Migranti, anche l’Olanda li rimanda in Italia. Schiaffo della Spagna: “Noi invece saremo solidali”

Pedro Sanchez e Giorgia Meloni


Il fronte dei Paesi europei che rispediscono in Italia i cosiddetti “dublinanti” – i richiedenti asilo che, dopo essere stati identificati nel nostro Paese, si sono spostati altrove in Europa – si allarga ancora. Dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, anche i Paesi Bassi hanno annunciato l’avvio dei trasferimenti verso Roma, applicando le regole del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo entrato in vigore lo scorso 12 giugno. Sono così sei i Paesi che hanno comunicato la ripresa di questi rimpatri, in un effetto domino che si è consumato nel giro di pochi giorni.

Dopo il silenzio delle ultime settimane, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sui social per rispondere alle critiche piovute sul governo, provando a scollegare i respingimenti dalla vicenda Ceuta: “Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro”, ha scritto, sostenendo che sia proprio il nuovo Patto, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, a rendere “più semplice effettuare rimpatri accelerati” e a segnare “una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei migranti”.

Le tempistiche che complicano la versione di Meloni

Sulla carta, la ricostruzione della premier regge: il Patto è realmente in vigore dal 12 giugno, e i Paesi coinvolti non potrebbero far altro che richiamarsi a quelle regole per evitare di alimentare una crisi diplomatica con Roma. Sono però le tempistiche a lasciare più di un dubbio. Il primo annuncio, quello della Germania, è arrivato il 9 agosto: nove giorni dopo la decisione italiana di sospendere Schengen con la Spagna in seguito ai fatti di Ceuta. Da quel momento, nel giro di undici giorni, altri cinque Paesi si sono allineati a Berlino – Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia e, da ultimi, i Paesi Bassi – in una sequenza di annunci che coincide con la fase più tesa dello scontro tra Roma e Madrid.

Spagna e Francia non si uniscono: lo schiaffo di Madrid

A rendere ancora più delicata la posizione del governo italiano è però un altro dettaglio, forse il più significativo: né la Spagna né la Francia hanno per ora aderito al gruppo dei Paesi che rimandano indietro i dublinanti. Una scelta che, nel caso di Madrid, assume un peso politico particolare, trattandosi proprio del Paese al centro dello scontro diplomatico sulla vicenda Ceuta che ha portato l’Italia a sospendere Schengen. Il governo spagnolo, anziché rispondere colpo su colpo, ha preferito far sapere di voler affrontare la questione dei richiedenti asilo attraverso i meccanismi di solidarietà previsti dal Patto europeo, piuttosto che ricorrere a espulsioni o restrizioni bilaterali: una scelta che suona come un vero e proprio schiaffo morale nei confronti di Roma, capace di rivendicare una postura più istituzionale proprio nel momento in cui viene attaccata.

Anche la Francia, per ora, non si è unita ai sei Paesi che hanno annunciato i rimpatri, ma per ragioni diverse da quelle spagnole: secondo fonti diplomatiche di Parigi, la scelta è legata alla volontà di preservare l’attuale fase di collaborazione con il governo italiano, in particolare sul fronte della riduzione dei flussi migratori in partenza da Tunisia e Libia.


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