di Pace” e referente del progetto “Dote Comune”.

Particolarmente sentito l’intervento di Salvatore Paternoster, presidente dell’associazione “Giovani Promesse”, attivo da tempo in contesti difficili, soprattutto ultimamente nell’area di Scampia, dove attraverso denunce e iniziative sociali si è riusciti a riaccendere l’attenzione su spazi abbandonati destinati ai bambini. Proprio in quel contesto, grazie alla mobilitazione, il cantante Geolier ha contribuito al recupero di un campetto di calcio, un gesto simbolico che racconta come spesso associazioni e cittadini finiscano per colmare vuoti lasciati dalle istituzioni.
Presente anche Simona Capone, fidanzata del compianto Santo Romano, e fondatrice del podcast “Il mondo che vorrei”, che ha riportato l’attenzione sull’importanza della cultura della non violenza e sul peso che parole, narrazioni e modelli comunicativi hanno nella vita dei giovani.
Il convegno, pur nato attorno al tema della movida, come specificato chi ha aperto i lavori, date le ultime vicende di violenze e omicidi giovanili, ha trattato in realtà poco della situazione concreta di Portici e su come è stata gestita (nonostante la presenza del logo del Comune, ricordiamo attualmente commissariato). Un elemento che, a livello giornalistico, non può passare inosservato. Oggi la movida porticese, di fatto, non esiste più come un tempo: eventi ridotti, spazi di aggregazione giovanile scomparsi, iniziative spesso bloccate sul nascere, concerti indotti ad essere spostati in altri comuni, ricordiamo quelli di beneficenza che si svolgevano alla Reggia di Portici, come quelli di San Da Vinci e Gigi Finizio, nell’ultimo anno svolti a Torre del Greco. Paradossalmente, mentre altrove si prova a regolamentare senza spegnere del tutto la socialità, a Portici la linea percepita da molti è stata negli anni soprattutto quella della chiusura e della repressione, basti pensare ai Bruch natalizi “diversi” rispetto agli altri comuni, ma questa è un’altra storia.
L’unica concentrazione evidente di giovani resta quella di alcune zone come piazza Poli nel fine settimana, dove però non si parla di movida organizzata ma di assembramenti spontanei, di “bambini” dai 13 ai 16 anni”, spesso teatro di episodi preoccupanti tra risse, rapine e accoltellamenti come quelli avvenuti negli ultimi mesi, specialmente nella zona che ormai realmente sta diventando la periferia di Portici, Bellavista, con una ventina di botteghe chiuse in pochi metri, considerando che ormai l’attenzione politica è stata spostata totalmente verso le zone della “parte bassa” di Portici.
In questo senso, l’incontro di Villa Fernandes ha avuto un valore indiscutibile sul piano educativo e culturale, ma ha lasciato aperto il nodo principale: senza luoghi, eventi e figure che vivono davvero la movida – come organizzatori e operatori del settore – il rischio è che il dibattito resti scollegato dalla realtà quotidiana dei ragazzi; magari invitare quei PR, che organizzano eventi e muovono le masse giovanili, sarebbe stato importantissimo per dare prova di un piano futuro per la città.
Resta comunque il segnale positivo di un confronto ospitato in un bene confiscato alla camorra, con temi importanti e “sicuramente non di facciata”: un luogo che, da simbolo di potere criminale, diventa spazio di dialogo su giovani, responsabilità e non violenza. Un punto di partenza, che ora però chiede di essere tradotto in politiche e scelte concrete per restituire ai giovani non solo regole, ma anche spazi e occasioni sane di aggregazione.
