Primo Maggio ed eccidio di Pietrarsa: le opinioni di chi ama il Sud

Bersaglieri

Ho già parlato dell’eccidio di Pietrarsa del 1863, in cui alcuni operai persero la vita per mano dei bersaglieri, ponendo la questione del perché questa tragedia sia stata dimenticata, sepolta dall’Italia, mentre simili fatti successivi di oltre 20 anni e occorsi a Chicago siano l’evento che ha fatto sì che il Primo Maggio diventasse il giorno della Festa del Lavoro, cui la nostra Nazione ha aderito già nel 1891. Per una spiegazione più ampia dell’eccidio di Pietrarsa vi rimando dunque all’altro articolo, al quale potete arrivare cliccando qui, in questa sede avete la possibilità di leggere le opinioni in proposito di alcuni di coloro che amano il Sud.

Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico: “Perché in Italia celebriamo la festa dei lavoratori l’1 Maggio e non il 6 Agosto? È la domanda-chiave, forse, di tutta la storia italiana ed in particolare di tutta la storia del nostro Sud e delle famose questioni meridionali. Se si fosse celebrata la morte di quei lavoratori napoletani si sarebbe riconosciuto che le nostre classi dirigenti locali e nazionali hanno, da un secolo e mezzo, prima massacrato e poi dimenticato o cancellato il Sud. E allora Pietrarsa avrebbe ricordato un episodio storico importante, un episodio ben più vicino a noi e anche più antico di quello ricordato in Italia a maggio (alcuni scioperanti uccisi negli Stati Uniti). Allora Pietrarsa, occasione mancata sia dal punto di vista economico che culturale, diventa il simbolo di ciò che poteva essere il Sud se l’unità d’Italia non fosse stata una unificazione-conquista; da primato positivo diventa primato negativo ed esempio tragico di ciò che fu fatto al Sud sia in termini di smantellamento di strutture produttive che di repressione feroce. E se leggiamo i dati attuali dell’emigrazione soprattutto giovanile dalle nostre parti o i dati ancora più recenti relativi alla disoccupazione ancora una volta soprattutto giovanile nell’ex Regno delle Due Sicilie, ci rendiamo conto dei motivi per cui le nostre “battaglie” sono così attuali e aprono ferite mai rimarginate. Ci fanno capire a che serve la memoria storica e riusciamo anche ad individuare quel filo rosso che ha unito i destini dei meridionali dal 1860 ad oggi tra colpe, incapacità e complicità delle nostre classi dirigenti locali e nazionali. Quel filo rosso che si spezzerà solo ritrovando una memoria storica ed un orgoglio per troppo tempo perduti e che stiamo ritrovando in questi anni con un successo crescente e carico di speranze”.

Gigi Di Fiore, giornalista: “Solo nel 1889, 26 anni dopo l’eccidio di Pietrarsa, la Seconda Internazionale dichiarò il Primo Maggio festa di celebrazione del lavoro e delle proteste operaie. Mi sembra giusto, per il Primo Maggio, aggiungere ai tanti episodi di lotta operaia da poter citare, ricordare gli operai di Pietrarsa uccisi 151 anni fa, e sarebbe bello che, nei tanti concerti di oggi a ricordo delle lotte operaie e a difesa del lavoro, si citassero anche i morti di Pietrarsa. Uomini di Resina e San Giorgio a Cremano senza ricordo nazionale. Quasi fosse una vicenda minore, da rimuovere e dimenticare. Forse, c’è di mezzo la vergogna di uno Stato che, già dall’inizio, mostrava ambiguità e miopie nelle politiche industriali al Sud. Su quei morti, al di là delle organizzazioni anarchiche negli anni successivi al 1863, il ricordo nazionale è stato pari a zero. Storia meridionale o nazionale? Di certo, storia negata”.

Vincenzo Gulì, presidente Neoborbonici Attivisti: “Non è superfluo ricordare l’enorme danno procurato dai conquistatori del 1861 alla memoria storica di quelli che sono diventati gli abitanti dell’Italia Meridionale. In questa ottica è stata imposta a fine Ottocento una celebrazione il 1˚ maggio facendo riferimento a tumulti operai accaduti a Chicago nel 1886 con uccisioni nella repressione delle forze dell’ordine. Si ritenne allora quei poveretti come le prime vittime per il lavoro nel mondo moderno. Ebbene, ben 23 anni prima l’industria moderna aveva già assistito ai martiri per il lavoro per i gravissimi avvenimenti del 6 agosto 1863 a Pietrarsa, antica fabbrica borbonica, vanto dell’intera penisola italica. Ma si sa che ogni primato, ogni positività, ogni accenno orgoglioso che sfiora il cancellato Regno delle Due Sicilie diventa una sorta di tabù insormontabile. Tutto viene automaticamente occultato o travisato per preservare intatto il quadro di un Sud martoriato per i problemi atavici ereditati dal mal governo dei Borbone. Ormai la storiografia ha fatto abbastanza luce su queste bugie risorgimentali, strumenti di conquista per tenere proni i colonizzati meridionali, ma restava l’indigeribile silenzio sui martiri di Pietrarsa. In tal modo nel 2012 è stato divulgato un 1˚ maggio diverso per tutti gli odierni meridionali, omaggiando i primi caduti contemporanei per la difesa del posto di lavoro ed evidenziando l’attacco sistematico all’occupazione che da 153 dilania la nostra terra”.

Briganti, pagina Facebook: “Come ogni anno abbiamo ricordato l’episodio di Pietrarsa, anche quest’anno lo faremo. Quindi il valore simbolico del Primo Maggio per noi è ancor più forte poiché è stato segnato nella nostra storia e non solo a Pietrarsa nel 1863 ma dal 1945 al 1949 dalla Calabria alla Sicilia, tra ammazzati dai carabinieri o ammazzati dalla mafia, abbiamo decine di vittime morte per rivendicare i diritti minimi dei lavoratori. Quindi oltre Pietrarsa abbiamo Sellia Marina nel 1945, Petilia Policastro nel 1947 e nello stesso anno Portella della Ginestra, Isola di Capo Rizzuto nel 1948 e Melissa nel 1949. Quindi come vedete il sangue del Sud ha continuato ad essere sparso”.

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