Milano – Cortina, anche al nord protestano contro le Olimpiadi. Il Governo: “Nemici dell’Italia”
Feb 08, 2026 - Redazione Vesuviolive
Proteste a Milano - Foto radiondadurto da Instagram
Milano in piazza per protesta contro le Olimpiadi Milano-Cortina 2026: non solo l’ennesimo fiume di soldi dirottato al nord ma anche utilizzato per distruggere il territorio e creare un evento insostenibile.
Proteste a Milano, le Olimpiadi non piacciono neanche al Nord
Nel giorno dell’avvio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, le piazze del nord non hanno festeggiato soltanto lo spettacolo inaugurale: migliaia di persone sono scese in strada a Milano per esprimere pubblicamente il loro dissenso nei confronti dei Giochi, portando alla luce preoccupazioni di natura sociale, economica e ambientale che vanno ben oltre i riflettori delle cerimonie ufficiali.
Il corteo contro le Olimpiadi, promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi insieme ad altri gruppi e associazioni di base, ha richiamato diverse migliaia di partecipanti da tutta Italia, con striscioni come “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne” e cartelli che denunciavano l’impatto ambientale delle infrastrutture costruite – a partire dalla pista di bob a Cortina d’Ampezzo – e i costi sociali e finanziari legati all’organizzazione dei Giochi.
La manifestazione, partita da Porta Romana nel pomeriggio di sabato, ha attraversato vaste aree della metropoli e toccato punti simbolici vicino al Villaggio Olimpico. Famiglie, studenti e gruppi di lavoratori hanno raccolto il messaggio di critica alle scelte di spesa pubblica, alla speculazione immobiliare e alla cosiddetta “visione top-down” delle politiche riguardanti grandi eventi sportivi.
Bloccata la Tangenziale, scontri con la polizia. Ipotesi sabotaggio sull’Alta Velocità
In alcune fasi del corteo, però, si sono registrati momenti di tensione tra gruppi più agitati e le forze dell’ordine, con lanci di petardi e fumogeni e l’uso di idranti da parte della polizia. Sei persone sono state fermate dalla questura per gli scontri registrati nella zona di Corvetto, mentre l’ampio dispositivo di sicurezza ha cercato di mantenere la calma nelle strade milanesi.
Accanto alla protesta di piazza, le ferrovie italiane hanno subito disservizi dovuti a presunti atti di sabotaggio senza rivendicazione chiara: cavi tranciati e incendi controllati su linee ad alta velocità tra Bologna e Venezia e altri episodi che hanno rallentato la circolazione dei treni nel giorno dell’apertura dei Giochi. Investigatori e forze dell’ordine hanno avviato accertamenti, mentre il governo ha parlato di azioni premeditate contro l’infrastruttura critica nazionale.
Meloni: “Nemici dell’Italia”. Ma le sue leggi sono bloccate da Mattarella
La risposta istituzionale alle proteste e ai disordini è stata netta. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha bollato come “nemici dell’Italia” chi, a suo giudizio, mira a danneggiare l’immagine del Paese e la riuscita dell’appuntamento sportivo internazionale, esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine e a chi lavora per garantire il regolare svolgimento dei Giochi.
Nelle scorse settimane l’esecutivo ha approvato un nuovo pacchetto di “sicurezza” che introduce il cosiddetto fermo preventivo (ufficialmente un lasso di tempo di “osservazione”, poi bocciato dal presidente Mattarella), ovvero la possibilità per le forze di polizia, prima ancora che un reato sia commesso, di fermare e trattenere per fino a 12 ore persone ritenute potenzialmente “pericolose” in vista di cortei o manifestazioni, anche se non hanno commesso alcuna infrazione, sulla base di sospetti o precedenti penali.
In questa cornice, le parole di esponenti della maggioranza che invocano “più poteri per le forze dell’ordine” o giustificano il fermo preventivo appaiono a molti come un segno di un governo che strizza l’occhio a strumenti autoritari, trasformando la gestione dell’ordine pubblico in uno strumento di deterrenza preventiva del dissenso piuttosto che di tutela dei diritti costituzionali.
Un governo che addita le voci contrarie come pericolose ed esalta strumenti troppo simili a quelli usati in epoche in cui lo stato di diritto era fuori dai nostri confini: chi è nemico dell’Italia, adesso?
