La “Coppa di Nestore” ad Ischia: il più antico esempio di scrittura greca

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Foto di Prontoischia.it

Io sono la bella coppa di Nestore, 
chi berrà da questa coppa subito lo prenderà
il desiderio di Afrodite dalla bella corona“.

Così recita l’epigramma formato da tre versi inciso sulla cosiddetta “Coppa di Nestore“. Esso è in alfabeto euboico in direzione retrograda, cioè da destra verso sinistra, come usavano fare i fenici. La coppa di Nestore è una kotyle, ossia una piccola tazza, da 10 cm di diametro, che veniva usata dai greci per bere vino durante i simposi ed è decorata da motivi geometrici. Essa fu rinvenuta nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno sull’isola di Ischia, nel 1955 dagli archeologi Giorgio Buchner e Carlo Ferdinando Russo.

particolare
Particolare dell’iscrizione graffita

L’iscrizione che si trova sulla kotyle è databile intorno all’ultimo quarto dell’VIII secolo (725 a. C. circa) ed è importantissima poiché costituisce uno dei più antichi esempi di scrittura alfabetica. La coppa fu importata dall’isola greca di Rodi nella colonia magno-greca di Pithekoussai (attuale Ischia), secondo gli studiosi, insieme ad altri vasi (aryballoi ed alabastra) contenenti preziosi unguenti orientali, rinvenuti all’interno di una tomba a cremazione e facenti parte del ricco corredo funebre appartenente ad un fanciullo morto a soli dieci anni, il che lascia presagire dell’importanza sociale del giovane.

I pochi versi graffiti sulla coppa alludono alla famosa coppa descritta nell’Iliade di Omero (XI libro, v.632), in cui si narra della leggendaria coppa dell’eroe acheo Nestore, figlio del re di Pilo, Neleo e di Cloride, talmente grande che occorrevano quattro persone per spostarla.

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Trascrizione dei versi

Altri studiosi, invece, credono che si tratti di uno skolion, risultato di una sfida di improvvisazione poetica durante un simposio, dove qualcuno scrisse il primo rigo, poi toccò a un secondo aggiungere un secondo verso e così via. Secondo una diversa interpretazione (C. O. Pavese 1996), invece, il testo è una iscrizione di possesso (“Io sono di Nestore“) e non implica alcun riferimento al personaggio dell’Iliade.

Resta il fatto notevole che questa coppa, oltre a documentare una fitta rete di relazioni commerciali tra i coloni di Pithekoussai, del Vicino Oriente e di Cartagine, costituisce uno degli esempi più antichi di scrittura greca e il primo frammento conservato nella stesura originale. La coppa è attualmente custodita presso il Museo Archeologico di Pithecusae, ubicato presso Villa Arbusto in Lacco Ameno, costruito nel 1785 da Don Carlo Acquaviva duca di Atri e fortemente voluto da Giorgio Buchner.

BIBLIOGRAFIA:

Giorgio Buchner e Carlo Ferdinando Russo, La Coppa di Nestore e un’iscrizione metrica da Pithecusa dell’VIII secolo a.C., Accademia Nazionale dei Lincei: Rendiconti, vol. 10, Roma 1955; Giorgio Buchner, Pithekoussai, I, Monumenti Antichi dei Lincei, Roma 1993; Joachim Latacz, Homer, der erste Dichter des Abendlandes (Omero, il primo poeta dell’Occidente), ediz. inglese a cura di Ann Arbor; Carlo Odo Pavese, La iscrizione sulla kotyle di Nestor da Pithekoussai, aus: Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik 114 (1996) 1–23.

Informazioni utili:

Museo Archeologico di Pithecusae (Museo di Villa Arbusto)
Villa Arbusto, Corso Angelo Rizzoli, 210, 80076 Lacco Ameno (Na)
Orari apertura: Novembre/Marzo 9:00 – 17:00; Aprile/Ottobre 9:00 – 19:00(Lunedì chiuso).

Costo biglietto: intero €5,00; ridotto €4,00; studenti €1,00

Tel. 081 996103

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