Napoli. Neonata muore poco prima del parto, i genitori straziati: “Chi ha sbagliato paghi”

Amelia e Gianpaolo sono una coppia distrutta da un dolore che sarebbe alquanto dilaniante anche solo immaginarlo: perdere un figlio. In questo caso la loro bambina non l’hanno potuta nemmeno abbracciare, essendo morta poche ore prima del parto, a causa di una superficialità dei medici a quanto dichiarato dalla coppia.

A raccontare questa triste storia è Il Mattino, che ha ripercorso insieme alla coppia i drammatici momenti prima della tragedia. Amelia era stata ricoverata lo scorso ottobre in una clinica privata in quanto, a termine della sua gravidanza, avrebbe dovuto partorire con taglio cesario, il mattino seguente. Amalia viene sottoposto prima ad un tracciato cardiotocografico, alle 19: 30 per poi essere portata in stanza, dove era rimasta da sola.

Il giorno dopo prima di entrare in sala parto, i medici scoprono che il cuore della bimba non batteva più, era morta. La piccolina era deceduta durante la notte. Immediatamente il marito Gianpaolo ha allertato la Polizia denunciando i fatti, così che la macchina giudiziaria potesse fare il suo decorso e scoprire la verità dei fatti.

Secondo quanto dichiarato dal l’avvocato difensore: “Ci sono dei contrasti tra le due perizie. Noi non condividiamo che la signora per circa 12 ore non è stata monitorata. Ovviamente dobbiamo attendere il responso del pubblico ministero”

Nell’intervista il racconto di Amelia è spezzato ed interrotto dalle lacrime: “Perdere un bambino significa perdere la vita. Noi stavamo per avere una gioia e oggi non è con noi. Come genitori siamo distrutti, avremmo dovuto avere nostra figlia tra le braccia, spero che quello che è successo a noi non succeda ad altre mamme. Non si può perdere un figlio così”.

Anche Gianpaolo, il marito della donna, non si da pace e cerca giustizia: “Da quel giorno non so che significa vivere, ridere e scherzare. Voglio che venga fatta giustizia per noi e per mia figlia. Chi ha fatto l’errore deve pagare. E spero che nessuno provi quello che proviamo noi, il dolore che ci portiamo dentro”.

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