Camionisti delusi: protestano per chi non arriva a fine mese, gli altri fanno scorte costose
Ott 22, 2026 - Veronica Ronza
Supermercati vuoti - Foto: Francesco Emilio Borrelli
In questi estenuanti giorni di protesta in Campania, e più in generale al Sud, non è mancata la delusione degli autotrasportatori che, se da un lato hanno ricevuto pieno appoggio da una parte della popolazione, dall’altra non si sono sentiti pienamente supportati nel loro intento.
Protesta, la delusione degli autotrasportatori: poco supporto
Autotrasportatori e agricoltori si sono fermati per giorni, con l’obiettivo di lanciare un grido disperato: senza interventi adeguati per ridurre il caro benzina e l’aumento vertiginoso dei prezzi di produzione, il Mezzogiorno d’Italia si ferma, in attesa di un cambiamento di rotta.
Una mobilitazione che nasce dal dramma non solo di alcune categorie di lavoratori ma dall’intera cittadinanza: ormai il caro-vita è diventato insostenibile per la gran parte della popolazione e tanti faticano ad arrivare a fine mese. Di qui l’aspettativa di estendere la protesta di una categoria di lavoratori ad un intero territorio.
Ed in effetti, in parte, quell’aspettativa si è concretizzata: i cittadini hanno fin da subito appoggiato fermamente lo scopo della mobilitazione, hanno mostrato solidarietà ai manifestanti in strada, omaggiandoli anche con pasti caldi e saluti calorosi. Diversi commercianti hanno, di spontanea volontà, fermato le loro attività, mostrandosi solidali con i propri colleghi meridionali.
Altri, però, più di postare qualche contenuto d’impatto sui social, hanno fatto ben altro. Come precipitarsi nei supermercati per fare scorte, svuotando letteralmente gli scaffali, a discapito dei propri concittadini: quelli che, in linea con le drammaticità lamentate dai manifestanti, non hanno la possibilità di effettuare grandi spese. Oppure mettersi in coda per ore per rifornirsi di carburante, nonostante l’aumento del prezzo di benzina e diesel sia proprio uno dei punti essenziali della protesta.
Di qui la delusione degli autotrasportatori che si sarebbero aspettati un “fermo”, pur nei limiti del possibile, anche da parte dei cittadini. Magari rifornirsi ma senza fare spese folli (dando all’opinione pubblica l’impressione di essere tutt’altro che in difficoltà economica), bloccare le strade per la protesta e non per attendere il proprio turno alla stazione di rifornimento, dare un segnale forte di come un intero popolo non riesce più a sostenere questa situazione.
Resta, comunque, il pensiero legittimo di molti che sostengono l’inutilità di arrecare disagi soltanto al Sud, proponendo di far salire la protesta al Nord e soprattutto sotto casa di chi ci governa per dare un reale impatto alla mobilitazione. Del resto se ciò che rimane al Sud resta confinato al Sud, oltre a non fare notizia continua ad ottenere sempre e solo indifferenza.
