Fabio ucciso a 20 anni per errore, il vero obiettivo dei killer sarebbe fuggito: le indagini
Apr 10, 2026 - Veronica Ronza
Fabio Ascione, il ragazzo ucciso a Ponticelli
Diventa sempre più probabile la pista dell’errore di persona per l’omicidio di Fabio Ascione, il ragazzo di 20 anni ucciso lo scorso martedì a Ponticelli, nei pressi di un noto bar della zona. Le indagini proseguono e sembrano confermare sempre più l’estraneità della vittima al raid, probabilmente indirizzato a qualche altra persona presente sul posto.
Ucciso a Ponticelli per errore: il vero obiettivo sarebbe scappato
Stando a quanto rende noto Il Mattino, gli inquirenti sembrano orientati verso la pista di un omicidio intenzionale ma non rivolto specificamente alla vittima: pare che il vero obiettivo dell’agguato sia scappato via, dileguandosi nel trambusto degli spari e delle urla, mentre Fabio giaceva in fin di vita sull’asfalto.
Al momento non sono stati ancora identificati i killer che, a bordo di un’auto o una moto, avrebbero aperto il fuoco, colpendo mortalmente al petto la giovane vittima. Un ragazzo incensurato, che aveva appena terminato il suo turno di lavoro al Bingo, e sarebbe di lì a poco rientrato in casa, dopo aver acquistato le sigarette e consumato la colazione.
“Mamma, prendo le sigarette, mangio un cornetto e torno a casa” – avrebbe detto nell’ultima telefonata alla madre, che attendeva il suo ritorno prima di uscire di casa per recarsi al lavoro. Purtroppo, però, Fabio non è mai più ritornato in quell’appartamento, perdendo la vita poco dopo il suo arrivo al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania.
Un omicidio che assume ancora contorni misteriosi: nessuno sa quanti fossero i killer né si conosce il movente e nemmeno è chiara la dinamica dell’agguato. L’unica cosa certa sembra essere la morte di un giovane innocente, ben lontano dagli ambienti criminali, che si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
A confermarlo è anche uno dei gestori del bar Lively: “Fabio era un nostro cliente abituale. Quando finiva di lavorare, a notte fonda, veniva qui da noi per comprare una parigina, un cornetto, magari consumare un succo di frutta. Era un ragazzo per bene, impossibile che sia rimasto coinvolto in fatti di camorra”.
