Filippo Facci sulle targhe estere: “È chiaro che a Napoli ci sono più ladri che altrove”

Il commento razzista di Filippo Facci su napoletani e targhe straniere


Il tema dell’RCA e delle targhe estere, che negli ultimi giorni è tornato al centro del dibattito con la stretta annunciata dal governo, ha offerto al giornalista Filippo Facci (notoriamente anti napoletano) l’occasione per un lungo post in cui i dati sulle frodi assicurative in Campania diventano il pretesto per una conclusione tanto netta quanto razzista: i napoletani, in sostanza, sarebbero “ladri” più che altrove, e solo “i napoletani che non lo sono” potrebbero sconfiggerli.

Non è la prima volta che Facci si esprime in questi termini su Napoli e sui napoletani, ed è utile inquadrare il post proprio in questa continuità: un giornalista che negli anni ha costruito parte della propria cifra pubblica su affermazioni sprezzanti verso il capoluogo campano e i suoi abitanti, oggi rivestite con la forma apparentemente più rispettabile della citazione statistica.

I numeri sono veri, la lettura no

Va detto subito: i dati citati nel post – i circa 53mila veicoli con targa estera in Italia, di cui 35mila riconducibili all’area napoletana, il differenziale di premio medio RCA rispetto ad Aosta, i sinistri sospetti approfonditi nel 2023 – non sono inventati e riflettono un fenomeno reale, quello dell’esterovestizione delle auto, di cui si è già occupata anche la cronaca delle ultime settimane con l’annuncio del nuovo Codice della strada. Il problema non è la cifra, ma il salto logico che la accompagna.

Dal dato aggregato su sinistri sospetti e frodi accertate, Facci arriva infatti a una generalizzazione su un’intera popolazione: prima parla di “ladri non legalizzati” riferendosi esplicitamente “ai campani e ai napoletani”, poi chiude il ragionamento sostenendo che “a Napoli ci sono più ladri che altrove” e che “lo Stato e i doveri civici vengono visti come una merda più che altrove”. Un’affermazione categoriale su base geografica, che è precisamente la definizione di pregiudizio etnico-territoriale, per quanto infiocchettata da percentuali e trimestri.

Il cortocircuito logico del post

Lo stesso Facci, nel suo pezzo, pone la domanda corretta – “le tariffe sono alte perché i ladri sono tanti, oppure i ladri sono tanti perché le tariffe sono alte?” – riconoscendo implicitamente che il rapporto tra frodi e premi assicurativi è circolare, non lineare: tariffe più alte generano più tentativi di elusione, e più tentativi di elusione vengono usati dalle compagnie per giustificare tariffe ancora più alte. È esattamente il meccanismo che da anni osservatori, comitati di consumatori e la stessa cronaca locale definiscono “razzismo assicurativo”: un sistema che punisce collettivamente un territorio a prescindere dal comportamento del singolo automobilista, alimentando così il fenomeno che dice di voler combattere.

Invece di sviluppare questa intuizione, che avrebbe portato dritti a interrogarsi sulle responsabilità di un mercato assicurativo evidentemente disfunzionale in quell’area del Paese, Facci sceglie la scorciatoia opposta: liquida ogni riflessione sulle cause storiche e strutturali del divario Nord-Sud come “discorsi su Garibaldi, sui Savoia, sul razzismo del Nord e complotti storici annessi”, per poi approdare a una conclusione che individua nel carattere collettivo dei napoletani – non nel sistema tariffario, non nella storia economica del Mezzogiorno, non nelle responsabilità delle stesse compagnie – la vera causa del problema.

Una vecchia narrazione con vestiti nuovi

Il finale del post, con la distinzione tra “napoletani ladri” e “napoletani che non lo sono” chiamati a “sconfiggere” i primi, non fa altro che riproporre in forma aggiornata un repertorio retorico che accompagna da decenni la rappresentazione mediatica di Napoli: la criminalità o la disonestà come tratto quasi identitario, da cui i singoli individui devono in qualche modo emanciparsi per dimostrare di essere l’eccezione. È lo stesso schema narrativo che ha già valso a Facci, in passato, numerose polemiche per commenti sprezzanti sulla città e sui suoi abitanti.

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