Angela Celentano, la donna della pista turca: “L’ho vista, è viva ed è uguale alla mamma”


Torna a parlare del caso Angela Celentano la blogger e presidente della Onlus Amici del Risveglio Vincenza Trentinella, la donna che ha lanciato la cosiddetta “pista turca”, attualmente fulcro delle nuove indagini sulla scomparsa della bambina scomparsa sul Monte Faito il 10 agosto del 1996.

Caso Angela Celentano: Vincenza Trentinella e la pista turca

Vincenza, dopo aver raccolto le confidenze di un parroco, si sarebbe recata a Buyukada, un isolotto della Turchia, sostenendo di aver incontrato proprio lì, nel 2009, la presunta Angela. Secondo la sua tesi, la ragazza sarebbe stata adottata illegalmente da un uomo, di professione veterinario, che si spaccerebbe per suo padre.

Mi fu fatta una confidenza da un prelato, alla fine degli anni Novanta. Me ne parlò, e non so nemmeno perché, spiegando alcuni dettagli appresi da una persona, non so se in confessione o per una confidenza. Mi disse di non credere a una semplice vicenda familiare poi aggiunse che il ritrovamento avrebbe dato luogo a un dramma o un dilemma” – ha raccontato la donna a Il Corriere del Mezzogiorno.

Il prete in questione avrebbe rivelato alla donna che Angela era stata rapita e portata via da un uomo che si fingeva suo padre. Di qui la decisione della donna di partire per l’isolotto turco dove, con il pretesto di voler curare un gatto, avrebbe incontrato il presunto papà della Celentano, riuscendo a scattare anche una foto alla giovane che presenterebbe non poche somiglianze con il volto ricostruito della bambina.

Tutti continuano a ripetere che Angela si trova a Buyukada ma non è così. Nelle mie deposizioni ho specificato che va sull’isola in determinati momenti. Non sono stanziali. Io per incontrarla mi sono recata lì in un periodo in cui ero sicura di trovare qualcuno. Anche il parroco mi disse che non avrebbe frequentato la scuola ma che i rapitori avrebbero usato un precettore e che si sarebbero spostati. Spesso a Londra ma anche in Romania e Bulgaria” – ha continuato.

“Ho combattuto per 16 anni, ho raccontato quello che so. All’inizio quando sentivo parlare di Angela piangevo poi ho smesso. Ritengo che sia viva, l’ho potuto verificare personalmente. Quando l’ho incontrata ho visto una somiglianza fortissima con la madre, con la sorella. Ma il Dna fugherà ogni dubbio”.

“Sull’isola ho notato prima lei e poi due ragazze con le quali stava passeggiando. Quando l’ho vista mi ha preso un colpo. Avevo il cuore a mille, perché era uguale alla mamma e a una delle sorelle. Gli occhi sono della mamma. A quel punto l’ho fotografata e filmata. L’ho seguita fin dove ho potuto” – ha concluso.

La “pista turca”, tuttavia, è stata oggetto di indagini che, purtroppo, non hanno portato ai risultati sperati. La polizia scientifica tramite una perizia elettronica avrebbe già escluso la corrispondenza della persona raffigurata in foto con la ragazza scomparsa ma pare che ci siano ancora alcuni punti da chiarire che avrebbero spinto gli inquirenti a dare il via a nuove indagini.

Gli accertamenti probabilmente si focalizzeranno ancora una volta su Fafhi Bey, presunto papà adottivo di Angela, in quanto durante uno dei primi sopralluoghi della polizia sarebbe stata perquisita erroneamente l’abitazione di un collega che lavorava come veterinario nel suo stesso studio e non la sua.

Il primo decisivo passo da compiere, ad oggi, consiste nell’effettuazione dell’esame del Dna che fornirà uno scenario finalmente certo su quella ragazza che sarebbe somigliante alla ricostruzione del viso di Angela.

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