Cortina, evento vip di chiusura con Lembo: al nord i soldi degli eventi, il Sud resta “babà e canzuncelle”


Gianluigi Lembo dall’“Anema e Core” di Capri sarà protagonista dell’esclusivo party di chiusura di Milano Cortina 2026 al Vip Club.

Chiusura Milano Cortina, tra canzoni napoletane e babà

Il Sud che fa spettacolo, il Nord che incassa. Potrebbe essere riassunta così l’immagine simbolo del gran finale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026: la leggendaria Anema e Core di Capri che “trasloca” per una notte tra le Dolomiti, portando con sé la voce, il ritmo e l’anima della tradizione napoletana dentro uno dei templi della nightlife più esclusiva d’Italia (resa immortale anche dal film “Vacanze di Natale” del 1983).

Un abbraccio tra Capri e Cortina, lo definiscono gli organizzatori. Un gemellaggio tra icone della Dolce Vita. Ma dietro le luci soffuse del Vip Club sulle Dolomiti e i menù stellati firmati dallo chef, resta una domanda che al Sud conosciamo bene: perché in un evento che è riuscito a “drenare” miliardi di soldi pubblici di tutti gli italiani il Sud trova la sua espressione soltanto con i soliti stereotipi, “canzuncelle e babà”?

Lembo al Vip Club di Cortina, menù gran lusso con babà finale

Sul palco ci sarà Gianluigi Lembo con il repertorio che ha fatto ballare generazioni intere, da ’O surdato ’nnammurato a Tu vuò fa’ l’americano, ed ancora Reginella, Malafemmena e ‘O sarracino. Pezzi della grande tradizione napoletana.

Il menù sarà quello delle grandi occasioni: si spazia dall’arancino di canederlo allo speck con caviale “Oscietra Vintage” al Carpaccio di manzo con tartufo nero e miele di castagno. Il viaggio prosegue con un risotto ai funghi di montagna e pancetta croccante, seguito da una guancina fondente con foie gras e riduzione al Vermouth.

Il gran finale? Un prelibato Babà alle fragole e cioccolato amaro Riserva Amedei. Un’immagine che porta ad associare gli “sghei” veneti alle belle notti dell’isola azzurra.

Soldi a nord, folklore a Sud: il modello che si ripete da anni

Eppure l’immagine è potente e amara allo stesso tempo: la musica napoletana come colonna sonora del lusso ampezzano, la tradizione campana trasformata in experience per un pubblico internazionale, mentre nei nostri territori si continua a fare i conti con la cronica mancanza di investimenti strutturali per grandi eventi, turismo e spettacolo.

Perché se Capri è la taverna più famosa del mondo, se la canzone napoletana è patrimonio globale, se il nostro immaginario è quello che vende l’italian style nel mondo, allora la domanda diventa inevitabile: per quale motivo il Sud resta troppo spesso il fornitore di folklore e il Nord il luogo dove quel folklore produce economia?

L’evento racconta la forza universale della nostra cultura. Ma porta ad una riflessione su un modello che si ripete da decenni: le eccellenze meridionali che trovano consacrazione definitiva solo quando varcano il Garigliano. Perché solo lì, nelle regioni baciate dalla benevolenza politica tricolore, arrivano fondi, strumenti e occasioni per dar loro una dignità che non sia quella di bel presepe ma anche economica.

Dolci e canzoni napoletane viaggiano, gli investimenti non conoscono la strada verso il Sud

Cortina, per una notte, parlerà napoletano. Canterà le nostre canzoni, servirà il nostro dolce simbolo, si scalderà con il calore del Mediterraneo. E mentre il pubblico applaudirà sotto le luci delle Olimpiadi, qui al Sud resterà la solita narrazione: bravi a fare festa, a suonare, a cucinare. Meno a ospitare i grandi flussi economici degli eventi.

Babà ed artisti continuano a viaggiare, i grandi investimenti non sanno invece prendere l’Autostrada del Sole. E allora sì, l’abbraccio tra Capri e Cortina è bellissimo: ma finché non sarà anche economico, infrastrutturale e strategico, resterà l’ennesima fotografia di un Paese che consuma il Sud come scenografia e lo applaude solo quando sale sul palco del Nord.

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