VIDEO. Magistrato Catanzaro: “Unità d’Italia è stata imposta”. Augias: “Parole terribili”

Abbiamo sempre sostenuto, sottolineato e ripetuto che la storia italiana, così come la si trova sui libri di scuola, non ripercorre in maniera lineare e limpida la realtà accaduta, specialmente per quanto riguarda l’Unità d’Italia. Purtroppo, però, la consapevolezza di chi ha messo in discussione il passato non riesce ancora a sfondare il muro di scetticismo del nostro Paese, né tanto meno a disintegrare la maschera dietro cui si nasconde.

Ci prova ogni tanto, con rischio di gogna mediatica, qualche studioso o qualche appassionato, tentando di aprire le menti italiane a nuove interpretazioni. Un esempio di quanto è l’intervento di Nicola Gratteri, magistrato e procuratore della Repubblica di Catanzaro, ospite di Corrado Augias a “Quante Storie”, programma andato in onda il 12 gennaio su Rai3.

In studio si parlava di mafia, e della sua possibile origine all’epoca di Garibaldi, quando inizio ad incancrenirsi nella società e a mischiarsi nella politica: “In un secolo e mezzo la classe dirigente ha legittimato le mafie – dice Gratteri -. L’Unitá d’Italia è stata imposta, come possono mille Garibaldini conquistare un Regno forte contro migliaia di Borbonici che difendevano la loro terra, senza aver avuto una mano da poteri locali (diventati poi sempre più forti grazie alla classe dirigente degli ultimi 150 anni); la storia viene scritta dai vincitori, e i perdenti appaiono come i soliti sporchi, brutti e cattivi”.

Per niente convinto Augias, che si è lasciato andare anche a questo commento: “Lei ha detto parole terribili…prendiamo atto, ma andiamo avanti…”.

Complimenti, comunque, a Gratteri, che ha provato a portare sul piccolo schermo un pezzo cruciale della nostra storia, che in tanti conoscono ancora nella sua immagine storpiata.

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