Olimpiadi, gli steward denunciano: “Turni di 12 ore. Ci tengono al gelo, in due al pronto soccorso”

Controlli alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Immagine di repertorio


Le condizioni di lavoro degli steward impegnati alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 finiscono al centro delle polemiche che accendono i riflettori su circostanze che, se fossero reali e riscontrabili, potrebbero far leggere l’evento in un’ottica certamente non lusinghiera. Le segnalazioni si fanno largo sui social, tramite video pubblicati a volto coperto e fatti girare su chat e profili. Gli steward proteggono la propria identità per timori di ripercussioni. Sia da esempio il caso del ragazzo palestinese di 30 anni, il rifugiato politico Fadel, licenziato senza eccessive formalità per essere un attivista in favore del proprio popolo e della propria patria.

Le condizioni di lavoro alle Olimpiadi di Milano-Cortina

Alcuni addetti segnalano turni estremamente lunghi, fino a dodici ore consecutive per tutta la settimana, con un carico complessivo che arriverebbe a superare le ottanta ore settimanali. Il sistema degli appalti e dei subappalti viene indicato come uno degli elementi che avrebbe contribuito a creare una situazione lavorativa considerata insostenibile da parte di diversi lavoratori.

Secondo le ricostruzioni, anche la retribuzione effettiva sarebbe molto più bassa rispetto a quella dichiarata, mentre gli straordinari non verrebbero riconosciuti. A questo si aggiungono ritardi nei pagamenti, con compensi previsti solo mesi dopo la conclusione dell’evento, e spostamenti quotidiani lunghi verso gli alloggi messi a disposizione dal personale. Segnalazioni riguardano inoltre le condizioni logistiche e ambientali in alcune sedi operative, tra cui la zona di Livigno, dove durante una giornata con temperature sotto lo zero due lavoratori sono stati soccorsi e portati in pronto soccorso per le conseguenze del freddo.

Le denunce richiamano anche quanto accaduto a Cortina d’Ampezzo con la morte del lavoratore Pietro Zantonini, episodio che ha acceso ulteriormente il dibattito sulle condizioni nei cantieri e nei servizi collegati ai Giochi. Intanto emergono timori tra i lavoratori per possibili pressioni e controlli interni nei confronti di chi segnala problemi o chiede maggiori tutele.

La testimonianza degli steward

“Due miei colleghi sono finiti in pronto soccorso a causa del gelo. Lavoro come steward delle Olimpiadi Milano-Cortina, incastrati in un sistema di appalti dove facciamo turni di 12 ore, giorno e notte, 7 giorni su 7. Sono 84 ore a settimana. La paga è una truffa: dicono 8 euro, ma siccome dentro ci mettono ferie, TFR e tredicesima in tasca ci restano solo 5 euro l’ora”.

Gli straordinari non sono pagati. Lavoriamo 12 ore flat e la maggiorazione sparisce. Persino lo stipendio non arriva subito: il contratto dice che saremo pagati a maggio, 3 mesi dopo la fine dell’evento. Dopo il turno ci aspetta più di un’ora di viaggio sui pulmini aziendali per tornare nei nostri alloggi. Lì non abbiamo neanche un letto nostro, usiamo i letti caldi: io mi alzo per andare a lavoro e un collega si sdraia immediatamente al mio posto, senza igiene né privacy”.

A Livigno, l’8 febbraio, con 10 gradi sotto zero, hanno spento i riscaldamenti nel capannone per risparmiare. Due miei colleghi sono finiti in pronto soccorso a causa del gelo. Non è una fatalità: a Cortina, poco più di un mese fa, Pietro Zantonini è morto di freddo mentre lavorara in un cantiere olimpico. Si richiedi i tuoi diritti ti ricattano dicendo ‘se non ti sta bene quella è la porta’. Ci spiano persino le chat private su WhatsApp per cercare i capi della rivolta. Siamo merce usa e getta per la loro Olimpiade di lusso, ma se questo show sta in piedi è solo grazie alla nostra pelle”.


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