Campania. La vera bellezza sfida gli standard, modelle disabili in passerella

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Ph. Daniele Plaitano

Un Hashtag che urla alla bellezza, al di là dei limiti imposti alla sua essenza: una #bellezzasenzaconfini sfilerà sulle passerelle di Salerno il 10 dicembre, presso il Salone dei Marmi del Comune, in occasione dell’Equality Art & Fashion Show. Testimoni della semplicità e della lotta agli stereotipi prodotti dalla società dell’immagine, 3 ragazze disabili, le quali indosseranno i capi del marchio Beyouty, di cui Francesca Ragone è lookmaker e founder; E proprio Francesca è l’ideatrice delle passerella inconsueta, della sfida ai canoni di bellezza standardizzati da una medio-crazia che produce una costante discriminazione nei confronti di chi non risponde alla bellezza quasi ologrammata, imposta.

“A 27 anni mi reputo una ragazza molto carina, so di aver un bel fisico e di poter piacere. Non ho problemi con lo specchio. Sono gli altri che hanno un problema con me” racconta Angela Cuofano a La Repubblica, costretta sulla sedia a rotelle dalla nascita.

“Il primo ricordo che ho del mio problema è all’asilo”, continua Angela, “La mia amichetta del cuore andava a danza, danza classica e io mi resi conto di avere un limite. Un limite vero, autentico e pesante. Mi accorsi che le cose che per gli altri erano automatiche, per me sarebbero sempre state un po’ più complesse. Ma anche che forse per questo ne avrei gustato maggiormente il sapore. Fu allora, credo, che strinsi un patto con me stessa: sarei stata sempre la migliore, nello studio per dimostrare quanto è semplice cedere alle tentazioni delle veloci considerazioni”. Angela si è laureata in Legge con 110 e lode e sta procedendo gli studi in Magistratura, dimostrando una rara tenacia e un attaccamento al proprio bene.

Modelle d’eccezione, quindi, le giovani donne che nella loro vita hanno davanti carriere spianate e ancor più luminose, visto che rappresentano un importante riscatto contro un sistema che sottolinea, ridondante, l’importanza dell’estetica, quella effimera, piuttosto che della sana onestà intellettuale.

Interviene, poi, Benedetta, la quale cammina supportata dalle stampelle: Vorrei che ci fosse un concetto di moda e di bello per tutti indistintamente: non più il must della perfezione, ma piuttosto la normalità, comprensiva dei difetti”.

Le stampelle, tuttavia, non creano limiti mentali alla ragazza, che descrive con carisma la sua voglia di mettersi in gioco, sempre, senza repressioni imposte dal mondo esterno.

“L’intento”, afferma la dottoressa Grazia Imparato, psicologa e consulente del progetto, “è anche quello di permettere di guardare al mondo della disabilità non più con occhiate prolungate e insistenti che sottolineano determinati aspetti del corpo, sezionandolo, ma con sguardi intensi, attenti, profondi, interessati al corpo nella sua totalità o imperfezione che diventa bellezza”.

Salerno, a livello istituzionale, ha risposto funzionalmente al progetto, come dimostrano le parole di Nino Savastano, Assessore alle Politiche Sociali: “Del resto sono anni che portiamo avanti iniziative volte a valorizzare il ruolo delle persone disabili nei contesti della vita comunitaria, dallo sport al lavoro”.

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