Tangenziale di Napoli, altro che pedaggio: il dazio è illegittimo. Così lo Stato deruba i napoletani
Gen 07, 2026 - Francesco Pipitone
Tangenziale di Napoli
La questione del pedaggio sulla Tangenziale di Napoli torna a fare infuriare. Un sentimento di rabbia che torna ciclicamente, in occasione degli aumenti che man mano vengono imposti. Poi il pallone di sgonfia e tutto ritorna come prima. Viviamo, effettivamente, in un’epoca storica dove tutto dura pochi istanti, più o meno gli stessi che si impiegano a scorrere un post sui social in uno scrolling dello schermo che, però, ruba ore e ore delle nostre giornate. Per non produrre nulla.
Il pedaggio sulla Tangenziale di Napoli è illegittimo
Ma torniamo alla nostra Tangenziale, da quest’anno più cara di 5 centesimi di euro. Qualsiasi sia la tratta percorsa, come sempre e come sempre in maniera ingiusta e discriminatoria. Si tratta infatti dell’unico tratto di strada urbana a pagamento in tutta Europa. Il Parlamento Europeo, nel 2017, approvò un emendamento dell’allora eurodeputato Fulvio Martusciello che chiedeva, appunto, che il pedaggio fosse dichiarato illegittimo, la cessazione della richiesta del pagamento e la revoca della concessione. Una vittoria solo sulla carta, dato che nella realtà dei fatti – ed è evidente – la società concessionaria se ne è altamente fregata. Allora era Atlantia, del gruppo Benetton, la stessa che gestiva il Ponte Morandi.
Oggi Tangenziale di Napoli S.p.A. è controllata da Autostrade per l’Italia, a sua volta controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti che a sua volta ancora è controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Perciò, direttamente dallo Stato Italiano. Quest’ultimo non solo non ha provveduto ad abolire il pedaggio, ma l’ha perfino incrementato ponendo in essere l’ennesima discriminazione che dimostra ancora di più, come se ce ne fosse bisogno, come i cittadini napoletani e quelli meridionali non siano trattati come quelli del resto del Paese. Una palese e sfacciata violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Lo Stato si comporta in scientificamente e dolosamente in modo incostituzionale: siamo all’assurdo, ma è così.
Tangenziale di Napoli e pedaggio: storia di un’ingiustizia
Il 31 gennaio 1968 Anas e Infrasud firmarono un accordo che prevedeva la realizzazione della tangenziale, affidando la sua costruzione a IRI-Italstat che in cambio avrebbero avuto la concessione per 33 anni. L’8 luglio 1972 fu completato il primo tratto tra la Domitiana e Capodimonte, poi via gli altri tratti fino al 1977, quando furono aperti gli svilcoli di Capodimonte e Corso Malta. Solo nel 1992 è stato completato quello della Zona Ospedaliera, che è solo in uscita.
Se nel 1972 si pagava 300 lire, oggi si paga 1,05 euro: la Tangenziale di Napoli è infatti l’unica a pagamento d’Italia qualunque sia la tratta intrapresa e qualunque sia il casello di uscita. A Torino e Milano, le altre due a pagamento, il pedaggio è da versare soltanto in prossimità di alcuni caselli.
Per quanto riguarda la Tangenziale di Napoli, il pedaggio era previsto per ripagare l’investimento della costruzione e rimanere fino all’anno 2001. Altra anomalia: i napoletani hanno dovuto costruirsi la Tangenziale coi propri soldi, mentre altrove è intervenuto il pubblico. Per ben 7 anni, però, nonostante la concessione fosse scaduta Atlantia ha continuato ad intascare i soldi del pedaggio, con le istituzioni a fare scena muta. Nel 2008 è stata firmata una nuova concessione che scadrà nel 2037, durevole dunque per 30 anni complessivi e giustificata dalla necessità di lavori in Zona Ospedaliera. Si tratta del cosiddetto decreto salva-Benetton varato dall’allora Governo a trazione Forza Italia – Lega Nord – Alleanza Nazionale. Poi il crollo del Ponte Morandi e il subentro dello Stato. Ma la musica è sempre la stessa.
