Tanti milioni, zero ambizione: Osimhen a 26 anni dice già addio al calcio vero

Victor Osimhen è dramma, secondo infortunio negli ultimi due mesi e 2025 finito per il nigeriano al Galatasaray


A settembre del 2024, Victor Osimhen ha lasciato Napoli in prestito al Galatasaray, sorprendendo molti e deludendo altri.

Dopo anni da protagonista in Serie A, culminati in uno scudetto da eroe e un posto nel cuore dei tifosi partenopei, ci si aspettava un salto verso le stelle: Premier League, Liga, magari un top club tedesco o francese.

Invece, la scelta è caduta su Istanbul. O meglio: è stato il resto del calcio europeo a scegliere di non puntare su di lui. E oggi, a un anno di distanza, la domanda è inevitabile: perché i grandi club hanno preferito non investire su Osimhen?

I numeri, fino a un certo punto, lo sostenevano. I gol, anche. Ma c’erano segnali che qualcosa non convincesse fino in fondo.

Infortuni ricorrenti, lunghi periodi di stop, una certa fragilità fisica che ha messo in dubbio la sua continuità a livello d’élite.

E poi un carattere difficile da decifrare, con momenti di tensione mediatica e incomprensioni con la società, culminate nel rapporto logoro con il Napoli e con una parte dell’ambiente. I top club, che investono centinaia di milioni con criteri chirurgici, non comprano solo i gol, ma anche l’affidabilità mentale, la gestione della pressione, la personalità nei momenti chiave.

Osimhen ha pagato anche la gestione del suo entourage, spesso protagonista più di lui nelle trattative, tra richieste elevate e aspettative fuori scala.

Il prezzo fissato dal Napoli — oltre i 100 milioni — ha spaventato tutti. Ma soprattutto ha tolto ogni margine di rischio: nessuno voleva scommettere cifre da fuoriclasse su un attaccante che ancora non ha dimostrato di esserlo nel lungo periodo, specie in Champions League, il palcoscenico che separa i buoni dai grandissimi.

E così, quando le offerte vere non sono arrivate, è rimasta solo una porta aperta: quella del Galatasaray. Un club ricco, con ambizioni nazionali, ma lontano dai radar dei veri giganti europei.

Una destinazione che sa di ripiego, di compromesso. E Osimhen, che avrebbe dovuto essere il protagonista delle notti europee, si è ritrovato a fare il capocannoniere in un campionato che il grande calcio osserva distrattamente.

Il rischio, ora, è che il tempo passi senza più occasioni. Perché il treno dei top club non aspetta. Le nuove generazioni spingono, i profili emergenti affollano il mercato e Osimhen, che avrebbe potuto essere tra loro, rischia di diventare un “già visto”, un talento sprecato, uno di quelli che aveva tutto ma ha scelto male – o è stato scelto da nessuno.

Non bastano i gol a Istanbul per entrare nell’élite. Serve ambizione, continuità, e soprattutto il coraggio di confrontarsi con i migliori. Osimhen ha scelto — o è stato costretto a scegliere — la via più semplice, più comoda. Ma nel farlo ha abbandonato, forse per sempre, l’idea di diventare ciò che molti credevano sarebbe stato: un vero top player.


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