Cultura

Nuova scoperta a Pompeii, dieta rinforzata per nutrire gli schiavi: mangiavano meglio dei cittadini liberi

Nuove e sorprendenti scoperte emergono dal quartiere servile della villa di Civita Giuliana, a ridosso di Pompei, dove gli scavi hanno portato alla luce anfore con fave, un cesto di frutta e importanti elementi legati alla vita quotidiana degli schiavi. Le ricerche, sostenute da un finanziamento di 140mila euro nell’ambito della “Campagna nazionale di scavi a Pompei e in altri parchi nazionali”, confermano quanto già suggerito da alcune fonti antiche: i lavoratori schiavizzati, considerati “instrumentum vocale” dai Romani, in alcuni casi ricevevano una nutrizione più equilibrata rispetto ai cittadini liberi più poveri.

La dieta rinforzata per gli schiavi nell’antica Pompeii

Le anfore trovate al primo piano della struttura contenevano fave — una semivuota — mentre un grande cesto conservava pere, mele o sorbe. Alimenti ricchi di vitamine e proteine, integrati alla principale dieta a base di grano. Questa scelta non fu un gesto di benevolenza, bensì una strategia: mantenere in salute gli “strumenti di produzione”, il cui valore economico poteva raggiungere migliaia di sesterzi.

La gestione del cibo e il controllo del quartiere servile

La conservazione dei viveri al primo piano sembra avere avuto una doppia funzione: proteggerli dai parassiti — nei piani inferiori sono stati trovati resti di topi e ratti — e permettere un controllo più stretto sulle razioni. È probabile che al piano superiore vivessero i servi più fidati, incaricati di gestire la distribuzione in base a età, mansioni e sesso. Un sistema gerarchico complesso che gli studiosi stanno ricostruendo grazie all’analisi degli ambienti.

Le nuove indagini hanno interessato anche gli spazi sotto l’attuale Via Giuliana, rivelando tramezzi in opus craticium e vari oggetti conservati tramite calchi: l’anta di una porta, probabilmente appartenente a un accesso a doppio battente, un possibile aratro a spalla o una stegola, e un grande portone forse in attesa di riparazione nella stanza del carpentiere.

Zuchtriegel: “L’assurdità della schiavitù emerge con forza”

“L’assurdità del sistema schiavistico diventa palese”, ha commentato il Direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Gli schiavi erano trattati come macchine, ma l’umanità non si cancella. A volte mangiavano persino meglio dei liberi, e il confine tra le due condizioni diventava labile. È un tema che non riguarda solo il passato: forme moderne di schiavitù esistono ancora oggi, e si stimano oltre 30 milioni di persone coinvolte nel mondo”.

Progetti in corso e prospettive future dello scavo

La villa di Civita Giuliana è al centro di un importante progetto di ricerca e tutela, avviato nel 2017 grazie alla collaborazione con la Procura di Torre Annunziata per contrastare lo scempio dei tombaroli. Le indagini 2023-24 hanno esplorato per la prima volta un’area intermedia tra il settore residenziale e il quartiere servile, verificando dati provenienti dalle indagini giudiziarie.

È tuttora in corso il progetto “Demolizione, scavo e valorizzazione in località Civita Giuliana”, che prevede la rimozione di due edifici moderni costruiti sopra il quartiere servile e un ampliamento dello scavo. L’obiettivo è ricostruire l’intera organizzazione della villa e approfondire le condizioni di vita degli schiavi, uno dei temi più rilevanti per comprendere la società romana.