“Non cadiamo nel ricatto dei capo clan”: così Tajani definisce i lavoratori onesti in protesta

Antonio Tajani


La protesta degli autotrasportatori del Sud è stata portata avanti con modalità pacifiche e civili, eppure continuano a ripetersi ingiustificati e fuorvianti accostamenti con la criminalità che poco, invece, ha a che fare con la sofferenza di migliaia di lavoratori onesti: dopo Matteo Salvini, il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani ha definito “capo clan” i manifestanti ancora in strada.

Per il vicepremier Tajani chi protesta al Sud è “qualche capo clan”

Prima ancora di rendere note le misure, oggi approvate con il nuovo decreto, il ministro Salvini aveva già sottolineato come l’unico vero problema del momento si legasse non alle motivazioni alla base dell’insofferenza dei manifestanti quanto ai blocchi totali: “Con blocchi illegali, proibiti dalla legge, stiamo parlando di illegalità”.

Nonostante l’approvazione di alcuni interventi – quali fondi per l’autotrasporto, gasolio agricolo e pesca – diversi manifestanti hanno deciso di rimanere in strada, non sentendosi rappresentati dalle norme messe in campo per arginare una problematica ben più ampia: quella di milioni di cittadini che non riescono ad arrivare a fine mese per il caro-vita.

La Premier Meloni, in un recente intervento, ha condannato il prosieguo della protesta parlando di “intimidazioni” che non devono essere tollerate. Sulla stessa scia Tajani che, in un post diffuso sui suoi canali social, ha replicato: “Il Governo sta già distribuendo risorse a favore degli autotrasportatori e del settore della pesca”.

“Non cadiamo nella logica del ricatto di qualche capo clan che pretende di conculcare la libertà del nostro mondo produttivo, dei consumatori finali e degli stessi autotrasportatori”. Parole che hanno ulteriormente ferito le persone scese in piazza, ovvero lavoratori onesti che chiedono soltanto di poter portare avanti le loro famiglie con dignità, ben lontano da logiche potenti e criminali.

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